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Un pergolato può sembrare una costruzione semplice: quattro pilastri, alcune travi e una copertura leggera.
Nella pratica, però, deve resistere al vento, alla pioggia, agli eventuali accumuli di neve e al peso di tende, illuminazione o piante rampicanti.
La scelta tra pergolato autoportante e pergola addossata cambia anche il modo in cui la struttura scarica queste forze.
Nel primo caso tutto il peso viene trasferito ai pilastri e alle fondazioni.
Nel secondo, una parte della struttura viene collegata all’edificio, quindi la qualità della parete e degli ancoraggi diventa determinante.
La combinazione tra pergolato autoportante e tende laterali permette di sfruttare meglio terrazzi e giardini in ogni stagione - Pergolandia
In entrambi i casi non basta aumentare le dimensioni del legno o aggiungere qualche vite.
Serve un sistema coerente, dal tetto fino al terreno.
Il pergolato autoportante è indipendente dalla casa.
Può essere collocato in mezzo al giardino, vicino alla piscina o sopra una zona pranzo separata dall’abitazione.
Ha almeno quattro pilastri e deve restare stabile senza utilizzare muri o facciate come sostegno.
La pergola addossata, invece, viene collegata alla parete dell’edificio.
Di solito presenta una trave fissata al muro e una fila di pilastri sul lato esterno.
Occupa meno spazio e crea continuità con porte-finestre e terrazzi, ma richiede una verifica seria del supporto.
Una parete con cappotto termico, mattoni forati o rivestimenti non può ricevere gli stessi fissaggi di una muratura piena o di una struttura in cemento armato.
L’ancoraggio deve raggiungere la parte resistente senza schiacciare l’isolamento o favorire infiltrazioni.
Il progetto deve partire dall’uso reale.
Una struttura per ombreggiare due sdraio ha esigenze diverse da un pergolato destinato a coprire tavolo, cucina esterna e zona relax.
Bisogna considerare anche gli ingombri dei pilastri e dei controventi.
Un tavolo da otto persone può entrare sulla carta, ma lasciare passaggi troppo stretti quando si aggiungono sedie, montanti e tende laterali.
Un pergolato in legno ben progettato valorizza ingressi, percorsi pedonali e aree dedicate all'accoglienza - Pergolandia
La copertura modifica molto il comportamento del pergolato:
Queste differenze incidono su travi, pilastri, staffe e fondazioni.
Non è prudente progettare una struttura aperta e chiuderla qualche anno dopo senza nuove verifiche.
Il nome commerciale non stabilisce da solo quale pratica edilizia serva.
Dimensioni, copertura, permanenza, fondazioni e chiusure laterali possono cambiare l’inquadramento dell’opera.
Una struttura leggera e realmente aperta non coincide necessariamente con un manufatto dotato di copertura impermeabile fissa, plinti importanti e pannelli laterali.
Anche regolamenti comunali, distanze dai confini e vincoli paesaggistici possono modificare la situazione.
Prima di acquistare il materiale conviene quindi confrontarsi con l’ufficio tecnico comunale oppure con un professionista.
La verifica fatta dopo il montaggio può portare a modifiche costose, soprattutto quando plinti e pavimentazioni sono già conclusi.
Il punto più comodo non è sempre quello migliore.
Prima dello scavo vanno controllati pendenza, ristagni, sottoservizi, alberi e direzione prevalente del vento.
Un pergolato collocato nella parte più bassa del giardino può avere piedi e staffe spesso bagnati.
Se si trova vicino a un grande albero, le radici possono interferire con i plinti e i rami possono cadere o sfregare sulla copertura.
Anche la vicinanza agli impianti va verificata. Sotto il prato possono passare:
Dopo aver eseguito i plinti, spostare un tubo o rendere accessibile un pozzetto diventa molto più complicato.
Per questo il tracciamento va fatto prima di scavare.
I plinti isolati sono frequenti nei pergolati in legno.
Ogni pilastro viene collegato a un blocco di calcestruzzo mediante una staffa.
Le dimensioni del plinto, però, non possono essere scelte con una misura valida per tutti.
Contano altezza, interasse dei pilastri, tipo di copertura, esposizione al vento e consistenza del terreno.
Una fondazione capace di sostenere il peso verticale potrebbe non riuscire a contrastare il sollevamento prodotto da una raffica.
Il terreno vegetale superficiale non offre un appoggio affidabile.
È ricco di materiale organico, cambia volume e può comprimersi.
Nei giardini realizzati sopra riporti recenti, vecchi scavi o riempimenti, il rischio di cedimenti differenti tra i pilastri è maggiore.
Se un solo montante si abbassa, la struttura perde la squadra.
Le travi lavorano male, la copertura cambia pendenza e i collegamenti ricevono forze che non erano previste.
Una platea in calcestruzzo può essere utile quando si realizza anche una nuova pavimentazione, ma deve essere pensata come base strutturale.
Una normale soletta da esterno non è automaticamente adatta a trattenere un pergolato.
Piastrelle e massetto non sono elementi ai quali affidare gli ancoraggi.
Le barre devono raggiungere il calcestruzzo resistente, rispettando profondità e distanza dai bordi.
Se la soletta è sottile o poggia su un sottofondo non compatto, il vento può sollevarla o fessurarla insieme ai pilastri.
Lo stesso vale per autobloccanti e lastre da giardino.
Possono formare una buona superficie di calpestio, ma non sostituiscono i plinti.
Il piede è il punto più delicato di un pergolato in legno.
Un pilastro inserito direttamente nel terreno o inglobato nel calcestruzzo resta a lungo umido, soprattutto nella fascia in cui si alternano bagnatura e asciugatura.
È preferibile utilizzare staffe che tengano il montante sollevato dal piano.
Lo spazio sotto il legno deve restare libero e ventilato.
Riempirlo in seguito con malta o silicone elimina proprio il distacco necessario all’asciugatura.
La staffa non serve soltanto a tenere il pilastro sollevato.
Deve trasferire:
La progettazione di un pergolato autoportante può includere tende verticali per aumentare privacy e comfort negli spazi outdoor - Corradi
Un supporto regolabile comodo per mettere in quota non è sempre abbastanza rigido per garantire la stabilità dell’intera struttura.
Quattro pilastri e quattro travi non formano automaticamente un telaio stabile.
Senza controventi, un pergolato può deformarsi lateralmente come un parallelogramma.
I saettoni diagonali in legno sono una soluzione chiara e semplice.
Devono però avere dimensioni e collegamenti adeguati.
Piccoli elementi decorativi negli angoli offrono un contributo limitato.
Quando si desiderano linee pulite senza diagonali visibili, i nodi tra travi e pilastri devono diventare più rigidi.
Questo richiede piastre, viti strutturali o collegamenti nascosti studiati per trasmettere le forze.
Eliminare i controventi senza cambiare il nodo rende la struttura più esposta ai movimenti.
Durante il montaggio i pilastri devono inoltre essere puntellati.
Prima di completare travi e irrigidimenti, possono ribaltarsi anche con una spinta modesta.
Il legno massiccio è adatto a molte strutture di dimensioni contenute, purché sia classificato per uso strutturale.
Il legno lamellare offre elementi più regolari e permette di coprire luci maggiori, ma non è immune dall’umidità.
Nodi, estremità e superfici orizzontali vanno protetti in entrambi i casi.
La scelta non dovrebbe dipendere soltanto dal colore o dall’aspetto del materiale.
Da metà progetto può essere utile confrontare sistemi e componenti proposti da imprese italiane del settore.
Corradi, per esempio, propone pergole addossate e autoportanti con diverse tipologie di copertura.
Un'altra azienda che vale la pena citare è Pergolandia S.n.c. Di Magazzu' Domenico Maurizio & C..
Il confronto serve soprattutto a capire quanto cambino sezioni, accessori e sistemi di scarico tra strutture apparentemente simili.
Nessun prodotto, comunque, elimina la necessità di verificare terreno, ancoraggi e carichi.
Una buona finitura non basta se l’acqua resta intrappolata.
La durata dipende molto dalla geometria.
Le superfici superiori dovrebbero essere inclinate o protette.
Le teste delle travi possono ricevere cappellotti o scossaline, purché non blocchino la ventilazione.
Gli incastri devono evitare tasche nelle quali si fermano pioggia, foglie e polvere.
Anche la fibratura di testa richiede attenzione perché assorbe acqua più rapidamente.
Tagli e fori eseguiti durante la posa devono ricevere il trattamento previsto, soprattutto se il legno era già impregnato.
La vernice va considerata una protezione periodica, non una barriera capace di correggere ristagni e dettagli sbagliati.
A mio parere, la pergola addossata conviene quando serve creare continuità con il soggiorno o la cucina e la parete offre un supporto realmente verificabile.
Non la sceglierei su una facciata con cappotto senza un sistema di fissaggio studiato, né quando la copertura potrebbe scaricare acqua verso porte e finestre.
Prima di installare un pergolato autoportante è importante valutare esposizione al sole, spazio disponibile e fondazioni - Corradi
Il pergolato autoportante è più flessibile nella posizione, ma non è necessariamente più semplice.
Richiede quattro o più fondazioni e deve contrastare il vento senza l’aiuto dell’edificio.
Va evitato il fai da te improvvisato quando la struttura è alta, molto aperta ai lati o dotata di telo impermeabile.
Nella pratica, molti problemi non nascono dal legno troppo sottile, ma dai plinti insufficienti, dalle staffe deboli e dall’aggiunta successiva di coperture pesanti.
Spendere di più sulle sezioni e risparmiare sui collegamenti non porta a un pergolato migliore.
Gli errori più frequenti coinvolgono parti che, una volta terminato il lavoro, diventano difficili da vedere.
Questi difetti possono restare nascosti durante la prima stagione.
Emergono con raffiche, piogge prolungate, movimenti della copertura o cedimenti del terreno.
Il pergolato va osservato almeno una volta l’anno e dopo eventi atmosferici intensi.
Bisogna controllare verticalità dei pilastri, stato delle staffe, eventuali movimenti, serraggio visibile e condizioni del legno vicino alle basi.
Fessure leggere non indicano sempre un problema.
Diventano più sospette quando attraversano fori, piastre o collegamenti.
Zone molli, fibre scure e umidità persistente richiedono invece un intervento rapido.
Rispetto a una pergola addossata, il pergolato autoportante offre maggiore libertà nella scelta della posizione - Corradi
Grondaie e scarichi devono restare liberi.
Anche i rampicanti vanno potati, perché una massa vegetale adulta e bagnata pesa molto più di quanto sembri e riduce l’asciugatura delle travi.
Un pergolato ben realizzato nasce da una sequenza precisa.
Prima si definiscono uso, copertura e posizione.
Poi si controllano terreno, autorizzazioni e impianti interrati. Solo dopo si dimensionano fondazioni, pilastri, travi e collegamenti.
La durata non dipende soltanto dalla specie legnosa.
Conta la possibilità di allontanare l’acqua, mantenere il piede asciutto, ispezionare la ferramenta e sostituire gli elementi soggetti a usura.
Una pergola addossata deve dialogare correttamente con la parete e con lo scarico della copertura.
Un pergolato autoportante deve trovare stabilità interamente nei propri pilastri e nelle fondazioni.
In entrambi i casi, il risultato migliore non è la struttura che sembra più pesante, ma quella in cui ogni carico trova un percorso continuo fino al terreno.
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