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Il bollitore è un serbatoio utilizzato per riscaldare e accumulare l'acqua calda sanitaria, quella che viene distribuita ai rubinetti, alle docce e agli altri punti di utilizzo dell'abitazione.
Bollitore sanitario - Foto Techglobe mod. con IA
Può funzionare insieme a una caldaia, una pompa di calore o un impianto solare termico e, a seconda del modello, può utilizzare uno scambiatore di calore oppure una resistenza elettrica.
Quando la valvola di sicurezza del bollitore comincia a gocciolare durante il riscaldamento, la causa più frequente è l'aumento della pressione provocato dalla dilatazione dell'acqua.
Il fenomeno può essere normale in determinate configurazioni, mentre in altre indica un problema al vaso di espansione, alla pressione di alimentazione o ai dispositivi di sicurezza.
Per distinguere queste situazioni occorre verificare quando compare la perdita, quanto dura e se la pressione diminuisce dopo un prelievo di acqua calda.
Una perdita continua, soprattutto quando l'accumulo è freddo, richiede invece controlli differenti rispetto a poche gocce durante il riscaldamento.
La soluzione corretta consiste nell'individuare la causa della pressione eccessiva, evitando di sostituire componenti che potrebbero funzionare regolarmente.
Una piccola fuoriuscita d'acqua dalla valvola di sicurezza non rappresenta necessariamente un guasto, perché alcuni sistemi di accumulo prevedono che il dispositivo scarichi una parte dell'acqua durante il riscaldamento.
Quando la temperatura aumenta, il volume del liquido cresce e, se manca uno spazio sufficiente per compensare la dilatazione, la pressione può raggiungere la soglia di apertura della valvola.
In determinate configurazioni questo gocciolamento occasionale rientra nel funzionamento previsto dal costruttore, purché sia limitato alla fase di riscaldamento e non presenti caratteristiche anomale.
La situazione cambia quando il bollitore dispone di un vaso di espansione correttamente dimensionato, progettato per assorbire l'aumento di volume senza provocare continui scarichi.
In questi impianti, una perdita ripetuta può indicare che il sistema di compensazione non sta lavorando correttamente.
Occorre distinguere anche poche gocce da un flusso consistente, perché la quantità scaricata rappresenta un'informazione utile per la diagnosi.
Se la valvola continua a perdere molte ore dopo il riscaldamento, potrebbe esserci un problema di tenuta interna oppure una pressione di alimentazione eccessiva.
Non esiste comunque una quantità universale di acqua che permetta di stabilire automaticamente la presenza di un guasto, poiché la valutazione dipende dalle caratteristiche dell'apparecchio, dalla pressione raggiunta e dalle indicazioni del produttore.
L'acqua contenuta nel bollitore aumenta di volume quando viene riscaldata e questa variazione, pur essendo relativamente contenuta, può produrre un incremento significativo della pressione se il liquido non dispone di uno spazio nel quale espandersi.
Il fenomeno diventa particolarmente evidente nei circuiti sanitari nei quali una valvola di ritegno impedisce all'acqua di tornare verso la rete di alimentazione.
In queste condizioni, il volume aggiuntivo rimane confinato nel tratto compreso tra il dispositivo di non ritorno e le utenze, facendo aumentare progressivamente la pressione interna.
Anche alcuni riduttori di pressione, in funzione della loro costruzione e della configurazione idraulica, possono contribuire a impedire il ritorno dell'acqua verso monte.
Quando la pressione raggiunge il valore di intervento previsto, la valvola di sicurezza permette la fuoriuscita di una quantità d'acqua per limitare ulteriori aumenti.
Il dispositivo non produce quindi la sovrapressione, ma interviene come conseguenza di una condizione presente nell'impianto.
Se il sistema dispone di un vaso sanitario funzionante, una parte dell'espansione viene invece assorbita attraverso la compressione del gas contenuto al suo interno.
Per questo motivo, quando lo scarico compare esclusivamente durante il riscaldamento, la verifica deve partire dal comportamento della pressione e dall'efficienza del sistema di compensazione, senza considerare automaticamente difettosa la valvola.
Il vaso di espansione sanitario è un recipiente progettato per compensare l'aumento di volume dell'acqua calda senza far crescere eccessivamente la pressione dell'impianto.
Vaso di espansione - Varem
Al suo interno si trova generalmente una membrana che separa l'acqua da una camera contenente gas comprimibile.
Quando l'acqua si dilata, entra nel vaso e comprime il gas, creando un volume disponibile che limita l'incremento della pressione.
Il componente viene normalmente collegato alla tubazione dell'acqua fredda che alimenta il bollitore, rispettando lo schema previsto dal costruttore e la posizione degli altri dispositivi idraulici.
È fondamentale che il vaso comunichi con il tratto nel quale avviene l'espansione, perché una valvola chiusa o un dispositivo di non ritorno collocato in posizione inappropriata possono impedirne il funzionamento.
Il vaso sanitario non deve essere confuso con quello dell'impianto di riscaldamento, che lavora sul circuito destinato a radiatori, pannelli radianti o altri terminali, si tratta infatti di circuiti differenti, con caratteristiche e requisiti specifici.
Per il lato sanitario occorre utilizzare un vaso idoneo al contatto con l'acqua destinata al consumo umano.
Non tutti i bollitori richiedono necessariamente un vaso dedicato, ma la gestione dell'espansione deve essere coerente con la configurazione prevista dal produttore e con le caratteristiche dell'impianto.
Uno dei problemi più frequenti riguarda la perdita della precarica, cioè la pressione iniziale del gas contenuto nel vaso prima che il lato acqua venga sottoposto alla pressione dell'impianto.
Quando questa pressione diminuisce eccessivamente, il recipiente può riempirsi d'acqua già nelle normali condizioni di esercizio, riducendo il volume disponibile per assorbire la dilatazione.
Il risultato è un aumento rapido della pressione ogni volta che il bollitore porta l'acqua alla temperatura impostata.
Anche una precarica troppo elevata può compromettere il funzionamento, perché ostacola l'ingresso dell'acqua nel vaso fino al raggiungimento di una pressione superiore a quella prevista.
Per questo la corretta regolazione deve essere stabilita considerando la pressione di alimentazione, le caratteristiche del recipiente e le indicazioni del produttore.
La verifica non può essere effettuata semplicemente collegando un manometro alla valvola del gas mentre il vaso è ancora pressurizzato dal lato acqua.
In queste condizioni la lettura può non corrispondere alla precarica effettiva. Il tecnico deve invece procedere secondo le istruzioni del componente, eliminando la pressione idraulica prima di effettuare la misurazione.
Se la membrana è integra, una precarica insufficiente può talvolta essere ripristinata senza sostituire il vaso.
Se però il recipiente perde nuovamente pressione, occorre individuare la causa e verificare anche l'eventuale deterioramento della membrana.
Oltre al problema precedentemente affrontato, con il tempo, la membrana interna può deteriorarsi fino a perdere la separazione tra acqua e gas, impedendo al recipiente di svolgere correttamente la propria funzione.
Struttura interna del bollitore - Foto Techglobe mod. con IA
Uno degli indizi più significativi è la presenza di acqua dalla valvola utilizzata per controllare la precarica, quando questa dovrebbe comunicare soltanto con la camera del gas.
In presenza di una membrana danneggiata, il componente deve essere sostituito oppure ripristinato, se il modello consente la sostituzione della membrana.
Un altro problema riguarda il dimensionamento insufficiente, che può manifestarsi quando viene installato un bollitore più grande senza adeguare il vaso esistente.
Il volume necessario dipende dalla quantità d'acqua accumulata, dalle temperature di esercizio, dalla pressione iniziale e dalla taratura dei dispositivi di sicurezza.
Occorre inoltre considerare che il volume nominale del vaso non coincide interamente con quello effettivamente disponibile per accogliere l'espansione.
Anche un recipiente perfettamente funzionante può risultare inefficace se è separato dal circuito attraverso una intercettazione chiusa oppure un collegamento ostruito da depositi.
La verifica tecnica deve quindi comprendere sia le condizioni del vaso sia la continuità idraulica delle tubazioni che lo collegano al bollitore.
La pressione con cui l'acqua arriva al bollitore influenza direttamente il comportamento della valvola di sicurezza.
Valvole di sicurezza e di ritegno sul bollitore - Royalbaide
Se l'alimentazione presenta già valori prossimi alla soglia di intervento, anche una dilatazione relativamente contenuta può provocare uno scarico durante il riscaldamento.
In questi casi bisogna controllare la pressione di rete e verificare la presenza e il corretto funzionamento dell'eventuale riduttore.
Quest'ultimo serve a mantenere la pressione a valle entro valori adeguati, ma non sostituisce il vaso di espansione e non elimina automaticamente gli effetti della dilatazione dell'acqua in un circuito chiuso.
La pressione dell'acquedotto può inoltre variare durante la giornata, soprattutto in relazione ai consumi della zona, rendendo più evidente il problema durante alcune fasce orarie.
Una situazione differente riguarda la valvola di ritegno, che impedisce il ritorno dell'acqua verso l'alimentazione e contribuisce a proteggere la rete da riflussi indesiderati.
Il dispositivo può essere integrato nel gruppo di sicurezza oppure installato separatamente, secondo la configurazione prevista.
Se il vaso viene collegato dalla parte sbagliata rispetto al ritegno, potrebbe non riuscire ad assorbire l'espansione del bollitore.
La soluzione non consiste nel rimuovere il dispositivo antiriflusso, ma nel verificare la corretta disposizione dei componenti e assicurare una compensazione adeguata dell'aumento di volume.
Per individuare la causa del gocciolamento è particolarmente utile osservare il comportamento del bollitore nelle diverse fasi di funzionamento.
Struttura di un bollitore - Techglobe
Se la valvola rimane asciutta quando l'acqua è fredda e comincia a perdere soltanto durante il riscaldamento, l'espansione termica rappresenta una delle prime condizioni da verificare.
Un controllo più preciso richiede la misurazione della pressione sanitaria prima dell'avvio del riscaldamento e durante il raggiungimento della temperatura impostata.
Se il valore iniziale è regolare ma aumenta progressivamente fino all'apertura della valvola, occorre verificare il sistema destinato ad assorbire la dilatazione.
Se invece la pressione risulta elevata anche a freddo, bisogna considerare la pressione di alimentazione e il riduttore eventualmente installato.
Può essere utile osservare anche cosa succede dopo un normale prelievo di acqua calda, poiché l'apertura di un rubinetto può ridurre rapidamente la pressione accumulata e interrompere temporaneamente il gocciolamento.
Questo comportamento costituisce un indizio, ma non sostituisce una misurazione.
È importante utilizzare un manometro idoneo, collocato nel tratto interessato dall'espansione e non semplicemente a monte del riduttore.
Il valore rilevato deve essere confrontato con le caratteristiche del bollitore, la taratura della valvola e i limiti di pressione ammessi dai componenti installati.
Quando il gocciolamento continua anche dopo il raffreddamento dell'accumulo, la causa potrebbe non dipendere esclusivamente dall'espansione termica.
Una valvola intervenuta ripetutamente può trattenere calcare, sabbia o piccoli residui sulla superficie di tenuta, impedendo la completa chiusura dopo il ritorno della pressione a valori normali.
In queste condizioni si verifica un trafilamento continuo che può persistere anche quando il bollitore non sta riscaldando l'acqua.
Il dispositivo può inoltre deteriorarsi per usura o per altri problemi meccanici, rendendo necessaria una verifica della sua efficienza.
Prima di sostituirlo bisogna comunque controllare che la pressione non sia ancora eccessiva, perché una valvola nuova potrebbe ripresentare immediatamente lo stesso comportamento.
Un indizio utile emerge quando, dopo l'apertura di un rubinetto, la pressione diminuisce ma torna ad aumentare anche senza riscaldamento dell'accumulo.
Questa situazione può orientare l'attenzione verso l'alimentazione idrica o il riduttore, anziché verso il vaso di espansione.
Bisogna distinguere anche le perdite provenienti dal gruppo di sicurezza da quelle localizzate su raccordi, guarnizioni o collegamenti del bollitore, perché richiedono interventi differenti.
La diagnosi deve quindi individuare il punto esatto della fuoriuscita e verificare se il problema dipenda dalla tenuta della valvola oppure dalle condizioni di pressione dell'impianto.
Il gruppo di sicurezza del bollitore può integrare più funzioni, comprendendo dispositivi di intercettazione, ritegno, controllo e scarico della pressione.
Bollitore sanitario - FP Tech
La configurazione dipende dal modello e dalle caratteristiche dell'apparecchio, ma la funzione principale consiste nel proteggere il sistema dalle condizioni idrauliche potenzialmente pericolose.
Quando la valvola gocciola, non bisogna chiudere o tappare il tubo di scarico per impedire la fuoriuscita dell'acqua, perché il dispositivo deve poter intervenire quando la pressione supera il valore previsto.
Lo scarico deve mantenere un percorso idoneo, privo di ostruzioni e realizzato secondo le istruzioni del costruttore, evitando collegamenti che possano provocare contropressioni o impedire di riconoscere eventuali interventi.
È altrettanto importante non sostituire la valvola con un modello avente una taratura superiore soltanto per eliminare il gocciolamento.
Il valore di apertura viene scelto in relazione alla resistenza e alla pressione ammissibile dei componenti, quindi una modifica arbitraria potrebbe compromettere la sicurezza.
Anche la rimozione della valvola di ritegno rappresenta un intervento scorretto, perché altera il funzionamento previsto dell'impianto e può favorire riflussi indesiderati.
Se lo scarico diventa abbondante o continuo, occorre rivolgersi a un tecnico per individuare l'origine della sovrapressione e ripristinare le condizioni di sicurezza prima di riportare il sistema al normale esercizio.
L'aumento di volume dell'acqua dipende anche dalla differenza tra la temperatura iniziale e quella raggiunta durante il riscaldamento.
Se viene modificata la regolazione del bollitore, soprattutto aumentando sensibilmente il valore impostato, il sistema può dover compensare una dilatazione maggiore rispetto alle condizioni precedenti.
Questo può rendere evidente un vaso sottodimensionato oppure un componente che ha perso parte della propria capacità utile.
Ridurre indiscriminatamente la temperatura dell'acqua non rappresenta tuttavia una soluzione adeguata, perché la regolazione deve rispettare le caratteristiche dell'impianto e le misure previste per limitare il rischio di proliferazione della Legionella.
Il fenomeno riguarda anche i bollitori collegati alle pompe di calore, poiché il principio dell'espansione termica rimane invariato indipendentemente dalla sorgente utilizzata per riscaldare l'accumulo.
Nei sistemi con ricircolo sanitario, invece, la presenza di pompe, tubazioni e dispositivi aggiuntivi richiede una valutazione più ampia delle condizioni idrauliche.
Il progettista deve considerare il volume interessato dal riscaldamento, la disposizione delle valvole e le pressioni effettive nei diversi tratti.
Nel caso di impianto modificato, per esempio sostituendo una caldaia istantanea con un sistema ad accumulo, occorre verificare che il lato sanitario disponga dei componenti appropriati alla nuova configurazione e che la gestione dell'espansione sia stata correttamente prevista.
L'installazione e la modifica degli impianti destinati alla produzione e distribuzione dell'acqua calda sanitaria devono rispettare le disposizioni applicabili e le regole della buona tecnica.
Il D.M. 37/2008, all'articolo 1, comma 2, lettera d), comprende gli impianti idrici e sanitari tra quelli disciplinati dal decreto, individuando il quadro generale per gli interventi eseguiti da imprese abilitate.
Per i gruppi di sicurezza degli scaldacqua ad accumulo assume particolare rilevanza la UNI EN 1487:2014, che definisce requisiti dimensionali, materiali, prestazioni e metodi di prova dei dispositivi rientranti nel proprio campo di applicazione.
La circolare ministeriale n. 829571 del 26 marzo 2003 richiama inoltre l'impiego dei gruppi di sicurezza idraulici negli scaldacqua domestici ad accumulo, salvo i casi in cui siano già integrati nell'apparecchio.
La progettazione e la realizzazione degli impianti di distribuzione dell'acqua fanno riferimento anche alla UNI 9182:2014, che comprende criteri relativi alla produzione, all'accumulo e al ricircolo dell'acqua calda.
Per la protezione della rete potabile dai fenomeni di riflusso è pertinente la UNI EN 1717:2026, aggiornata nel luglio 2026.
Queste disposizioni devono essere applicate considerando il rispettivo campo di utilizzo e le istruzioni dei produttori, senza presumere che ogni impianto richieda necessariamente gli stessi componenti o identiche regolazioni.
Quando la valvola del bollitore gocciola, il proprietario può raccogliere alcune informazioni utili senza intervenire direttamente sui dispositivi di sicurezza.
È consigliabile osservare se la perdita compare soltanto durante il riscaldamento, se continua a freddo e se cambia dopo un normale utilizzo dell'acqua calda.
Quando è presente un manometro leggibile dall'esterno, si possono annotare i valori rilevati nelle diverse condizioni senza modificare alcuna regolazione.
È altresì utile ricostruire gli eventuali interventi recenti sull'impianto, perché una perdita comparsa dopo la sostituzione del vaso, del bollitore o del riduttore potrebbe dipendere da una configurazione non corretta.
Il tecnico dovrà verificare innanzitutto la pressione effettiva del circuito, confrontandola con quella di alimentazione e con la taratura della valvola di sicurezza.
A seguire controllerà la presenza del vaso sanitario, il suo dimensionamento, l'integrità della membrana, la precarica e il collegamento idraulico.
Se questi componenti risultano efficienti, l'attenzione potrà spostarsi sulla tenuta della valvola e sull'eventuale presenza di residui o deterioramenti.
La sostituzione del dispositivo deve essere effettuata soltanto quando necessaria, utilizzando un componente con caratteristiche compatibili con il sistema.
Un corretto controllo finale dovrebbe comprendere anche l'osservazione della pressione durante un ciclo di riscaldamento, per verificare che la causa del gocciolamento sia stata effettivamente eliminata.
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