Servitù di passaggio e problematiche connesse a riconoscimento ed esercizio del diritto

NEWS DI Proprietà20 Gennaio 2016 ore 09:03
La servitù di passaggio, il diritto di attraversare un fondo di proprietà altrui, può essere esercitata se contrattata dalle parti o riconosciuta in altri modi.

Nozione di servitù e servitù di passaggio


Servitù di passaggioL'art. 1027 c.c. descrive la servitù come il peso imposto sopra un fondo per l'utilità di un altro fondo appartenente a diverso proprietario.

Si è soliti dire, perché così è, che la servitù è di un diritto reale di godimento su cosa altrui in quanto il proprietario del fondo dominante la esercita sul fondo di una persona diversa, per l'appunto il fondo servente.

Dottrina e giurisprudenza hanno chiarito che l'altruità del fondo è requisito indispensabile per il corretto esercizio della servitù visto e considerato che tra due fondi appartenenti al medesimo proprietario l'assoggettamento di uno all'altro resta un atto indifferente ai fini della configurabilità della servitù.

Il codice civile disciplina alcuni tipi di servitù.

Tra tutti, probabilmente la più nota, è la servitù di passaggio.

Essa può costituirsi:

a) per volontà delle parti;

b) coattivamente;

c) per usucapione (es. utilizzando indisturbatamente un passaggio per almeno 20 anni, in senso ostativo all’ usucapione in fine parleremo dei così detti atti di tolleranza);

d) per destinazione del padre di famiglia.

Oltre alle ipotesi tipizzate è possibile costituire una servitù tutte quelle volte in cui vi siano due fondi, non necessariamente confinanti tra loro, ed uno di questi (quello dominante) possa trarre una qualche utilità dall'altro detto servente).

Tale requisito, l'utilitas come viene chiamata in gergo, deve essere proprio del fondo.

Ciò vuol dire che il vantaggio che si deve trarre dall'esercizio della servitù deve essere strettamente connesso con il fondo dominante e non essere una mera comodità che il proprietario dello stesso vuole ottenere.

Per fare un esempio nel caso della servitù di passaggio l'utilità pur essendo, naturalmente, esercitata dal proprietario è inerente al fondo poiché è su questo che si riflette tale utilità, ossia la possibilità di raggiungerlo per utilizzarlo.

In altri casi, quando cioè l'utilità è direttamente connessa alla persona e non al fondo, si parlerà di servitù così detta irregolare.

L'esempio classico è quello del parcheggio la cui utilità non è connessa al fondo ma si sostanzia in una mera comodità per il proprietario.

Vista la varietà di servitù costituibili a ricorrenza dei requisiti summenzionati in dottrina si è detto che la servitù è un diritto reale tipico dal contenuto atipico (cfr. Minussi, Proprietà Possesso Diritti reali, ed. Simone 2009).


Servitù coattiva di passaggio


La coattività, come ci dice il vocabolario della lingua italiana, indica il carattere obbligatorio di un determinato comportamento.

Nell'ambito giuridico la coattività sta ad indicare la possibilità d'imporre ad una determinata persona l'obbligo di fare (o non fare) qualcosa.

Tra le varie applicazioni di questa nozione spicca la possibilità di costituire servitù che, per l'appunto, vengono poi definite coattive.

Siccome l'imposizione di una servitù si sostanzia nella limitazione della proprietà immobiliare (fondiaria come si dice in maniera più tecnica) a vantaggio di altre persone, la costituzione di una servitù coattiva deve soggiacere a ben precisi limiti e condizioni.

Nello specifico, guardando a una tipologia di servitù particolarmente nota, ossia la servitù coattiva di passaggio, per l'ottenimento della costituzione del diritto non si può guardare solamente alla situazione materiale del fondo ma è necessario altresì considerare di chi sia la proprietà dei fondi circostanti.

Servitù coattiva di passaggioCome ha specificato la Suprema Corte di Cassazione, ai sensi dell'art. 1051 c.c. l'interclusione assoluta o relativa che legittima la costituzione della servitù coattiva di passaggio ricorre quando il fondo, privo di accesso alla via pubblica, è circondato da fondi altrui, situazione, questa, che giustifica l'imposizione del peso in re aliena.

Relativizzata la nozione di fondo all'uso produttivo o civile cui esso è adibito dal proprietario, l'interclusione sussiste se ed in quanto l'unità immobiliare che si assume come fondo dominante sia circondata da terreno di proprietà aliena, di guisa che il passaggio non possa essere attuato se non col sacrificio del diritto altrui.

Diversamente, se tra il fondo del cui vantaggio si tratta e la via pubblica s'interpongono altri fondi appartenenti al medesimo titolare e dotati o dotabili di accesso proprio alla via pubblica senza eccessivo dispendio o disagio, nessun ostacolo giuridico o materiale impedisce il passaggio attraverso i fondi del medesimo proprietario.

In tal caso, pertanto, l'art. 1051 c.c. non può trovare applicazione alcuna, neppure con riguardo all'ampliamento della servitù di passaggio preesistente, che del pari presuppone la residua interclusione del fondo dominante (Cass. 23 maggio 2013, n. 12819).

Insomma se il fondo Alfa di Tizio è circondato da altri predi alcuni dei quali di sua stessa proprietà, Tizio non potrà chiedere il passaggio coattivo sul fondo di Caio.


Servitù coattiva di passaggio e fondo non intercluso


L'art. 1051 c.c. sembrerebbe limitare il diritto di costituzione della servitù coattiva di passaggio ai così detti fondi interclusi.

L'art. 1052 c.c. contiene un'eccezione.

Recita la norma, rubricata Passaggio coattivo a favore di fondo non intercluso:

Le disposizioni dell'articolo precedente si possono applicare anche se il proprietario del fondo ha un accesso alla via pubblica, ma questo è inadatto o insufficiente ai bisogni del fondo e non può essere ampliato.

Il passaggio può essere concesso dall'autorità giudiziaria solo quando questa riconosce che la domanda risponde alle esigenze dell'agricoltura o della industria.

La giurisprudenza di merito e di legittimità ha re-interpretato la norma allargandone il confine applicativo al di là delle così dette esigenze dell'agricoltura e dell'industria.

In una delle più recenti sentenze sull'argomento (una pronuncia del Tribunale di Teramo dell'aprile 2013) si legge:

Invero per quanto concerne la servitù coattiva, l'imposizione del passaggio a favore di un fondo, ancorché non intercluso del tutto, non postula, ai sensi dell'art. 1052 c.c., necessariamente la rispondenza della relativa domanda alle esigenze della agricoltura o dell'industria.

Se è vero infatti che tale requisito trascende generalmente gli interessi individuali, giustificando l'imposizione coattiva solo se sia rispondente all'interesse generale della produzione, da valutare con riguardo allo stato attuale dei fondi e alla loro concreta possibilità di un più ampio sfruttamento o di una migliore utilizzazione, tuttavia non poteva prescindere dall'esigenza abitativa prevalente, cui il fondo dei ricorrenti era adibito nel contesto sociale e tecnico attuale, nel quale non può farsi a meno dell'uso del mezzo meccanico, anche ai fini di esigenze di carattere sanitario, specie alla luce della innovazione introdotta alla disciplina di cui all'art. 1052 c.c., comma 2, dalla sentenza della Corte costituzionale n. 167 del 1999 (Cfr. anche Cass. Sentenze n. 7000 del 2001, n. 6590 del 11/11/1986).

Precisamente la Consulta ha affermato che l'art. 1052 c.c., comma 2, è costituzionalmente illegittimo nella parte in cui non prevede che il passaggio coattivo di cui al primo comma possa essere concesso dall'autorità giudiziaria quando questa riconosca che la domanda risponde alle esigenze di accessibilità - con particolare riguardo alla legislazione relativa ai portatori di handicap - degli edifici destinati comunque ad uso abitativo, per violazione dell'art. 2 Cost., art. 3 Cost., comma 2, art. 32 Cost., e art. 42 Cost., comma 2.

Infatti, premesso che la concessione del passaggio coattivo è subordinata dalla norma denunciata non solo alla inadeguatezza dell'accesso alla via pubblica ed alla sua non ampliabilità, ma anche alla sussistenza di una ulteriore condizione, rappresentata dalla circostanza che la domanda risponda alle esigenze della agricoltura e dell'industria; e considerato che, con tale disposizione, il legislatore, per il caso di fondo non intercluso, ha inteso altresì ricollegare la costituzione della servitù coattiva di passaggio alla sussistenza in concreto di una interesse generale, all'epoca identificato nelle esigenze dell'agricoltura o dell'industria, al quale rimane estraneo ogni rilievo relativo alle esigenze abitative, pure se riferibili a quegli interessi fondamentali della persona la cui tutela è indefettibile, tuttavia l'omessa previsione della esigenza di accessibilità della casa di abitazione ledeva il principio personalista che ispira la Carta costituzionale e che pone come fine ultimo dell'organizzazione sociale lo sviluppo di ogni singola persona umana.

Inoltre va osservato che la norma denunciata impedendo od ostacolando la socializzazione anche degli eventuali handicappati, comportava anche una lesione del fondamentale diritto di costoro alla salute psichica, la cui tutela deve essere di grado pari a quello della salute fisica.

Né, d'altronde, la previsione della servitù in parola poteva trovare ostacolo nella garanzia accordata al diritto di proprietà dall'art. 42 Cost., poiché il peso che in tal modo si veniva ad imporre sul fondo altrui poteva senz'altro annoverarsi tra quei limiti della proprietà privata determinati dalla legge, ai sensi della citata norma costituzionale, allo scopo di assicurarne la funzione sociale (V. pure Corte Cost. Sent. n. 167 del 10.5.1999).

In altre parole il diritto vivente si è oggi assestato sul principio per cui non ha senso limitare la costituzione di servitù ai sensi dell'art. 1052 c.c. al solo soddisfacimento delle esigenze dell'industria e dell'agricoltura atteso che anche le esigenze di sviluppo della personalità umana, tra cui quella che una casa di abitazione sia raggiungibile non solo a piedi ma anche con mezzi meccanici, devono essere poste come esigenze superindividuali, essendo ricollegate allo sviluppo sociale e tecnologico della collettività, come tale suscettibili di essere vagliate ai fini dell'art. 1052 c.c. (Trib. Teramo 3 aprile 2013 n. 293).

In buona sostanza: la costituzione di un servitù di passaggio coattivo a favore di un fondo non intercluso ma comunque non agevolmente raggiungibile – dove per non agevolezza si può intendere anche il semplice accesso pedonale – può essere concessa molti più facilmente rispetto al passato; parola di giurisprudenza.


Servitù di passaggio e chiusura del fondo


Chiusura del fondoChi è proprietario di un fondo può decidere di recintarlo senza alcun patema anche se su di esso grava una servitù di passaggio?

Il caso è molto frequente come dimostrano anche le pronunce di Cassazione che lo riguardano.

Entriamo nel merito.

Il proprietario può chiudere in qualunque tempo il fondo. Questo lo stringato contenuto dell'art. 841 c.c.

Un potere illimitato nel tempo ma non nella sostanza; insomma il proprietario anche dopo venti o trent'anni dall'acquisto può recintare il suo fondo purché non compia atti emulativi.

La norma di riferimento è l'art. 833 c.c. a mente del quale: il proprietario non può fare atti i quali non abbiano altro scopo che quello di nuocere o recare molestia ad altri.

Che cos'è un atto emulativo?

Secondo la Cassazione, chiamata ad interpretare il significato di questa disposizione, la sussistenza di un atto emulativo presuppone il concorso di due elementi, ovvero che sia privo di utilità per chi lo compie e che abbia il solo scopo di nuocere o di recare molestia ad altri (vedi tra le più recenti Cass. 3.12.1997 n. 12258; Cass. 9.10.1998 n. 9998; Cass. 3.4.1999 n. 3275) (Cass. 11 aprile 2001, n. 5421).

In buona sostanza difficilmente recintare una proprietà può essere considerato atto emulativo.

La recinzione, però, non può ostacolare l'esercizio di altri diritti, quali ad esempio quelli stabiliti per contratto o costituiti per sentenza, per il passare del tempo o per lo stato dei luoghi.

In questo contesto, scorrendo le sentenze di Cassazione in materia, si legge che secondo il costante indirizzo di questa Corte in materia di servitù di passaggio, nel caso in cui il proprietario del fondo servente intenda esercitare la facoltà, prevista dall'art. 841 c.c., di chiudere il fondo per preservarlo dall'ingerenza di terzi, spetta al giudice di merito stabilire in concreto quali misure risultino più idonee a contemperare i due diritti, avendo riguardo al contenuto specifico della servitù, alle precedenti modalità d'esercizio e alla configurazione dei luoghi (v. Cass. nn. 15971/01, 9631/99, 1212/99, 5808/98, 2267/97 e 8536/95) (Cass. 23 settembre 2013 n. 21744).

Insomma stabilire se un cancello impedisca o meno il pacifico esercizio del passaggio spetta al giudice chiamato a decidere sulla controversia.


Servitù di passaggio e atti di tolleranza


Il passaggio prolungato nel tempo sul fondo di un vicino può dare luogo all’acquisto di una servitù di passaggio per usucapione?

Se il passaggio non è stato clandestino ed era pacifico, si, dopo vent’anni di esercizio, è possibile ottenere l’accertamento della costituzione di una servitù di passaggio per usucapione.

Possibile, ma non automatico. Motivo? Il proprietario del fondo detto servente (quello su cui si passa) potrebbe eccepire di aver tollerato quel passaggio. I così detti atti di tolleranza impediscono l’usucapione.

Che cosa sono esattamente gli atti di tolleranza?

Gli atti di tolleranza, che secondo l'art. 1144 c.c., non possono servire di fondamento all'acquisto del possesso, sono quelli che implicando un elemento di transitorietà e saltuarietà comportano un godimento di modesta portata, incidente molto debolmente sull'esercizio del diritto da parte dell'effettivo titolare o possessore, e soprattutto traggono la loro origine da rapporti di amicizia o familiarità - come nella specie - (o da rapporti di buon vicinato sanzionati dalla consuetudine), i quali mentre a priori ingenerano e giustificano la permissio, conducono per converso ad escludere nella valutazione a posteriori la presenza di una pretesa possessoria sottostante al godimento derivatone.

Pertanto nell'indagine diretta a stabilire, alla stregua di ogni circostanza del caso concreto, se un'attività corrispondente all'esercizio della proprietà o altro diritto reale sia stata compiuta con l'altrui tolleranza, e quindi sia inidonea all'acquisto del possesso, la lunga durata dell'attività medesima può integrare un elemento presuntivo, nel senso dell'esclusione di detta situazione di tolleranza, qualora si verta in tema di rapporti non di parentela, ma di mera amicizia o buon vicinato, tenuto conto che nei secondi, di per sè labili e mutevoli, è più difficile il mantenimento di quella tolleranza per un lungo arco di tempo (Cfr. anche Cass. Sentenze n. 04631 del 1990, 08194 del 18/06/2001) (Cass. 20 febbraio 2008 n. 4327).

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Articolo: Servitù di passaggio e relative problematiche
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  • Romeo1
    Romeo1
    Lunedì 18 Giugno 2018, alle ore 18:54
    Stamattina ho ricevuto dal mio vicino di casa una lettera di un avvocato.
    Riassumo in breve i fatti.
    Il 15/05/1998 il mio vicino e sua moglie titolari di un campo, vengono da un notaio e firmano un atto dove si attesta che mi lasciano costruire una casa a due metri dal loro confine e in cambio cedo una servito di passaggio. "in forza del presente atto, senza alcun corrispettivo, viene costituita servitu' di passaggio da esercitarsi con qualsiasi mezzo, della larghezza costante di metri 3 (tre), a carico del mappale.
    Viene allegata planimetria della strada e firmata dai vicini sotto.
    Ora dopo 20 anni e un mese arriva una lettera di avvocati dove mi intima in 15 giorni di allargare l'entrata nel loro fondo a spese mie demolendo il muro di contenimento della mia casa perche' non riescono ad entrare con un mezzo agricolo con rimorchio.
    Tenete presente che i signori non possegono neppure un mezzo agricolo e non sono agricoltori... ma pensionati di 80 anni.
    rispondi al commento
    • Lucag1979
      Lucag1979 Romeo1
      Giovedì 28 Giugno 2018, alle ore 19:21
      Ma non hanno mai esercitato la servitù per 20 anni? se così fosse potrebbe essersi estinta per non uso e la richiesta potrebbe rappresentare un tentativo di porvi "una pezza". Va studiata la situazione in concreto per capire come replicare.
      rispondi al commento
      • Romeo1
        Romeo1 Lucag1979
        Giovedì 28 Giugno 2018, alle ore 23:32
        Esercitata solo con la vettura 
        rispondi al commento
  • Nonadela
    Nonadela
    Mercoledì 6 Giugno 2018, alle ore 17:17
    Il Tribunale ha destinato una servitù di passaggio a piedi sulla mia proprietà a favore dei vicini.
    Nella sentenza c'è scritto, come scritto dal CTU,  necessita di fare un paio di gradini per non sconfinare in proprietà di terzi.
    Domanda: i vicini utilizzano senza aver fatto nessuna opera, hanno sempre diritto comunque alla servitù?
    rispondi al commento
    • Lucag1979
      Lucag1979 Nonadela
      Mercoledì 13 Giugno 2018, alle ore 18:56
      Chi ha seguito la causa, cioè il tuo avvocato, conoscendo le carte, ecc. ecc. avrà sicuramente la possibilità di aiutarti.
      rispondi al commento
  • Claudio3
    Claudio3
    Lunedì 14 Maggio 2018, alle ore 20:20
    Trenta anni fa, mediante atto notarile si è stabilito una servirù di passo a mio favore per unire due pezzi di terreno che portano alla mia abitazione civile.
    Venti anni fa ho predisposto sul passo l'allaccio a acqua e corrente ( allora privi).
    Oggi mi sto allacciando ad entrambi dal mio terreno sulla strada comunale e trovo malumori dal proprietario.
    Posso essere tranquillizzato? 
    rispondi al commento
    • Lucag1979
      Lucag1979 Claudio3
      Mercoledì 16 Maggio 2018, alle ore 18:08
      Non è chiaro lo stato dei luoghi, cosa facesti vent'anni fa e cosa stai andando a fare adesso.
      rispondi al commento
      • Claudio3
        Claudio3 Lucag1979
        Mercoledì 16 Maggio 2018, alle ore 20:57
        Andando per gradi: tranta anni fa ho acquistato un appartamento con corte eclusiva ed un pezzo di terreno adibito a parcheggio staccato dalla corte esclusiva. Il venditore impone una servitù di passo per unire i due terreni con atto notarile con un disegno allegato all'atto. Ventanni fa essendo arrivato l'acquedotto comunale, fino allora sprovvisto sul posto, ho interrato sul passo la predosposizione del tubi dell'acqua e della corrente. Oggi intendo allacciarmi ad entrambi, ma trovo malumori del propritario su cui insiste il passo, ( il proprietario è lo stesso che ha firmato l'atto notarile trent'anni prima). Sono convinto di avere tutti i diritti, sbaglio?? Ringrazio Claudio
        rispondi al commento
        • Lucag1979
          Lucag1979 Claudio3
          Lunedì 4 Giugno 2018, alle ore 10:54
          La questione va affrontata con un sopralluogo e con l'ausilio di un legale, via internet mi pare difficoltoso e non serio darti una risposta.
          rispondi al commento
  • Pushopora
    Pushopora
    Mercoledì 9 Maggio 2018, alle ore 01:24
    Avrei bisogno di una consulenza:
    sono proprietario di un appartamento con una terrazza di proprietà, per accedere la tetto condominiale in passato l'unico accesso era dalla terrazza; poi in seguito visto le liti condominiali che si sono venute a creare per questo problema il vecchio inquilino a negato l'accesso dalla terrazza.
    Allora il condominio ha creato un passaggio alternativo per accedere al tetto dalla scala condominiali.
    Io adesso vorrei cambiare la porta che dalle scale condominiali porta in terrazza visto che una mia proprietà esclusiva e il condominio si oppone dicendo che quella porta è condominiale e non mia.
    Aggiungo che nell'atto di vendita non vi è inserita nessuna servitù.
    rispondi al commento
    • Lucag1979
      Lucag1979 Pushopora
      Mercoledì 16 Maggio 2018, alle ore 18:06
      Se la porta si trova in una parte comune, le scale, ed il tetto è una parte comune, non comprendo perché la porta debba essere di tua proprietà. O forse non ho colto?
      rispondi al commento
  • Mariagraziade angelis
    Mariagraziade angelis
    Venerdì 2 Marzo 2018, alle ore 10:44
    Abito in un portone dove per accede c'è un'entrata di uso comune . In questa zona circa 40/50 anni fa  i proprietari delle abitazioni che  da questa zona accadevano alla propria Abitazione , facevano sostare le proprie "carattere il trasporto di ortaggi . Anno dopo anno questi mezzi dj trasporto si sono sostituiti a quelli a veicolo a motore  . C'è da precisare che i proprietari si sono succeduti in eredità di proprietà e che tale zona come servitù di passaggio è di servizio a sei abitazioni , ma solo tre sono le "ex carrette " poi autovetture parcheggiate in tale zona.  Due dei proprietari circa 15 anni fa ha ristrutturato un vecchio spazio  , appartenente ad entrambi , per uso box . Quindi in questa zona vengono parcheggiate 2 auto ed 1 nel box . Tale zona di servitù di passaggio con l arrivo dj auto sempre più grandi ha ristretto di molto il passaggio di accesso al portone talvolta limitando lo spazio . I proprietari delle auto ritengono che debbano parcheggiare in questa zona e nonostante che loro utilizzino il suolo pretendono che tutti coloro che usufruiscono del passaggio collaborino con il rifacimento del pavimento . Quindi , noi tre che usufruiamo del solo  passaggio  lottiamo affinché non parcheggino le auto  perché  sono passati dalla sosta di"carrette"a quella di auto che occupano tutta la zona, inoltre non intendiamo contribuire alla pavimentazione perché logorato dal passaggio delle loro auto parcheggiate . Chi ha ragione? 
    rispondi al commento
    • Lucag1979
      Lucag1979 Mariagraziade angelis
      Lunedì 5 Marzo 2018, alle ore 15:03
      Non è facile dirlo così, in linea generale. Se la loro è una semplice servitù di passaggio, avete ragione voi nella misura in cui il rifacimento è causato dal parcheggio.
      rispondi al commento
  • Noemi3
    Noemi3
    Giovedì 1 Febbraio 2018, alle ore 20:56
    Sono interessata all' acquisto di una casa attualmente divisa in tre unità (piano terra destro ~quello che vorrei comprare~ , primo piano destro e appartamento cielo terra sinistro) ma appartenente ad un'unica proprietaria che intende mantenere la completa autonomia della sua parte ma per poter far questo dato che l' intera struttura è circondata su quattro lati da un giardino con un' UNICO CANCELLO D'ACCESSO sia pedonale che carraio, la proprietaria pretende che quest'ultimo accesso non debba essere per me servitù di passaggio ma che debba io e a mie spese costruire un mio cancello (e un passaggio diretto dalla strada che tralaltro deve essere approvato dal comune in quanto non esistente).
    In pratica mi troverei a comprare una casa senza possibilità di accesso nella mia parte di giardino né in casa!
    Detto ciò se pure fossi disposta a crearmi l'accesso (che dovrebbe essere, chiedo conferma, a sue spese dato che una sua volontà) temo che arrivare al rogito con una situazione del genere (appunto un NON ACCESSO ALLA PROPRIETÀ) possa essere motivo per il NOTAIO di ANNULLAMENTO del ROGITO.
    rispondi al commento
    • Lucag1979
      Lucag1979 Noemi3
      Giovedì 8 Febbraio 2018, alle ore 11:02
      In questi casi trattandosi di un trattativa privata tutto è lecito, ossia anche che lei ti dica "vendo se ti crei nel giardino a tue spese il passaggio". La situazione andrebbe valutata sul posto, così da capire cosa è meglio per te, cosa intende effettivamente lei e da lì valutare attentamente anche l'offerta d'acquisto.
      rispondi al commento
  • Max581
    Max581
    Giovedì 1 Febbraio 2018, alle ore 12:53
    Nel 1991 è stata fatta una divisione e successione dividendo un’area totale con costruito 1 capannone e davanti una palazzina di 4 appartamenti (unico proprietario).
    A seguito della divisione venivano creati 2 mappali distinti ( 1 per il capannone e 1 per la palazzina ) e nell’atto di divisione redatto dal notaio nei patti speciali veniva inserita una servitù di passaggio pedonale, carraio e servizi di una larghezza di mt. 4 imposto sul mappale di proprietà della palazzina a favore del capannone.
    Nel 1992 ho comprato uno dei 4 appartamenti e da 3 anni è stato costituito 1 condominio gestito da amministratore.
    Il proprietario del capannone è anche proprietario di 2 appartamenti della palazzina, e da sempre ha utilizzato il passaggio in questione non nei 4 mt. come da servitù, ma per 6 mt. che è la larghezza della stradina oltre a carico e scarico dei mezzi pesanti in area condominiale e non nella proprietà del capannone.
    Tre anni fa ho scoperto della servitù iniziale di 4 mt. che vorrei far rispettare in considerazione dei cattivi rapporti che si sono venuti a creare (pretende che non si parcheggino le macchine in area condominiale, come abbiamo sempre fatto tutti lui compreso,per lasciare libero lo spazio per carico e scarico che fa comodo a lui.
    Le mie domande sono:
    1) può aver usucapito dopo 20 anni il diritto di continuare a fare quello che ha sempre fatto?
    2) posso recintare l’area condominiale e lasciare 4 mt. di servitù a favore del capannone (farebbe molta fatica a passare con i camion )?
    3) l’amministratore è tenuto a far rispettare i patti speciali ( non si parla di carico e scarico dei mezzi ma solo di servitù di passaggio pedonale, carraio e servizi a favore del fondo dominante)?
    4) quali articoli di legge o sentenze posso portare come riferimento a sostegno della mia tesi?

    rispondi al commento
    • Lucag1979
      Lucag1979 Max581
      Giovedì 8 Febbraio 2018, alle ore 10:59
      Potrebbe avere usucapito, la situazione va valutata carte alla mano e con un sopralluogo, con l'ausilio di un legale per valutare al meglio il da farsi.
      rispondi al commento
  • Antonioarvonio
    Antonioarvonio
    Venerdì 26 Gennaio 2018, alle ore 00:01
    Salve una servitú per '' padre di famiglia'' larga 160cm ha i presupposti per essere pure carrabile? Tale servitù sull atto non è citata anzi si parla di proprietà esclusiva
    rispondi al commento
    • Lucag1979
      Lucag1979 Antonioarvonio
      Giovedì 8 Febbraio 2018, alle ore 10:58
      160 cm potrebbero essere sufficienti, ma il tutto va valutato in sede e carte alla mano, dal web è difficile dare una risposta
      rispondi al commento
  • Tobyianca
    Tobyianca
    Giovedì 25 Gennaio 2018, alle ore 16:53
    Sono proprietario di un fondo dominante con servitù di passaggio costituita per volontà delle parti.
    Il proprietario del fondo servente ha installato cartelli dove vieta il passaggio ai "non autorizzati".
    Vorrei sapere esattamente chi ha il diritto di passaggio.
    Cioe: tutti quelli che si recano sul mio fondo dominante, solo io proprietario o per raggiungere il mio fondo c'è bisogno che i terzi interessati debbano chiedere il permesso al proprietario del fondo servente?
    rispondi al commento
    • Lucag1979
      Lucag1979 Tobyianca
      Giovedì 25 Gennaio 2018, alle ore 17:53
      Dipende da cosa c'è scritto sull'atto. La servitù solitamente è costuita per le esigenze del proprietario del fondo. Se serve per fare entrare degli ospiti che altrimenti non possono passare, non li si può ritenere non autorizzati.Se vuoi una consulenza dettagliata sull'argomento ti consiglio di rivolgerti agli esperti del sito (servizio di consulenza a pagamento) qui: Consulenza Legale, Fiscale e Condominiale
      rispondi al commento
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L'acquisto di una servitù per usucapione, cioè dopo averla utilizzata per un lungo periodo di tempo, è possibile se essa ha carattere apparente. Che cosa vuol dire?...
Servitù e ruolo dell'amministratore di condominio

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Ove esistano servitù di passaggio a favore di altro edificio e vi siano autonomi condomini, spesso capita che col tempo sorgono contestazioni in merito alle modalità di esercizio.
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