Imposta di scopo

NEWS DI Normative24 Aprile 2012 ore 19:07
L'Imposta di scopo, di cui si torna a parlare in questi giorni, si applica alla stessa base imponile dell'Imu, e per questo è stata ribattezzata Imu bis o Imu 2.
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Arch. Carmen Granata

Già da qualche giorno sta serpeggiando il timore di una possibile Imu bis o Imu 2, che andrebbe ad aggravare ancora ulteriormente la stangata fiscale già prevista per le tasche degli italiani dalla nuova tassa sulla casa. Ma vediamo più nel dettaglio di cosa si tratta.

Si definisce Imposta di scopo (o Iscop), una imposta gravante in bilancio separatamente e destinata ad uno specifico obiettivo, che può andare anche a vantaggio, almeno nelle intenzioni, del contribuente.

Istituita infatti, dal governo Prodi, con l'articolo 1, commi 145 e seguenti della legge 296/2006 (Finanziaria per il 2007), è stata usata dai Comuni per avere una copertura finanziaria per la realizzazione di infrastrutture e di opere pubbliche in genere.
Ad esempio, un sindaco che non avesse in bilancio soldi sufficienti per riparare una strada o completare una scuola, poteva attingere a questo tributo.

In questi giorni sono state messe a punto delle norme di coordinamento tra questa imposta, che prima era legata all'Ici, e la nuova Imu, ed è per questo che si sta parlando di una Imu bis.
Infatti il decreto fiscale 16/2012 che attende solo la firma del Capo dello Stato per andare definitivamente in vigore, contiene un emendamento piuttosto allarmante in merito.

L'emendamento, firmato dalla deputata del Pdl Elvira Savino, prevede di allineare il tributo alle nuove basi imponibili, così come vengono considerate per il calcolo dell'Imu, e cioè con una rivalutazione del 60%, e di estenderne il campo di applicazione alla prima casa . L'applicazione avrebbe un'aliquota fino allo 0,5 per mille e riguarderebbe tutti i tipi di immobili.

Ma ulteriori aggravi del suo peso fiscale sono dovuti al fatto che già con l'entrata in vigore del Federalismo municipale, con l'articolo 6, si prevedeva che l'imposta potesse essere applicata per il doppio del tempo rispetto a prima, e quindi fino a 10 anni anziché fino a 5 anni, e potesse essere utilizzata per finanziare il 100% delle opere pubbliche e non solo più il 30%, demandando ad uno specifico provvedimento l'emanazione di regole in merito. Questa possibilità è stata quindi ripresa dall'attuale emendamento. Inoltre le modifiche ampliano anche le tipologie di opere pubbliche per le quali si può ricorrere a questo finanziamento.

Ricordiamo però che la legge prevede anche che l'importo ottenuto debba essere restituito se l'opera da finanziare non viene iniziata entro due anni dall'approvazione del progetto esecutivo.

A onor del vero bisogna anche dire che l'imposta non è stata molto utilizzata dai sindaci, che fino ad oggi l'hanno applicata solo una ventina di volte (su 8.000 comuni italiani), anche a causa di un iter piuttosto complicato per metterla in pratica.

Attualmente è in vigore solo a Nocera Terinese, in provincia di Catanzaro, e a Caserta, dove è stata istituita l'anno scorso, mentre negli altri Comuni è scaduta o ne è terminata in anticipo l'applicazione, per cui si può dire che i cittadini l'abbiano praticamente rimossa. Quasi tutti i comuni hanno applicato l'aliquota massima dello 0,5 per mille.

Con le nuove modifiche normative, però, l'imposta, resa anche di più semplice applicazione, potrebbe essere più appetibile per molti sindaci che potrebbero pensare di utilizzarla, e ciò andrebbe ad incidere in misura notevole sui contribuenti. Quelli che già l'adottano, invece, potranno adeguarla alle modifiche normative.

Fino ad ora i sindaci di tutti gli schieramenti politici si sono detti contrari ad applicare il balzello, anche per timore di una ulteriore impopolarità tra i cittadini.
Lo stesso presidente dell'Anci, l'associazione dei comuni italiani, e sindaco di Reggio Emilia, Graziano Delrio, ha voluto rassicurare affermando che in questo momento sarebbe davvero inopportuno che i sindaci utilizzassero la tassa.

Ma non si può negare che l'imposta rimane una pericolosa possibilità nelle loro mani, visto che i Comuni lamentano tagli ai trasferimenti e il fatto che una metà del gettito ricavato dall'Imu dovrà andare direttamente nelle casse dello stato.

Il Governo ha invece risposto alle critiche delle associazioni dei consumatori, nella persona del sottosegretario all'economia Gianfranco Polillo, affermando che l'adeguamento dell'Iscop alla nuova tassa era di fatto dovuto e che in realtà, con l'ampliamento del gettito fiscale dovuto all'introduzione dell'Imu, i sindaci potrebbero avere ancora meno bisogno di far ricorso a questa tassa.

C'è poi da dire che sull'Imposta di scopo pesa anche un dubbio di costituzionalità, visto che si tratterebbe di una doppia tassa sulla cassa, considerato che esiste già l'Imu.

riproduzione riservata
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