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Quando le piastrelle esterne si sollevano con il caldo, la prima cosa da fare è evitare di camminarci sopra e controllare se il problema riguarda una sola zona o una superficie più ampia.
Danni alle piastrelle provocate dal calore - Getty Images
Il distacco può dipendere dalla dilatazione dei materiali, da giunti insufficienti, da un collante non adatto all'esterno o da umidità intrappolata sotto la pavimentazione che, scaldandosi, genera pressione.
Bisogna osservare crepe, fughe rotte, rigonfiamenti e battere leggermente le piastrelle per capire se suonano a vuoto.
Se il fenomeno è esteso, non basta rincollare gli elementi sollevati: serve verificare massetto, pendenze, umidità, giunti e tipo di adesivo usato.
Nei casi più seri, il ripristino corretto passa dalla rimozione della zona compromessa e da una nuova posa con materiali flessibili e giunti adeguati.
Il problema nasce quasi sempre da tensioni che la pavimentazione non riesce più ad assorbire.
In estate le superfici esterne si scaldano molto, soprattutto se esposte a sud o ovest, e i materiali tendono a dilatarsi.
Se le fughe sono troppo strette, i giunti mancano o il massetto non è stato preparato correttamente, questa spinta non trova spazio e può provocare il distacco delle piastrelle.
A complicare la situazione può esserci anche umidità intrappolata sotto il rivestimento: con il calore evapora, aumenta la pressione e solleva gli elementi già indeboliti.
Collanti rigidi, posa non idonea all'esterno e ristagni d'acqua rendono il fenomeno più probabile.
Con l'aumento della temperatura piastrelle, collante e massetto non si comportano tutti allo stesso modo.
Piastrelle esterne sollevate dal caldo: schema esemplificativo - Daniele F. Toscana
Ogni materiale si dilata in misura diversa e se la pavimentazione è vincolata ai bordi o divisa da giunti insufficienti, queste piccole variazioni generano spinte interne.
Il fenomeno diventa più evidente su terrazzi, balconi, cortili e marciapiedi esposti al sole diretto, dove la superficie può raggiungere temperature molto alte.
Anche pochi millimetri di movimento, su una campitura ampia, possono bastare per rompere l'equilibrio della posa.
Per questo i giunti di dilatazione non sono un dettaglio estetico, ma servono a lasciare al pavimento lo spazio necessario per muoversi senza sollevarsi.
Sotto una pavimentazione esterna può restare intrappolata umidità proveniente dal massetto, da infiltrazioni, da ristagni o da una vecchia impermeabilizzazione non più efficiente.
Durante le giornate calde questa umidità tende a trasformarsi in vapore e, se non trova vie di sfogo, esercita una pressione verso l'alto.
Il risultato può essere un distacco progressivo delle piastrelle, spesso anticipato da fughe che si aprono, suoni a vuoto o piccoli rigonfiamenti localizzati.
Il problema è insidioso perché non sempre si vede dall'esterno: la superficie può sembrare integra fino al momento del sollevamento.
Prima di riparare quindi, è importante verificare umidità, drenaggio, pendenze e stato del sottofondo.
In molti casi il sollevamento non dipende solo dal caldo, ma da una posa che non ha previsto correttamente i movimenti della pavimentazione.
Posa della pavimentazione - Getty Images
I giunti di dilatazione e quelli perimetrali servono proprio a compensare le variazioni dimensionali causate da sole, escursioni termiche e umidità.
Se mancano, sono troppo stretti o vengono riempiti con materiali rigidi, le piastrelle finiscono per spingere una contro l'altra fino a staccarsi dal sottofondo.
Anche il collante ha un ruolo chiave visto che un adesivo non idoneo all'esterno, poco flessibile o applicato su un massetto non asciutto può perdere aderenza con il tempo.
Per terrazzi, balconi e pavimenti esposti agli agenti atmosferici servono prodotti deformabili, adatti al formato della piastrella e compatibili con il supporto.
Rincollare senza correggere giunti e posa rischia quindi di far ricomparire il problema.
Prima di rimuovere o rincollare le piastrelle, conviene capire quanto è esteso il distacco.
Il primo controllo è visivo: fughe rotte, crepe, rigonfiamenti e piastrelle fuori quota indicano che la pavimentazione è in tensione.
Pavimentazione esterna apparentemente integra - Getty Images
Poi si può battere delicatamente la superficie con il manico di un attrezzo: un suono vuoto segnala una perdita di adesione sotto la piastrella.
Va verificata anche la presenza di ristagni d'acqua, pendenze sbagliate, infiltrazioni e umidità nel massetto.
Nei casi più complessi possono servire strumenti tecnici, come igrometro o termocamera, per individuare distacchi non visibili.
Solo dopo questi controlli si può decidere se intervenire su una zona limitata o rifare una parte più ampia del pavimento.
Quando le piastrelle esterne sono già sollevate, l'intervento provvisorio serve soprattutto a mettere in sicurezza l'area e a limitare nuovi distacchi.
La zona va isolata, evitando il passaggio di persone e carichi, perché gli elementi possono rompersi o muoversi all'improvviso.
Se il problema sembra legato al calore e al vapore intrappolato, un tecnico può valutare piccoli punti di sfiato nelle fughe per ridurre la pressione sotto la pavimentazione.
Le piastrelle ormai distaccate possono essere rimosse con cautela, senza forzarle, in attesa del ripristino definitivo.
Può aiutare anche ombreggiare temporaneamente la superficie nelle ore più calde.
Sono però soluzioni tampone: se non si correggono causa del distacco, giunti, adesivo, umidità o sottofondo, il problema tende a ripresentarsi.
La riparazione di una singola zona può bastare se il distacco è limitato, il massetto è stabile e le piastrelle vicine non suonano a vuoto.
Pavimentazione esterna danneggiata - Getty Images
In questo caso si rimuovono gli elementi sollevati, si pulisce il vecchio collante, si controlla l'umidità del sottofondo e si procede con una nuova posa usando adesivi adatti all'esterno.
Il rifacimento diventa invece necessario se il problema interessa più punti, se le fughe sono saltate in modo diffuso, se mancano i giunti di dilatazione o se il massetto presenta crepe, ristagni e perdita di adesione.
Rincollare solo le piastrelle visibili, senza correggere la causa, rischia di spostare il problema nelle zone vicine alla prima ondata di caldo.
La prevenzione parte da una posa progettata per l'esterno, non da un semplice incollaggio delle piastrelle.
Servono un massetto stabile, asciutto e con pendenze corrette, adesivi deformabili adatti agli sbalzi termici, fughe regolari e giunti di dilatazione ben distribuiti.
Tenda da sole prima di ristrutturare casa - Getty Images
Nei terrazzi, nei balconi e nei cortili molto esposti al sole è utile scegliere piastrelle chiare, antiscivolo e poco assorbenti, perché accumulano meno calore rispetto alle superfici scure.
Anche le coperture solari possono aiutare: tende da sole, pergole, vele ombreggianti o schermature leggere riducono l'irraggiamento diretto e limitano le escursioni termiche sulla pavimentazione.
Infine, fughe e giunti vanno controllati periodicamente, perché sigillanti induriti, crepe e ristagni d'acqua aumentano il rischio di nuovi sollevamenti.
La prima cosa da evitare è camminare sulle piastrelle sollevate o appoggiarci sopra pesi, vasi e arredi, perché potrebbero rompersi o staccarsi del tutto.
Non conviene nemmeno rincollare subito gli elementi visibilmente sollevati senza capire la causa del distacco: se sotto ci sono umidità, giunti assenti, massetto instabile o collante inadatto, il problema tornerà.
Meglio evitare anche interventi improvvisati con silicone, cemento rapido o colle generiche, che possono irrigidire ancora di più la pavimentazione e peggiorare le tensioni.
Un altro errore è chiudere fughe e crepe senza lasciare spazio ai movimenti termici.
Infine, non bisogna sottovalutare le piastrelle che suonano a vuoto nelle zone vicine: spesso il sollevamento visibile è solo la parte più evidente di un distacco più esteso.
Se la pavimentazione esterna viene realizzata ex novo, la scelta dei materiali è fondamentale per ridurre il rischio di futuri sollevamenti dovuti al caldo.
Pavimento in gres - Getty Images
Il gres porcellanato è fuor di dubbio una delle soluzioni più affidabili, perché assorbe poca acqua, resiste al gelo e sopporta bene usura e sbalzi termici.
Nei terrazzi e nei cortili molto esposti al sole conviene preferire colori chiari o finiture che accumulano meno calore.
Altrettanto importante è il sistema di posa: il collante deve essere deformabile e idoneo per esterni, come gli adesivi cementizi migliorati di classe C2 con deformabilità S1 o S2.
Le fughe devono essere regolari e i giunti di dilatazione sigillati con materiali elastici.
Anche il massetto conta: deve essere stabile, asciutto, ben stagionato e progettato con pendenze corrette, per evitare ristagni e tensioni sotto le piastrelle.
Non tutte le pavimentazioni esterne reagiscono allo stesso modo al caldo.
Le piastrelle incollate su massetto formano un sistema più rigido e se giunti, collante e sottofondo non sono corretti, possono accumulare tensioni fino al distacco.
Pavimentazione autobloccante - Getty Images
Le pavimentazioni autobloccanti invece, sono meno esposte a questo tipo di sollevamento perché non vengono incollate.
Poggiano su uno strato di sabbia o graniglia e mantengono fughe che permettono piccoli movimenti.
Anche la posa a secco su supporti, usata spesso per terrazzi con lastre spessorate, può ridurre alcune tensioni perché separa il rivestimento dal sottofondo.
Questo non significa che siano soluzioni prive di rischi perché autobloccanti e lastre flottanti richiedono comunque drenaggio, pendenze corrette, contenimenti laterali e sottofondi stabili per evitare cedimenti, avvallamenti o movimenti localizzati.
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