Finte tappezzerie dipinte

NEWS DI Pittura e decorazioni02 Settembre 2015 ore 00:57
Negli edifici storici è possibile ritrovare finte tappezzerie dipinte con motivi geometrici, araldici o vegetali a cui ispirarsi per decorare la propria casa.

Origine delle finte tappezzerie


Casa di Spilimbergo con facciata decorata da motivi geometrici (probabilmente fine XIV-inizio XV secolo).In numerosi edifici di pregio (chiese, castelli, case del ceto mercantile e palazzi gentilizi) di origine medievale è possibile riscoprire ampi lacerti di finte tappezzerie dipinte, spesso di notevole pregio.

É noto infatti che gli edifici di questo periodo erano piuttosto scomodi, bui ed esposti alle correnti d'aria: le finestre erano infatti poche, piccole e soprattutto senza vetri (estremamente costosi e dunque riservati quasi esclusivamente alle chiese principali): perciò nella brutta stagione il freddo e l'umidità rendevano le stanze decisamente poco confortevoli.

Per cercare di risolvere questo problema e abbellire gli ambienti altrimenti troppo spogli, era quindi molto diffusa l'usanza di rivestire le pareti con arazzi, stoffe pesanti o perfino pellicce. Tuttavia, essendo anche questa soluzione decisamente costosa, in molti casi si ricorse alle imitazioni pittoriche di tali apparati.


Tipologie di finte tappezzerie


Finta tappezzeria (probabilmente duecentesca) con pellicce di vaio e tendaggi.Il loro aspetto è ovviamente molto vario, e cambia in base alla destinazione d'uso dell'edificio in cui si trovano (chiesa, casa privata, castello feudale) e anche all'epoca di realizzazione.

Infatti, con l'andare del tempo tali decorazioni si estesero non solo alle ampie strombature delle finestre (dovute alla presenza di muri portanti estremamente spessi), ma perfino alle facciate degli edifici, come si nota ad esempio nel quattrocentesco Palazzo Ugugieri nel centro storico di Siena o in alcune case di Spilimbergo (Pordenone).

Inoltre, anche i disegni manifestano un'evoluzione costante: nel XII-XIII secolo sono infatti attestati principalmente motivi geometrici come losanghe, quadrati o semplici righe, oppure l'imitazione pittorica di tendaggi e pellicce (soprattutto di vaio, ricavato dal mantello invernale di un particolare scoiattolo siberiano ritenuto particolarmente pregiato).

Finta tappezzeria quattrocentesca allusiva a una delle imprese araldiche degli Este (Castello di Vignola).

A partire dal XIV-XV secolo compaiono invece motivi vegetali, intrecci di vario tipo, miniature entro medaglioni, volute, stemmi e imprese araldiche, che nei palazzi nobili e nei castelli risultano anzi predominanti: ne troviamo ottimi esempi nei castelli di Bazzano (Bologna) e Vignola (Modena), o nel fiorentino Palazzo Davanzati.

Particolare di una finta tappezzeria quattrocentesca con monogrammi e stemmi araldici (Castello di Bazzano).

Successivamente, nel XVI-XVII secolo le finte tappezzerie tornano ad avvicinarsi al repertorio figurativo tipico dell'arte tessile: riappaiono infatti i tendaggi, dal drappeggio assai più naturale e realistico degli esemplari medievali, e ovviamente i motivi ornamentali a intreccio e/o di ispirazione vegetale tipici delle preziose sete, broccati e lampassi utilizzati nella tappezzeria.

Casa di Spilimbergo con facciata decorata da motivi di ispirazione tessile (probabilmente XV secolo).

Nel XVIII-XIX secolo, con la sostituzione delle costose tappezzerie in tessuto con le più economiche carte da parati, queste decorazioni vennero relegate agli ambienti più modesti o alle case medio-piccolo borghesi.

Il repertorio figurativo si amplia notevolmente: infatti, oltre agli ormai tradizionali disegni tessili e floreali compaiono anche i motivi egittizzanti come sfingi o geroglifici, le grottesche (entrambi molto apprezzati durante la Rivoluzione Francese e in epoca napoleonica in seguito alla scoperta degli scavi archeologici di Pompei ed Ercolano e alla Campagna d'Egitto), e infine le cosiddette cineserie, cioè la rappresentazione di elementi figurativi (reali o più spesso immaginari) ispirati all'Oriente, tra cui ad esempio architetture cinesi, pagode, dragoni e donne in chimono.


Tecniche di esecuzione delle finte tappezzerie


Le tecniche di esecuzione sono ovviamente le stesse riscontrabili nella realizzazione degli intonaci decorati, e cioè l'affresco, la pittura a calce (o fresco-secco) e la tempera.

Naturalmente, come per tutti gli altri dipinti murali l'affresco garantiva una notevole rapidità di esecuzione e durata praticamente illimitata, ma non consentiva errori o modifiche in corso d'opera, e inoltre richiedeva manodopera esperta, risultando molto costoso.

Più economiche erano invece la pittura a calce e la tempera: queste tecniche presentavano inoltre gli indubbi vantaggi di permettere correzioni e modifiche anche a lavoro finito e di non richiedere manodopera esperta. Tuttavia, la tempera non si presta molto bene a realizzare dipinti durevoli, perché risulta talmente sensibile all'umidità e alle infiltrazioni d'acqua, che spesso per cancellare o danneggiare gravemente un dipinto basta sfregarlo con una spugna bagnata.

Finta tappezzeria con imprese araldiche, con evidenti insicurezze, imprecisioni e perfino errori compiuti dall'esecutore.

Nel Medioevo e Rinascimento, una volta preparata la superficie e, nel caso di motivi geometrici e/o modulari, predisposto un eventuale reticolo di linee guida, si passava alla realizzazione della finta tappezzeria dipingendo le figure una per una con un pennello.

Infatti, esaminando le decorazioni con temi araldici spesso si notano non solo le singole pennellate, ma lievi differenze o incertezze di esecuzione: in una finta tappezzeria del Castello di Bazzano (foto sopra) sono ad esempio molto evidenti errori nel distanziare le singole figure, nella costruzione geometrica dei medaglioni e perfino nell'ortografia del motto visibile nel cartiglio, dovuti sicuramente all'uso di maestranze poco istruire o illetterate.

Nelle epoche successive il processo di esecuzione venne invece notevolmente semplificato (e il risultato spesso decisamente migliorato) ricorrendo alla tecnica della stampinatura, che presuppone l'uso di uno o più timbri diversi (in genere uno per ogni colore) per realizzare il disegno, e allo stencil, che sostituisce i timbri con apposite mascherine entro cui distribuire il colore.


Decorare la casa con una finta tappezzeria


Finta tappezzeria con motivi a righe di probabile ispirazione tessile (Spilimbergo).Le finte tappezzerie non sono mai completamente cadute in disuso, e anzi possono essere ancora validamente impiegate per decorare la casa, soprattutto se arredata in stile country, etnico, shabby o coloniale.

A seconda dei casi, la decorazione potrà quindi ricoprire l'intera parete (assumendo l'aspetto di una vera e propria tappezzeria), riguardare solo le cornici di porte e finestre o infine costituire un elegante fregio sotto al soffitto.

Naturalmente, il tema prescelto dev'essere in tono sia con l'ambiente e lo stile dell'arredamento, sia con la tipologia di decorazione: per un fregio o le cornici si prestano molto bene i serti vegetali, le greche, gli intrecci celtici o gli elementi figurativi come piccoli paesaggi e/o sequenze di personaggi. Nel caso delle vere e proprie finte tappezzerie, risultano invece indicati piccoli disegni isolati da ripetere più volte, come frutta, strumenti da cucina e nature morte (per la cucina), motivi floreali, grottesche e cineserie (per il soggiorno e la camera da letto).

Le tecniche possibili sono due: lo stencil e la stampinatura.

Intonaco decorato con ampio motivo a scaglie e gigli stilizzati (forse XIV secolo).I colori e gli accessori (pennelli e tamponi) sono facilmente reperibili nei negozi di hobbistica e fai-da-te; mentre timbri e mascherine sono acquistabili già pronti per l'uso o costruibili artigianalmente con i materiali più diversi: cartoncino o pellicola acetata per le mascherine da stencil, e legno, sughero, gomma, linoleum, spugna o perfino una mezza patata per i timbri da stampinatura.

In generale, bisogna anche tenere presente che:
- è necessario un timbro o mascherina per ciascun colore del motivo prescelto;
- in caso di più timbri, per impedire macchie e sbavature prima di passare al colore successivo occorre lasciare asciugare completamente quelli già stesi;
- per evitare disegni non perfettamente allineati, è vantaggioso creare opportuni riferimenti (ad esempio piccoli segni a matita da cancellare a lavoro finito) per sovrapporre correttamente i timbri o le mascherine.

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