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Servitù di passaggio e problematiche connesse a riconoscimento ed esercizio del diritto

NEWS Proprietà20 Gennaio 2016 ore 09:03
La servitù di passaggio, il diritto di attraversare un fondo di proprietà altrui, può essere esercitata se contrattata dalle parti o riconosciuta in altri modi.

Nozione di servitù e servitù di passaggio


Servitù di passaggioL'art. 1027 c.c. descrive la servitù come il peso imposto sopra un fondo per l'utilità di un altro fondo appartenente a diverso proprietario.

Si è soliti dire, perché così è, che la servitù è di un diritto reale di godimento su cosa altrui in quanto il proprietario del fondo dominante la esercita sul fondo di una persona diversa, per l'appunto il fondo servente.

Dottrina e giurisprudenza hanno chiarito che l'altruità del fondo è requisito indispensabile per il corretto esercizio della servitù visto e considerato che tra due fondi appartenenti al medesimo proprietario l'assoggettamento di uno all'altro resta un atto indifferente ai fini della configurabilità della servitù.

Il codice civile disciplina alcuni tipi di servitù.

Tra tutti, probabilmente la più nota, è la servitù di passaggio.

Essa può costituirsi:

a) per volontà delle parti;

b) coattivamente;

c) per usucapione (es. utilizzando indisturbatamente un passaggio per almeno 20 anni, in senso ostativo all’ usucapione in fine parleremo dei così detti atti di tolleranza);

d) per destinazione del padre di famiglia.

Oltre alle ipotesi tipizzate è possibile costituire una servitù tutte quelle volte in cui vi siano due fondi, non necessariamente confinanti tra loro, ed uno di questi (quello dominante) possa trarre una qualche utilità dall'altro detto servente).

Tale requisito, l'utilitas come viene chiamata in gergo, deve essere proprio del fondo.

Ciò vuol dire che il vantaggio che si deve trarre dall'esercizio della servitù deve essere strettamente connesso con il fondo dominante e non essere una mera comodità che il proprietario dello stesso vuole ottenere.

Per fare un esempio nel caso della servitù di passaggio l'utilità pur essendo, naturalmente, esercitata dal proprietario è inerente al fondo poiché è su questo che si riflette tale utilità, ossia la possibilità di raggiungerlo per utilizzarlo.

In altri casi, quando cioè l'utilità è direttamente connessa alla persona e non al fondo, si parlerà di servitù così detta irregolare.

L'esempio classico è quello del parcheggio la cui utilità non è connessa al fondo ma si sostanzia in una mera comodità per il proprietario.

Vista la varietà di servitù costituibili a ricorrenza dei requisiti summenzionati in dottrina si è detto che la servitù è un diritto reale tipico dal contenuto atipico (cfr. Minussi, Proprietà Possesso Diritti reali, ed. Simone 2009).


Servitù coattiva di passaggio


La coattività, come ci dice il vocabolario della lingua italiana, indica il carattere obbligatorio di un determinato comportamento.

Nell'ambito giuridico la coattività sta ad indicare la possibilità d'imporre ad una determinata persona l'obbligo di fare (o non fare) qualcosa.

Tra le varie applicazioni di questa nozione spicca la possibilità di costituire servitù che, per l'appunto, vengono poi definite coattive.

Siccome l'imposizione di una servitù si sostanzia nella limitazione della proprietà immobiliare (fondiaria come si dice in maniera più tecnica) a vantaggio di altre persone, la costituzione di una servitù coattiva deve soggiacere a ben precisi limiti e condizioni.

Nello specifico, guardando a una tipologia di servitù particolarmente nota, ossia la servitù coattiva di passaggio, per l'ottenimento della costituzione del diritto non si può guardare solamente alla situazione materiale del fondo ma è necessario altresì considerare di chi sia la proprietà dei fondi circostanti.

Servitù coattiva di passaggioCome ha specificato la Suprema Corte di Cassazione, ai sensi dell'art. 1051 c.c. l'interclusione assoluta o relativa che legittima la costituzione della servitù coattiva di passaggio ricorre quando il fondo, privo di accesso alla via pubblica, è circondato da fondi altrui, situazione, questa, che giustifica l'imposizione del peso in re aliena.

Relativizzata la nozione di fondo all'uso produttivo o civile cui esso è adibito dal proprietario, l'interclusione sussiste se ed in quanto l'unità immobiliare che si assume come fondo dominante sia circondata da terreno di proprietà aliena, di guisa che il passaggio non possa essere attuato se non col sacrificio del diritto altrui.

Diversamente, se tra il fondo del cui vantaggio si tratta e la via pubblica s'interpongono altri fondi appartenenti al medesimo titolare e dotati o dotabili di accesso proprio alla via pubblica senza eccessivo dispendio o disagio, nessun ostacolo giuridico o materiale impedisce il passaggio attraverso i fondi del medesimo proprietario.

In tal caso, pertanto, l'art. 1051 c.c. non può trovare applicazione alcuna, neppure con riguardo all'ampliamento della servitù di passaggio preesistente, che del pari presuppone la residua interclusione del fondo dominante (Cass. 23 maggio 2013, n. 12819).

Insomma se il fondo Alfa di Tizio è circondato da altri predi alcuni dei quali di sua stessa proprietà, Tizio non potrà chiedere il passaggio coattivo sul fondo di Caio.


Servitù coattiva di passaggio e fondo non intercluso


L'art. 1051 c.c. sembrerebbe limitare il diritto di costituzione della servitù coattiva di passaggio ai così detti fondi interclusi.

L'art. 1052 c.c. contiene un'eccezione.

Recita la norma, rubricata Passaggio coattivo a favore di fondo non intercluso:

Le disposizioni dell'articolo precedente si possono applicare anche se il proprietario del fondo ha un accesso alla via pubblica, ma questo è inadatto o insufficiente ai bisogni del fondo e non può essere ampliato.

Il passaggio può essere concesso dall'autorità giudiziaria solo quando questa riconosce che la domanda risponde alle esigenze dell'agricoltura o della industria.

La giurisprudenza di merito e di legittimità ha re-interpretato la norma allargandone il confine applicativo al di là delle così dette esigenze dell'agricoltura e dell'industria.

In una delle più recenti sentenze sull'argomento (una pronuncia del Tribunale di Teramo dell'aprile 2013) si legge :

Invero per quanto concerne la servitù coattiva, l'imposizione del passaggio a favore di un fondo, ancorché non intercluso del tutto, non postula, ai sensi dell'art. 1052 c.c., necessariamente la rispondenza della relativa domanda alle esigenze della agricoltura o dell'industria.

Se è vero infatti che tale requisito trascende generalmente gli interessi individuali, giustificando l'imposizione coattiva solo se sia rispondente all'interesse generale della produzione, da valutare con riguardo allo stato attuale dei fondi e alla loro concreta possibilità di un più ampio sfruttamento o di una migliore utilizzazione, tuttavia non poteva prescindere dall'esigenza abitativa prevalente, cui il fondo dei ricorrenti era adibito nel contesto sociale e tecnico attuale, nel quale non può farsi a meno dell'uso del mezzo meccanico, anche ai fini di esigenze di carattere sanitario, specie alla luce della innovazione introdotta alla disciplina di cui all'art. 1052 c.c., comma 2, dalla sentenza della Corte costituzionale n. 167 del 1999 (Cfr. anche Cass. Sentenze n. 7000 del 2001, n. 6590 del 11/11/1986).

Precisamente la Consulta ha affermato che l'art. 1052 c.c., comma 2, è costituzionalmente illegittimo nella parte in cui non prevede che il passaggio coattivo di cui al primo comma possa essere concesso dall'autorità giudiziaria quando questa riconosca che la domanda risponde alle esigenze di accessibilità - con particolare riguardo alla legislazione relativa ai portatori di handicap - degli edifici destinati comunque ad uso abitativo, per violazione dell'art. 2 Cost., art. 3 Cost., comma 2, art. 32 Cost., e art. 42 Cost., comma 2.

Infatti, premesso che la concessione del passaggio coattivo è subordinata dalla norma denunciata non solo alla inadeguatezza dell'accesso alla via pubblica ed alla sua non ampliabilità, ma anche alla sussistenza di una ulteriore condizione, rappresentata dalla circostanza che la domanda risponda alle esigenze della agricoltura e dell'industria; e considerato che, con tale disposizione, il legislatore, per il caso di fondo non intercluso, ha inteso altresì ricollegare la costituzione della servitù coattiva di passaggio alla sussistenza in concreto di una interesse generale, all'epoca identificato nelle esigenze dell'agricoltura o dell'industria, al quale rimane estraneo ogni rilievo relativo alle esigenze abitative, pure se riferibili a quegli interessi fondamentali della persona la cui tutela è indefettibile, tuttavia l'omessa previsione della esigenza di accessibilità della casa di abitazione ledeva il principio personalista che ispira la Carta costituzionale e che pone come fine ultimo dell'organizzazione sociale lo sviluppo di ogni singola persona umana.

Inoltre va osservato che la norma denunciata impedendo od ostacolando la socializzazione anche degli eventuali handicappati, comportava anche una lesione del fondamentale diritto di costoro alla salute psichica, la cui tutela deve essere di grado pari a quello della salute fisica.

Né, d'altronde, la previsione della servitù in parola poteva trovare ostacolo nella garanzia accordata al diritto di proprietà dall'art. 42 Cost., poiché il peso che in tal modo si veniva ad imporre sul fondo altrui poteva senz'altro annoverarsi tra quei limiti della proprietà privata determinati dalla legge, ai sensi della citata norma costituzionale, allo scopo di assicurarne la funzione sociale (V. pure Corte Cost. Sent. n. 167 del 10.5.1999).

In altre parole il diritto vivente si è oggi assestato sul principio per cui non ha senso limitare la costituzione di servitù ai sensi dell'art. 1052 c.c. al solo soddisfacimento delle esigenze dell'industria e dell'agricoltura atteso che anche le esigenze di sviluppo della personalità umana, tra cui quella che una casa di abitazione sia raggiungibile non solo a piedi ma anche con mezzi meccanici, devono essere poste come esigenze superindividuali, essendo ricollegate allo sviluppo sociale e tecnologico della collettività, come tale suscettibili di essere vagliate ai fini dell'art. 1052 c.c. (Trib. Teramo 3 aprile 2013 n. 293).

In buona sostanza: la costituzione di un servitù di passaggio coattivo a favore di un fondo non intercluso ma comunque non agevolmente raggiungibile – dove per non agevolezza si può intendere anche il semplice accesso pedonale – può essere concessa molti più facilmente rispetto al passato; parola di giurisprudenza.


Servitù di passaggio e chiusura del fondo


Chiusura del fondoChi è proprietario di un fondo può decidere di recintarlo senza alcun patema anche se su di esso grava una servitù di passaggio?

Il caso è molto frequente come dimostrano anche le pronunce di Cassazione che lo riguardano.

Entriamo nel merito.

Il proprietario può chiudere in qualunque tempo il fondo. Questo lo stringato contenuto dell'art. 841 c.c.

Un potere illimitato nel tempo ma non nella sostanza; insomma il proprietario anche dopo venti o trent'anni dall'acquisto può recintare il suo fondo purché non compia atti emulativi.

La norma di riferimento è l'art. 833 c.c. a mente del quale: il proprietario non può fare atti i quali non abbiano altro scopo che quello di nuocere o recare molestia ad altri.

Che cos'è un atto emulativo?

Secondo la Cassazione, chiamata ad interpretare il significato di questa disposizione, la sussistenza di un atto emulativo presuppone il concorso di due elementi, ovvero che sia privo di utilità per chi lo compie e che abbia il solo scopo di nuocere o di recare molestia ad altri (vedi tra le più recenti Cass. 3.12.1997 n. 12258; Cass. 9.10.1998 n. 9998; Cass. 3.4.1999 n. 3275) (Cass. 11 aprile 2001, n. 5421).

In buona sostanza difficilmente recintare una proprietà può essere considerato atto emulativo.

La recinzione, però, non può ostacolare l'esercizio di altri diritti, quali ad esempio quelli stabiliti per contratto o costituiti per sentenza, per il passare del tempo o per lo stato dei luoghi.

In questo contesto, scorrendo le sentenze di Cassazione in materia, si legge che secondo il costante indirizzo di questa Corte in materia di servitù di passaggio, nel caso in cui il proprietario del fondo servente intenda esercitare la facoltà, prevista dall'art. 841 c.c., di chiudere il fondo per preservarlo dall'ingerenza di terzi, spetta al giudice di merito stabilire in concreto quali misure risultino più idonee a contemperare i due diritti, avendo riguardo al contenuto specifico della servitù, alle precedenti modalità d'esercizio e alla configurazione dei luoghi (v. Cass. nn. 15971/01, 9631/99, 1212/99, 5808/98, 2267/97 e 8536/95) (Cass. 23 settembre 2013 n. 21744).

Insomma stabilire se un cancello impedisca o meno il pacifico esercizio del passaggio spetta al giudice chiamato a decidere sulla controversia.


Servitù di passaggio e atti di tolleranza


Il passaggio prolungato nel tempo sul fondo di un vicino può dare luogo all’acquisto di una servitù di passaggio per usucapione?

Se il passaggio non è stato clandestino ed era pacifico, si, dopo vent’anni di esercizio, è possibile ottenere l’accertamento della costituzione di una servitù di passaggio per usucapione.

Possibile, ma non automatico. Motivo? Il proprietario del fondo detto servente (quello su cui si passa) potrebbe eccepire di aver tollerato quel passaggio. I così detti atti di tolleranza impediscono l’usucapione.

Che cosa sono esattamente gli atti di tolleranza?

Gli atti di tolleranza, che secondo l'art. 1144 c.c., non possono servire di fondamento all'acquisto del possesso, sono quelli che implicando un elemento di transitorietà e saltuarietà comportano un godimento di modesta portata, incidente molto debolmente sull'esercizio del diritto da parte dell'effettivo titolare o possessore, e soprattutto traggono la loro origine da rapporti di amicizia o familiarità - come nella specie - (o da rapporti di buon vicinato sanzionati dalla consuetudine), i quali mentre a priori ingenerano e giustificano la permissio, conducono per converso ad escludere nella valutazione a posteriori la presenza di una pretesa possessoria sottostante al godimento derivatone.

Pertanto nell'indagine diretta a stabilire, alla stregua di ogni circostanza del caso concreto, se un'attività corrispondente all'esercizio della proprietà o altro diritto reale sia stata compiuta con l'altrui tolleranza, e quindi sia inidonea all'acquisto del possesso, la lunga durata dell'attività medesima può integrare un elemento presuntivo, nel senso dell'esclusione di detta situazione di tolleranza, qualora si verta in tema di rapporti non di parentela, ma di mera amicizia o buon vicinato, tenuto conto che nei secondi, di per sè labili e mutevoli, è più difficile il mantenimento di quella tolleranza per un lungo arco di tempo (Cfr. anche Cass. Sentenze n. 04631 del 1990, 08194 del 18/06/2001) (Cass. 20 febbraio 2008 n. 4327).

riproduzione riservata
Articolo: Servitù di passaggio e relative problematiche
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Servitù di passaggio e relative problematiche: Commenti e opinioni


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  • Eddy2
    Eddy2
    Domenica 6 Ottobre 2019, alle ore 11:54
    Stò passando, da oltre trent'anni sul fondo di un vicino per recarmi nel mio fondo intercluso su accordi presi con i proprietari dell'epoca.
    Ora essendo deceduti detti proprietari il terreno è stato venduto.
    Il nuovo proprietario pretende il pagamento del passaggio asserendo che l'usucapione cessa con il cambio di proprietà.
    Ha ragione o ha torto?
    rispondi al commento
  • Mary_tv
    Mary_tv
    Martedì 1 Ottobre 2019, alle ore 17:09
    Buongiorno, sul terreno dei miei genitori insiste una servitù di passaggio per i proprietari del fondo confinante che risulta intercluso. Tale strada di passaggio è metà sul terreno dei miei e metà sul terreno vicino, di un terzo proprietario. Ora i proprietari del fondo dominante pensavano di asfaltare la stradina, che attualmente è in ghiaia, premettendo che ai miei potrebbe anche stare bene, ma lo hanno saputo da terzi, chiedo: possono asfaltare la servitù senza permesso e senza avvisare i proprietari del fondo servente? Grazie 
    rispondi al commento
    • Lucag1979
      Lucag1979 Mary_tv
      5 giorni fa
      Dubito che senza il consenso dei tuoi possano eseguire un'opera del genere, a meno che non sia in grado di dimostrare che l'asfaltatura è necessariamente connessa all'uso della servitù. Forse conviene che, nei modi più opportuni al caso, glielo si faccia notare.
      rispondi al commento
  • Scaran
    Scaran
    Martedì 1 Ottobre 2019, alle ore 09:25
    Interessante
    rispondi al commento
  • Simone4
    Simone4
    Giovedì 12 Settembre 2019, alle ore 11:43
    Sul mio terreno esiste una servitù di fatto destinata ad un paio di fondi agricoli.
    Ciò che vorrei chiarire è se tale servitù può essere utilizzata anche per scopi non attinenti all'utilizzo agricolo dei fondi dominanti, in particolare per uso venatorio (nei periodi di inutilizzo agricolo, i proprietari dei fondi dominanti accedono a questi per mezzo della mia proprietà portando con sè anche altre persone ed animali per praticare la caccia).
    rispondi al commento
    • Lucag1979
      Lucag1979 Simone4
      Giovedì 26 Settembre 2019, alle ore 18:41
      No, la servitù è a vantaggio del fondo, per l'uso del fondo, non a vantaggio del propriietario del fondo dominante, per altre sue comodità.
      rispondi al commento
  • Venividi
    Venividi
    Mercoledì 24 Luglio 2019, alle ore 19:59
    Scusate, Mi sono spiegata male prima.
    Per ridurre il testo in più ho tralasciato un'informazione importante.
    il cortile è privato, di mia proprietà.
    Sullo stesso si affacciano le portefinestre e le finestrenon protette dei tre piani della mia casa. .
    rispondi al commento
    • Lucag1979
      Lucag1979 Venividi
      Martedì 30 Luglio 2019, alle ore 11:37
      Ok, resta quanto detto: la servitù serve solo per passare: allora i vicini non possono affacciarsi se quella esistente è solo una luce. per le chiavi: il cambio di proprietà non muta l'esercizio del diritto, ma potete sicuramente pretendere informazioni. Sul come: va valutato in concreto. Magari con una lettera impersonale agli eredi presso l'ultimo domicilio della deceduta.
      rispondi al commento
      • Venividi
        Venividi Lucag1979
        Martedì 30 Luglio 2019, alle ore 11:52
        La ringrazio.- Fatto sta che chiunque abiterà in questo appartamento (sia per acquisto sia per affitto) godendo di questa servitù di passaggio nel mio cortile privato - sul quale si affacciano senza protezioni finestre e portefinestre - sarà in grado di entrarmi in casa in qualsiasi momento del giorno e della notte, e non solo questa persona, ma chi ne riceve/prende la chiave per una ragione o per l'altra, vorrei sapere se sono obbligata a dare la chiave oppure se posso trattenerla e fare entrare solo quando me la chiedono.  Appena posso, chiederò a un avvocato.
        rispondi al commento
  • Venividi
    Venividi
    Mercoledì 24 Luglio 2019, alle ore 19:09
    Ho acquistato un immobile di tre piani con cortile privato con accesso carraio e tramite il cancello del cortile sul quale si affacciano le stanze.
    La mia proprietà è gravata da una servitù di passaggio per la cantina di un appartamento sito in un immobile adiacente.
    La proprietaria del fondo dominante ha preteso e ottenuto la chiave del cancello per recarsi in cantina un paio di volte all’anno per la sua caldaia.
    Adesso questa signora è improvvisamente deceduta e non sappiamo ancora chi ha ereditato l’appartamento (lontani cugini o la Chiesa).
    Fatto sta che siamo preoccupati: chi ha la chiave del cancello può entrare tranquillamente a casa nostra a qualsiasi ora del giorno e della notte.
    Vorrei sapere se: sono obbligata a dare la mia chiave ai nuovi inquilini e se posso oppormi a che - come recentemente ha preso a fare signora - si affaccino sul mio cortile e ci osservino da una finestra che, a mio parere dovrebbe essere usata solo per l’aria e la luce.
    Cosa posso fare?
    rispondi al commento
    • Lucag1979
      Lucag1979 Venividi
      Martedì 30 Luglio 2019, alle ore 11:35
      Non mi è ben chiaro lo stato dei luoghi, ma puoi certamentre agire affinché la servitù sia utilizzato solamente per gli scopi per i quali è stata costituita.
      rispondi al commento
      • Venividi
        Venividi Lucag1979
        Martedì 30 Luglio 2019, alle ore 12:07
        La ringrazio anche questa risposta. In origine la proprietà era una sola. Il padre di famiglia, a seguito del divorzio, aveva lasciato la parte in cui abito alla moglie. In origine, l' ho scoperto recentemente, la parte del fondo dominante aveva una scala che andava direttamente in cantina, ma ha ristrutturato, l'ha fatta chiudere e ha costruito questa scomoda servitù. Inoltre, l'affaccio è tramite due finestre che avrebbero dovuto essere per aria e luce ma che la proprietaria deceduta negfli ultimi anni usava per guardare da noi (ha altre cinque finestre sulla strada).  Grazie ancora
        rispondi al commento
  • Danyc77
    Danyc77
    Venerdì 5 Luglio 2019, alle ore 16:31
    Vorrei un chiarimento che mi aiuti a capire come poter approfondire meglio, l'esistenza o meno agli atti, di una servitù di passaggio costituita per occlusione di del fondo dominante, ma che ad oggi non è invece più occlusa.
    Nel corso dei decenni sono mutate numerosi aspetti che vorrei far valere per la decadenza della servitù:
    1) Il fondo NON è più intercluso ma sbocca su via pubblica.
    2) Ci impedisce di recintare le pertinenze/giardino del ns immobile
    3) Ci impedisce di proteggere l'immobile da potenziali ingressi non autorizzati.
    Anche il comune di residenza, recentemente, ha variato il numero civico del vicino assegnandolo proprio sulla via pubblica in virtù dei servizi di cui esso gode: dal servizio postale, alla raccolta differenziata, per sicurezza in caso di indicazioni per ambulanza.Vorrei poter disporre anch'io di tale documentazione per approfondire il tema nel suo insieme, a chi mi posso rivolgere??
    rispondi al commento
    • Lucag1979
      Lucag1979 Danyc77
      Giovedì 11 Luglio 2019, alle ore 17:36
      Conservatoria, in primis. Se non hai dimestichezza, fatti aiutare da un avvocato immobiliarista, ovvero da un Notaio.
      rispondi al commento
  • Paolo9
    Paolo9
    Martedì 2 Luglio 2019, alle ore 16:36
    Chi ha una servitù di passaggio deve contribuire al pagamento del Passo Carraio che sta pagando il proprietario della strada verso il Comune?
    Ci sono sentenze in merito?
    rispondi al commento
    • Lucag1979
      Lucag1979 Paolo9
      Giovedì 11 Luglio 2019, alle ore 17:35
      Non ci sono sentenze in merito, che io sappia. Non credo che debba contribuire, quella è una tassa che colpisce la proprietà del passo. Almeno, secondo me. E' il classico caso incerto.
      rispondi al commento
  • Socale
    Socale
    Martedì 4 Giugno 2019, alle ore 11:55
    Ho da poco acquistato un immobile dal Tribunale, nella perizia risulta solo una servitù di passaggio per un pozzo al fine di irrigazione a carico del vicino (soggetto A) di casa il quale non ha alcun interesse in questa servitù.
    Il problema è dato da un familiare (soggetto B) dell'ex proprietario il quale ha un appezzamento di terreno di circa 1 m x 4 m dietro al fabbricato al confine tra me e il vicino soggetto A, acquistato a suo tempo dal vicino (A), oggi B tramite avvocato enuncia che lui ha e aveva la servitù di passaggio e la quale è stata anche scritta nella perizia del tribunale, cosa non vera data che l'unica servitù presente è a carico del soggetto A per il pozzo, e invitandomi dargli le chiavi del cancello cosi da potere entrare.
    Dato che non esiste servitù per B e dato che B a acquistato da A e il lotto si trova al confine delle due unità e le due unita, convergono sulla stessa strada e sono divise a meta, B nn dovrebbe/potreb dare la servitù ad A?
    rispondi al commento
    • Lucag1979
      Lucag1979 Socale
      Giovedì 11 Luglio 2019, alle ore 17:32
      Come poterti aiutare senza lettura delle carte? Se un avvocato afferma una cosa, magari sbagliando, per dirglielo, dobbiamo avere i documenti, ma sarebbe bene che la risposta gliela facessi dare un altro avvocato, perché se quello insiste nei suoi intenti, per farlo desistere c'è necessità di una causa (così azione negatoria servitutis).
      rispondi al commento
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marcomax64 31 Marzo 2017 ore 19:25 1
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Nel mio condominio costituito i posti auto del garage sottostante la palazzina, in  non sono assegnati ai singoli condomini ma sono di proprietà ed uso comune con...
elisabettapazzini 26 Maggio 2014 ore 11:52 1