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Accorpare due appartamenti: cosa controllare prima

Come accorpare due appartamenti sullo stesso piano: verifiche urbanistiche, strutturali, impiantistiche, condominiali e catastali prima di iniziare i lavori.
Pubblicato il

Perché accorpare due appartamenti non è solo aprire una porta


Può accadere di trovarsi nella situazione di voler accorpare due appartamenti sullo stesso piano in un'unica abitazione.

A prima vista può sembrare un intervento semplice: si apre un varco tra le due unità, si elimina una cucina, si riorganizzano stanze e impianti, poi si aggiorna la planimetria.

Ma in realtà l’operazione richiede una serie di passaggi e verifiche preliminari, perché si passa da due unità immobiliari autonome a una sola abitazione più ampia, con conseguenze urbanistiche, edilizie, impiantistiche, catastali e spesso condominiali.

Il fatto che i due appartamenti siano sullo stesso piano semplifica molti aspetti rispetto all’unione di unità sovrapposte, perché non serve necessariamente realizzare una scala interna o intervenire sui solai.

Lavori di ristrutturazione: cosa sapere prima


Per procedere, resta fondamentale capire come sono separati i due appartamenti, perché ci sono diverse possibilità:

  • da una parete non portante;
  • da un muro strutturale;
  • da un vano scala condominiale;
  • da un corridoio comune;
  • da un cavedio;
  • da una parete con impianti;
  • da una divisione che contiene canalizzazioni e colonne tecniche.


Accorpare
non significa soltanto sommare due superfici: tieni conto che vuol dire creare una nuova distribuzione coerente: ingressi, camere, bagni, cucina, zona giorno, disimpegni, impianti, riscaldamento, climatizzazione, ventilazione, scarichi, contatori e sicurezza devono funzionare come per un’unica casa.

Accorpare due appartamenti Accorpare appartamenti lavori - Pexels



Anche il Catasto deve essere aggiornato, perché la nuova unità avrà consistenza, planimetria e rendita diverse, per cui prima di iniziare lavori, demolizioni o acquisti di materiali, serve una fase di analisi.

È in questa fase che si capisce se l’intervento è semplice, se richiede opere strutturali, se ci sono vincoli, se servono autorizzazioni condominiali, se gli impianti possono essere integrati e se l’accorpamento è realmente conveniente.


Verifica della proprietà e della titolarità


Il primo controllo da fare riguarda la proprietà delle due unità: per fondere catastalmente due appartamenti in un’unica unità immobiliare, è necessario verificare che la titolarità sia compatibile.

Se i due immobili appartengono allo stesso proprietario o agli stessi comproprietari con le medesime quote, l’operazione è generalmente più lineare, se invece le intestazioni sono diverse, la situazione va valutata con attenzione prima di procedere.

Questo aspetto viene spesso sottovalutato: due appartamenti contigui possono essere usati come un’unica abitazione, ma se hanno titolarità diverse possono non essere fondibili catastalmente in modo ordinario.

In alcuni casi si parla di unità unite di fatto ai fini fiscali, ma non è la stessa cosa di una fusione piena, per cui dovresti coinvolgere un tecnico, un notaio e un consulente fiscale.

La proprietà incide anche sulle agevolazioni, sulle imposte, sulla residenza, sulle eventuali detrazioni e sulla gestione futura dell’immobile.

Se l’obiettivo è vendere, affittare o destinare l’abitazione a un familiare, conviene chiarire subito quale assetto patrimoniale si vuole ottenere.

Prima ancora del progetto interno, bisogna quindi controllare visure, intestazioni, subalterni, eventuali pertinenze collegate, mutui, vincoli e provenienze.


Conformità urbanistica ed edilizia dei due appartamenti


Prima di unire due unità, bisogna verificare la conformità urbanistica, ovvero che entrambe siano legittime, confrontando lo stato reale con i titoli edilizi depositati nel tempo.

Dovresti quindi verificare:

  • licenza;
  • concessione;
  • permesso di costruire;
  • condoni;
  • DIA, SCIA e CILA;
  • le pratiche precedenti;
  • agibilità, se disponibile.


Se uno dei due appartamenti presenta difformità non sanate, l’accorpamento può diventare più complesso.

Unire due caseCollegare due case - Pexels



Una veranda non autorizzata, una stanza ricavata abusivamente, un bagno spostato senza pratica, una finestra modificata o un tramezzo non conforme possono emergere proprio quando il tecnico prepara la pratica per unire le unità.

La planimetria catastale non prova la regolarità edilizia: prima di accorpare due appartamenti è necessario verificare la conformità tramite gli atti comunali e risolvere eventuali difformità, per evitare ritardi, costi aggiuntivi e complicazioni successive.

Titolo edilizio: CILA, SCIA o altro


Il titolo edilizio necessario dipende dal tipo di opere previste: se l’accorpamento avviene con opere interne non strutturali, senza modificare la volumetria complessiva dell’edificio e mantenendo la destinazione residenziale, l’intervento viene di norma trattato come manutenzione straordinaria, spesso con CILA.

Se invece si interviene su parti strutturali, come muri portanti, travi o elementi che incidono sulla statica, può essere necessaria una SCIA e il coinvolgimento di un tecnico strutturista.

Se l’intervento modifica la destinazione d’uso, coinvolge parti comuni, altera prospetti, modifica aperture esterne o incide su vincoli particolari, il quadro può cambiare.

Fai quindi attenzione al tipo di opere: ad esempio, aprire un varco in un tramezzo non portante è cosa diversa dall’aprire un passaggio in una parete portante.

Il tecnico deve quindi classificare l’intervento nel modo corretto, predisporre gli elaborati, asseverare la conformità e indicare il titolo esatto.

Ricordati che iniziare dei lavori per accorpare appartamenti senza questa verifica espone al rischio di contestazioni e blocchi.


Muro divisorio tra i due appartamenti


Il punto fisico dell’accorpamento è spesso il varco di collegamento, e la parete che separa i due appartamenti deve essere analizzata con attenzione.

Può essere un semplice tramezzo, una parete in laterizio leggero, un muro portante, una parete con impianti, una struttura in calcestruzzo o un elemento che contribuisce alla compartimentazione acustica e antincendio dell’edificio.

Se è un tramezzo non portante, l’apertura è generalmente più semplice, ma bisogna comunque verificare impianti interni, tubazioni, cavi e posizione rispetto alla nuova distribuzione.

Se è un muro portante, serve un progetto strutturale, con valutazione dell’apertura, cerchiature, architravi, eventuali depositi o autorizzazioni secondo la normativa locale e le condizioni dell’edificio.

Il varco non deve essere posizionato solo dove sembra comodo, ma deve essere collocato dove migliora la circolazione interna, non crea corridoi inutili, non attraversa zone tecniche e non compromette arredi o impianti.

Aprire nel punto sbagliato può rendere la nuova casa più grande ma meno funzionale.


Distribuzione interna della nuova abitazione


L’accorpamento deve creare una casa più funzionale, non solo più ampia.

Tieni conto che due appartamenti uniti possono generare doppioni, corridoi lunghi, bagni distribuiti male, due ingressi inutilizzati, cucine duplicate e stanze difficili da assegnare.

La fase progettuale serve proprio a evitare una somma disordinata di ambienti, per cui bisogna decidere elementi come:

  • dove collocare la zona giorno;
  • quale cucina mantenere;
  • quanti bagni servono;
  • quali camere creare;
  • se conservare uno studio;
  • dove inserire lavanderia, ripostiglio, cabina armadio e spazi tecnici.


La nuova abitazione dovrebbe avere percorsi chiari: ingresso, zona giorno, zona notte e servizi devono essere distinti.

Ristrutturazione caseLavori unione appartamenti - Pexels



Un errore frequente è mantenere troppe divisioni esistenti per ridurre i lavori: in alcuni casi ha senso, in altri genera una casa grande ma frammentata.

Al contrario, demolire troppo può creare ambienti ampi ma privi di contenimento, privacy e corretta distribuzione impiantistica.

L’accorpamento è l’occasione per ripensare la casa: se il progetto si limita ad aprire un passaggio tra due appartamenti, il risultato rischia di restare provvisorio anche dopo una ristrutturazione costosa.

Ingressi: mantenerne due o crearne uno solo


Quando si uniscono due appartamenti sullo stesso piano, spesso esistono due porte d’ingresso sul pianerottolo, e bisogna decidere se mantenerle entrambe, usarne una come ingresso principale e l’altra come accesso secondario, oppure eliminarne una dal punto di vista funzionale.

Mantenere due ingressi può essere utile in alcuni casi, ad esempio per case molto grandi, ma questo può creare distribuzioni meno compatte e problemi di privacy, se un ingresso finisce nella zona notte o in una stanza non adatta.

Usare un solo ingresso rende la casa più ordinata, e l’altra porta può essere mantenuta chiusa, integrata in un armadio, trasformata in uscita di servizio o lasciata come elemento tecnico.

Modificarla o eliminarla completamente può però coinvolgere il condominio, perché il pianerottolo, il prospetto interno e le parti comuni non sono sempre modificabili liberamente.

Bisogna valutare anche sicurezza, citofono, campanello, numerazione interna, cassette postali e impianto elettrico.


Cucine e scarichi


Due appartamenti hanno quasi sempre due cucine o almeno due predisposizioni cucina.

Dopo l’accorpamento, di solito se ne mantiene una e si trasforma l’altra in lavanderia, bagno, studio, camera o zona contenitiva.

Questa scelta va fatta verificando scarichi, canne di esalazione, ventilazioni, gas, aspirazione e posizione delle colonne condominiali.

Appartamenti condominioAccorpare appartamenti catasto - Pexels



Gli scarichi sono tra i vincoli principali: spostare una cucina lontano dalla colonna può richiedere pendenze difficili, controsoffitti, rialzi o pompe di sollevamento.

Lo stesso vale per lavatrici, lavabi e lavastoviglie, per cui in alcuni casi è più razionale mantenere la cucina dove già esistono impianti adeguati, anche se sulla carta un’altra posizione sembrerebbe più bella.

Se una vecchia cucina viene eliminata, bisogna chiudere correttamente scarichi, adduzioni, gas e collegamenti elettrici, non basta coprire le prese o lasciare tubazioni inutilizzate dietro un mobile.

Le linee dismesse devono essere gestite in sicurezza e documentate.

La nuova distribuzione deve rispettare la logica impiantistica: una cucina perfetta sulla pianta ma lontana dagli scarichi può diventare un problema tecnico e di manutenzione.


Bagni: quantità, posizione e colonne


L’accorpamento offre spesso la possibilità di aumentare o riorganizzare i bagni.

Due appartamenti piccoli possono diventare una casa con bagno principale, bagno ospiti, lavanderia e magari bagno in camera, ma ogni modifica deve partire dalle colonne di scarico e ventilazione.

I bagni sono vincolati da pendenze degli scarichi, diametri, attraversamenti, spessori del massetto, posizione dei sanitari e rapporti con gli ambienti sottostanti.

Spostare un WC è molto più complesso che spostare un lavabo, creare un bagno lontano dalle colonne può richiedere soluzioni tecniche non sempre desiderabili.

Bisogna considerare anche aerazione naturale o meccanica, rumore degli scarichi, accessibilità e privacy.

Un bagno ricavato dove prima c’era una cucina può essere fattibile, ma deve avere impianti corretti, un bagno cieco richiede ventilazione adeguata, mentre una lavanderia interna deve gestire umidità e scarichi.

Prima di definire la planimetria, conviene mappare tutte le colonne e i punti acqua esistenti: sono loro a suggerire dove l’intervento sarà più semplice e dove rischia di diventare forzato.


Impianto elettrico e quadri


Unendo due appartamenti si devono coordinare gli impianti elettrici: ogni unità può avere un proprio quadro, un proprio contatore, linee separate, citofono, antenne, rete dati e distribuzioni diverse.

L’accorpamento è l’occasione per decidere se mantenere alcune separazioni o creare un impianto unico.

Dal punto di vista funzionale, una casa più grande richiede una progettazione elettrica nuova: prese, punti luce, comandi, circuiti cucina, climatizzazione, lavanderia, studio, rete dati, domotica, allarme, tapparelle o schermature devono essere distribuiti in modo coerente.

Non conviene quindi limitarsi ad attaccare i due impianti esistenti.



Il quadro elettrico deve essere dimensionato e organizzato: è utile dividere le linee per zone e funzioni, così da rendere più semplice manutenzione e gestione dei carichi.

Anche la posizione del quadro va scelta bene: deve essere accessibile, ma non necessariamente visibile.

Se i due appartamenti avevano contatori separati, bisogna valutare con il gestore e con il tecnico se mantenerli temporaneamente durante i lavori, dismetterne uno o riorganizzare la fornitura.

Riscaldamento e climatizzazione


Gli impianti di riscaldamento e climatizzazione sono spesso il punto più delicato.

I due appartamenti potrebbero avere caldaie autonome, radiatori separati, impianti condominiali con contabilizzazione, climatizzatori indipendenti o sistemi misti.

Accorpare significa capire come ottenere comfort uniforme in una superficie più ampia, per cui tieni conto che:

  • se il riscaldamento è autonomo con due generatori, bisogna decidere se mantenerne uno, sostituirli entrambi, creare un nuovo impianto centralizzato interno o passare a soluzioni diverse;
  • se il riscaldamento è condominiale, bisogna verificare contabilizzatori, millesimi, corpi scaldanti e regolazione per la nuova unità, e non sempre l’impianto esistente è equilibrato per una distribuzione modificata.


La climatizzazione richiede la stessa attenzione: due appartamenti possono avere unità esterne separate, split in posizioni diverse, linee frigorifere non più coerenti o vincoli condominiali sulle facciate.

Riorganizzare la casa senza ripensare il raffrescamento può lasciare alcune zone troppo calde o difficili da climatizzare.


Gas, canne fumarie e ventilazioni


Se uno o entrambi gli appartamenti hanno impianto gas, caldaia, cucina a gas o canne fumarie, la verifica deve essere accurata.

Eliminare una cucina o una caldaia comporta la chiusura e messa in sicurezza delle linee, tieni conto che mantenere apparecchi a gas richiede ventilazioni, scarichi e conformità.

Finestre porte appartamentiVerificare acustica case - Pexels



Se decidi di eliminare il gas e passare a piano a induzione, pompa di calore o sistemi elettrici, tieni conto che servirà potenza sufficiente e un impianto elettrico adeguato.

Le canne fumarie e le esalazioni non devono essere modificate senza verifica, perché collegamenti errati possono creare problemi di odori, tiraggio, rumore e sicurezza.

Ogni linea impiantistica eliminata o mantenuta deve essere identificata: in una casa accorpata, il rischio è dimenticare vecchi tratti nascosti che in futuro diventeranno difficili da interpretare.

Acustica tra ambienti e verso il condominio


Accorpare due appartamenti può modificare il rapporto acustico interno: aprendo le pareti e modificando le stanze, viene anche modificata la percezione del suono.

Bisogna quindi valutare: rumore da scarichi, calpestio, impianti, elettrodomestici e pareti confinanti.

Se una vecchia cucina diventa camera da letto, potrebbe trovarsi accanto alla cucina del vicino o a una colonna di scarico rumorosa.

Se crei un grande open space, le superfici dure possono aumentare riverbero e rumore interno.

Anche i pavimenti meritano attenzione, perché demolizioni, nuovi massetti e impianti possono alterare l’isolamento al calpestio verso l’appartamento sottostante.

In condominio, una ristrutturazione interna non dovrebbe peggiorare il comfort acustico degli altri, ma il progetto deve considerare anche il silenzio.


Strutture e parti comuni


Anche se i due appartamenti sono sullo stesso piano, l’intervento può coinvolgere strutture e parti comuni come: muri portanti, pilastri, travi, cavedi, colonne impiantistiche, facciate, pianerottoli, porte d’ingresso, balconi e canne tecniche.

Aprire varchi in elementi strutturali richiede verifiche e pratiche specifiche, modificare impianti collegati a colonne comuni richiede attenzione.

Intervenire su porte verso il pianerottolo o su elementi visibili dalle parti comuni può richiedere confronto con il regolamento condominiale.

Non tutto ciò che si trova dentro il perimetro dell’appartamento è liberamente modificabile, alcuni elementi hanno funzione comune o strutturale, ed è il tecnico a doverlo verificare.

Prima di iniziare, è utile informare l’amministratore quando l’intervento può coinvolgere parti comuni, rumori, scarichi, montanti o accessi.

Questo non sostituisce le pratiche edilizie, ma evita incomprensioni durante il cantiere.


Regolamento condominiale e tabelle millesimali


L’accorpamento può avere effetti condominiali: unire due appartamenti può comportare una modifica della consistenza dell’unità, eventuale variazione dei subalterni, diversa distribuzione delle spese, aggiornamento dell'anagrafica condominiale e, in alcuni casi, riflessioni sulle tabelle millesimali.

Non sempre l’accorpamento richiede automaticamente una revisione delle tabelle, ma la situazione va valutata.

Se l’intervento modifica superfici, destinazioni interne, numero di unità o uso di parti comuni, può essere necessario aggiornare alcuni dati.

Case unireVerifica urbanistica case - Pexels



Anche la gestione di citofoni, cassette postali, targhette e accessi va coordinata.

Il regolamento condominiale può contenere limiti su lavori, orari di cantiere, modifiche agli ingressi, facciate, impianti esterni, unità esterne dei climatizzatori o uso di determinate parti comuni, per cui prima di progettare soluzioni che affacciano sul pianerottolo o sulla facciata, conviene leggerlo.

Il condominio non decide la distribuzione interna della casa, ma può incidere su ciò che riguarda parti comuni, decoro e impianti condivisi.


Catasto: fusione delle unità e nuova planimetria


Dopo l’accorpamento, la situazione catastale deve essere aggiornata.

Le due unità originarie, se effettivamente fuse in una sola abitazione, vengono rappresentate in una nuova planimetria e il Catasto attribuisce i dati aggiornati alla nuova unità.

La pratica viene predisposta da un tecnico abilitato tramite procedura DOCFA, e l’aggiornamento catastale deve riflettere lo stato finale dell’immobile.

Devono risultare: distribuzione, vani, accessori, eventuali pertinenze collegate e consistenza.

La rendita catastale può cambiare perché cambia la consistenza dell’unità, per cui la planimetria catastale deve essere coerente con la pratica edilizia e con lo stato reale.

Il Catasto va aggiornato dopo i lavori, non usato come strumento per sanare modifiche urbanistiche non verificate.

Questo ordine evita di avere una planimetria catastale corretta solo fiscalmente ma non allineata agli atti comunali.

Se i due appartamenti hanno delle pertinenze, come cantine, box o soffitte, bisogna capire se e come restano collegate alla nuova unità, anche questi elementi incidono sulla pratica catastale.


Agibilità e stato finale


In alcuni casi, dopo l’accorpamento può essere necessario aggiornare o presentare documentazione relativa all’agibilità, soprattutto se l’intervento incide su condizioni igienico-sanitarie, sicurezza, impianti o distribuzione.

La situazione dipende dal tipo di lavori, dal Comune e dalla pratica edilizia, per cui bisogna verificare:

  • rapporti aeroilluminanti;
  • altezze interne;
  • superficie minima dei locali;
  • ventilazione dei bagni ciechi;
  • sicurezza degli impianti;
  • accessibilità;
  • requisiti previsti dai regolamenti edilizi locali.


Ricorda che accorpare due appartamenti non autorizza a creare stanze prive dei requisiti minimi o bagni non ventilati correttamente.

Il progetto deve quindi essere in linea non solo con la bellezza della nuova distribuzione, ma anche con la conformità dei singoli ambienti.

Una camera troppo piccola, un locale senza finestra usato impropriamente o una cucina priva di adeguata ventilazione possono creare problemi.

Lo stato finale deve essere coerente: urbanisticamente legittimo, catastalmente aggiornato, impiantisticamente sicuro e abitabile secondo i requisiti richiesti.

Aspetti fiscali e agevolazioni


Accorpare due appartamenti può avere degli effetti fiscali, perché la nuova rendita catastale incide su imposte, IMU se dovuta, eventuali agevolazioni prima casa, detrazioni per ristrutturazione e gestione delle pertinenze.

Se l’intervento viene eseguito per creare un’unica abitazione principale, è opportuno verificare in anticipo la posizione fiscale con un professionista.

Le detrazioni per lavori edilizi, quando applicabili, richiedono pagamenti, documenti, titoli edilizi e causali corretti.

Anche l’acquisto di materiali, l’intervento sugli impianti, la sostituzione degli infissi o il rifacimento dei bagni possono avere trattamenti diversi, per cui non bisogna improvvisare la parte fiscale a lavori conclusi.

Se uno dei due appartamenti gode di agevolazioni, se sono presenti mutui o se l’accorpamento avviene dopo un acquisto recente, conviene verificare subito tutto con notaio, commercialista o CAF.


Cantiere in condominio


Accorpare due appartamenti significa spesso fare un cantiere importante che include demolizioni, trasporto macerie e nuovi impianti, per cui in condominio bisogna prevedere gli orari di accesso ed effettuare le dovute comunicazioni.

Le demolizioni tra due unità possono produrre rumori e vibrazioni, se si interviene su pareti strutturali, il cantiere richiede ancora più attenzione.

È utile pianificare il trasporto dei materiali, la protezione delle parti comuni e il rispetto delle regole condominiali, perché un cantiere disordinato può generare conflitti anche quando il progetto è corretto.

Lavori demolizioneRistrutturare demolizione case - Pexels



La presenza di due ingressi può agevolare la gestione dei lavori, permettendo percorsi separati o stoccaggi temporanei, ma le parti comuni non devono essere occupate senza autorizzazione.

Anche il deposito dei materiali va organizzato: un accorpamento ben progettato può essere rallentato da una cattiva gestione del cantiere.

Reversibilità futura: conviene pensarci?


Non sempre conviene progettare l’accorpamento come irreversibile.

In alcune situazioni può essere utile mantenere una certa possibilità di divisione futura: due ingressi conservati, impianti predisposti per eventuale separazione, distribuzione che potrebbe tornare a due unità, contatori gestiti con attenzione.

La reversibilità può essere interessante per famiglie con esigenze future incerte, immobili destinati a vendita, figli, genitori anziani o investimenti.

Considera anche che mantenerla a tutti i costi può peggiorare la qualità della nuova abitazione, perché obbliga a conservare doppioni e vincoli.

Bisogna trovare un equilibrio, valutando caso per caso e decidendo prima di intervenire.


Errori da evitare


Ecco una serie di errori da evitare nell'accorpare due abitazioni:

  • iniziare demolizioni senza verificare la conformità urbanistica dei due appartamenti;
  • pensare che la planimetria catastale sia sufficiente per dimostrare la regolarità edilizia;
  • aprire un varco senza sapere se la parete è portante o contiene impianti;
  • sommare i due appartamenti senza riprogettare distribuzione, ingressi, bagni e cucina;
  • collegare in modo improvvisato impianti elettrici, riscaldamento e scarichi;
  • dimenticare regolamento condominiale, parti comuni, citofoni, cassette postali e possibili effetti sui millesimi;
  • aggiornare il Catasto senza avere una situazione edilizia coerente e documentata.


Come impostare correttamente l’accorpamento


Per accorpare due appartamenti sullo stesso piano bisogna partire da una verifica documentale e tecnica: prima si controllano proprietà, titoli edilizi, stato legittimo, planimetrie, regolamento condominiale e vincoli.

Poi si analizzano strutture, pareti divisorie, impianti, scarichi, riscaldamento, ingressi e distribuzione interna, solo dopo si definisce il progetto e si presenta la pratica edilizia corretta.

Il progetto deve trasformare due unità autonome in una casa unica, non in due appartamenti collegati da una porta.

Cucina, bagni, zona giorno, zona notte, impianti e percorsi devono essere ridisegnati in modo coerente, per cui se il varco interessa elementi strutturali, serve una valutazione specifica.

Se gli impianti sono datati o duplicati, conviene razionalizzarli invece di conservarli senza logica.

A lavori conclusi, lo stato catastale va aggiornato con nuova planimetria e nuova consistenza e anche eventuale documentazione impiantistica e condominiale deve essere ordinata.

L’accorpamento funziona quando le verifiche iniziali evitano sorprese: nessuna difformità nascosta, nessun muro aperto senza controllo, nessun impianto collegato in modo provvisorio, nessuna planimetria incoerente.

Una casa più grande deve essere anche più ordinata, regolare e gestibile nel tempo.


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