Coperture tradizionali

NEWS DI Tetti e coperture16 Maggio 2015 ore 09:33
La forma, i colori e i materiali delle coperture tradizionali sono aspetti fondamentali del paesaggio urbano dei centri storici da conoscere e tutelare accuratamente.

A ogni regione il suo tetto


L'aspetto delle coperture degli edifici tradizionali, e cioè la loro forma, il colore e i materiali costitutivi, sono uno degli elementi peculiari e caratterizzanti del paesaggio urbano e rurale, e in particolare dei centri storici.

Inoltre, hanno un elevato valore testimoniale, perchè documentano tradizioni costruttive ormai obsolete e spesso cadute in disuso: la loro conservazione e tutela è perciò un preciso dovere culturale per tutti coloro che in varia veste (come proprietari, imprenditori edili o tecnici progettisti) sono chiamati a intervenire su esse.

Panorama del centro storico di Siena con gli inconfondibili tetti con manto di copertura in cotto.

In linea generale, a ciascuna regione italiana e tipologia costruttiva corrisponde una precisa forma e modello di copertura.

In particolare, per gli edifici molto piccoli (ad esempio pozzi, legnaie, pollai e porcili) o per le altane si preferivano le coperture a falda unica, mentre per fabbricati più complessi, come case, stalle e granai si utilizzavano i tetti a capanna, con due falde generalmente simmetriche (cioè con la stessa inclinazione) e le murature dei lati corti fornite di timpani triangolari, ovviamente non decorati.

Un tetto con tre o più falde è invece detto a padiglione: si tratta di soluzioni compositive già più complesse, perchè si prestano molto bene anche a coprire edifici di forma decisamente irregolare e con vari corpi di fabbrica.

Nelle regioni meridionali troviamo invece i tetti piani a terrazza, mentre le coperture voltate (generalmente a botte) e le cupole sono riservate alle chiese o a edifici specialistici come castelli e grandi ville nobiliari, soprattutto se costruiti tra il XIX e il XX secolo, cioè durante l'epoca d'oro dell'Eclettismo e del Liberty: un tipico esempio di queste coperture, caratterizzate da torrette e cupole di aspetto fiabesco, è costituto dalla Rocchetta Mattei nei pressi di Bologna.

La pendenza dei tetti è invece influenzata soprattutto dal clima locale: se infatti negli edifici delle regioni meridionali troviamo i già ricordati tetti piani o con inclinazioni minime, nell'Italia centrale e nella pianura padana è consueta una pendenza di circa 30-35°, mentre in alcune località dell'arco alpino si arriva anche a 50-60°.


Materiali tradizionali


I materiali utilizzati per le coperture dipendono soprattutto dalla disponibilità locale. Anticamente infatti il trasporto dei materiali da costruzione avveniva per mezzo di carri trainati da buoi, e perciò era molto costoso: i materiali di importazione erano quindi riservati agli edifici più ricchi, mentre per l'edilizia minore (cioè le case dei ceti inferiori) si ripiegava su quanto reperibile in loco.


Manti di copertura in cotto


Tetti di Bologna con il tipico manto di copertura in coppi.Nelle pianure o nelle regioni collinari, in zone cioè ricche di argilla, uno dei materiali principali nell'edilizia era costituito dai laterizi: mattoni per le murature e tegole di varia foggia per i manti di copertura.

La forma delle tegole e le caratteristiche del manto di copertura variano infatti secondo le tradizioni locali.

Nella pianura padana - e soprattutto a Bologna - i tetti sono ad esempio coperti dai coppi, tegole di forma troncoconica disposte in doppio strato: una fila di coppi (coppi rovesci) sistemati con la parte curva verso il basso, in modo da incanalare correttamente le acque piovane, e una fila sopra i primi (coppi dritti) con la parte curva verso l'alto, allo scopo di ricoprire gli interstizi tra i coppi rovesci.

Nell'Italia centrale, e in particolare in Umbria, Lazio e Toscana, i coppi rovesci sono invece sostituiti da tegole piatte con sottili alette laterali chiamate embrici: è un manto di copertura molto antico, essendo già attestato nelle domus di Pompei ed Ercolano.

Il colmo e i displuvi sono sempre protetti da una fila di grossi coppi detti coppesse, mentre nei compluvi è necessario disporre con molta attenzione una fila di embrici o coppi rovesci sopra una conversa in lamiera.


Manti di copertura in pietra


Nelle zone montane (e soprattutto in Piemonte e Valle d'Aosta), cioè dove l'argilla scarseggia, il materiale da costruzione più diffuso è la pietra, utilizzata non solo nei muri formati da sassi cavati dal greto dei torrenti o spaccati in apposite cave, ma anche sui tetti: a questo fine, vengono generalmente impiegate rocce con una struttura fortemente stratificata, come lo gneiss, la beola e la quarzite.

Tipiche coperture valdostane in lastre di pietra dette lose.

Le rocce vengono semplicemente spaccate con martello e scalpello, ottenendo lastre di forma irregolare chiamate lose, che successivamente sono disposte partendo dallo sporto di gronda e sovrapponendole parzialmente; le lose sui lati o in corrispondenza del colmo e dello sporto di gronda vengono accuratamente tagliate manualmente.

Il colmo e i compluvi sono invece formati da sottili lastre piatte grosso modo rettangolari. Naturalmente, anche in questo caso è necessario proteggere i displuvi con le converse.


Manti di copertura in legno


Particolare di un vecchio tetto in scandole lignee.In altre regioni particolarmente ricche di boschi, e specialmente in Trentino-Alto Adige, le lastre di pietra sono sostituite da sottili scandole lignee, generalmente di larice.

Tipiche dei masi (cioè delle abitazioni rurali delle zone montane) e delle malghe costruite quasi interamente in legno secondo la tecnica del blockbau, queste coperture, se eseguite a regola d'arte e sottoposte a regolare manutenzione, possono rimanere efficienti anche per più di un secolo.

Generalmente le scandole vengono disposte in tre strati sovrapposti. Nei tetti con maggiori pendenze, sono di piccole dimensioni e inchiodate direttamente al tavolato strutturale della copertura (oppure ai travetti negli edifici più poveri), mentre nelle falde meno inclinate si usano elementi di dimensioni maggiori, semplicemente appoggiati all'orditura di sostegno: in questi casi, per impedire che il vento danneggi il manto di copertura, è però necessario appesantirlo correttamente tramite correnti orizzontali di legno e grossi sassi disposti regolarmente.


Manti di copertura in metallo


In alcuni edifici molto pregiati, o su coperture dalla forma insolita come cupole o falde molto inclinate, è invece possibile osservare manti di copertura in lastre metalliche, generalmente piombo o rame.

In questi casi, le lastre venivano fissate (generalmente tramite chiodatura) a una struttura di supporto in legno ; la giunzione laterale era invece eseguita accostando molto accuratamente i bordi delle lastre e successivamente ripiegandoli varie volte fino a formare un cordolo lievemente aggettante.


Tetti piani


Nei paesi del Mezzogiorno e della Sicilia, sono infine molto diffusi i tetti piani, a volte praticabili: in questi casi, sono spesso dotati di un parapetto in muratura, e vengono pavimentati con materiali impermeabili. Le case tradizionali di questi luoghi appaiono perciò simili a piccoli dadi, come si nota molto bene nel borgo medievale di Erice.

Veduta del borgo medievale di Erice in Sicilia, con le tipiche case dal tetto piano.

Tuttavia, per evitare il ristagno delle acque piovane e la conseguente creazione di infiltrazioni, è sempre prevista una minima pendenza, generalmente non percepibile a un primo sguardo.

riproduzione riservata
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