Occupazione di suolo privato, diritto di accesso al fondo, necessità e indennità

NEWS DI Proprietà25 Agosto 2015 ore 11:38
Per eseguire lavori su proprietà privata si ha diritto all'occupazione di suolo privato se ricorre la necessità e salvo l'obbligo di corresponsione di indennità.

Occupazione di suolo privato e accesso al fondo


Occupazione suoloChe cosa bisogna fare se per eseguire interventi di manutenzione del proprio edificio è necessario occupare l’altrui proprietà?

Detta diversamente: è possibile, nel caso di esecuzione di interventi di manutenzione provvedere all’occupazione di suolo privato altrui?

Se sì, a quali condizioni?

È classico l'esempio del bisogno d'installare l'impalcatura nel giardino di proprietà esclusiva di chi abita al piano terra di un edificio per permettere il rifacimento della facciata dello stesso.

Tra le altre ipotesi, notevolmente frequenti, si faccia riferimento ai casi di palazzi aderenti e aventi altezza differente.

In tali circostanze, laddove sorgesse l'esigenza di intervenire sul prospetto laterale dello stabile più alto, sarebbe indispensabile ottenere il permesso del vicino per installare i ponteggi sul suo lastrico solare.

Il codice civile disciplina questa particolare fattispecie all’art. 843 dedicato al così detto accesso al fondo.

A mente di tale disposizione il proprietario di un fondo deve consentire l'accesso e il passaggio nella sua proprietà, purché ne venga riconosciuta la necessità, per consentire di costruire o riparare un muro o altra opera propria del vicino oppure comune. Nel caso in cui tale accesso dovesse cagionare un danno, è dovuta un'adeguata indennità.

La norma consente:

a) il semplice passaggio;

b) la vera e propria occupazione di suolo privato.

In entrambi i casi, tuttavia, è necessario che sia accertata la necessità dell’occupazione e/o del passaggio.

Si badi: la norma dispone, afferma la dottrina, una obbligazione propter rem (ossia connessa alla proprietà del fondo) e nella sostanza specifica le condizioni della sua applicazione.

Nulla vieta, naturalmente, che le parti possano mettersi d’accordo per l’occupazione del suolo privato (tecnicamente accesso al fondo altrui) anche se non v’è la necessità di operare in questo modo perché, ad esempio, le opere possono essere eseguite in altro modo.

Esempio: Tizio deve eseguire lavori di manutenzione del proprio balcone e Caio non gli dà l’autorizzazione a installare i ponteggi in quanto le opere possono tranquillamente essere eseguite con un cestello elevatore.

Quando l’alternativa diventa troppo complicata da far sorgere la necessità? È utile, quindi, comprendere che cosa debba intendersi per necessità.


Necessità dell’occupazione di suolo privato


L’accezione comune del termine può essere diversa da quella giuridica in ragione di un particolare utilizzo di quel termine.

Occupazione suolo privatoNel caso della necessità di occupazione di suolo privato la Corte di Cassazione – nell’interpretare il termine contenuto nell’art. 843 c.c. dedicato all’accesso al fondo – ha affermato che per il suo riconoscimento è indispensabile che il giudice del merito investito della questione proceda a una valutazione complessiva e articolata dello stato dei luoghi, poiché la norma richiede di verificare se la soluzione prescelta (occupazione di suolo privato o passaggio su di esso) sia l'unica possibile oppure se pur essendovi altre possibilità essa rappresenti l’unica che consente di raggiungere lo scopo (riparazione o costruzione) con minor sacrificio per tutte le parti interessate (Cass. n. 3494/75).

Si capisce, quindi, come gli esempi generici di occupazione di suolo privato non possano essere poi così tanti se non partendo da situazioni standardizzate che non possono tenere conto delle specificità di ogni situazione reale.

È questa, pertanto, la situazione che laddove non si riesca a trovare un accordo per l’accesso al fondo si deve tenere presente: il giudice deve considerare ogni aspetto e tenere sempre ben presenti tutti gli interessi in gioco.

Più complessa è la questione relativa all'indennità.


Occupazione di suolo privato e indennità


Quando e come chi accede al fondo altrui (per la sua occupazione o per il semplice passaggio) deve corrispondere un’indennità al proprietario di questo fondo?

Parliamo delle ipotesi in cui le parti non abbiano trovato un accordo, perché in tale ipotesi non vi sarebbero problemi di sorta: l’occupante pagherebbe quanto richiesto dal proprietario dell’immobile.

L’art. 843 c.c. fa riferimento a un’indennità dovuta nel caso di danni. Ciò vuol dire che se non vi sono danni non vi è diritto ad alcun ristoro economico?

La situazione, stando alle pronunce giurisprudenziali sull’argomento, non è affatto chiara. Due, nella sostanza, gli orientamenti in merito al concetto di indennità per l’accesso al fondo:

a) a mente del primo orientamento si ritiene il diritto all’indennizzo sorga solamente nel caso di danni. Ciò perché dall’occupazione di suolo privato (leggasi nelle sentenze e nei manuali di diritto accesso al fondo del vicino), al fine di eseguire un'opera, emerge in modo implicito che a tale occupazione si accompagni il deposito di materiali e strumentazione necessaria per l'esecuzione dell'opera. In questo contesto chi deposita i materiali deve provvedere, poi, a sua cura e spese, al ripristino dello status quo ante ivi compresi gli ulteriori danni rilevabili;

b) per un altro orientamento, l’indennità dovrebbe essere preventivamente liquidata, evidentemente a discrezione del giudice sulla base degli accertamenti di fatto eseguiti e comunque delle richieste del proprietario del suolo occupato e dell’occupante.

In questo contesto d’incertezza, nei più recenti pronunciamenti sull’argomento si legge che siccome la dottrina dominante considera l'obbligo del proprietario di consentire l'accesso o il passaggio del vicino come espressione di un'obbligazione propter rem, appare più confacente alla lettera della legge, considerare l'espressione indennità in riferimento ad un danno provocato da liquidarsi in via equitativa, fermo restante l'obbligo del vicino di ripristinare lo stato dei luoghi ad opera finita (così Cass. 27 gennaio 2009 n. 1908).


Occupazione di suolo privato e lavori condominiali


Le decisioni inerenti i lavori di manutenzione ordinaria e straordinaria di un edificio condominiale rappresentano quelle deliberazioni alle quali si arriva quasi sempre dopo un iter abbastanza articolato: le ragioni sono per lo più di carattere economico. In pratica si tende a risparmiare fin quando l'intervento da utile o consigliabile diviene improcrastinabile.

Vale la pena ricordare che, in seconda convocazione, i lavori straordinari necessitano delle seguenti maggioranze:

a) per interventi normali è necessario e sufficiente il voto favorevole della maggioranza degli intervenuti all'assemblea e di almeno 333 millesimi;

b) per interventi di notevole entità (economica) il voto favorevole della maggioranza degli intervenuti all'assemblea e di almeno 500 millesimi.

Le spese per il rifacimento della facciata, fatto salvo il diverso accordo tra tutti i condomini (art. 1123, primo comma, c.c.) e fermo restando quanto previsto dal terzo comma dell'art. 1123 c.c. (relativo alle spese nel così detto condominio parziale) devono essere ripartite tra tutti i condomini in ragione dei millesimi di proprietà.

Che cosa succede se per eseguire dei lavori di ristrutturazione di un edificio condominiale è necessario accedere nella proprietà privata altrui?

Al riguardo vale quanto detto in linea generale: il condominio che intenda occupare l’altrui suolo privato per l’esecuzione di opere edili di manutenzione delle parti comuni deve chiedere il permesso che sarà obbligatorio concedere solamente per l'ipotesi di necessità di accesso al fondo nei termini sopra indicati (cfr. in tal senso anche Trib. Catanzaro 20 luglio 2014).

Tale disciplina si applica quando è il condominio a dover eseguire i lavori, sia il suolo da occupare suolo di un terzo estraneo alla compagine o bene in proprietà esclusiva di un condomino (es. giardino o terrazzo a livello).

Qualora a eseguire i lavori sia un condomino, non è necessaria la richiesta di occupazione di suolo privato (accesso al fondo) se tale occupazione riguarda le parti comuni che possono essere utilizzate da tutti i comproprietari per le proprie esigenze, pur nei limiti individuati dall’art. 1102 c.c. È sempre consigliabile, per i condòmini, consultare il regolamento condominiale che, specie se di natura contrattuale, può contenere indicazioni in merito a queste fattispecie.

riproduzione riservata
Articolo: Occupazione di suolo privato
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  • Valerios1
    Valerios1
    Domenica 29 Aprile 2018, alle ore 13:59
    Abbiamo venduto un lotto di terreno edificabile ad una società che ha iniziato a costruire un edificio.
    Il terreno ottenuto dagli scavi è stato tutto da loro posizionato su un altro lotto di terreno di nostra proprietà senza chiederci alcun consenso ne scritto ne verbale.
    Ora la struttura è praticamente conclusa ma il terreno scavato è ancora tutto posizionato sulla nostra proprietà.
    Abbiamo sollevato il problema alla società ma non ci è stata data una risposta precisa sulle tempistiche di rimozione.Teniamo a precisare che quel terreno era coltivato a campo e periodicamente veniva prodotto fieno per essere venduto ad agricoltori della zona.
    Quest'anno purtroppo non è stato possibile in quanto questa porzione di superficie era completamente coperta dalla terra scavata.
    Se la soluzione non dovesse concludersi di comune accordo, ritenete sia possibile procedere con la richiesta di risarcimento danni oltre al completo ripristino della superficie?
    rispondi al commento
  • Frkvo
    Frkvo
    Mercoledì 7 Marzo 2018, alle ore 12:33
    I miei vicini mi hanno chiesto una fideiussione bancaria per poter fare dei lavori di ristrutturazione su una parte della mia abitazione che si trova nella loro proprietà.
    La fideiussione sarà a garanzia di eventuali danni che potrebbe provocare l'impresa.
    Io ho risposto che eventualmente ne risponderà l'assicurazione dell'impresa ma loro non vogliono sentire ragione .
    Cosa devo fare?
    rispondi al commento
    • Lucag1979
      Lucag1979 Frkvo
      Lunedì 19 Marzo 2018, alle ore 16:03
      Dovete trovare un accordo, sennò devi rivolgerti ad un giudice che comunque potrebbe prevedere una forma di garanzia a tuo carico in quanto committente dei lavori, al di là delle responsabilità dell'impresa.
      rispondi al commento
  • Vale
    Vale
    Mercoledì 18 Ottobre 2017, alle ore 11:22
    Buongiorno, 
    in merito all'articolo vi chiedo informazioni riguardo il mio caso specifico: il condominio che confina con il mio terrazzo ha messo un'impalcatura sul mio terrazzo per rifare facciata e tetto lasciandolo per circa 18 mesi, di cui solo 6 di lavoro (ha lasciato l'impalcatura per un anno in attesa dei permessi). Non mi hanno mai chiesto il permesso (l'alternativa per fare i lavori inoltre c'era, ma era più costosa), il fatto è avvenuto tra il 2014 e il 2015 impedendomi, inoltre, l'utilizzo del terrazzo per due estati.
    È possibile ad oggi chiedere un indennizzo per aver occupato una proprietà privata senza permesso o è passato troppo tempo e l'azione doveva essere fatta all'epoca?
    Grazie
    rispondi al commento
    • Lucag1979
      Lucag1979 Vale
      Giovedì 9 Novembre 2017, alle ore 16:19
      Secondo me sei ancora in tempo, magari un avvocato può esserti di maggiore aiuto. Chiedilo ad un legale di tua fiducia.
      rispondi al commento
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