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A chi spetta la casa coniugale in caso di separazione

NEWS Proprietà17 Marzo 2020 ore 16:22
In caso di separazione a quale dei coniugi viene assegnata la casa familiare? Vediamo le regole in base alle quale il Giudice riconosce il diritto di abitazione

Separazione e assegnazione casa coniugale


Cosa succede alla casa coniugale in caso di separazione qualora la coppia abbia avuto dei figli? 

A chi viene riconosciuto il diritto di abitazione?

Con quali modalità?

Uno dei punti critici per il quale i coniugi sono solitamente in contrasto in sede di separazione è proprio l’assegnazione della casa coniugale.
La separazione può essere consensuale o giudiziaria.

Casa coniugale
In caso di separazione giudiziale ovvero in assenza di accordo tra le parti, sarà il Giudice a decidere in merito all’assegnazione della casa coniugale.
L’autorità giudiziaria si pronuncerà in base alle prove documentali e testimoniali fornite dalle parti e dovrà decidere in primo luogo tenendo conto dell’interesse dei figli ove presenti.


In caso di separazione consensuale i coniugi possono disciplinare le modalità con le quali regolamentare patrimonio e interessi personali.

Essa avviene previo accordo tra i coniugi che trovano un punto di incontro sulle diverse tematiche affrontate.

La presenza di figli minori rende necessaria anche in questo caso la tutela dei loro interessi, ritenuti prevalenti rispetto ad ogni altro tipo di esigenza.

A questa penserà il Giudice al quale ci si rivolge per l’omologazione della richiesta di separazione.

Dunque in entrambi i casi l’assegnazione della casa coniugale si fonda sul principio dell’interesse della prole volto a limitare al minimo il trauma che consegue ad ogni separazione.
L’assegnazione della casa coniugale ad uno dei coniugi si traduce per quest’ultimo in un vantaggio economico al quale corrisponde un sacrificio per l’altro coniuge del quale il giudice dovrà tener conto.


Che cos’è la casa coniugale e come avviene la sua assegnazione


La casa coniugale è la casa dove il nucleo familiare ha vissuto in costanza di matrimonio.
Essa comprende i mobili, gli arredi, gli elettrodomestici e le pertinenze.

In presenza di figli minori sono le esigenze della prole a dover essere prese in considerazione con priorità, così come stabilito dall’articolo 337-sexies del codice civile. Per tale ragione è necessario garantire ai figli la possibilità di vivere nello stesso habitat domestico.
Fino a quando non acquisiranno autonomia da un punto di vista economico è bene che i figli continuino a vivere dove hanno vissuto prima della separazione.
Il presupposto per effettuare l’assegnazione della casa familiare è dunque il collocamento dei figli presso il coniuge. La norma non fa alcun riferimento al caso in cui i figli non ci siano.

Assegnazione casa coniugale
Come deve avvenire questo collocamento? Il criterio della priorità e della tutela della prole comporta che la casa possa essere assegnata anche al coniuge che non risulta titolare del diritto di proprietà sull’immobile. Anche se la casa è di proprietà di un solo dei coniugi il giudice potrà riconoscere all’altro il diritto di abitazione.
È raro il caso in cui l’assegnazione della casa, in mancanza di figli avvenga al coniuge non proprietario. Ipotesi che costituisce eccezione è che il soggetto assegnatario non titolare di alcun diritto sull’immobile sia affetto da gravi patologie o sia affetto da invalidità.

Per quanto concerne i figli non è necessario che si tratti di figli minori; ciò che conta è che siano figli non autosufficienti economicamente senza colpa che convivano con i genitori.


In cosa consiste il diritto di abitazione


Il diritto di abitazione ad uno dei due coniugi, in caso di separazione viene riconosciuto dal giudice tenendo conto dell'interesse della prole. Viene attributo alle coppie con figli ed è attribuito al coniuge presso il quale i figli minori o non autosufficienti economomicamente sono collocati.

Il giudice in caso di assegnazione della casa coniugale non trasferisce la proprietà dell’immobile ma unicamente il diritto reale di abitazione, ovvero il diritto a godere dell’abitazione.

Fino a quando permane il diritto di abitazione in capo al coniuge assegnatario?
Si deve precisare infatti che il diritto di abitazione presso la casa coniugale non è a tempo indeterminato. Il subentrare di talune situazioni dovrà comportare una nuova valutazione da parte del giudice che potrà determinare la cessazione del diritto in capo al coniuge beneficiario.

Separazione e casa familiare
Quando cessa dunque il diritto all'assegnazione della casa familiare?

Per dare una risposta occorre fare riferimento all'articolo 337-sexies del codice civile in base al quale il diritto al godimento della casa familiare viene meno nel caso in cui l’assegnatario:

  • non abiti più stabilmente nella casa familiare perché decide di trasferirsi altrove (ad esempio presso i propri genitori);

  •  inizia una convivenza more uxorio con altra persona;

  •  contragga nuovo matrimonio;

  •  i figli diventano maggiorenno ed economicamente autonomi e decidano di trasferirsi altrove per vivere in maniera indipendente.


Venendo meno la necessità di mantenere l’habitat abituale della prole che costituisce la finalità sottesa alla norma, il diritto di abitazione in questi casi dovrà cessare.
Condizione per il venir meno del diritto all'assegnazione della casa coniugale è che l'interruzione della convivenza con i figli diventati autonomi possa considerarsi definitiva.
Un momentane trasferimento della dimora non potrà costituire presupposto per valutazioni definitive da parte del giudice e dunque per la revoca del diritto.

riproduzione riservata
Articolo: Separazione a chi spetta la casa se ci sono figli
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