Recupero, manutenzione e restauro dei pavimenti alla veneziana

NEWS DI Restauro edile07 Dicembre 2017 ore 15:39
Gli antichi pavimenti alla veneziana sono una testimonianza preziosa di una cultura costruttiva ormai perduta e perciò vanno accuratamente tutelati e restaurati

Pavimenti alla veneziana: perché restaurarli


I pavimenti alla veneziana, o terrazzi secondo il nome tradizionale, sono pavimenti monolitici in battuto di cocciopesto e ciottoli di marmo colorato di grandissimo fascino, resistenza e bellezza, eseguiti secondo una tecnica assai laboriosa frutto di secoli di sperimentazioni.


Pavimento alla veneziana prima del restauro, by Luca Mezzini

Pavimento alla veneziana prima del restauro, by Luca Mezzini

Pavimento alla veneziana prima del restauro, by Luca Mezzini
Pavimento alla veneziana dopo il restauro, by Luca Mezzini

Pavimento alla veneziana dopo il restauro, by Luca Mezzini

Pavimento alla veneziana dopo il restauro, by Luca Mezzini
Terrazzo alla veneziana prima del restauro, by Luca Mezzini

Terrazzo alla veneziana prima del restauro, by Luca Mezzini

Terrazzo alla veneziana prima del restauro, by Luca Mezzini
Terrazzo alla veneziana dopo il restauro, by Luca Mezzini

Terrazzo alla veneziana dopo il restauro, by Luca Mezzini

Terrazzo alla veneziana dopo il restauro, by Luca Mezzini
Pavimento alla veneziana prima del restauro, azienda Luca Mezzini

Pavimento alla veneziana prima del restauro, azienda Luca Mezzini

Pavimento alla veneziana prima del restauro, azienda Luca Mezzini
Pavimento alla veneziana dopo il restauro, azienda Luca Mezzini

Pavimento alla veneziana dopo il restauro, azienda Luca Mezzini

Pavimento alla veneziana dopo il restauro, azienda Luca Mezzini

Fin dal Rinascimento tipici di chiese, palazzi gentilizi, case signorili, portici e androni, si caratterizzano spesso per le raffinate decorazioni geometriche o di ispirazione vegetale in delicati colori pastello. Robusti ma assai delicati, vanno quindi salvati, conservati e restaurati come testimonianza preziosa di una cultura costruttiva che rischia di scomparire.


Pavimenti alla veneziana: fattori di rischio e tipologie di degrado


Molti sono infatti i fattori di rischio per un pavimento alla veneziana, che si traducono quasi sempre in forme di degrado caratteristiche e facilmente riconoscibili.

Pavimento alla veneziana con lesione, di 2A Eco
Ecco di seguito le più comuni.

- Presenza di vegetazione infestante come erba, arbusti o cespugli e/o di patine biologiche di muffe, funghi, alghe, muschi o licheni: si verifica soprattutto nelle pavimentazioni esterne o in edifici abbandonati in seguito al crollo delle copertura o all'asportazione dei serramenti.

- Lesioni e fessurazioni dovute al cedimento del terreno (nel caso di ambienti esterni o al piano terra), del riempimento della volta o alla naturale inflessione della trave maestra di un solaio in legno. Anche se infatti un terrazzo possiede una certa flessibilità naturale, abbassamenti eccessivi o repentini producono la formazione di lesioni come assestamento alla nuova situazione.

Pavimento alla veneziana con erosione da calpestio
- Erosione per calpestio, tipica di spazi molto frequentati come portici, chiese o edifici pubblici: nei casi più gravi il degrado da usura produce veri e propri solchi e compromettere la leggibilità della decorazione, ma costituisce anche un documento prezioso sulla distribuzione interna originaria, la disposizione degli arredi e i modi d'uso dell'edificio.

Pavimento alla veneziana con grave distacco di parti
- Distacchi e perdita di parti, riguardanti soprattutto i ciottoli di marmo: si verifica dopo una prolungata esposizione agli agenti atmosferici, in particolare ai cicli di gelo e disgelo, oppure come naturale evoluzione di una grave erosione da calpestio. Provoca estese lacune ed è molto difficile porvi rimedio.

- Formazione di piccole lacune allungate in corrispondenza delle sconnessure nel tavolato di un solaio, attraverso cui cade il materiale ormai decoeso degli strati preparatori, con conseguenti cedimenti localizzati della superficie pavimentale.


Manutenzione di un pavimento alla veneziana


Ma è davvero possibile recuperare un pavimento degradato? Se si interviene correttamente la risposta è quasi sempre positiva.

Per prima cosa è necessario un rilievo molto accurato della geometria del pavimento, della decorazione, dei materiali e ovviamente delle tipologie di degrado e dello stato di conservazione generale.

Occorre quindi rivolgersi a un'azienda qualificata come la Asin Erminio la 2A Eco o Luca Mezzini pavimenti perché il recupero di questi pavimenti dev'essere eseguito da mano d'opera esperta, normalmente restauratori o terrazzieri, cioè gli artigiani specializzati nella realizzazione dei pavimenti alla veneziana.

La prima fase consiste nella rimozione dell'eventuale vegetazione infestante e delle patine biologiche. Successivamente si raccolgono e accantonano tutte le parti distaccate o pericolanti per il successivo riutilizzo.

Si passa quindi alla pulitura preliminare, fondamentale per eliminare ogni traccia degli eventuali trattamenti biocidi, macchie e qualsiasi deposito superficiale di polvere, detriti, rifiuti e guano di uccelli. Vari i possibili metodi: spazzatura con scope di saggina, pulizia con aspirapolveri o getti d'aria, lavaggio con acqua e/o impacchi di detergenti specifici in presenza di macchie particolarmente tenaci di olio, nafta, colla, ruggine o vernice.

Pavimento alla veneziana con lacune, by Asin Erminio
A questo punto comincia il vero e proprio restauro mediante l'asportazione controllata delle integrazioni incongrue in piastrelle o malta cementizia e la demolizione delle zone irrecuperabili: è un'operazione da compiere manualmente con particolare cautela per non danneggiare la pavimentazione ancora integra. Queste porzioni vanno infatti rimosse per numerosi motivi: le integrazioni incongrue compromettono la leggibilità della decorazione ed essendo più rigide e resistenti dei materiali originali tendono ad aggravare le lesioni.

Le porzioni molto degradate costituiscono invece una via preferenziale per l’aggravamento del degrado e soprattutto la proliferazione della vegetazione infestante.

Un'altra fase fondamentale riguarda la stuccatura delle lesioni, da compiere con materiali compatibili con quelli originari. Nei pavimenti antichi occorre dunque evitare il cemento e scegliere malte di cocciopesto o di calce idraulica naturale.
Anche il colore del materiale di riempimento dev'essere identico a quello del sottofondo per minimizzare l’impatto estetico delle stuccature.

La malta può essere pigmentata con polvere di marmi colorati come inerti o aggiungendo dei colori da affresco, generalmente ossidi e terre naturali. Si consiglia anche di eseguire alcune prove preliminari in zone nascoste o su un vecchio mattone, lasciando asciugare completamente per valutare il risultato finale.

Il restauro di un pavimento alla veneziana, di Asin Erminio
Un'ottima alternativa a questo sistema è il metodo tradizionale veneziano per la manutenzione dei vecchi terrazzi, che prevede il riempimento completo di fori, lesioni e piccole cavità con lo stucco a olio, una pasta di gesso da sarti (solfato di calcio idrato), olio di lino cotto ed eventuali pigmenti. L'operazione risulta facilitata dalla consistenza dell’impasto, malleabile ma non liquido.

Subito dopo l’applicazione la stuccatura viene spolverata con polvere di gesso e strofinata per far assorbire l’olio in eccesso ed evitare la formazione di avvallamenti. Si lascia quindi riposare per un paio di giorni e si strofina la superficie con una pietra pomice, della carta vetrata o una lima per rimuovere il materiale in eccesso. Si applica infine dell'olio di lino crudo per facilitare la presa definitiva e l'indurimento dell'integrazione.

Il trattamento delle lacune più estese è invece assai più complesso e può essere affrontato in vari modi.

Se la decorazione è ricostruibile con sicurezza o il pavimento non è decorato, si possono risarcire le lacune con la normale tecnica di lavorazione di un terrazzo alla veneziana, magari differenziando le integrazioni con sottili listelli metallici o ciottoli di marmo con dimensioni leggermente diverse di quelli originali.

Demolizione delle zone ammalorate in pavimento alla veneziana, realizzazione Luca Mezzini
Se invece questo non è possibile, come avviene purtroppo frequentemente nel caso di stemmi araldici o elementi figurativi, si possono ricostruire le porzioni perdute con un semplice battuto di calce o di cocciopesto nel colore dominante del pavimentazione originale o delle fughe tra i ciottoli di marmo.

Una superficie pavimentale molto erosa va inoltre consolidata, soprattutto in corrispondenza dei punti più consumati dal calpestio prolungato, mediante l'applicazione di appositi prodotti consolidanti, ad esempio a base di resina in dispersione acquosa.

Tali prodotti devono possedere precise caratteristiche:
- essere reversibili, cioè eliminabili con solventi specifici anche dopo l'essicazione;
- avere una grande resistenza all'usura e alle intemperie (in particolare ai cicli di gelo e disgelo);
- non ingiallire con l'esposizione ai raggi ultravioletti;
- essere permeabili al vapore acqueo per evitare la formazione di efflorescenze e sub-efflorescenze saline;
- avere una perfetta trasparenza.

L'applicazione può avvenire a iniezione nel caso di piccole cavillature o soluzioni di continuità molto ben localizzate, a rullo o a pennello fino a rifiuto, cioè a completa impregnazione dell'intero spessore.

Integrazione delle lacune di un pavimento alla veneziana, by Luca Mezzini
A questo punto si può levigare la superficie, agendo con molta prudenza per conservarne l'aspetto vissuto e non asportare materiale.

Si passa quindi al lavaggio con acqua per togliere qualsiasi traccia dei trattamenti precedenti e alla lucidatura finale con olio di lino cotto, molto importante per impermeabilizzare adeguatamente la superficie. Anche in questo caso l'applicazione può avvenire a rullo o pennello fino a rifiuto, ma l'olio dev'essere di ottima qualità e completamente privo di scorie per non creare macchie o aloni.

In pavimenti molto erosi, di grande pregio o sottoposti a un notevole calpestio si può infine valutare l’ulteriore stesura di un protettivo, da ripetere periodicamente come operazione di manutenzione ordinaria. Tali prodotti devono avere le stesse caratteristiche dei consolidanti; si deve inoltre evitare il silicone, che crea una patina lucida conferendo alla superficie uno sgradevole effetto bagnato.

riproduzione riservata
Articolo: Restaurare un pavimento alla veneziana
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