Risanare una muratura dall'umidità con gli intonaci macroporosi

NEWS DI Risanamento umidità06 Dicembre 2015 ore 13:30
L'intonaco ha un ruolo fondamentale nel risanamento di una muratura dall'umidità di risalita, sia nella fase di asciugatura, che nella successiva protezione.

Risanare una parete umida con l'intonaco


Uno dei nemici più temuti dagli edifici, specialmente nel caso di murature portanti, è l'umidità, e in particolare l'umidità di risalita capillare, cioè proveniente dalle fondazioni non adeguatamente impermeabilizzate o costantemente imbevute d'acqua a causa della presenza di falde acquifere superficiali o piccole perdite di fogne e tubazioni.

Muratura con gravi danni da umidità di risalita capillare.
Infatti, in questi casi l'acqua tende a risalire attraverso le murature, soprattutto se in materiali porosi come i mattoni, il tufo o l'arenaria, causando difetti estetici molto evidenti (consistenti in grosse efflorescenze saline simili a fiocchi di cotone o ragnatele di colore biancastro) e gravi danni, come polverizzazione dei giunti di malta, disgregazione della pietra o perfino la perdita quasi integrale dei giunti di malta, con sfaldamento della muratura.

Per evitare tutto questo, è perciò necessario non solo proteggere la muratura con adeguati sistemi, come l'impermeabilizzazione delle fondazioni, la creazione di barriere chimiche all'umidità di risalita o l'elettro-osmosi che inibisce il fenomeno della capillarità, ma soprattutto asportare le efflorescenze saline e asciugare la muratura.

Stratigrafia di un intonaco con rinzaffo costituito da un intonaco macroporoso. Dal sito dell'Azienda Kerakoll.Se per la prima operazione sono particolarmente indicati gli impacchi con polpa di cellulosa e prodotti specifici (o addirittura semplice acqua distillata), l'asciugatura della parete può avvenire naturalmente, cioè semplicemente lasciando la muratura priva di intonaco per un periodo di alcuni mesi.
Questo metodo è particolarmente semplice e molto efficace nei mesi estivi; altra soluzione si realizza applicando appositi intonaci macroporosi che agiscono come una spugna proprio grazie alla loro granulometria particolarmente porosa e grossolana.

Del resto, l'uso di questi intonaci, e più in generale il concetto dell'intonaco come superficie di sacrificio destinata a proteggere le murature dagli agenti atmosferici e ad essere periodicamente sostituita una volta degradata, è nota da molti secoli e variamente consigliata da numerosi trattatisti.


Intonaci deumidificanti tradizionali e compatibili


Uno dei materiali più noti e antichi utilizzato a tale scopo è la malta di cocciopesto, formata da grassello (un composto untuoso e biancastro di acqua e calce aerea dalla consistenza pastosa), sabbia di fiume, lago o cava ben lavata e naturalmente polvere di mattoni o frammenti di terracotta finemente macinati.
Una delle ricette tradizionali prevede ad esempio di mescolare accuratamente una parte in volume di calce, due parti di sabbia di fiume e una di cocciopesto, ottenendo una malta rosa colorata in pasta.

Questo materiale, già utilizzato dagli antichi Romani per l'impermeabilizzazione di vasche, fontane, acquedotti e cisterne, è inoltre consigliato dall'architetto Vitruvio sotto forma di rinzaffo, cioè lo strato di intonaco più grossolano a diretto contatto con il supporto, proprio per la protezione di decorazioni in stucco o ad affresco nel caso di murature particolarmente umide.
Dopo ben duemila anni continua ad assolvere egregiamente alla propria funzione, con minimi perfezionamenti dovuti a secoli di sperimentazione.

Un intonaco a base di malta di cocciopesto appena applicato sulla muratura. Dal sito dell'Azienda Heres.

L'Azienda Heres ha ad esempio ideato due malte specifiche per il risanamento delle murature con danni da umidità proprio a base di cocciopesto che, essendo formate da materiali completamente naturali, risultano perfettamente compatibili (e fortemente consigliate) per l'esecuzione di restauri e interventi su edifici storici.

Il trattamento completo prevede due fasi:

1) Dapprima si applica l'Intonaco di Sacrificio RC-01, formato da cocciopesto di mattoni frantumati, calce idrata fiore e inerte di marmo macinato.
Descritto come un intonaco arcaico, grossolano e magro, da applicare a rinzaffo per uno spessore di 2-4 cm: la sua funzione consiste principalmente nell'estrarre i sali solubili rimasti dopo gli eventuali impacchi e asciugare adeguatamente la muratura.

2) Successivamente, dopo un certo periodo (variabile tra alcuni mesi e un paio d'anni in base alle condizioni ambientali e allo stato di conservazione della muratura), l'intonaco di sacrificio va accuratamente rimosso, e sostituto dalla finitura definitiva.
Questa può essere costituita, ad esempio, dall'Intocaco Risanante RC-04: si tratta di una malta formata da cocciopesto, calce idraulica naturale NHL 3,5 e inerti marmorei con un'appropriata granulometria, che garantiscono un'ottima resistenza e durata nel tempo anche su murature particolarmente soggetti a fenomeni di umidità di risalita capillare e formazione di efflorescenze saline.

Biocalce Tasciugo® a base di calce idraulica naturale e lapilli pozzolanici, prodotta dell'Azienda Kerakoll.In alternativa al cocciopesto si può utilizzare anche la pozzolana, formata da polvere di cenere e lapilli vulcanici, così detta perché originariamente estratta nei Campi Flegrei a Pozzuoli.

Un innovativo prodotto al riguardo è la Biocalce Tasciugo® dell'Azienda KeraKoll, formato da calce idraulica naturale NHL 3.5, lapillo pozzolanico, inerti minerali di adeguata granulometria, zirconia cristallina® (formata da piccole scaglie di basalto-vetroso e ossido di zirconio) e una speciale cera naturale per la formazione, a presa avvenuta, di un micro-film oleoso per la protezione della superficie, concettualmente simile a quanto ottenibile con le tradizionali spalmature di olii o cere.


Intonaci deumidificanti: le regole dell'arte


Pur con le loro caratteristiche particolari, anche gli intonaci macroporosi come tutti gli altri intonaci per un lavoro perfetto vanno realizzati secondo alcune specifiche regole dell'arte.
TUttavi, poichè si tratta di prodotti premiscelati, che per la loro preparazione necessitano solamente dell'aggiunta di acqua, il lavoro risulta notevolmente semplificato.

La prima attenzione da porre consiste proprio nello stabilire la giusta quantità di acqua, quasi sempre chiaramente indicata dal produttore nella scheda tecnica del prodotto: troppa acqua potrebbe infatti indebolire l'intonaco, mentre troppo poca potrebbe viceversa venire interamente assorbita dalla muratura, compromettendo la presa.

Anche la miscelazione dell'impasto è molto importante, perché l'acqua si deve ben amalgamare, formando un composto omogeneo, morbido e pastoso: per un risultato ottimale, si può ad esempio utilizzare una betoniera.

Regolazione dello spessore di un intonaco tramite stagge. Dal sito dell'Azienda Kerakoll.I periodi ottimali per tirare un intonaco vanno da marzo a ottobre.
Se possibile, è dunque consigliabile evitare l'inverno e i mesi più caldi o comunque sospendere il lavoro con temperature inferiori a 5 °C o superiori a 30 °C.

Infatti, temperature troppo basse potrebbero far gelare l'acqua dell'impasto, compromettendone irrimediabilmente il corretto indurimento; mentre, un clima troppo caldo e secco potrebbe provocare un'evaporazione troppo veloce, abbassando la resistenza dell'intonaco.

Una volta confezionata, la malta può venire applicata a macchina, cioè con intonacatrici a spruzzo, oppure manualmente, regolando lo spessore con testimoni detti staggi, consistenti in regoli di legno o metallo di sezione predefinita da applicare agli estremi della parete da intonacare e utilizzati come guide per lo scorrimento di un secondo listello per l'asportazione dell'intonaco in eccesso.

Generalmente, gli intonaci macroporosi si usano come rinzaffo o in un solo strato più spesso del consueto (anche 4-5 cm): anche in questo caso, generalmente il fabbricante fornisce i giusti consigli per una corretta applicazione.

riproduzione riservata
Articolo: Intonaco deumidificante per pareti umide
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