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Il gocciolatoio è un piccolo dettaglio geometrico che ha il compito di impedire all'acqua piovana di seguire la superficie inferiore di un elemento sporgente e raggiungere la parete sottostante.
Si trova frequentemente sotto davanzali, soglie esterne, copertine di parapetti, lastre di coronamento, balconi e altri elementi esposti alla pioggia.
Gocciolatoio esterno - Gemini
Può essere costituito da una scanalatura ricavata nella parte inferiore della pietra, da un profilo sagomato oppure da un bordo progettato specificamente per interrompere il percorso dell'acqua.
La sua efficacia non dipende dalla capacità di assorbire o impermeabilizzare l'acqua, ma dipende soprattutto dalla geometria.
La goccia che arriva al bordo inferiore deve perdere il contatto con la superficie e cadere prima di poter raggiungere la facciata.
Osservando un davanzale della finestra dall'alto può sembrare naturale pensare che tutta l'acqua raggiunga il bordo e cada verticalmente.
In realtà, una parte può avvolgere lo spigolo e continuare lungo la superficie inferiore.
Entrano in gioco tensione superficiale, adesione dell'acqua al materiale e forma del bordo.
Una piccola quantità può quindi percorrere diversi centimetri sotto la lastra prima di staccarsi.
Se il davanzale termina vicino alla muratura, l'acqua raggiunge la facciata.
Il gocciolatoio introduce proprio una discontinuità sufficientemente netta da interrompere questa continuità superficiale.
Nel caso tradizionale il gocciolatoio per terrazzo è una gola longitudinale ricavata sulla faccia inferiore della lastra.
L'acqua che procede verso l'interno incontra il bordo della scanalatura e non riesce più a mantenere facilmente il contatto con la superficie.
La goccia aumenta di dimensione e cade.
Perché il principio funzioni, la gola deve avere una geometria appropriata e soprattutto rimanere libera.
Una incisione troppo debole o quasi completamente colmata da materiale di posa può perdere gran parte della propria funzione.
Se la scanalatura si trova immediatamente a ridosso dell'intonaco, l'acqua può superarla o bagnare comunque la facciata prima di staccarsi.
Serve quindi uno sbalzo effettivo della lastra oltre il filo finito della parete.
La distanza corretta dipende dal dettaglio costruttivo, dallo spessore delle finiture e dalla geometria del gocciolatoio e non dovrebbe essere stabilita applicando una misura universale.
La verifica più importante consiste nel controllare che, a lavori conclusi, esista ancora uno spazio reale tra il punto di distacco dell'acqua e la superficie verticale.
Un errore frequente nasce quando il davanzale della finestra viene posato prima dell'intonaco o del cappotto.
La lastra può sembrare sufficientemente sporgente rispetto alla muratura grezza originale.
Gocciolatoio in un condominio- Gemini
Successivamente vengono aggiunti intonaco, rasatura, rivestimento o isolamento e la facciata si avvicina al gocciolatoio.
Il margine originario si riduce oppure scompare.
Per questo il dettaglio deve essere progettato rispetto alla superficie finale e non al supporto ancora incompleto.
Quando una facciata viene isolata dall'esterno, il suo filo avanza.
Un davanzale esistente che prima sporgeva correttamente può risultare quasi allineato alla nuova superficie.
La vecchia scanalatura rimane così troppo vicina all'intonaco del cappotto.
L'acqua che prima cadeva lontano dalla parete può cominciare a raggiungerla.
Nelle riqualificazioni dell'involucro, quindi, davanzali e copertine devono essere verificati e, quando necessario, adeguati alla nuova geometria.
La copertina posta sopra un muretto esterno riceve pioggia direttamente sulla propria superficie superiore.
L'acqua può essere indirizzata verso un lato attraverso la pendenza oppure raggiungere entrambi i bordi.
Se sotto i due lati non esiste un corretto distacco, l'acqua può scorrere sulle facce del parapetto.
Nel tempo compaiono striature, deposito di sporco, efflorescenze e degrado delle finiture.
Quando il muretto separa una terrazza dall'esterno, il dettaglio deve essere coordinato anche con l'impermeabilizzazione della parte superiore.
Davanzali e copertine devono anche evitare ristagni sulla superficie esposta.
Il gocciolatoio interviene soltanto quando l'acqua raggiunge il bordo.
Se la parte superiore è in contropendenza verso il serramento o verso l'interno del parapetto, una quota importante di acqua può dirigersi nel punto sbagliato prima ancora di arrivare al distacco inferiore.
La corretta geometria comprende quindi pendenza, sporgenza e gocciolatoio.
I tre aspetti svolgono funzioni diverse ma devono essere progettati insieme.
Anche una superficie apparentemente liscia può presentare piccole depressioni.
Dopo la pioggia l'acqua rimane ferma e penetra più facilmente nei giunti.
Le variazioni di temperatura e l'invecchiamento delle sigillature possono amplificare il problema.
Il gocciolatoio non corregge queste zone di ristagno.
Nel nodo finestra la superficie superiore deve essere organizzata in modo che la pioggia proceda verso l'esterno.
Se il davanzale tende invece verso il serramento, l'acqua si concentra in prossimità del telaio e dei raccordi laterali.
Può quindi entrare nella muratura indipendentemente dalla presenza di un buon gocciolatoio sul bordo esterno.
Quando il gocciolatoio manca, la parte di facciata immediatamente sotto il davanzale riceve acqua più frequentemente.
Le prime manifestazioni possono essere semplici aloni verticali.
Successivamente possono comparire deposito di sporco, differenze di colore, erosione della pittura o distacchi dell'intonaco.
Gocciolatoio in un palazzo - Gemini
Il fenomeno tende a ripetersi seguendo la larghezza del davanzale, rendendo abbastanza riconoscibile il percorso dell'acqua.
L'acqua che lava ripetutamente la facciata trascina polvere e particelle.
Le superfici rimaste bagnate più a lungo trattengono inoltre maggiormente lo sporco atmosferico.
Si formano così colature scure che possono essere prevalentemente superficiali.
Non ogni striscia indica quindi che l'acqua abbia attraversato completamente la parete.
Rimane comunque un segnale che il deflusso esterno non è gestito nel modo più efficace.
Se oltre alle macchie compaiono rigonfiamenti, sfarinamento o distacco della finitura, la parete viene probabilmente bagnata in modo più significativo.
L'acqua può penetrare attraverso microfessure e giunti e raggiungere gli strati interni.
In presenza di temperature basse possono aggiungersi ulteriori sollecitazioni legate ai cicli di bagnatura e asciugatura e, nei climi interessati, al gelo.
La riparazione non dovrebbe limitarsi a ridipingere.
Quando l'acqua attraversa materiali minerali può sciogliere e trasportare sali.
Durante l'evaporazione questi cristallizzano sulla superficie.
Una copertina che lascia penetrare acqua nella parte superiore del parapetto può quindi produrre efflorescenze anche sulle facce laterali.
Il gocciolatoio aiuta a evitare il bagnamento diretto, ma se l'acqua entra dai giunti superiori bisogna correggere anche quella via.
Le copertine lunghe sono frequentemente suddivise in più elementi.
Tra una lastra e l'altra esistono giunti che devono essere progettati per le condizioni esterne.
Se il giunto permette all'acqua di penetrare nella muratura sottostante, una perfetta scanalatura sui bordi laterali non può impedire l'infiltrazione d'acqua dall'alto.
La continuità della protezione deve quindi riguardare anche le connessioni tra elementi.
Pietra, metallo, ceramica e muratura possono presentare dilatazioni differenti.
Una sigillatura completamente rigida può fessurarsi nel tempo.
La configurazione deve quindi essere compatibile con i movimenti previsti e con l'esposizione all'esterno.
Quando il giunto perde adesione sui lati, la pioggia può infilarsi nella fessura.
Da lì raggiunge il supporto.
Le manifestazioni possono comparire sotto il giunto oppure spostarsi lateralmente.
In questa situazione rifare soltanto il gocciolatoio non sarebbe sufficiente.
Soprattutto su parapetti e coronamenti esposti, la lastra visibile dovrebbe essere considerata parte di un sistema.
Sotto possono essere necessari impermeabilizzazioni, raccordi e profili secondo il tipo di costruzione.
Se l'acqua supera un giunto della finitura, dovrebbe incontrare una seconda linea di protezione.
Affidare tutta la tenuta al solo materiale lapideo rende il nodo più vulnerabile all'invecchiamento.
La pietra può assorbire una certa quantità d'acqua in funzione della propria natura.
Anche giunti, microfessure e finiture superficiali influiscono sul comportamento.
Gocciolatoio in marmo - Gemini
La presenza di una lastra di marmo o granito non elimina quindi la necessità di progettare il nodo contro le infiltrazioni.
Un davanzale sporgente lavora anche meccanicamente.
Spessore, lunghezza, supporto e materiale devono essere coerenti.
Un gocciolatoio molto profondo realizzato su una lastra troppo sottile può indebolire localmente la sezione.
Geometria e dimensioni devono quindi essere definite considerando anche resistenza e lavorabilità del materiale.
Se il solco è appena accennato, la goccia può superarlo mantenendo il contatto con la superficie inferiore.
Questo accade soprattutto quando il bordo circostante è molto arrotondato.
L'efficacia dipende dalla capacità di creare un vero cambio geometrico.
Polvere, pittura, malta e residui di cantiere possono accumularsi.
Quando la gola perde il proprio profilo netto, la superficie torna quasi continua e l'acqua può attraversarla.
Il dettaglio deve quindi essere non soltanto efficace da nuovo ma anche mantenibile.
Durante la finitura della facciata capita che l'intonaco venga portato troppo in alto sotto il davanzale.
La malta riempie parzialmente o completamente la gola.
Il dettaglio presente nella pietra rimane quindi inutilizzabile.
Il problema può non essere evidente guardando dall'alto.
È necessario perciò controllare la faccia inferiore dopo il completamento dei lavori.
Quando possibile in condizioni di sicurezza, vedere da dove cade realmente l'acqua permette di capire rapidamente se il dettaglio funziona.
Con un buon gocciolatoio le gocce dovrebbero staccarsi dal bordo senza tornare sistematicamente sulla parete.
Gocciolatoio sotto la pioggia - Gemini
Se invece si vede una pellicola d'acqua che procede sotto la lastra fino all'intonaco, il problema è evidente.
Sotto un davanzale basso spesso è difficile vedere la gola.
Una fotografia permette di verificare se la scanalatura esiste, se è continua e se è stata riempita da pittura o intonaco.
È un controllo semplice che il proprietario può effettuare senza smontare nulla.
In alcuni davanzali di pietra può essere possibile realizzare una nuova scanalatura sulla faccia inferiore.
La fattibilità di questa operazione dipende da spessore, materiale, accessibilità, stato della lastra e posizione rispetto alla parete.
La lavorazione non dovrebbe indebolire il bordo né danneggiare il supporto.
È quindi opportuno farla valutare da un professionista.
Il serramentista può trovare una soglia esterna esistente apparentemente in buone condizioni.
Prima di conservarla è utile verificarne pendenza, sporgenza e gocciolatoio.
Un nuovo serramento molto performante non corregge un davanzale che porta acqua dentro la spalletta.
Si può considerare una finestra con davanzale in pietra che sporge correttamente dalla muratura originaria.
Durante un intervento successivo viene applicato un cappotto esterno.
La nuova rasatura avanza fino a pochi millimetri dalla scanalatura presente sotto la lastra.
Il gocciolatoio non è stato fisicamente eliminato, ma lo spazio necessario al distacco della goccia è quasi scomparso.
Durante la pioggia l'acqua raggiunge il bordo, avvolge la lastra e incontra immediatamente la nuova superficie della facciata. Dopo pochi mesi compare una striscia scura sotto il davanzale.
Aggiungere pittura idrorepellente può limitare temporaneamente l'assorbimento, ma non modifica il percorso dell'acqua.
La correzione efficace richiede di ripristinare una vera linea di distacco sufficientemente separata dal filo della facciata.
La prima indicazione è la presenza di una linea di bagnamento che parte immediatamente sotto la lastra.
Durante una pioggia si può osservare, da una posizione sicura, se le gocce cadono dal bordo oppure scorrono fino alla facciata.
Gocciolatoio malfunzionante - Gemini
A secco si può controllare dal basso la continuità della scanalatura e verificare se sia libera da pittura, malta e sigillante.
È poi importante misurare qualitativamente la relazione tra gola e filo finito della parete.
Se quasi coincidono, il distacco dell'acqua dispone di poco spazio.
Se la parete si bagna anche molto più in basso o l'alone compare all'interno dell'edificio, bisogna verificare altre possibilità.
Giunti del davanzale, raccordi del serramento, impermeabilizzazione, fessure della facciata e tubazioni possono produrre sintomi diversi.
Una diagnosi basata soltanto sulla presenza di una colatura può portare a correggere un dettaglio secondario lasciando intatta l'infiltrazione principale.
È possibile osservare lo stato delle scanalature, verificare la presenza di depositi e individuare eventuali colature ricorrenti.
Si può controllare se delle nuove finiture abbiano avvicinato la facciata al bordo della lastra.
Proprietario che controlla un gocciolatoio - Gemini
È inoltre utile fotografare la situazione dopo la pioggia per confrontare più zone.
Lavorazioni sulla pietra, sostituzioni di copertine e interventi che coinvolgono impermeabilizzazione o facciata dovrebbero invece essere affidati a professionisti.
Un buon dettaglio deve prima di tutto portare l'acqua nella direzione desiderata attraverso una superficie superiore correttamente inclinata.
Il bordo deve poi sporgere abbastanza rispetto alla facciata finita da lasciare spazio alla caduta dell'acqua.
Sulla faccia inferiore deve esistere una discontinuità netta e continua capace di impedire alla pellicola d'acqua di procedere verso il muro.
La gola non deve essere riempita da malta, rasatura o sigillanti e deve rimanere controllabile nel tempo.
Ai lati, attorno ai giunti e nei punti di raccordo con serramenti e parapetti servono dettagli specifici perché l'acqua può aggirare la protezione centrale.
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