Origine del mattone
Dalle mani dell’uomo nacque, in un giorno perso nella notte dei tempi, uno dei materiali da costruzione più antichi e che, ancora oggi, non finisce di sorprendere per la gran quantità di applicazioni alle quali si presta: il mattone.
Un semplice impasto di argilla e acqua, cotto o essiccato al sole, costituisce la sostanza di un oggetto tecnologico in tutto e per tutto, adattato nella forma e nelle dimensioni alla mano sapiente del muratore che deve poterlo afferrare saldamente e saperne fare buon uso.
Nonostante l’avvicendamento, geografico e temporale, di molte varietà di mattone, le sue misure standard per le norme UNI sono tre: 5,5 x 12 x 25 cm, 6 x 11 x 22,5 cm e 6 x 13,5 x 27, 5 cm.
La sua diffusione è particolarmente incisiva in aree carenti di materiali lapidei adatti ad essere impiegati nel campo delle costruzioni e molto spesso lo troviamo abbinato a ciottoli di fiume. Questo in Italia accade soprattutto al Nord, dove la bella e rossa Ferrara mostra da secoli le sue splendide architetture fortificate in laterizi.
Il suo storico exploit si deve all’architettura romana e alle sue strutture voltate e a cupola, combinate con soluzioni murarie innovative e valide.
Posa a spina di pesce
Accanto all’opus caementicium, che racchiude un conglomerato di malta e inerti all’interno di due paramenti in mattoni variamente tessuti, è molto interessante lo sviluppo, sia estetico che strutturale, della cosiddetta opera spicata (opus spicatum), più rara nelle superfici verticali e molto diffusa, a scopo decorativo, nelle pavimentazioni di età classica e medievale.
A differenza di altre tessiture, quella a spina di pesce si rende immediatamente riconoscibile anche ad un occhio non esperto.
Se infatti siamo abituati a vedere pietre e mattoni disposti secondo una giacitura orizzontale con i giunti più o meno sfalsati a creare complesse concatenazioni, nell’opera spicata gli elementi seguono un andamento a 45 gradi, che inverte la sua direzione filare dopo filare.
Il vantaggio della tecnica risiede nella velocità di montaggio degli elementi e nella possibilità di alternare al mattone materiali eterogenei dalla forma allungata: ciottoli e pietre di vario tipo o altri elementi decorativi.
Una data importante nella storia di questo tipo di muratura è il 1423, anno in cui Filippo Brunelleschi fu nominato inventore e governatore della Cupola di Santa Maria del Fiore.
Nel cantiere il grande architetto si distinse per alcune invenzioni costruttive che sono oggetto di studio ancora oggi e che non finiscono di stupire chiunque abbia la possibilità di ammirare la maestosa chiesa fiorentina.
In particolare le tamponature tra i costoloni che definiscono l’ossatura della struttura furono realizzate proprio con mattoni disposti a spina di pesce, sfruttandone la forza di coesione e l’equilibrio statico intrinseco.
Varianti della spina di pesce
Una tessitura a spina di pesce, utilizzata per la definizione del carattere decorativo di un paramento, è quanto di più vicino si possa immaginare al disegno di una stoffa e può presentare alcune variazioni, ugualmente efficaci a livello estetico.
Se tralasciamo la spina di pesce semplice che prevede, come sopra descritto, l’alternanza tra file di mattoni inclinati in un verso e nell’altro, possiamo scegliere la sua variante doppia.
Questa può a sua volta, con lievi modifiche, essere adattata a una giacitura orizzontale / verticale o a un più complesso intreccio che sembra un vero e proprio lavoro a maglia trasposto a una muratura.
In molte corti veneziane, specie quelle più nascoste e appartate rispetto ai più usuali percorsi turistici, si conservano invece porzioni di pavimentazione realizzate con questa tecnica di posa sviluppata su una superficie orizzontale.
Da studi universitari ricordo anche che la monumentale piazza San Marco, attualmente caratterizzata da un lastricato in pietra racchiuso tra fasce continue in marmo bianco, era in origine pavimentata con laterizi disposti a spina di pesce.
Chi ama le tonalità e il morbido calore del mattone può scegliere questa soluzione di posa per pavimentare ambienti interni e spazi esterni di abitazioni o locali con diversa destinazione d’uso. Le accortezze, in questo caso, staranno nelle scelta di materiali di prima qualità e adatti, formalmente e dimensionalmente, a ricoprire un ruolo così importante e avvalorato da secoli di storia e tradizione.
Mattoni e pianelle fatti a mano o di recupero
Molte aziende italiane producono ancora oggi elementi in cotto perfetti per questo scopo. La Fornace Enrico Palmucci, ad esempio, ha sede a Orvieto, nel cuore dell’Umbria, ed è specializzata nella valorizzazione e nella produzione di elementi artigianali di altissima qualità, frutto di un sapienza che arriva ai giorni nostri dopo secoli di consolidata tradizione.
Le pianelle e i mattoni fatti a mano possono essere posati a pavimento, tessuti a spina di pesce, per ottenere effetti decorativi prospettici anche su ampie superfici, da integrare all’esterno con aree verdi appositamente trattate e attrezzate con finiture analoghe.
In contesti contemporanei, quando si desidera creare un armonico dialogo tra vecchio e nuovo, la spina di pesce risulta più efficace se realizzata con piastrelle di grandi dimensioni, che riescono a trascinare un metodo costruttivo antico in materiali più moderni e dall’aspetto più uniforme.
A Forte dei Marmi ha sede invece Recuperando, azienda specializzata nella commercializzazione di materiali all’ingrosso per il restauro edile e in particolare, per tutto ciò che concerne l’architettura rurale tradizionale.
Nel vasto catalogo di pavimenti antichi realizzati con il riuso di mattoni è disponibile una serie di listelli in cotto di colore chiaro (anche se non uniforme, considerata la diversa provenienza dei materiali), ricavati dal taglio longitudinale di vecchi laterizi 20 x 10 x 5 cm e perfetti per ambienti di particolare pregio architettonico.
Il prezzo? Proibitivo per i più, dato che si aggira sui 275 euro per un metro quadrato costituito da ben 90 pezzi.
Un’idea valida per la posa è riquadrare la porzione di pavimento posata a spina di pesce con un bordo realizzato con gli stessi elementi disposti in fila (testa dopo testa) o in serie (sul lato lungo).
Troviamo un esempio di questo in una realizzazione della Nord Porfidi di Mancuso s.r.l., la pavimentazione di una cantina in mattoni rossi di recupero, efficace e decorativa proprio grazie alla cornice ben delineata, elemento di discontinuità tra la verticalità della parete e la superficie orizzontale del pavimento.
Per ulteriori informazioni è possibile consultare i siti:
Fornace Enrico Palmucci
Recuperando
Nord Porfidi di Mancuso s.r.l.