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Un muro a sacco è una struttura composta da due paramenti esterni in pietra, tra i quali viene lasciata un'intercapedine riempita con materiale incoerente.
Si tratta di una tecnica costruttiva molto diffusa in passato, soprattutto negli edifici storici e nei borghi di campagna, dove si utilizzava ciò che il territorio metteva a disposizione.
Il riempimento, chiamato appunto "sacco", era composto da ciottoli, scaglie di pietra, malta povera e detriti di vario genere.
Muro a sacco - Gemini
Dall'esterno, infatti, la muratura a sacco può sembrare identica a una normale muratura piena.
Per questo motivo è fondamentale saperla riconoscere prima di qualsiasi intervento di ristrutturazione.
La muratura a sacco veniva realizzata con tecniche semplici, tramandate di generazione in generazione.
I muratori costruivano prima i due paramenti, utilizzando pietre sbozzate o ciottoli di fiume, e poi colmavano lo spazio centrale con materiale di scarto.
Il vantaggio era evidente: si risparmiavano pietre di qualità e si accelerava il lavoro.
Lo svantaggio, invece, emergeva col passare dei decenni.
Il nucleo interno, privo di un legante efficace, tende infatti ad assestarsi e a perdere coesione.
Cosa che, soprattutto negli edifici costruiti prima del Novecento, può capitare molto più frequentemente di ciò che si può supporre.
Ciò detto, non tutte le murature antiche sono a sacco.
Riconoscere un muro a sacco a occhio nudo non è semplice, ma esistono alcuni indizi da non sottovalutare.
Il primo riguarda lo spessore del muro: se supera i 50-60 centimetri, è probabile che sia composto da più strati.
Un altro segnale è la presenza di pietre irregolari, disposte senza un ordine preciso e legate da malta scarsa o friabile.
Muro esterno a sacco - Gemini
Anche le pareti rigonfie o con un leggero strapiombo possono indicare uno scollamento tra i paramenti.
Infine, bisogna osservare i giunti di malta: se si sgretolano facilmente al tatto, il nucleo interno potrebbe trovarsi nelle stesse condizioni.
Cosa tutt'altro che rara.
Un metodo molto semplice, utilizzato anche dai tecnici, consiste nel battere leggermente sulla superficie con un martello di gomma.
Il suono ottenuto può essere rivelatore: una muratura piena restituisce un rumore secco e compatto, mentre un paramento staccato dal nucleo produce un suono cupo e vuoto.
Doveroso ricordare come questa prova non abbia valore diagnostico, ma serva soltanto a orientare i successivi controlli.
Per avere conferme concrete, infatti, sarà necessario ricorrere ad indagini più approfondite.
Un'ispezione visiva ravvicinata, magari in corrispondenza di un'apertura o di una vecchia nicchia, permette di osservare direttamente la sezione del muro.
Quando i sospetti aumentano, si può procedere con un carotaggio, ovvero il prelievo di un cilindro di materiale dalla parete.
Esso permette di vedere direttamente la composizione dei vari strati e di capire se il nucleo è compatto oppure ricco di vuoti.
In alternativa si può optare per un'endoscopia, che prevede l'inserimento di una piccola telecamera all'interno di un foro di pochi centimetri.
Endoscopia su muro a sacco - Gemini
Si tratta di un metodo poco invasivo, adatto soprattutto agli edifici di pregio.
Esistono inoltre le prove soniche e i rilievi con martinetti piatti, che misurano la rigidezza e lo stato di sollecitazione.
Le crepe, in una muratura a sacco, raccontano molto più di ciò che si può pensare.
Quelle verticali e passanti, che attraversano il muro da parte a parte, sono tra le più preoccupanti.
Allo stesso modo, le fessure diagonali in corrispondenza di porte e finestre possono segnalare cedimenti localizzati.
Un altro campanello d'allarme è il distacco dell'intonaco, accompagnato da piccoli rigonfiamenti sulla superficie.
Tutto varia, naturalmente, a seconda dell'ampiezza e dell'evoluzione nel tempo del fenomeno.
Per questo è consigliabile monitorare le lesioni con dei fessurimetri, utilizzati anche per i dissesti strutturali, o dei semplici vetrini, così da capire se la situazione è stabile oppure ancora in movimento.
Tra le cause che compromettono la tenuta di un muro a sacco, l'acqua occupa senza dubbio il primo posto.
L'umidità di risalita, ma anche le infiltrazioni da tetti e grondaie, dilava la malta e porta via i materiali più fini del nucleo.
Col tempo si creano dei vuoti interni che indeboliscono la struttura in maniera silenziosa e progressiva.
Umidità su muro a sacco - Gemini
Cosa che, purtroppo, si nota soltanto quando il danno è già avanzato.
Macchie, efflorescenze saline e muffe alla base della parete sono dunque segnali da non trascurare.
Prima di intervenire con il consolidamento, sarà perciò necessario eliminare la fonte dell'acqua.
Non tutti i muri a sacco necessitano di un intervento.
Se la struttura è in buono stato, priva di lesioni significative e non soggetta a nuovi carichi, può continuare a svolgere la sua funzione per molti anni.
Il consolidamento diventa invece necessario in presenza di crepe passanti, rigonfiamenti, vuoti interni o disgregazione della malta.
Lo stesso vale quando si prevedono lavori di ristrutturazione che modificano i carichi, come l'apertura di nuovi varchi o la sopraelevazione.
Anche gli eventi sismici rappresentano un fattore decisivo, poichè la scarsa connessione tra i paramenti rende la muratura molto vulnerabile.
In questi casi, attendere significa rischiare.
Una delle tecniche più utilizzate è l'iniezione di malte fluide all'interno del nucleo.
Si eseguono dei piccoli fori nella parete, nei quali viene immessa una miscela a base di calce idraulica naturale.
Essa va a riempire i vuoti e a legare nuovamente il materiale incoerente, restituendo compattezza al muro.
La scelta della miscela è fondamentale: deve essere compatibile con i materiali originari, per evitare reazioni dannose.
Per questo motivo, nei contesti storici, si preferiscono leganti a base di calce rispetto al cemento.
Il cemento, infatti, risulta troppo rigido e potrebbe creare ulteriori squilibri.
Una scelta sbagliata è controproducente.
Per collegare i due paramenti si ricorre ai diatoni artificiali, elementi che attraversano il muro da parte a parte.
Possono essere realizzati con barre in acciaio inox, in fibra di vetro o con piccoli tiranti inseriti in fori trasversali.
Una volta posizionati, vengono sigillati con malta o resina compatibile.
Diatoni artificiali su muro a sacco - Gemini
Questa tecnica impedisce che i paramenti si separino sotto l'azione dei carichi o delle scosse sismiche.
Spesso viene abbinata alla tecnica dello scuci e cuci, che consiste nel sostituire progressivamente le porzioni di muratura più ammalorate con materiale nuovo.
Si tratta di un intervento delicato, che va eseguito per fasi.
Quando serve aumentare ulteriormente la resistenza, si può applicare l'intonaco armato su uno o su entrambi i lati della parete.
Esso prevede una rete in acciaio o in fibra, ancorata alla muratura e ricoperta da uno strato di malta.
In alternativa, soprattutto negli edifici vincolati, si utilizzano reti in FRP o sistemi in fibra di basalto, più leggeri e meno invasivi.
Tali soluzioni migliorano la risposta del muro alle sollecitazioni, senza appesantire eccessivamente la struttura.
Il consolidamento, in ogni caso, non deve mai trasformarsi in uno stravolgimento dell'edificio.
L'obiettivo resta quello di conservare ciò che esiste, rendendolo più sicuro.
Davanti a un sospetto muro a sacco, il fai da te è assolutamente sconsigliato.
Sarà infatti fondamentale rivolgersi a un ingegnere strutturista o a un architetto esperto in edifici storici.
Il professionista effettuerà un sopralluogo, programmerà le indagini necessarie e redigerà un progetto di intervento su misura.
Professionista a lavoro su un muro a sacco - Gemini
Questo, poichè ogni edificio ha una sua storia e una sua specificità.
Ricordiamo inoltre che i lavori strutturali richiedono quasi sempre pratiche edilizie e, nei casi previsti, l'autorizzazione della Soprintendenza.
Affidarsi a un tecnico significa proteggere il proprio investimento e, soprattutto, la sicurezza di chi vive la casa.
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