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Intonaco deumidificante e macroporoso negli edifici esistenti

Differenze tra intonaco deumidificante e macroporoso, funzionamento, gestione dei sali, preparazione della muratura, limiti applicativi e criteri di scelta.
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Indice dei Contenuti

Perché l’intonaco non deve essere scelto prima di conoscere la causa dell’umidità


L’intonaco non deve essere scelto prima di conoscere la causa dell’umidità, perché un prodotto deumidificante o macroporoso può gestire l’acqua residua e i sali, ma non elimina automaticamente il problema che bagna la parete.

Controlli sulle cause di umidità Controlli sulle cause di umidità - Getty Images



L’umidità può dipendere
da risalita capillare, infiltrazioni laterali o dall’alto, perdite nelle tubazioni, condensa su superfici fredde oppure dalla presenza di sali igroscopici.

La posizione delle macchie non basta per formulare una diagnosi: un’infiltrazione proveniente dalla facciata o dalla copertura può muoversi attraverso giunti e cavità e comparire vicino al pavimento, simulando la risalita.

Prima di rifare l’intonaco occorre quindi individuare e ridurre la sorgente d’acqua, verificare la presenza e la quantità dei sali, controllare lo stato della muratura e scegliere materiali compatibili.

Solo dopo queste verifiche è possibile stabilire se utilizzare un intonaco di risanamento, un sistema macroporoso o un altro intervento, evitando lavori costosi, temporanei o inefficaci anche nel medio e nel lungo periodo.


Intonaco deumidificante e macroporoso non sono sempre sinonimi


Le espressioni intonaco deumidificante e intonaco macroporoso vengono spesso utilizzate come equivalenti, ma descrivono aspetti differenti.


Il termine macroporoso indica una caratteristica della struttura interna della malta.

Dopo l’indurimento, l’intonaco presenta una rete di pori studiata per favorire il passaggio del vapore e offrire spazi nei quali i sali possono cristallizzare esercitando pressioni meno dannose sul rivestimento.

Deumidificante descrive invece la funzione attribuita al prodotto o all’intero ciclo applicativo.

Nella pratica commerciale può indicare un intonaco macroporoso, un sistema composto da più strati oppure una malta alleggerita e permeabile al vapore.

La denominazione, da sola, non garantisce quindi che due prodotti abbiano identica porosità, resistenza ai sali, assorbimento capillare o modalità di posa.

Un intonaco può essere molto permeabile al vapore senza possedere una capacità significativa di gestire la cristallizzazione salina.

Allo stesso modo, una comune malta di calce non diventa automaticamente un intonaco da risanamento soltanto perché consente una buona diffusione del vapore.

La scelta deve basarsi sulla scheda tecnica e sulla dichiarazione di prestazione, non sul nome riportato in evidenza sulla confezione.

La UNI EN 998-1:2016, attualmente in vigore, riguarda le malte prodotte in fabbrica per intonaci interni ed esterni a base di leganti inorganici e ne definisce requisiti e proprietà prestazionali.


Come funziona realmente un intonaco macroporoso


L’intonaco macroporoso non aspira attivamente l’acqua dall’interno della parete e non la elimina mediante una reazione chimica.

Controlli su una parete in un ambiente umido Controlli su una parete in un ambiente umido - Getty Images



Il suo comportamento dipende dall’insieme delle caratteristiche del materiale: distribuzione e volume dei pori, permeabilità al vapore, assorbimento dell’acqua liquida, resistenza meccanica e capacità di tollerare una determinata quantità di sali.

L’umidità presente nella muratura può migrare verso la superficie ed evaporare attraverso il rivestimento.

Nel corso di questo processo, i sali disciolti vengono trasportati insieme all’acqua.

Quando questa evapora, i sali cristallizzano.

In un intonaco tradizionale molto compatto, la cristallizzazione può avvenire vicino alla superficie o all’interno di pori troppo piccoli.

Le pressioni generate favoriscono polverizzazione, rigonfiamenti e distacchi.

In un intonaco da risanamento correttamente progettato, una parte dei sali può cristallizzare all’interno dello spessore, ritardando la comparsa dei danni visibili.

La capacità di accumulo non è però illimitata.

Se la muratura continua a ricevere acqua e sali, il volume poroso può saturarsi progressivamente. Una volta superata la capacità del sistema, possono ricomparire efflorescenze, macchie e distacchi.

Per questo l’intonaco è normalmente inserito in un ciclo coordinato, composto, secondo le necessità, da rinzaffo, intonaco di fondo, strato di risanamento e finitura compatibile.

La macroporosità aiuta a gestire gli effetti dell’asciugatura e della presenza di sali, ma non sostituisce drenaggi, impermeabilizzazioni o riparazioni delle perdite.


Intonaco da risanamento e intonaco sacrificale


L’intonaco da risanamento non deve essere confuso con l’intonaco sacrificale. Entrambi possono essere impiegati su murature umide o contaminate da sali, ma rispondono a strategie differenti.

  • L’intonaco da risanamento è generalmente destinato a rimanere sulla parete per un periodo prolungato. Deve offrire una superficie utilizzabile e mantenere un aspetto accettabile mentre la muratura continua a cedere umidità.
  • L’intonaco sacrificale viene invece applicato sapendo che dovrà essere successivamente rimosso.


Il suo compito è favorire il trasferimento e l’accumulo dei sali nello strato aggiunto, limitando per quanto possibile la cristallizzazione nei materiali storici sottostanti.

Dopo un periodo definito attraverso controlli, l’intonaco viene eliminato e può essere sostituito con un nuovo strato.
intonaco deumidificante
In una cantina di uso corrente può essere preferibile un sistema di risanamento capace di offrire una superficie finita.

Su una muratura storica delicata, nella quale la priorità è ridurre progressivamente la contaminazione salina prima della finitura definitiva, può risultare più coerente una fase sacrificale.

La scelta dipende dalla quantità di sali, dal valore del supporto, dalla destinazione del locale e dalla possibilità di programmare interventi successivi.


Quali problemi può gestire un intonaco deumidificante


L’intonaco macroporoso è indicato soprattutto per murature con umidità residua e presenza di sali, dopo che la principale causa del problema è stata eliminata o almeno ridotta.

Villetta con parete intonacata esternamente Villetta con parete intonacata esternamente - Getty Images



Può essere utile in seguito a interventi contro la risalita capillare, quando il muro deve ancora asciugarsi e il vecchio intonaco risulta degradato o contaminato.

Trova impiego anche in locali interrati e seminterrati, purché non vi siano infiltrazioni continue o acqua in pressione.

La parete può sembrare asciutta in superficie ma conservare ancora molta umidità negli strati interni, soprattutto se è molto spessa.

L’intonaco deumidificante non è invece la soluzione principale contro la condensa dovuta a ponti termici, superfici fredde o scarsa ventilazione.

In questi casi bisogna intervenire sulla temperatura della parete, sulla produzione di vapore e sul ricambio d’aria.

Un rivestimento più permeabile può attenuare gli effetti superficiali, ma non risolve da solo il problema.


Perché la presenza dei sali modifica la scelta


I sali presenti nelle murature possono provenire dal terreno, dai materiali da costruzione, da precedenti utilizzi dell’edificio, da contaminazioni biologiche, da acqua marina, fertilizzanti o vecchi trattamenti.

Intonaco danneggiato Intonaco danneggiato - Getty Images



Solfati, nitrati e cloruri non si comportano tutti nello stesso modo.

Alcuni sono igroscopici e possono assorbire umidità dall’aria, mantenendo la superficie apparentemente bagnata anche quando non è presente un apporto continuo di acqua liquida.

Altri cristallizzano e si dissolvono ripetutamente al variare delle condizioni ambientali, sottoponendo pori e rivestimenti a cicli di pressione.

La semplice spazzolatura elimina le efflorescenze visibili, ma non rimuove la contaminazione contenuta in profondità.

Anche il lavaggio con acqua può essere controproducente, perché scioglie i sali e può trasportarli ulteriormente nella muratura o distribuirli in aree prima meno interessate.

Prima di scegliere il ciclo è utile conoscere almeno il livello indicativo della contaminazione e la sua distribuzione.

Nei casi complessi o negli edifici di pregio, campioni prelevati a differenti altezze e profondità permettono di definire meglio il problema.

Una presenza elevata di sali riduce la durata prevedibile dell’intonaco di risanamento.

Può quindi essere necessario rimuovere il materiale ormai incoerente, programmare una fase con intonaco sacrificale o accettare che il rivestimento debba essere sostituito periodicamente.


Come distinguere risalita capillare, infiltrazione e condensa


La risalita capillare interessa generalmente la parte inferiore delle murature a contatto con il terreno e può produrre un fronte di umidità irregolare.

La sua altezza dipende da porosità, spessore, capacità di evaporazione, rivestimenti, disponibilità di acqua e presenza di sali.

Non esiste quindi un’altezza universale valida per ogni edificio.
intonaco per esterni
Le infiltrazioni laterali sono frequenti nelle pareti controterra, nei locali interrati e nei punti in cui impermeabilizzazioni, drenaggi o raccordi esterni risultano assenti o danneggiati.

La macchia può intensificarsi dopo le piogge o concentrarsi in corrispondenza di giunti, fessure e discontinuità.

Le perdite impiantistiche tendono a creare fenomeni localizzati, ma l’acqua può percorrere tracce, cavità e solai prima di diventare visibile.

Il punto della macchia non coincide quindi necessariamente con il punto del guasto.

La condensa interessa soprattutto superfici fredde, angoli, ponti termici, retro dei mobili e zone nelle quali la circolazione dell’aria è ridotta.

La sua comparsa può essere collegata all’uso del locale, alla produzione di vapore e alla stagione.

L’umidità igroscopica dovuta ai sali può invece variare rapidamente con l’umidità relativa dell’aria.

Una parete può sembrare più bagnata nelle giornate umide anche senza un aumento dell’apporto di acqua dal terreno.

La diagnosi richiede quindi l’osservazione dell’edificio nel suo insieme: pavimenti, quote esterne, pluviali, marciapiedi, pareti controterra, tubazioni, ventilazione, storia dei lavori e materiali presenti.


Misurare l’umidità senza affidarsi a un solo strumento


I piccoli misuratori elettrici sono utili per confrontare zone differenti della stessa parete, ma i valori possono essere influenzati da sali, metalli, materiali eterogenei e condizioni superficiali.

Il dato visualizzato non dovrebbe essere interpretato automaticamente come la percentuale esatta di acqua contenuta nella muratura.

Intonaco danneggiato Intonaco danneggiato - Getty Images



Per una diagnosi più attendibile possono essere necessari prelievi, misure gravimetriche, prove con carburo o analisi di laboratorio.

Il metodo deve essere scelto in base al materiale, alla precisione richiesta e alla possibilità di eseguire campionamenti.

È utile costruire un profilo verticale e quando necessario, un profilo in profondità.

Misurare soltanto il punto più scuro non permette di capire se l’umidità diminuisce salendo, proviene dall’esterno o rimane concentrata dietro un rivestimento poco permeabile.

Anche il monitoraggio nel tempo è importante.

Un valore rilevato dopo una pioggia, durante il periodo di riscaldamento o subito dopo la rimozione dell’intonaco descrive una condizione specifica, non necessariamente il comportamento abituale della parete.

Le verifiche strumentali e l’interpretazione delle cause dovrebbero essere affidate a un tecnico quando il fenomeno è esteso, ricorrente o coinvolge murature storiche, locali interrati e possibili perdite impiantistiche.


Quando il macroporoso non può risolvere il problema


Il primo limite riguarda l’apporto continuo di acqua.

Se una parete controterra è interessata da infiltrazioni o acqua in pressione, un intonaco permeabile può deteriorarsi rapidamente.

Applicazione dell'intonaco Applicazione dell'intonaco - Getty Images



In questa situazione occorre intervenire, quando tecnicamente possibile, sul drenaggio, sull’impermeabilizzazione o sul percorso dell’acqua.

Un altro limite è rappresentato dalle perdite attive.

Rifare l’intonaco prima di riparare una tubazione può nascondere temporaneamente il sintomo e rendere più difficile localizzare il guasto.

Anche le condizioni del supporto sono decisive.

Mattoni polverizzati, pietre sfaldate e giunti svuotati non offrono un ancoraggio sufficiente.

Prima della posa è necessario consolidare o ripristinare le parti ammalorate con materiali compatibili.

Il sistema può risultare inefficace anche quando viene applicato su superfici chiuse da pitture, resine, vecchie rasature compatte o residui di colla.

Se il supporto non permette adesione e scambio di vapore, le caratteristiche della nuova malta non possono esprimersi correttamente.

La presenza di una contaminazione salina molto elevata deve infine essere valutata con attenzione.

La porosità può ritardare il degrado, ma non rende illimitata la durata dell’intonaco.


Perché il ciclo completo è più importante del singolo sacco


Un sistema da risanamento può comprendere rinzaffo, intonaco di fondo, strato macroporoso, rasatura e pittura.

Non tutti gli interventi richiedono necessariamente ogni strato, ma i prodotti devono essere scelti come elementi compatibili dello stesso ciclo.
intonaco per interni
Il rinzaffo migliora l’adesione e regola il contatto con il supporto.

In alcuni sistemi viene applicato in modo discontinuo, mentre in altri deve seguire indicazioni differenti.

Una copertura completa realizzata con una malta troppo ricca o poco permeabile può ostacolare il comportamento dello strato successivo.

L’intonaco di fondo serve a colmare forti irregolarità e può contribuire alla gestione dei sali.

Utilizzare direttamente il macroporoso per riempire cavità molto profonde può produrre ritiri, differenze di asciugatura e un consumo eccessivo di materiale.

Lo strato di risanamento deve raggiungere lo spessore previsto dal sistema.

Uno spessore insufficiente riduce il volume poroso disponibile, mentre un’applicazione troppo elevata in una sola passata può causare fessurazioni, ritiri e cedimenti.

Rasatura e pittura devono mantenere la permeabilità del ciclo e non creare una pellicola chiusa.


Preparare correttamente la muratura


Il vecchio intonaco degradato deve essere rimosso fino a raggiungere un supporto sufficientemente stabile.

Lavori di posa dell'intonaco Lavori di posa dell'intonaco - Getty Images



L’altezza della demolizione
non dovrebbe essere stabilita mediante una misura fissa applicata indistintamente a ogni parete.

Occorre superare la zona visibilmente danneggiata e considerare i risultati della mappatura dell’umidità e dei sali.

Negli edifici storici, tuttavia, la presenza di sali non giustifica automaticamente la rimozione di ogni intonaco esistente.

Un rivestimento antico ancora coerente o di valore può richiedere una valutazione conservativa, considerando adesione, profondità della contaminazione, possibilità di pulizia e importanza del materiale.

Le malte friabili presenti nei giunti devono essere eliminate e reintegrate con prodotti compatibili con la muratura.

Cavità e lacune non dovrebbero essere riempite casualmente con frammenti, schiume o malte eccessivamente rigide.

La superficie va pulita da polvere, residui di pittura, efflorescenze e parti incoerenti.

I sali visibili vengono normalmente rimossi a secco, adottando metodi che ne limitino la dispersione nell’ambiente e il ritorno nel supporto.

L’eventuale bagnatura preliminare dipende dall’assorbimento della muratura e dalle indicazioni del prodotto.

Saturare una parete già umida può rallentare il lavoro; applicare la malta su mattoni molto asciutti e assorbenti può invece sottrarre troppo rapidamente acqua all’impasto.

Prima della posa devono essere risolti i passaggi impiantistici e controllate le tubazioni.

Chiudere il nuovo intonaco attorno a raccordi deteriorati o condotte corrose espone al rischio di dover demolire nuovamente la parete.


Spessore, applicazione e maturazione


Lo spessore corretto dipende dal prodotto, dalla quantità di sali, dall’irregolarità del supporto e dal numero di strati.

Non deve essere ricavato da indicazioni generiche, ma dal ciclo previsto dal produttore e dal progetto.

Parete con danni da umidità di risalita Parete con danni da umidità di risalita - Getty Images



Ogni strato deve essere applicato nelle condizioni ambientali ammesse.

Temperature troppo basse, sole diretto, ventilazione intensa o asciugatura forzata possono alterare presa e maturazione.

La superficie dello strato intermedio deve offrire l’aderenza necessaria a quello successivo.

Una finitura eccessivamente liscia può ridurre l’aggancio, mentre una lavorazione troppo aggressiva può danneggiare o chiudere la struttura superficiale.

Non è opportuno accelerare l’asciugatura con getti di aria molto calda diretti sulla parete.

Un’essiccazione troppo rapida può aumentare la migrazione dei sali verso la superficie, oltre a favorire fessure e differenze di ritiro.

I tempi tra gli strati e prima della tinteggiatura dipendono dalla malta e dalle condizioni del cantiere.

Il semplice schiarimento della superficie non dimostra che l’intero spessore abbia completato la maturazione necessaria.


Quali pitture e rivestimenti utilizzare


La pittura deve essere compatibile con la permeabilità del ciclo.

Finiture minerali o altri prodotti espressamente indicati per intonaci da risanamento permettono di mantenere il passaggio del vapore, ma la loro compatibilità deve comunque essere verificata nella documentazione tecnica.

Lavori su una parete interna della casa Lavori su una parete interna della casa - Getty Images



Una pittura molto elastica, impermeabile o filmogena può trattenere l’umidità dietro la superficie.

Il primo segnale può essere la formazione di bolle; in seguito possono comparire distacchi della finitura e degrado dell’intonaco.

Anche rivestimenti ceramici, pannelli incollati e contropareti limitano l’evaporazione.

Se vengono applicati soltanto su una parte della muratura, l’umidità può concentrarsi o diventare visibile nella zona immediatamente superiore.

Il battiscopa merita particolare attenzione.

Un elemento poco permeabile, incollato su una fascia continua con un adesivo compatto, può chiudere proprio la parte più umida della parete.

L’alone può quindi spostarsi sopra il bordo del battiscopa senza che sia necessariamente aumentata la risalita.

Quando il locale richiede superfici lavabili o resistenti agli urti, la soluzione deve bilanciare manutenzione e comportamento igrometrico.

La finitura più resistente all’acqua superficiale non è sempre quella più adatta a una muratura ancora in fase di asciugatura.


Compatibilità con murature storiche e materiali deboli


Negli edifici esistenti si incontrano mattoni pieni, pietrame, tufo, malte di calce, terra cruda e murature miste.

Una malta compatibile con un supporto resistente può risultare troppo rigida per un materiale tenero e poroso.

Parete in mattoni pieni Parete in mattoni pieni - Getty Images



Resistenza meccanica, modulo elastico, adesione e comportamento igrometrico devono essere proporzionati alla muratura.

Un intonaco molto tenace può rimanere apparentemente integro mentre il supporto si disgrega dietro di esso.

Negli edifici di interesse culturale, la conservazione dei materiali esistenti può prevalere sull’obiettivo di ottenere immediatamente una superficie perfettamente uniforme.

La UNI 10924:2023 stabilisce classificazione, terminologia e definizioni relative a malte, intonaci ed elementi realizzati con malte nell’ambito del patrimonio culturale.

La norma non costituisce da sola una procedura completa per la progettazione dell’intervento, ma fornisce un riferimento utile per identificare correttamente materiali e funzioni.

La scelta del prodotto deve essere integrata con l’analisi della muratura, delle caratteristiche meccaniche e delle condizioni ambientali.

In questi casi possono essere necessari campioni, prove preliminari e una porzione pilota.

La prova permette di valutare adesione, colore, tessitura e risposta durante l’asciugatura prima di estendere il ciclo all’intera parete.


Un esempio ipotetico in un’abitazione al piano terra


Si consideri un’abitazione con muratura in mattoni pieni, nella quale l’intonaco si distacca fino a circa un metro dal pavimento.

Il proprietario sostituisce il vecchio rivestimento con una malta definita traspirante, ma dopo due anni ricompaiono efflorescenze e bolle nella pittura.

Un esame più completo potrebbe rilevare una pavimentazione esterna posta quasi alla stessa quota del pavimento interno, un pluviale che bagna regolarmente la base della facciata e una pittura acrilica poco permeabile.

La parete potrebbe inoltre contenere sali accumulati durante un lungo periodo.

In uno scenario di questo tipo, applicare un secondo intonaco macroporoso senza correggere il pluviale e il raccordo esterno produrrebbe probabilmente un nuovo degrado.

L’intervento dovrebbe essere organizzato per fasi:

  • eliminazione dell’apporto meteorico;
  • rimozione dei rivestimenti incompatibili;
  • controllo della muratura;
  • pulizia;
  • ripristino dei giunti;
  • applicazione di un ciclo coordinato.


La parete non diventerebbe asciutta al momento della tinteggiatura, ma continuerebbe a cedere lentamente umidità e sali.

Il nuovo sistema potrebbe tuttavia offrire condizioni più favorevoli all’evaporazione e una maggiore tolleranza alla cristallizzazione.


Manutenzione e durata del rivestimento


Un intonaco di risanamento deve essere osservato nel tempo.

Efflorescenze superficiali leggere possono essere rimosse a secco, evitando lavaggi indiscriminati e nuove pitture applicate soltanto per nascondere il fenomeno.

Efflorescenze su una parete Efflorescenze su una parete - Getty Images



Fessure, rigonfiamenti, zone polverose e distacchi indicano che il sistema sta subendo sollecitazioni.

Prima di riparare localmente è necessario verificare se sia aumentato l’apporto di acqua, se una tubazione perda o se la finitura sia stata modificata.

Anche le condizioni del locale incidono sulla durata.

Ricambio d’aria insufficiente, mobili aderenti alla parete e temperature molto discontinue possono rallentare l’evaporazione.

Nei seminterrati poco utilizzati, la sola apertura occasionale delle finestre non garantisce condizioni favorevoli in ogni stagione.

La durata non può essere espressa con un numero valido per tutti gli edifici.

Dipende dalla quantità di umidità e sali che raggiunge l’intonaco, dallo spessore applicato, dalla qualità della posa e dalla permeabilità delle finiture.

In una muratura che non può essere completamente isolata dall’acqua, il rivestimento può avere una funzione di gestione e protezione temporanea.

La necessità di manutenzione o sostituzione periodica non rappresenta necessariamente un difetto del prodotto, purché questo limite sia conosciuto e dichiarato fin dall’inizio.


Errori che riducono l’efficacia dell’intervento


Uno degli errori più frequenti consiste nell’attribuire automaticamente alla risalita capillare qualsiasi macchia presente vicino al pavimento.

La posizione dell’alone è un indizio, ma non sostituisce l’analisi della muratura e dell’intero edificio.
teli per tinteggiare
È inoltre sbagliato scegliere il prodotto soltanto sulla base della dicitura deumidificante, applicare uno spessore inferiore a quello previsto o combinare rinzaffo, intonaco e rasatura appartenenti a sistemi diversi senza verificarne la compatibilità.

Anche la preparazione del supporto può compromettere il risultato.

Residui di pittura, malte incoerenti, collanti e parti degradate impediscono una corretta adesione.

Nelle murature storiche al contrario, demolizioni estese e indiscriminate possono comportare la perdita di materiali ancora recuperabili.

Un’altra causa frequente di insuccesso è l’impiego di pitture, battiscopa, pannelli o rivestimenti poco permeabili, capaci di ostacolare l’evaporazione proprio nella zona più umida.

Infine, non bisogna accelerare eccessivamente l’asciugatura né coprire le nuove efflorescenze con successive mani di pittura.

La ricomparsa dei sali deve essere interpretata come un segnale del comportamento della muratura e del livello di sollecitazione raggiunto dal sistema.



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Intonaco deumidificante o macroporoso: differenze, applicazione e limiti
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