Servitù volontarie e coattive, alcune differenze

NEWS DI Normative06 Luglio 2013 ore 12:34
La differenza tra servitù volontarie e coattive non si ferma solamente alle possibili differenti modalità di costituzione ma si spinge fino ai motivi di estinzione.
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ServitùLa servitù consiste nel peso imposto sopra un fondo per l'utilità di un fondo appartenente a diverso proprietario.


Questo l'art. 1027 c.c. che, nel delineare la nozione di servitù, specifica che per esistere:


a) devono esistere due fondi appartenenti a diverse persone;


b) che c'è servitù se c'è utilità per il fondo così detto dominante.


L'altruità del fondo servente sussiste anche se esso è in comunione tra più persone una delle quali è il proprietario del fondo dominante (cfr. Cass. 17 luglio 1998, n. 699).


In tal senso, quindi, può parlarsi di servitù nel caso di condominio negli edifici tra unità immobiliari e parti comuni.


Modalità di costituzione delle servitù


Ai sensi dell'art. 1031 c.c.:


Le servitù prediali possono essere costituite coattivamente o volontariamente. Possono anche essere costituite per usucapione o per destinazione del padre di famiglia.


Tralasciamo questi ultimi due casi rispetto ai quali è fondamentale rispettivamente il decorso del tempo (usucapione), l'opera dell'originario proprietario dei fondi (destinazione del padre di famiglia) ed in entrambi i casi l'apparenza della servitù.


Soffermiamoci sulle servitù volontarie e coattive ed in particolare sulla loro estinzione; un cenno per completezza lo meritano le modalità costitutive.


Costituzione di servitù volontarie e coattive


Servitù volontarieQuanto alle prime, c'è poco da dire: esse possono essere costituite per contratto o per testamento (art. 1058 c.c.).


Chiaramente la costituzione per disposizione testamentaria riguarda il proprietario del fondo servente, diversamente si avrebbe una costituzione coattiva, per testamento, non prevista dalla legge.


Quanto alle servitù coattive, l'art. 1032 c.c. specifica che:


Quando, in forza di legge, il proprietario di un fondo ha diritto di ottenere da parte del proprietario di un altro fondo la costituzione di una servitù, questa, in mancanza di contratto, è costituita con sentenza. Può anche essere costituita con atto dell'autorità amministrativa nei casi specialmente determinati dalla legge.


La sentenza stabilisce le modalità della servitù e determina l'indennità dovuta.


Prima del pagamento della indennità il proprietario del fondo servente può opporsi all'esercizio della servitù.


Necessità legalmente riconosciuta e indennità: condizioni fondamentali per la costituzione della servitù coattiva.


Classico esempio quello della servitù coattiva di passaggio per interclusione del fondo dominante.


In tal caso, se tra questo predio e la pubblica via ci sono più fondi di diversi proprietari, come hanno chiarito recentemente le Sezioni Unite, la domanda di costituzione coattiva di servitù di passaggio, [...], deve essere contestualmente proposta nei confronti dei proprietari di tutti i fondi che sia necessario attraversare per il collegamento con la strada pubblica.


È nell'accesso a questa, infatti, che consiste l'oggetto del diritto riconosciuto dall'art. 1051 cod. civ. al proprietario del fondo intercluso: la servitù risulterebbe monca rispetto alla previsione normativa, priva di effettiva utilità e insuscettibile di esercizio se non in via puramente emulativa, ove fosse costituita soltanto per un tratto del percorso occorrente, in attesa di una sua futura, solo eventuale e ipotetica integrazione giudiziale o convenzionale.


Si tratterebbe del frammento di qualcosa che la disposizione citata configura come unitario e indivisibile, poichè soltanto nella sua interezza può svolgere la funzione che gli è propria (Cass. SS.UU. 22 aprile 2013 n. 9685).


È bene evidenziare che le servitù coattive possono anche essere costituite per contratto (cfr. da ultimo Cass. 21 dicembre 2012 n. 23839).


Estinzione delle servitù volontarie e coattive


Le servitù si estinguono, tra le varie, per confusione, ossia per riunione in capo ad un'unica persona della proprietà dei fondi servente e dominante, per prescrizione.


E se viene meno l'utilità che ha portato a costituirla?


Servitù coattiveSecondo la Corte di Cassazione l'impossibilità di fatto di godere di una servitù prediale, così come il sopravvenuto venir meno della utilitas che ne costituisce il contenuto, sono idonei a determinare non altro che un mero stato di quiescenza del relativo diritto, perdurante sino a quando non venga a maturazione il termine di prescrizione estintiva previsto in tema di iura in re aliena (sempre che non risultino stipulate, per iscritto, nuove pattuizioni che modifichino l'estensione della servitù o la sopprimano), così che la sola, astratta possibilità di un ripristino futuro del suo concreto esercizio conferisce, al titolare del fondo dominante, una attuale legittimazione ad agire, ex art. 100 c.p.c., per la tutela del suo diritto, almeno fino a quando non risulti giudizialmente accertata (su domanda o su eccezione del proprietario del fondo servente) l'intervenuta prescrizione del vantato diritto (Cass. 8 febbraio 2013 n. 3132).


Ciò non vale per le servitù coattive: rispetto ad esse, infatti, la cessazione della causa che ha portato alla loro costituzione (sia per sentenza che per contratto), legittima i proprietari dei fondi servente o dominante a chiederne la dichiarazione di cessazione per mancanza sopravvenuta di utilitas (cfr. artt. 1049 e 1055 c.c.).

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