Legittima difesa e violazione di domicilio

NEWS DI Leggi e Normative Tecniche11 Dicembre 2015 ore 09:00
Quali sono le condizioni per le quali la nostra reazione verso chi entra illegalmente in casa propria, per il codice penale è configurabile come legittima difesa?

Violazione di domicilio e senso di insicurezza


Violazione di domicilioL'argomento è di grande attualità.

Con il diffondersi del senso di insicurezza tra le persone, si va facendo strada in alcuni dei nostri connazionali l'idea per cui sostanzialmente sia sufficiente che qualcuno entri in casa nostra senza il nostro permesso o di nascosto da noi per giustificare qualunque reazione da parte nostra, anche la più violenta.

Si dice, non si può aspettare che questi faccia qualcosa prima di colpirlo, potrebbe essere troppo tardi per noi... potrebbe essere lì per compiere la peggiore delle nefandezze.

Noi che siamo tranquilli nella nostra casa e veniamo sorpresi all'improvviso.

Non ci si può aspettare, si prosegue, da parte nostra la fredda reazione di un militare.

Dovrebbe essere sufficiente, secondo tale visione, l'ingresso furtivo e/o violento in casa nostra per giustificare qualunque nostra reazione...

Dopotutto, e questa è l'idea di fondo, chi entra in una casa che non è la sua senza autorizzazione se la va proprio a cercare...

Come noto, l'opinione non è diffusa solo tra i comuni cittadini, ma anche tra amministratori della cosa pubblica o aspiranti tali.


Furto in casa e codice penale


Senza entrare nel merito della discussione, ci limitamo qui a riferire cosa dice ad oggi il nostro codice penale, riferendo delle norme che principalmente qui ci interessano: quelle sul furto in abitazione, sulla violazione di domicilio e sulla legittima difesa.

Quanto a tali norme riferiremo solo delle aprti che qui ci interessadno rinviano ad una lettura integrale degli articoli sul codice penale

Il reato di furto in casa ha oggi una specifica previsione nel nostro codice penale.

Infatti, quella che sino a poco tempo fa era un'aggravante del comune reato di furto, è oggi diventato un elemento caratterizzante di una fattispecie astratta distinta.

Per cui, accanto al reato di furto, disciplinato dall'art. 624 c.p., abbiamo, subito dopo, il reato di furto in casa, diciplinato dall'art. 624-bis c.p.

Dunque, il reato di furto è così descritto: Chiunque s'impossessa della cosa mobile altrui, sottraendola a chi la detiene, al fine di trarne profitto per sé o per altri, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa da 154 euro a 516 euro (art. 624, co. 1 c.p.).

Mentre il reato di furto in casa è così descritto: Chiunque si impossessa della cosa mobile altrui, sottraendola a chi la detiene, al fine di trarne profitto per sé o per altri, mediante introduzione in un edificio o in altro luogo destinato in tutto o in parte a privata dimora o nelle pertinenze di essa, è punito con la reclusione da uno a sei anni e con la multa da 309 euro a 1.032 euro (art. 624-bis, co.1, c.p.).

Come possiamo notare da un raffronto delle pene previste, il secondo è considerato più grave del primo.

Notiamo anche che l'introduzione del secondo è piuttosto recente; risale infatti alla L. n. 128 del 2001, intitolata Interventi legislativi in materia di tutela della sicurezza dei cittadini, a conferma del tentativo del Legislatore, quindi della politica, di rispondere alla crescente domanda di rafforzamento della tutela nella materia.

Al reato di furto in casa, si applicano poi le aggravanti previste per il reato di furto dal successivo art. 625 c.p., e le aggravanti comuni di cui all'art. 61 c.p.

Infatti, il co.3 dell'art. 624-bis c.p. prevede: La pena è della reclusione da tre a dieci anni e della multa da 206 euro a 1.549 euro se il reato è aggravato da una o più delle circostanze previste nel primo comma dell'articolo 625 ovvero se ricorre una o più delle circostanze indicate all'articolo 61.

Quanto al furto generico, in caso di aggravanti ex art. 625 c.p. la pena è della reclusione da uno a sei anni e della multa da 103 euro a 1.032 euro, mentre Se concorrono due o più delle circostanze prevedute dai numeri precedenti, ovvero se una di tali circostanze concorre con altra fra quelle indicate nell'articolo 61, la pena è della reclusione da tre a dieci anni e della multa da 206 euro a 1.549 euro (art. 625, co. 2, c.p.).


Violazione di domicilio e codice penale


Il furto in casaVi è poi il reato di violazione di domicilio, di cui all'art. 614 c.p., per cui:
Chiunque s'introduce nell'abitazione altrui, o in altro luogo di privata dimora, o nelle appartenenze di essi, contro la volontà espressa o tacita di chi ha il diritto di escluderlo, ovvero vi s'introduce clandestinamente o con l'inganno, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni.


Alla stessa pena soggiace chi si trattiene nei detti luoghi contro l'espressa volontà di chi ha il diritto di escluderlo, ovvero vi si trattiene clandestinamente o con inganno (co.1 e 2).

La pena è da uno a cinque anni... (co.3).


Legittima difesa


La legittima difesa è una delle scriminanti previste dal nostro codice penale.

Spieghiamo sinteticamente di cosa si tratta: con la previsione delle scriminanti, alla presenza di certe condizioni, il nostro codice consente di considerare come conforme a diritto un comportamento che normalmente non lo sarebbe.

In tali casi non viene dunque punito un comportamento che generalmente è considerato talmente grave per la società che questa, tramite il potere legislativo, ha scelto di sanzionarlo con la previsione più grave, quella penale.

A noi oggi interessa quindi la figura della scriminante della legittima difesa, prevista dall'art. 52 c.p.

In particolare, l'articolo recita: Non è punibile chi ha commesso il fatto, per esservi stato costretto dalla necessità di difendere un diritto proprio od altrui contro il pericolo attuale di un'offesa ingiusta, sempre che la difesa sia proporzionata all'offesa.

Nei casi previsti dall'articolo 614, primo e secondo comma, sussiste il rapporto di proporzione di cui al primo comma del presente articolo se taluno legittimamente presente in uno dei luoghi ivi indicati usa un'arma legittimamente detenuta o altro mezzo idoneo al fine di difendere:

a) la propria o la altrui incolumità;
b) i beni propri o altrui, quando non vi è desistenza e vi è pericolo d'aggressione

La disposizione di cui al secondo comma si applica anche nel caso in cui il fatto sia avvenuto all'interno di ogni altro luogo ove venga esercitata un'attività commerciale, professionale o imprenditoriale (art. 624-bis c.p.).

La lett. b e il co. 3 sono stati introdotti con la L. n. 59 del 2006 intitolata Modifica all'articolo 52 del codice penale in materia di diritto all'autotutela in un privato domicilio.

È ovvio che l'applicazione di tale norma, per la quale lo Stato rinuncia a perseguire un reato, è un'operazione delicatissima: ciò deve accadere alla presenza di precise condizioni; la decisione finale sarà infatti di non sanzionare un reato più grave del furto o della violazione di domicilio, come ad esempio l'omicidio.

L'operazione che l'interprete della norma deve quindi effettuare, una volta che vi è stato, ad esempio, un tentativo di furto o un furto in abitazione, o comunque una violazione di domicilio dove il ladro (o aspirante tale...) viene colpito dalla vittima, è volta a verificare se abbiamo qui una difesa legittima oppure un eccesso colposo di legittima difesa ex art. 55 c.p., o addirittura gli estremi per la condanna di omicidio.

Come possiamo notare dalla lettura dell'art. 52 c.p., questo ai commi 2 e 3 contiene una previsione specifica per la violazione di domicilio, la cosiddetta legittima difesa domiciliare.

Detti commi sono stati introdotti dalla L. 13 febbraio 2006, n. 59, allo scopo dichiarato di rafforzare la difesa dei cittadini a fronte del fenomeno delle rapine in ville (Cass. n. 691/2013).


Legittima difesa in casa, la giurisprudenza


Furto con scassoIn cosa detti commi differenziano la legittima difesa che avviene in casa (o all'interno di ogni altro luogo ove venga esercitata un'attività commerciale, professionale o imprenditoriale)?

Secondo la giurisprudenza della Corte di Cassazione (per lo meno di quella nota a chi scrive) anche nella difesa in casa devono sussistere tutti gli elementi richiesti per la legittima difesa.

L'unica differenza è che l'elemento della proporzionalità della reazione è codificato dalla stessa norma: cioè la reazione è ritenuta proporzionale all'offesa se sussistono gli elementi dell'attualità dell'offesa e dell'inevitabilità dell'uso delle armi come mezzo di difesa della propria o dell'altrui incolumità.

Così ha concluso ad esempio la sentenza n. 28802 del 2014 con cui la Corte di Cassazione ha confermato la condanna per omicidio volontario (non ravvisandovi la legittima difesa, nè l'eccesso colposo di legittima difesa) del proprietario di un'abitazione che aveva sparato al cuore al ladro che, oramai fuori casa, stava scappando rubandogli l'auto.

I giudici spiegano che a quel punto non vi era più un'aggressione in atto così come non vi era l'assoluta necessità di quella reazione (in sede di appello avevano negato la sussistenza dell'assoluta necessità di sparare al cuore: si sarebbe potuto sparare altrove).

I giudici mostrano dunque di non condividere la tesi dell'imputato, secondo cui per la norma era sufficiente la presenza di pericolo di aggressione (in considerazione del fatto che ad es. i malviventi erano entrati in casa, non spaventati dall'allarme, ed il timore che forse alcuni di loro vi erano ancora al momento dello sparo) e non un'aggressione attuale.

Si riporta parte della decisione: I giudici di merito, pertanto, hanno fatto corretta applicazione dei principi affermati da questa Corte con riferimento alla configurabilità della scriminante della legittima difesa, anche nella formulazione della cd. legittima difesa domiciliare, posto che le modifiche apportate all'art. 52 cod. pen. dalla L. n. 59 del 2006, hanno riguardato solo il concetto di proporzionalità, fermi restando i presupposti dell'attualità dell'offesa e della inevitabilità dell'uso delle armi come mezzo di difesa della propria o dell'altrui incolumità; di conseguenza, la reazione a difesa dei beni è legittima solo quando non vi sia desistenza e sussista un pericolo attuale per l'incolumità fisica dell'aggredito o di altri (Sez. 1, n. 16677 del 08/03/2007, Grimoli, rv. 236502; Sez. 1, n. 23221 del 27/05/2010, Grande, rv. 247571).

Dall'accertamento dei fatti risultava inoltre la lucidità mentale dell'imputato al momento dell'accaduto e la volontà di questi di sparare ad altezza d'uomo.

Viene anche esclusa l'applicazione della legittima difesa putativa, cioè basata su una percezione errata dell'agente.

Tale percezione, anche se errata, deve dipendere - spiegano i giudici - da un errore scusabile, determinato da una situazione obiettiva idonea a fare sorgere nel soggetto una percezione errata, che nella specie non era ravvisata.

Infine, afferma la Corte, va escluso anche l'eccesso colposo di legittima difesa, che può riguardare solo l'aspetto della proporzionalità della reazione e non gli altri elementi richiesti dall'art. 52 c.p.

In alcun casi la presenza del mero pericolo è stata ritenuta sufficiente: ad es. nella sentenza n. 691/2013 la Corte ha confermato la condanna verso chi aveva sparato, uccidendo uno dei ladri che erano sul solaio di un edificio in costruzione ben distanti da lui e senza atteggiamento minaccioso.

Così ivi si afferma che il comma 2 dell'art. 52 c.p. non consente un'indiscriminata reazione nei confronti del soggetto che si introduca fraudolentemente nella propria dimora, ma presuppone un attacco, nell'ambiente domestico, alla propria o altrui incolumità, o quanto meno un pericolo di aggressione.

Per la stessa sentenza il requisito della proporzione tra offesa e difesa viene meno nel caso di conflitto fra beni eterogenei, allorchè la consistenza dell'interesse leso (la vita della persona) sia molto più rilevante, sul piano della gerarchia dei valori costituzionali, di quello difeso (l'integrità fisica), ed il danno inflitto con l'azione difensiva (la morte dell'offensore) abbia un'intensità e un'incidenza di gran lunga superiore a quella del danno minacciato (lesioni personali, neppure gravi al momento dell'inizio dell'azione omicida).

Ma, prima ancora di occuparsi della presunzione di proporzionalità, ciò che rileva in questa sede osservare è che non ogni pericolo che si concretizza nell'ambito del domicilio giustifica la reazione difensiva, come sembra ritenere il ricorrente, atteso che dall'esame del testo normativo risulta chiaramente, essendo la nuova disposizione inserita dopo l'art. 52, comma 1, che restano fermi i requisiti strutturali da tale norma stabiliti e cioè: pericolo attuale di offesa ingiusta, da un lato, costrizione e necessità della difesa, dall'altro.

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Articolo: Violazione di domicilio e legittima difesa
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