Tipologie, degrado e manutenzione di antichi ferri battuti

NEWS DI Materiali edili07 Febbraio 2016 ore 14:16
Nelle case antiche ammiriamo cancelli, inferriate e roste nel sopraluce di portoni a tutto sesto in ferro battuto. Ecco tipologie e consigli per la manutenzione
ferro battuto , roste , cancelli in ferro , inferriate

Ferri battuti ornamentali


Le facciate degli edifici storici ostentano spesso un complesso apparato di ferri battuti, costituiti principalmente da inferriate, cancelli, ringhiere e balconi, utili non solo a proteggere le porte e finestre dalle intrusioni, ma anche ad ornare la facciata.
Balcone in ferro battuto di un palazzo gentilizio di Bologna.
Il pregio artistico di tali elementi dipende ovviamente da numerosi fattori, tra cui l’epoca di esecuzione, lo stile, la bravura dell’artigiano e soprattutto la ricchezza dell’edificio: se infatti nelle piccole case dei centri storici si notano grate e inferriate senza decorazioni o con semplici volute, gli esemplari del periodo liberty mostrano decorazioni floreali straordinariamente complesse e raffinate.


Tipologie di inferriate tradizionali


Uno degli elementi in assoluto più ricorrenti sono le inferriate delle finestre, generalmente di forma rettangolare o (assai meno spesso) quadrata, ovale od ottagonale, con larghe maglie quadrate/rettangolari oppure a losanga.


Rosta con decorazione a punte di lancia.

Rosta con decorazione a punte di lancia.

Rosta con decorazione a punte di lancia.
Rosta a raggera con voluta centrale.

Rosta a raggera con voluta centrale.

Rosta a raggera con voluta centrale.
Rosta a raggera decorata con lance e voluta centrale.

Rosta a raggera decorata con lance e voluta centrale.

Rosta a raggera decorata con lance e voluta centrale.
Rosta a raggera con riccioli e volute.

Rosta a raggera con riccioli e volute.

Rosta a raggera con riccioli e volute.
Rosta rettangolare in stile art decò; Bologna, via San Felice.

Rosta rettangolare in stile art decò; Bologna, via San Felice.

Rosta rettangolare in stile art decò; Bologna, via San Felice.

Il modello più semplice prevede una serie di piattine in ferro battuto direttamente inchiodate o saldate nei punti di giunzione: questa soluzione, seppure economica e di realizzazione piuttosto veloce, non è molto robusta, perché l’inferriata può essere deformata o forzata abbastanza facilmente.

Una variante più raffinata, detta inferriata a canestro, è invece formata da numerosi tondini con un diametro di circa un centimetro e muniti di occhielli su un lato (o in certi casi su entrambi).

I tondini vengono quindi semplicemente inseriti attraverso gli occhielli, e la grata viene assemblata direttamente in opera alloggiando i vari pezzi nei fori già predisposti nella muratura, e infine sigillando il tutto con dell’ottima malta di calce.
Si ottiene quindi una maglia assai resistente, in quanto, per scardinare la grata occorre spezzare la maggior parte degli ancoraggi a parete .

Alcuni esemplari, soprattutto ottocenteschi, hanno inoltre la base bombata, per consentire di affacciarsi alla finestra o di appoggiare vasi e oggetti sul davanzale.

Particolare della grata di un'edicola votiva in piattine di ferro inchiodate.
Un’altra tipologia molto diffusa, e destinata esclusivamente alla chiusura dei sopraluce ad arco di portoni e grandi finestre ad arco, è la rosta dalla tipica forma a ventaglio.
Anche in questo caso i modelli più semplici non prevedono alcuna decorazione.
Tuttavia, non è raro notare alcuni ornamenti al centro della base, consistenti in volute, riccioli, punte di lancia o anche date, lettere e monogrammi; mentre, i modelli più raffinati presentano anche decorazioni floreali, stecche ritorte o eleganti spirali nella parte arcuata.

Dal punto di vista puramente costruttivo, per l’assemblaggio di una rosta erano utilizzati sia i tondini che le piattine: queste ultime erano infatti riservate all’esecuzione della base e alle decorazioni centrali, ottenute piegando in forme sinuose alcune piattine, mentre i tondini formavano la vera e propria ossatura a ventaglio.


Balconi, ringhiere e cancellate


Di ben altro pregio estetico sono invece i grandi cancelli dei palazzi gentilizi.
Il loro ricco apparato decorativo comprende solitamente un ampio campionario di volute, riccioli e spirali, elementi figurativi come putti o leoni posti tipicamente sulla cima dei montanti verticali della struttura di sostegno delle parti mobili, e ancora, festoni vegetali e talvolta anche lo stemma della famiglia proprietaria, realizzato a bassorilievo o con vetri colorati incastonati in un’intelaiatura metallica, come si nota ad esempio in un palazzo di Strada Maggiore a Bologna.

Il cancello del Palazzo Sanuti Bevilacqua Degli Ariosti a Bologna.
Particolarmente notevole è anche il cancello del quattrocentesco Palazzo Sanuti Bevilacqua Degli Ariosti in via d’Azelio a Bologna, caratterizzato da una curiosa decorazione formata da semplici ali traforate in negativo su alcune placche di ferro.

Particolare di una decorazione a zig zag sul montante di una recinzione.Le recinzioni, destinate invece a delimitare e proteggere i giardini interni, e perciò sistemate sul retro dell’edificio, generalmente sono formate da un basso muretto in mattoni sormontato da una serie di elementi verticali sagomati a punta di lancia per scoraggiare gli intrusi.

Quasi sempre di aspetto assai più dimesso, tuttavia esse conservano una certa cura per i dettagli: nel cancello di ingresso (risalente ai primi anni del XX secolo) della recinzione che delimita l’abside della chiesa di San Francesco a Bologna si nota ad esempio un accurato motivo decorativo a zig zag, probabilmente eseguito a freddo con martello e scalpello.

I balconi in ferro battuto sono invece tipici dello stile liberty, ma gli esemplari più antichi sono databili al Settecento. Visibili quasi esclusivamente in palazzi gentilizi, ville di campagna o villini dei nuovi quartieri-giardino di fine ottocento, si caratterizzano per la delicatezza degli intrecci floreali e le balaustre di protezione dalla sezione piuttosto sottile.


Degrado e manutenzione degli elementi in ferro battuto


Dato il notevole pregio documentale di questi elementi in ferro battuto, è fondamentale garantirne la conservazione con una manutenzione costante: se la grata, il cancello o la rosta appaiono in buono stato, l’operazione risulta decisamente semplice e non richiede manodopera specializzata.

La forma di degrado più ricorrente è dovuta agli effetti della corrosione derivante dalla normale esposizione alle intemperie, in particolare alla pioggia e all’azione degli agenti inquinanti. Le macchie di ruggine, se trascurate, tendono infatti ad aggravarsi progressivamente, sgretolando la superficie del ferro e macchiando le murature e gli intonaci sottostanti con lunghe colature di colore brunastro.

Per prevenire questi fenomeni occorre dunque intervenire tempestivamente, rimuovendo le piccole macchie di ruggine con una carteggiatura manuale o meccanica, prestando particolare attenzione a non danneggiare i particolari più minuti, come riccioli o foglie decorative e a non intaccare il metallo sano.

Successivamente, si può passare all’applicazione di una vernice protettiva antiruggine, e infine alla vera e propria verniciatura finale, da eseguire manualmente a pennello in almeno due mani: per non alterare pesantemente l’aspetto estetico del pezzo, si consiglia di utilizzare un colore neutro o tradizionale, come il beige, il verde, il marrone o il grigio antracite.

Questi prodotti sono molto economici e facilmente acquistabili nei colorifici, ferramenta o grandi rivendite dedicate al fai da te. Leroy Merlin dispone ad esempio di una gamma completa di apparecchi e accessori per la carteggiatura, fondi antiruggine di colore grigio, e ovviamente vernici specifiche per i metalli.

Se invece la grata o la rosta si trova in un portico o in un androne, la verniciatura può essere omessa. Nel caso dei cancelli, è inoltre opportuno lubrificare adeguatamente i cardini e le cerniere, oltre che registrare, ovvero riportare in asse le ante battenti.

I problemi più complessi, come parti molto corrose, elementi deformati o saldature ammalorate richiedono invece un intervento più radicale, da affidare a un fabbro specializzato.

In alternativa, per chi avesse poco tempo a disposizione o non si fidasse della propria manualità, l'azienda Saratoga ha ideato la vernice Fernovus Gel: grazie alla propria innovativa formulazione, non richiede alcuna carteggiatura preliminare per la pulizia delle parti corrose, nè la stesura di una mano di vernice antiruggine.
Infatti, le superfici nuove devono essere semplicemente sgrassate con un apposito prodotto, mentre i manufatti da restaurare devono essere prima puliti da eventuali tracce di preesistenti verniciature e successivamente sgrassati.

Inoltre, Fernovus Gel si applica facilmente senza creare antiestetiche colature sulle superfici verticali. La gamma dei colori disponibili è ampia e comprende toni brillanti, opachi, satinati, metallizzati, martellati o ad effetto antichizzante.

riproduzione riservata
Articolo: Antichi ferri battuti: tipologie, degrado e manutenzione
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