I metodi di rafforzamento delle strutture portanti site in zona sismica, variano a seconda del tipo di struttura da trattare e del risultato che s'intende raggiungere.
Le strutture in muratura, presentano delle potenzialita' di resistenza molte volte non sfruttate a causa della inadeguatezza dei collegamenti con il resto della struttura, con conseguente instabilita' di parte dell'edificio che in alcuni casi ne compromette l'intera struttura.
L'intervento di rinforzo deve quindi tendere a mantenere efficienti, in caso di azione sismica, i meccanismi resistenti del comportamento strutturale d'insieme dell'edificio, in primo luogo assicurando i collegamenti tra le varie parti, ed eventualmente rinforzando alcuni elementi strutturali strategicamente fondamentali ai fini di tale comportamento.
Anche per le murature, oggi possono essere impiegati materiali particolari come resine, fibre di carbonio, cuciture in acciaio ecc., tali metodi però oltre ai costi abbastanza alti, comportano l’impiego di mano d’opera specializzata, non facilmente reperibile.
Anche nel caso di rafforzamenti in genere, si riscontra inoltre la volontà di riprendere ad utilizzare materiali e metodi costruttivi eco-compatibili, da tempo non più in uso, per i quali si presenta il problema di studiarne ex novo il comportamento in zona sismica.
Il caso che illustro è relativo al rafforzamento, di una parte della struttura mista di un fabbricato in muratura, in cui un progetto di sopraelevazione, ha richiesto in seguito a calcoli specifici, il rafforzamento delle parti isolate (pilastri in mattoni pieni), mediante un sistema a telaio chiuso irrigidente tale da unire intimamente le parti isolate al fine di costituire una nuova configurazione sismoresistente.
L’impresa esecutrice delle opere, in accordo con la direzione dei lavori, ha optato per un metodo di rafforzamento tradizionale, costituito da incamiciatura con angolari in acciaio, dei pilastri isolati in mattoni pieni, e conseguente collegamento degli stessi alla parte orizzontale in c.a. dei solai, mediante costituzione di un collegamento bullonato all’intradosso del solaio, avente il compito di fissare a soffitto un nuovo sistema di travi di collegamento, costituite da profili in acciaio.
L’intera struttura è stata disposta in maniera da essere annegata nella sottostante parte in mattoni, mediante l’impiego di malta tixotropica, le parti metalliche utilizzate sono state pretrattate con materiale antiossidante, prima del loro posizionamento.
La nuova struttura così realizzata, ha permesso di aumentare la resistenza sismica dell’intero edificio, senza comportare particolari tecniche d’intervento, con il grande vantaggio di evitare l’attesa per l’intervento di ditte specializzate, oltre a raggiungere un discreto risparmio economico.
Infine, per poter rifinire le parti a vista delll’intervento, si è pensato di fissare della rete portaintonaco, sulle parti metalliche, al fine di poter intonacare l’intera parte, rendendola in seguito idonea ad essere attintata.
arch. Francesco Oliva