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Compluvio del tetto: progettazione, impermeabilizzazione e scarico

Come realizzare correttamente il compluvio del tetto, dimensionando pendenze, supporto, impermeabilizzazione, raccordi e scarichi per evitare ristagni e infiltrazioni.
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Indice dei Contenuti

Che cos’è il compluvio e perché è un punto delicato del tetto


Il compluvio è la linea concava nella quale convergono due falde del tetto e rappresenta uno dei punti più delicati della copertura perché raccoglie e concentra l’acqua proveniente da entrambe.

Sezione di un compluvio Sezione di un compluvio - Daniele F. Toscana



Per evitare infiltrazioni deve avere una geometria regolare, una pendenza continua, una sezione adeguata alla superficie servita e un raccordo corretto con grondaie, bocchettoni e pluviali.

Il supporto deve essere stabile, mentre membrane, scossaline e altri elementi impermeabili devono seguire il verso del deflusso e consentire i normali movimenti dei materiali.

Tegole, coppi, lastre o pannelli devono lasciare libera la sezione necessaria allo scorrimento dell’acqua senza creare ostruzioni.

Anche foglie, neve, ghiaccio, impianti fotovoltaici e interventi di manutenzione possono compromettere il funzionamento del nodo.

Una corretta progettazione del compluvio considera quindi insieme impermeabilizzazione, dimensionamento idraulico, scarico finale, manutenzione e sicurezza durante le ispezioni.

Nelle ristrutturazioni è inoltre essenziale verificare lo stato del supporto e coordinare il compluvio con la nuova stratigrafia.


Differenza tra compluvio e displuvio


Compluvio e displuvio sono entrambi linee di intersezione tra due falde, ma hanno un comportamento idraulico opposto.

Principali elementi geometrici di un tetto a faldePrincipali elementi geometrici di un tetto a falde - Daniele F. Toscana



Nel displuvio le falde scendono in direzioni differenti e l’acqua tende ad allontanarsi dalla linea comune, mentre nel compluvio le superfici convergono verso la stessa zona e vi concentrano le precipitazioni.

Questa differenza rende il compluvio generalmente più delicato dal punto di vista della tenuta all’acqua.

Un difetto localizzato lungo un displuvio può interessare soprattutto la protezione del bordo, mentre una discontinuità nella valle può trovarsi direttamente sul percorso di una portata considerevole.

Per questo motivo la precisione di posa, la continuità degli strati impermeabili e il corretto dimensionamento della sezione assumono un ruolo fondamentale.

Anche piccoli restringimenti, bordi rialzati o deformazioni possono diventare problematici durante piogge intense, soprattutto se il compluvio raccoglie acqua da una superficie estesa.


Come dimensionare correttamente un compluvio


Non esiste una larghezza standard del compluvio valida per qualsiasi copertura.


La quantità d’acqua che deve essere smaltita dipende dalla superficie tributaria, dalla pendenza delle falde, dalla geometria del tetto, dalle precipitazioni considerate nel progetto e dal sistema di scarico collegato.

Una piccola valle ai lati di un abbaino lavora in condizioni differenti rispetto a un compluvio lungo che raccoglie buona parte di una copertura articolata.

Il dimensionamento deve quindi riguardare l’intero percorso dell’acqua, senza limitarsi alla larghezza della scossalina visibile.

Un canale molto ampio perde infatti gran parte della propria efficacia se termina in un bocchettone sottodimensionato oppure in un pluviale insufficiente.

Occorre inoltre considerare la possibilità che foglie e altri detriti riducano temporaneamente la sezione utile.

La valutazione idraulica deve pertanto mettere in relazione falde, compluvio, grondaia, bocchettoni e pluviali come parti dello stesso sistema di smaltimento.


Pendenza, geometria e supporto della valle


La linea del compluvio deve accompagnare l’acqua verso lo scarico attraverso una pendenza continua, evitando avvallamenti e contropendenze.

Il fatto che le falde siano inclinate non garantisce automaticamente che anche il fondo della valle abbia una geometria corretta.

Deformazioni della struttura, pannelli non complanari, accumuli di malta o spessori irregolari possono generare depressioni nelle quali l’acqua rallenta e ristagna.

Il problema deve essere corretto sul supporto prima della posa degli strati superiori, perché intervenire dopo il completamento del manto può richiedere lo smontaggio di una parte significativa della copertura.

Anche l’allineamento deve essere regolare: una valle che oscilla lateralmente modifica la sezione utile e può avvicinare il flusso ai bordi delle tegole tagliate.

La scossalina non dovrebbe essere utilizzata per compensare una struttura irregolare, ma deve poggiare su una base stabile e preparata per riceverla.


Perché il supporto del compluvio deve essere stabile


Nel compluvio si concentrano acqua, sovrapposizioni di materiali e numerose lavorazioni, perciò la superficie sottostante deve conservare la propria forma nel tempo.

Compluvio su un tetto moderno Compluvio su un tetto moderno - Daniele F. Toscana



Nei tetti in legno è opportuno verificare tavolato, pannelli, elementi della carpenteria e relativi collegamenti, mentre nelle altre tecnologie costruttive occorre controllare la continuità e la resistenza della base prevista dal sistema.

Una scossalina sottile appoggiata sopra un supporto discontinuo può deformarsi sotto carichi concentrati dovuti alla posa, alla manutenzione o alla neve.

La depressione risultante può trasformarsi in un punto permanente di ristagno e favorire il deterioramento dei materiali.

Quando si interviene su un compluvio esistente non basta quindi sostituire automaticamente la parte metallica visibile.

Se il supporto ha perso la geometria originaria, occorre ripristinare prima un piano regolare e successivamente ricostruire gli strati impermeabili e la lattoneria.


Impermeabilizzazione sotto tegole e coppi


In una copertura discontinua tegole e coppi rappresentano l’elemento di tenuta principale, ma il nodo del compluvio deve essere coordinato anche con gli ulteriori strati impermeabili previsti dalla specifica stratigrafia.

Impermeabilizzazione del tettoImpermeabilizzazione del tetto - Getty Images



Acqua spinta dal vento, neve polverosa, rottura di elementi o infiltrazioni localizzate possono raggiungere livelli inferiori del manto.

Quando è presente una membrana sottotegola, questa deve raccordarsi alla valle in modo che l’acqua eventualmente intercettata venga condotta nel compluvio e non al di sotto della scossalina.

La configurazione varia in funzione del sistema costruttivo e dei prodotti utilizzati; non esiste quindi un unico dettaglio valido per qualsiasi tetto.

Membrane, nastri e raccordi devono essere posati rispettando il verso dell’acqua e le istruzioni del produttore.

Una corretta sovrapposizione è generalmente più affidabile dell’impiego indiscriminato di sigillanti applicati superficialmente sulle giunzioni.


La scossalina metallica del compluvio


Nei tetti tradizionali il compluvio viene frequentemente realizzato mediante una scossalina metallica sagomata lungo la valle.

Rappresentazione scossalina in acciaio Rappresentazione scossalina in acciaio - Daniele F. Toscana



Possono essere impiegati diversi metalli idonei all’esposizione esterna, scegliendo materiale, spessore, sviluppo e modalità di giunzione in relazione alla lunghezza del tratto e al sistema di copertura.

La sezione deve consentire all’acqua di defluire senza raggiungere facilmente i bordi laterali, mentre piegature e nervature possono contribuire a irrigidire la lamiera o a controllare il flusso.

Una nervatura centrale può risultare utile in determinate configurazioni, ma non costituisce una caratteristica obbligatoria di ogni compluvio.

Una semplice striscia di lamiera inserita sotto le tegole non garantisce quindi, da sola, una corretta realizzazione.

Occorre considerare anche supporto, bordi laterali, fissaggi, sovrapposizioni, giunti e raccordo con lo scarico finale.


Compluvio realizzato con membrane impermeabili


Non tutti i compluvi utilizzano una scossalina metallica visibile.

In alcune coperture la valle viene realizzata mediante membrane continue, guaine o sistemi sintetici compatibili con la stratigrafia del tetto.
kit maanutenzione tetto
In questi casi la geometria del supporto assume particolare importanza perché il materiale impermeabile tende a riprodurre le irregolarità della superficie sottostante.

Una piega accentuata, un angolo troppo brusco o una depressione possono generare tensioni o ristagni proprio nel punto maggiormente sollecitato dall’acqua.

Il sistema deve consentire alla membrana di seguire il nodo senza deformazioni superiori a quelle ammesse dal prodotto.

Anche i raccordi provenienti dalle due falde devono essere realizzati in modo da indirizzare l’acqua sopra le sovrapposizioni.

La scelta del sistema impermeabile non può quindi essere separata dalla geometria della valle e dal comportamento previsto della struttura.


Dilatazioni, fissaggi e giunzioni della lattoneria


I materiali della copertura sono soggetti a variazioni dimensionali.

Nei metalli prevalgono gli effetti della temperatura, mentre materiali igroscopici come il legno possono risentire anche delle variazioni di umidità.

La lattoneria del compluvio deve quindi poter compiere le dilatazioni previste senza che fissaggi troppo rigidi provochino deformazioni o tensioni.

Su tratti brevi gli spostamenti possono essere limitati, mentre sulle lunghezze maggiori diventano più significativi.

Non è opportuno perforare indiscriminatamente il fondo del canale con viti o altri elementi, poiché si introducono punti vulnerabili proprio nell’area attraversata dall’acqua.

Quando sono necessari più elementi metallici, le giunzioni devono inoltre rispettare il senso di deflusso, facendo in modo che il pezzo superiore scarichi su quello inferiore.

La misura delle sovrapposizioni dipende dal materiale, dalla pendenza e dalle prescrizioni del sistema utilizzato.


Come devono terminare tegole e coppi nel compluvio


In prossimità della valle le tegole vengono generalmente tagliate seguendo una linea inclinata.

Tetto con tegole Tetto con tegole - Getty Images



Se arrivano troppo vicino al centro possono restringere il canale di deflusso e favorire l’accumulo di foglie, aghi o altri detriti; se vengono arretrate eccessivamente aumenta invece la superficie scoperta della scossalina e cambia l’esposizione del nodo alla pioggia spinta dal vento.

La distanza corretta dipende dal tipo di copertura e dal dettaglio previsto dal sistema.

Anche il fissaggio degli elementi tagliati richiede attenzione, perché il taglio può eliminare punti di appoggio o dispositivi normalmente utilizzati per trattenere le tegole.

Coppi e tegole devono quindi rimanere stabili senza introdurre perforazioni improprie nella zona impermeabile.

Nei coppi, la geometria curva e la presenza di numerosi giunti tra elementi rendono particolarmente importante accompagnare l’acqua verso la scossalina senza creare percorsi laterali indesiderati.


Perché evitare malta e schiuma nel canale


Malta, schiume e riempimenti rigidi non dovrebbero diventare il sistema utilizzato indiscriminatamente per bloccare gli elementi lungo il compluvio.

Materiali posati all’interno della sezione di scarico possono ostacolare il passaggio dell’acqua, trattenere detriti e rendere molto più complicate le operazioni di manutenzione.

Nel tempo possono inoltre crearsi fessurazioni o distacchi dovuti ai differenti movimenti dei materiali della copertura.

Tegole e coppi devono essere fissati attraverso soluzioni compatibili con il sistema previsto, lasciando per quanto possibile la valle pulita e ispezionabile.

Riempire il nodo di malta può nascondere il percorso effettivo dell’acqua e rendere difficile individuare l’origine di un’infiltrazione futura.

L’obiettivo non deve essere soltanto ottenere un bordo apparentemente stabile, ma mantenere una geometria drenante capace di funzionare durante l’intera vita utile della copertura.


Compluvio nelle coperture metalliche


Nei tetti realizzati con lamiera grecata o altri elementi metallici l’acqua segue canalizzazioni definite dal profilo delle lastre.

Manutezione del tetto Manutenzione del tetto - Getty Images



Quando queste raggiungono il compluvio, i flussi vengono concentrati in punti specifici e devono essere intercettati dalla scossalina senza permettere all’acqua di risalire sotto i bordi tagliati.

Geometria, chiusure sagomate, fissaggi e sovrapposizioni dipendono dal profilo metallico utilizzato e devono essere coordinati con le indicazioni del sistema.

Una copertura metallica non può quindi essere trattata come un tetto a tegole sostituendo semplicemente il materiale superficiale.

Particolare attenzione richiedono anche i pannelli sandwich: quando vengono tagliati lungo la valle, le estremità possono lasciare più esposti gli strati interni.

I raccordi devono impedire all’acqua di raggiungere il nucleo isolante o di penetrare tra le pelli metalliche del pannello.


Compluvio nelle coperture in scandole


Le coperture realizzate con scandole bituminose o altri elementi di piccole dimensioni possono adottare diverse configurazioni del compluvio.

In una valle aperta rimane visibile una fascia centrale impermeabile sulla quale confluisce l’acqua, mentre in altri sistemi gli elementi delle due falde si avvicinano o si sovrappongono secondo una precisa sequenza di posa.

Non esiste una configurazione universale da applicare indiscriminatamente.

Il dettaglio deve essere compatibile con il prodotto utilizzato, con la pendenza delle falde e con la quantità d’acqua prevista.

Nelle soluzioni aperte risulta generalmente più semplice osservare il percorso del deflusso, individuare sporco e controllare eventuali deformazioni, mentre le configurazioni più chiuse richiedono particolare attenzione affinché gli elementi laterali non riducano la sezione libera e non favoriscano l’accumulo di materiale vegetale.


Foglie e detriti possono ostruire il compluvio


Il compluvio raccoglie non soltanto acqua ma anche foglie, aghi, rametti e altri materiali trascinati dalle falde.

Rimozione detriti dal tetto Rimozione detriti dal tetto - Getty Images



Detriti inizialmente distribuiti su una grande superficie possono quindi concentrarsi in pochi metri, creando vere e proprie ostruzioni.

Quando la sezione diminuisce, l’acqua rallenta e il livello nel canale può aumentare fino a raggiungere parti normalmente asciutte della scossalina.

Il rischio è maggiore nei tetti vicini a pini, alberi decidui o vegetazione capace di depositare materiale sulla copertura.

Anche una valle molto stretta, pur risultando esteticamente discreta, tende più facilmente a intrappolare residui sotto le estremità delle tegole.

Eventuali reti parafoglie devono essere valutate con attenzione perché una maglia troppo fitta può diventare essa stessa una barriera quando viene ricoperta di foglie.

Il sistema di protezione deve quindi mantenere una superficie libera sufficiente e rimanere facilmente pulibile.


Pioggia intensa, neve e ghiaccio


Durante una pioggia intensa la portata che attraversa il compluvio può aumentare rapidamente.

Se la sezione è insufficiente o parzialmente ostruita, il livello dell’acqua può salire fino ai bordi e raggiungere zone non progettate per rimanere sommerse.

Nei climi soggetti a nevicate bisogna considerare anche la neve convogliata dalle falde e l’acqua prodotta durante il disgelo.

Accumuli di ghiaccio possono ostacolare temporaneamente il deflusso mentre le parti superiori della copertura iniziano a sciogliersi, provocando un innalzamento locale dell’acqua dietro l’ostruzione.

In queste condizioni diventano ancora più importanti la continuità della tenuta e i raccordi laterali.

La scossalina deve inoltre resistere alle condizioni ambientali previste senza essere utilizzata come zona di passaggio durante la rimozione della neve, perché un carico concentrato può deformare una lamiera non progettata per sostenere direttamente il peso di una persona.


Il raccordo tra compluvio e grondaia


La parte inferiore della valle è spesso uno dei punti più delicati dell’intero nodo.

Un compluvio può essere perfettamente realizzato lungo tutta la propria lunghezza e presentare problemi proprio dove termina.

L’acqua deve passare dal canale alla grondaia o a un altro elemento di raccolta senza incontrare salti, restringimenti o bordi rivolti contro il flusso.

Quando la valle termina sopra una gronda, la scossalina deve accompagnare l’acqua sufficientemente oltre il bordo utile in modo da evitare che il flusso raggiunga tavola di gronda, frontalino o strati sottostanti.

Una configurazione errata può produrre macchie o degradi a una certa distanza dalla causa effettiva.

Per questo il raccordo terminale merita una verifica specifica e, nei casi più complessi, un dettaglio esecutivo che stabilisca quote, sovrapposizioni e percorso dell’acqua.


Bocchettoni e pluviali devono essere dimensionati insieme


Quando il compluvio termina in un bocchettone, quest’ultimo può diventare il vero collo di bottiglia del sistema.
soffia foglie
Un canale ampio può convogliare rapidamente una portata elevata verso un’apertura insufficiente, provocando un aumento del livello dell’acqua e trasformando temporaneamente la valle in una piccola vasca.

La stessa verifica deve proseguire lungo il pluviale, soprattutto quando questo riceve acqua da più compluvi o da ulteriori superfici della copertura.

Anche le griglie poste sui bocchettoni devono fermare i corpi più grossi senza ridurre eccessivamente la sezione.

Un elemento molto fitto può intasarsi proprio durante il temporale e impedire il normale deflusso.

Il dimensionamento idraulico deve quindi considerare l’intero percorso fino al recapito finale, perché la capacità del sistema è determinata anche dal suo punto più restrittivo.


Scarichi interni e acqua in eccesso


Un punto di raccolta collocato all’interno della sagoma dell’edificio richiede maggiore attenzione rispetto a una gronda esterna, perché un’ostruzione può provocare conseguenze più importanti.

Scossalina in rameScossalina in rame - Daniele F. Toscana



In determinate configurazioni progettuali deve essere valutato anche ciò che può accadere quando lo scarico principale non riesce temporaneamente a ricevere tutta la portata prevista.

Il sistema può quindi richiedere percorsi di troppo pieno, sfioratori o altre soluzioni coerenti con la tipologia di copertura e con il dimensionamento complessivo.

Non si tratta di aggiungere automaticamente uno scarico di sicurezza a ogni compluvio, ma di valutare il comportamento del tetto anche nelle condizioni meno favorevoli.

L’acqua non dovrebbe avere come unica alternativa quella di superare i bordi dell’impermeabilizzazione e penetrare nell’edificio.

Il progetto deve pertanto considerare anche gli eventuali scenari di ostruzione del sistema di raccolta.


Il raccordo superiore della valle


Anche il vertice superiore del compluvio può presentare geometrie particolarmente complesse.

Le valli possono iniziare vicino a un colmo, a un abbaino, a una parete emergente o all’intersezione di più falde.

In questi punti convergono numerosi strati impermeabili e un taglio eseguito male può lasciare piccole aperture esposte direttamente all’acqua proveniente dalla copertura.

Dove possibile conviene utilizzare raccordi, elementi sagomati e membrane compatibili con il nodo anziché affidarsi a una successione casuale di pezzi e sigillature.

Gli abbaini costituiscono un esempio tipico: i compluvi laterali sono generalmente corti, ma terminano in prossimità di una superficie verticale e concentrano molte lavorazioni in uno spazio ridotto.

Una valle breve non è quindi necessariamente semplice, perché può raccogliere meno acqua ma presentare una geometria complessa che richiede maggiore precisione nella posa.


Camini e pareti vicino al compluvio


Quando un camino, una torretta o una parete emergente si trova in prossimità della valle, l’acqua concentrata dal compluvio non dovrebbe essere indirizzata direttamente contro la superficie verticale.

Rappresentazione tetto con camino vicino al compluvio Rappresentazione tetto con camino vicino al compluvio - Daniele F. Toscana



Serve un sistema di scossaline e converse capace di deviare il flusso mantenendo la continuità della tenuta.

L’intersezione tra più elementi metallici rappresenta un punto nel quale la geometria delle sovrapposizioni risulta spesso più importante del semplice ricorso a sigillanti superficiali.

La situazione diventa particolarmente delicata se lo spazio tra camino e compluvio è ridotto, perché foglie e detriti possono accumularsi più facilmente e rendere difficile la pulizia.

Nelle ristrutturazioni è quindi utile valutare l’intero percorso dell’acqua intorno all’elemento verticale e non limitarsi alla sostituzione della vecchia lattoneria.

Dove la posizione degli elementi non può essere modificata, occorre progettare un raccordo dedicato.


Fotovoltaico, antenne e altri impianti sul tetto


Un impianto fotovoltaico può modificare localmente la distribuzione dell’acqua sulla falda perché i moduli intercettano la pioggia e la rilasciano lungo i propri bordi.

Fotovoltaico sul tetto in prossimità del compluvioFotovoltaico sul tetto in prossimità del compluvio - Getty Images



La progettazione dovrebbe quindi considerare la posizione dei compluvi esistenti, evitando che staffe, cavi o altri componenti ostacolino il canale o ne rendano difficile la manutenzione.

La valle non è generalmente una zona favorevole per inserire fissaggi, perché al di sotto sono già presenti membrane e lattonerie dedicate alla gestione dell’acqua.

Lo stesso principio riguarda antenne e altri supporti installati sulla copertura.

Anche i dispositivi permanenti destinati alla sicurezza devono essere progettati senza creare ostacoli al deflusso e permettendo agli operatori di raggiungere l’area senza dover calpestare la scossalina.

Impianti e drenaggio devono quindi essere coordinati già in fase progettuale.


Il compluvio deve rimanere accessibile


Una valle può essere perfettamente impermeabile al momento della posa ma diventare problematica se in futuro non è possibile controllarla e pulirla.

Pannelli, apparecchiature o strutture difficilmente removibili non dovrebbero impedire l’accesso alla zona.

Durante la progettazione bisogna considerare anche la futura manutenzione e stabilire come gli operatori potranno raggiungere il compluvio senza danneggiare tegole, coppi e lattonerie.

Il proprietario non dovrebbe camminare direttamente nella valle per verificarne la tenuta, perché una lamiera sottile può deformarsi sotto il peso di una persona e creare proprio la contropendenza che si intendeva individuare.

Inoltre, qualsiasi intervento in quota comporta un rischio di caduta e richiede sistemi di accesso e protezione adeguati.

Un nodo tecnicamente ben realizzato deve quindi essere anche ispezionabile durante la sua vita utile.


Come controllare il compluvio dopo una forte pioggia


Il comportamento della copertura dopo un evento meteorico significativo può fornire indicazioni utili sulla funzionalità della valle.

L’ispezione ravvicinata non deve però essere eseguita durante la pioggia o quando le condizioni rendono il tetto scivoloso e pericoloso.

Una volta ristabilite condizioni di sicurezza è possibile verificare la presenza di ristagni, detriti trascinati in punti precisi, tracce di traboccamento o deformazioni visibili.

Dall’interno del sottotetto può essere utile controllare tavolato, travi e superfici vicine al percorso del compluvio, documentando eventuali macchie prima che si asciughino.

Segni di sporco sulla scossalina possono indicare il livello raggiunto dall’acqua durante il temporale.

Se le tracce arrivano molto vicino ai bordi laterali, prima di modificare la larghezza della valle bisogna comunque verificare anche possibili ostruzioni a valle.


Perché una perdita può comparire lontano dal compluvio


La posizione della macchia interna non coincide necessariamente con il punto dal quale è entrata l’acqua.

Vista dall'alto di un tetto a falde con compluviVista dall'alto di un tetto a falde con compluvi - Daniele F. Toscana



Dopo aver superato lo strato di tenuta, l’acqua può muoversi lungo il tavolato, seguire una trave oppure scorrere sopra una membrana prima di raggiungere l’interno dell’edificio.

Una macchia sul soffitto può quindi comparire anche a una certa distanza dal punto di infiltrazione.

Per questo sostituire una tegola collocata direttamente sopra il segno visibile non sempre risolve il problema.

La diagnosi deve seguire la pendenza e la struttura della copertura, risalendo verso i possibili punti di ingresso.

Nel caso di un compluvio è opportuno esaminare supporto, bordi, giunzioni, raccordi superiori e inferiori e sistema di scarico.

Comprendere il percorso dell’acqua è spesso più utile che cercare immediatamente un foro nella lamiera.


Infiltrazioni con vento o temporali intensi


Il comportamento dell’infiltrazione può aiutare a individuare la causa.

In assenza di vento il deflusso tende a seguire la pendenza e la geometria del canale, mentre raffiche intense possono spingere l’acqua verso i bordi, sotto le tegole tagliate o contro le sovrapposizioni.

Se la perdita compare soprattutto durante precipitazioni accompagnate da vento, è quindi opportuno controllare lo sviluppo laterale della scossalina e i raccordi con gli elementi del manto.

Se invece il problema si manifesta soltanto durante temporali molto intensi, la causa potrebbe essere una sezione insufficiente o parzialmente ostruita.

Foglie, restringimenti e bocchettoni poco efficienti possono diventare critici solo oltre una determinata portata.

Questa differenza consente di distinguere un possibile problema idraulico da un difetto puntuale che lascia passare acqua praticamente a ogni precipitazione.


Piccole infiltrazioni e degrado del legno


Una perdita non deve necessariamente provocare gocciolamenti evidenti all’interno dell’abitazione.

Una quantità limitata d’acqua può mantenere umidi tavolato o elementi della carpenteria per periodi prolungati, creando condizioni favorevoli a deformazioni e fenomeni di degrado biologico.

Nel sottotetto è quindi utile osservare variazioni di colore, aloni, odori anomali e cambiamenti della superficie del legno, senza limitarsi alla ricerca di acqua visibile.

Quando una parte della struttura appare ammorbidita, fortemente deformata o deteriorata è necessaria una valutazione professionale prima di intervenire soltanto sulla scossalina.

Sostituire la lattoneria lasciando sotto un supporto ormai deformato può riprodurre gli stessi ristagni che hanno contribuito al problema.

Il ripristino deve partire dal primo strato ancora sano e ricostruire correttamente la geometria della valle.


Corrosione della scossalina e ristagni d’acqua


La corrosione di un elemento metallico può dipendere dall’invecchiamento, dalla permanenza prolungata dell’acqua, dalle condizioni ambientali o da incompatibilità galvaniche e chimiche con materiali vicini.

Tetto a falda con compluvio Tetto a falda con compluvio - Getty Images



Una perforazione concentrata sempre nella stessa depressione può indicare che il ristagno d’acqua abbia contribuito al deterioramento.

In questi casi sostituire semplicemente il metallo con uno più resistente può prolungare la durata del componente ma non eliminare la causa originaria.

Prima della nuova posa è quindi importante verificare la geometria del supporto, la pendenza e la posizione degli scarichi.

Anche la scelta dei metalli deve considerare la compatibilità con gli elementi esistenti per ridurre il rischio di fenomeni corrosivi indesiderati.

Nel compluvio la corretta geometria rimane il primo strumento per impedire che l’acqua permane più a lungo del necessario.


Sigillare una scossalina che perde può non bastare


Mastici e sigillanti possono risultare appropriati per riparazioni specifiche quando sono compatibili con il materiale e previsti dal sistema utilizzato.

Ricoprire genericamente una vecchia scossalina con un prodotto impermeabilizzante non rappresenta invece automaticamente una soluzione duratura.

Il metallo continua a dilatarsi, il supporto può muoversi e l’acqua continua a attraversare la zona a ogni precipitazione.

Una riparazione efficace deve tenere conto del motivo per cui si è verificata la perdita.

Un foro localizzato su una lattoneria ancora sana può richiedere un intervento differente rispetto a una valle diffusamente corrosa, deformata o realizzata con sovrapposizioni sbagliate.

Quando il problema riguarda l’intera configurazione può risultare più razionale rimuovere il vecchio elemento, correggere il supporto e ricostruire il nodo anziché accumulare ulteriori strati di sigillante sulla superficie.


Cosa controllare quando si rifà il tetto


Il rifacimento del manto rappresenta il momento migliore per verificare le condizioni del compluvio.

Con tegole o altri elementi rimossi diventano visibili supporto, membrane, giunti e raccordi che normalmente rimangono nascosti.

Manutenzione del tetto Manutenzione del tetto - Daniele F. Toscana



Mantenere una vecchia valle senza controllarla significa rischiare che la sua vita residua sia molto inferiore a quella della nuova copertura.

Durante l’intervento è possibile correggere avvallamenti, sostituire parti deteriorate e verificare che la sezione rimanga sufficiente anche dopo eventuali modifiche della stratigrafia.

Se viene aggiunta una nuova membrana sottotegola, questa deve essere raccordata al compluvio esistente in modo che l’acqua raccolta finisca nella valle e non al di sotto della scossalina.

Il rifacimento deve quindi valutare il nodo completo e non soltanto gli elementi visibili che risultano danneggiati.


Compluvio e copertura ventilata


Nelle coperture ventilate la valle interessa non soltanto il manto ma anche listelli, controlistelli, membrana e camera di ventilazione.

La sottostruttura deve essere configurata in modo da non creare ostacoli al drenaggio dell’acqua che eventualmente raggiunga gli strati inferiori.

Un listello trasversale disposto senza un percorso di scarico può comportarsi come una piccola diga e trattenere acqua sulla membrana.

In prossimità del compluvio questo rischio assume maggiore importanza perché le superfici tendono a convergere verso la stessa linea.

Anche il passaggio dell’aria deve essere risolto senza compromettere la continuità della tenuta e senza creare canalizzazioni indesiderate sotto la scossalina.

La valle deve pertanto essere coordinata con l’intera sottostruttura ventilata, prevedendo contemporaneamente ventilazione, drenaggio e stabilità degli elementi del manto.


Come cambia il compluvio aumentando l’isolamento


Gli interventi di riqualificazione energetica possono modificare sensibilmente le quote del tetto.

Aumentando lo spessore dell’isolante, il piano del manto si solleva e può cambiare la posizione relativa di tegole, scossaline, grondaie e bocchettoni.

Se il compluvio non viene riprogettato insieme alla nuova stratigrafia, la profondità utile del canale può ridursi oppure possono crearsi salti in prossimità del recapito finale.

Anche il raccordo con le parti superiori della copertura deve essere adeguato alle nuove quote.

Quando durante la rimozione vengono trovati isolanti bagnati, membrane deteriorate, pannelli deformati o elementi lignei compromessi, non è sufficiente applicare una nuova scossalina sopra gli strati esistenti.

I materiali devono essere valutati e sostituiti nella misura necessaria, ripristinando sia la continuità impermeabile sia quella termoigrometrica della copertura.


Proteggere il compluvio durante il cantiere


Durante i lavori la valle diventa naturalmente un punto di raccolta per polvere, sfridi, pezzi di isolante, residui di malta e altri materiali.

Lavori in cantiere su un tetto Lavori in cantiere su un tetto - Getty Images



Alla prima precipitazione questi elementi vengono trascinati verso la parte più bassa e possono ostruire un bocchettone nuovo ancora prima del completamento del tetto.

Il compluvio deve quindi essere mantenuto pulito nelle varie fasi di cantiere e gli scarichi possono essere protetti attraverso dispositivi che impediscano l’ingresso dei corpi più grandi senza bloccare il passaggio dell’acqua.

È importante anche evitare che operatori e attrezzature deformino le lattonerie già installate.

Prima della chiusura definitiva degli strati occorre rimuovere residui e verificare nuovamente la continuità del percorso.

Una corretta gestione del cantiere evita che difetti non legati alla progettazione vengano incorporati nella copertura e diventino visibili soltanto dopo le prime piogge.


Controlli da eseguire a fine lavori


Prima che il nodo diventi difficilmente accessibile è opportuno controllare l’allineamento degli elementi tagliati, la sezione libera della valle, l’integrità delle scossaline, le sovrapposizioni e i raccordi superiori e inferiori.

Anche bocchettoni, grondaie e pluviali devono risultare liberi da residui di lavorazione.

Quando possibile è utile realizzare una documentazione fotografica degli strati prima della posa definitiva del manto.

In caso di problemi futuri, conoscere la posizione delle membrane e il modo in cui sono state eseguite le sovrapposizioni può ridurre notevolmente le verifiche necessarie per localizzare una perdita.

Il controllo finale dovrebbe comprendere anche l’accessibilità per le future manutenzioni e l’assenza di elementi che possano ostacolare il drenaggio.

Una valle correttamente costruita deve mantenere un percorso continuo dell’acqua dalla parte superiore fino allo scarico.


Manutenzione periodica del compluvio


La frequenza delle operazioni di pulizia dipende soprattutto dalle caratteristiche dell’ambiente circostante.

Una copertura lontana dalla vegetazione può richiedere interventi meno frequenti rispetto a un tetto situato sotto pini o alberi che rilasciano grandi quantità di foglie.

Il controllo è particolarmente utile prima dei periodi caratterizzati da precipitazioni più frequenti, quando è possibile eliminare i detriti accumulati in condizioni asciutte e sicure.

Durante la pulizia bisogna evitare di rompere tegole tagliate, spostare gli elementi del bordo o deformare la scossalina.

Anche muschi e depositi organici possono trattenere umidità e nascondere giunzioni o zone corrose.

Eventuali prodotti chimici o metodi meccanici devono essere utilizzati soltanto dopo averne verificato la compatibilità con manto e lattonerie.

La manutenzione deve preservare, e non compromettere, la funzionalità del nodo.


Normativa tecnica per compluvi e smaltimento delle acque


La realizzazione del compluvio deve essere valutata all’interno del sistema di copertura e di smaltimento delle acque meteoriche.
tegole
Per le coperture discontinue con tegole di laterizio o calcestruzzo il riferimento tecnico è la UNI 9460:2023, relativa ai criteri di progettazione, esecuzione e manutenzione.

Per le coperture realizzate con elementi metallici è pertinente la UNI 10372:2023.

Il calcolo e la verifica del drenaggio delle coperture trovano invece riferimento nella UNI EN 12056-3:2001, mentre la UNI 10724:2004 fornisce indicazioni per progettazione, esecuzione, manutenzione e collaudo dei sistemi di raccolta e smaltimento delle acque meteoriche.

Le norme UNI sono norme tecniche e non devono essere automaticamente equiparate a disposizioni legislative cogenti, anche se possono essere richiamate da contratti, capitolati o altre prescrizioni.

Per gli interventi in quota trova inoltre applicazione il D.Lgs. 81/2008, con particolare attenzione ai sistemi di accesso, alla prevenzione delle cadute e alle condizioni meteorologiche durante le lavorazioni.


Come realizzare un compluvio senza infiltrazioni


Per realizzare un compluvio affidabile bisogna partire dalla quantità d’acqua che la valle dovrà ricevere e dal punto verso il quale verrà scaricata.

La struttura deve creare un fondo regolare, stabile e privo di contropendenze, sul quale gli strati impermeabili possano essere installati senza deformazioni.

Membrane e scossaline devono raccordarsi seguendo il senso del deflusso e permettere i normali movimenti dei materiali.

Tegole, coppi, lastre o pannelli devono lasciare libera una sezione sufficiente e rimanere correttamente fissati senza introdurre perforazioni improprie nella zona di tenuta.

Il compluvio deve poi raccordarsi senza restringimenti casuali a grondaie, bocchettoni e pluviali dimensionati per ricevere la portata concentrata dalle falde.

Anche una valle perfettamente impermeabilizzata può infatti perdere se uno scarico ostruito provoca un innalzamento eccessivo dell’acqua.

Infine il nodo deve rimanere accessibile e pulibile, perché foglie, aghi e altri detriti possono ridurne progressivamente la capacità.

Una buona realizzazione non costringe l’acqua a trovare autonomamente una via di uscita, ma le fornisce un percorso continuo e controllato dalla falda fino al sistema di smaltimento.



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Compluvio del tetto: come realizzarlo per evitare ristagni e infiltrazioni
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