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Una stufa a pellet canalizzata riscalda direttamente il locale in cui viene installata e, nello stesso tempo, può inviare una parte dell’aria calda verso una o più stanze attraverso condotti dedicati.
Rispetto a una normale stufa ventilata permette quindi di distribuire l’energia oltre il locale principale senza realizzare un impianto idronico con radiatori o pannelli radianti.
Il principio sembra semplice: la stufa aspira aria dall’ambiente, la fa passare attraverso uno scambiatore riscaldato dalla combustione e la rimette in circolo tramite ventilatori.
Stufa alimentata a pellet modello Parigi - Ariel Energia
Una parte viene immessa direttamente nella stanza della stufa, mentre quella destinata agli altri locali viene spinta nei condotti e raggiunge apposite bocchette.
Il comportamento reale di queste stufe a pellet dipende però da molti fattori:
Una canalizzazione può quindi essere perfettamente funzionante dal punto di vista meccanico e produrre comunque stanze con temperature molto differenti.
Il problema principale non consiste nel portare aria calda da un punto all’altro della casa, ma nel distribuirne la quantità necessaria a ogni ambiente.
Prima di progettare i condotti bisogna considerare che una stufa canalizzata continua normalmente a cedere una parte significativa del calore direttamente nel locale di installazione.
Il vetro, il rivestimento, lo scambiatore e la ventilazione frontale riscaldano l’ambiente principale anche quando una parte dell’aria viene inviata altrove.
La percentuale effettivamente canalizzabile varia da modello a modello e deve essere verificata nella documentazione tecnica.
Pertanto, non è corretto scegliere una stufa o una caldaia a pellet considerando soltanto la somma dei metri quadrati delle stanze che si vorrebbero riscaldare.
Se il soggiorno richiede una potenza contenuta ma viene collocata al suo interno una macchina molto potente per riuscire a raggiungere tre camere lontane, il soggiorno può arrivare rapidamente alla temperatura impostata mentre le stanze terminali sono ancora fredde.
Una buona distribuzione comincia quindi dal rapporto tra potenza necessaria alla casa e quota di calore che inevitabilmente rimane nella stanza principale.
Due camere delle stesse dimensioni non richiedono necessariamente la stessa quantità di calore.
Ad esempio, una stanza esposta a nord presenta generalmente esigenze diverse rispetto a una esposta a sud.
Inoltre, incidono altezza degli ambienti, il loro isolamento e la superficie vetrata.
Ecco spiegato perché la ripartizione dell’aria non dovrebbe essere effettuata dividendo semplicemente la portata disponibile per il numero delle bocchette.
Grandi superfici vetrate incidono sulla distribuzione dell'aria della stufa a pellet canalizzata - Getty Images
In una rete con tre stanze, per esempio, non è detto che ognuna debba ricevere un terzo dell’aria.
La camera più disperdente potrebbe richiederne di più, mentre un piccolo disimpegno potrebbe aver bisogno soltanto di un contributo limitato.
L’aria spinta dal ventilatore incontra resistenza durante il percorso.
Un condotto corto e rettilineo oppone poca resistenza; un tratto lungo con numerose curve, restringimenti e raccordi ne oppone molta di più.
Ne consegue una diminuzione dell'aria che raggiunge le varie bocchette dell'impianto.
Questo spiega una situazione abbastanza frequente: una bocchetta a pochi metri dalla stufa soffia con forza, mentre quella all’estremità della casa emette un flusso appena percepibile.
Ogni modello di stufa dispone di ventilatori con caratteristiche precise e il produttore può stabilire lunghezze massime, diametri, numero di canalizzazioni e configurazioni ammesse.
Una macchina predisposta per un breve collegamento verso la stanza confinante non può essere trasformata automaticamente in un sistema di distribuzione per un’intera abitazione aumentando la lunghezza dei tubi.
Il diametro dei condotti influenza velocità dell’aria, perdite di carico, rumore e portata disponibile.
Ridurre la sezione per far passare il tubo all’interno di una controparete più sottile può sembrare una soluzione conveniente, ma aumenta generalmente la velocità e la resistenza al passaggio dell’aria.
Il risultato può essere una diminuzione della portata disponibile nelle bocchette più lontane e un aumento del rumore.
Le bocchette di aerazione vanno mantenute pulite - Getty Images
Attenzione, però, anche aumentare arbitrariamente il diametro non è necessariamente corretto: ventilatore, raccordo della stufa e rete sono progettati per lavorare insieme e modificare una sola parte può alterare il comportamento previsto.
Il diametro indicato dal produttore deve pertanto costituire il punto di partenza del progetto e, quando lo spazio disponibile non consente di rispettarlo, è preferibile rivedere il percorso della canalizzazione piuttosto che comprimere il sistema all’interno di un vano insufficiente.
Un tubo molto corrugato genera una resistenza maggiore rispetto a una canalizzazione internamente più regolare.
Anche giunzioni mal eseguite, strozzature e raccordi sporgenti possono disturbare il flusso.
La coibentazione svolge invece una funzione termica: l’aria può uscire dalla stufa a temperatura elevata e percorrere diversi metri prima di raggiungere la stanza di destinazione, quindi, se il condotto attraversa un sottotetto o un’intercapedine fredda, senza isolamento è inevitabile che una parte del calore si disperda lungo il tragitto.
La coibentazione deve essere compatibile con le temperature previste e con le prescrizioni del sistema utilizzato.
Anche i raccordi dovrebbero essere trattati con attenzione, evitando che brevi tratti scoperti diventino punti di dispersione all’interno di cavedi o controsoffitti.
Quando una singola uscita viene suddivisa verso più stanze, l’aria tende naturalmente a percorrere il ramo che offre minore resistenza.
Una derivazione corta e quasi rettilinea può quindi ricevere gran parte della portata, lasciandone poca al ramo più lungo.
La semplice presenza di un raccordo a Y non garantisce che l’aria venga divisa in parti uguali.
Quando il modello lo permette, una soluzione più gestibile consiste nell’utilizzare uscite e ventilatori canalizzati indipendenti.
In altri casi occorre invece intervenire con dispositivi di regolazione previsti dal sistema.
Anche il punto in cui avviene la diramazione è importante: dividere immediatamente il flusso e realizzare due percorsi simili è diverso dal percorrere molti metri con un ramo principale e derivarne uno secondario quasi alla fine.
Un sistema di regolazione sulle bocchette o sui rami può aiutare a ridurre la quantità d’aria inviata nelle stanze più vicine alla stufa e favorire quelle lontane.
Non bisogna però confondere regolazione e aumento della capacità del sistema.
Se il ventilatore non è in grado di vincere le perdite di pressione di una canalizzazione lunga, chiudere parzialmente altre bocchette non può creare una quantità illimitata di aria disponibile.
Una chiusura eccessiva può anzi portare il sistema a lavorare in condizioni diverse da quelle previste dal costruttore.
Le possibilità di regolazione dipendono quindi dall’apparecchio, ad esempio, alcune stufe consentono di impostare separatamente i ventilatori delle diverse canalizzazioni.
Una volta arrivata nella stanza, l’aria calda deve mescolarsi con quella presente, quindi, la posizione corretta per le bocchette dipende dalle caratteristiche del sistema.
Non esiste un’altezza universale valida per qualsiasi stufa canalizzata.
Dal punto di vista distributivo occorre evitare che il getto venga immediatamente ostacolato da armadi, tende, porte o altri elementi.
Inoltre, è opportuno che la bocchetta sia sempre facilmente raggiungibile per pulizia, controllo ed eventuale smontaggio.
Una stufa a pellet canalizzata non crea nuova aria, semplicemente la sposta.
Quando una certa quantità viene immessa in una camera, una quantità analoga deve poter uscire affinché la circolazione continui.
Questo aspetto viene spesso trascurato perché tutta l’attenzione si concentra sul condotto caldo.
Con una porta completamente chiusa e molto aderente al pavimento, il locale può opporre resistenza alla nuova aria immessa.
La portata della bocchetta diminuisce e si crea una differenza di pressione tra gli ambienti.
Differenti percorsi e dimensioni dei condotti - Getty Images
Il ricircolo deve quindi essere attentamente considerato nel progetto: in alcune configurazioni il passaggio sotto la porta può contribuire allo scambio; in altre possono essere necessarie specifiche aperture o griglie di trasferimento progettate allo scopo.
Una rete di mandata perfettamente dimensionata può funzionare male se non esiste un percorso altrettanto efficace per il ritorno dell’aria.
Il comportamento di una stufa canalizzata dovrebbe essere verificato nelle condizioni in cui la casa viene realmente utilizzata.
Una camera da letto con la porta abitualmente chiusa durante la notte non può essere valutata effettuando tutte le prove con porte aperte.
Porte interne: aperte o chiuse cambia la distribuzione del calore - Pinterest
Con le porte aperte, infatti, una parte del calore può raggiungere la stanza anche dal corridoio e la differenza di pressione provocata dalla bocchetta viene facilmente compensata.
Per questo durante la regolazione iniziale è utile provare l’impianto con la casa configurata esattamente in base all'uso abituale: porte nelle posizioni abituali, ventilatori alle velocità previste e termostati impostati alle temperature desiderate.
Quando la bocchetta viene collocata in corridoio nella speranza che il calore raggiunga spontaneamente tutte le camere, il risultato può essere molto diverso dalle aspettative: l’aria calda tende a distribuirsi secondo le differenze di temperatura e le vie di circolazione disponibili, non necessariamente nella direzione desiderata.
Il risultato potrebbe essere un corridoio molto caldo e camere che rimangono fredde, soprattutto mantenendo le porte chiuse.
La valutazione: se l’obiettivo è controllare la temperatura di una stanza, è più efficace portare il calore direttamente nell’ambiente interessato e progettare contemporaneamente il ritorno dell’aria.
Il riscaldamento indiretto attraverso passaggi e porte può essere sufficiente per locali con necessità ridotte, ma è meno controllabile quando la canalizzazione costituisce la fonte principale di calore.
Sovradimensionare la stufa a pellet canalizzata per essere certi che il calore arrivi alle stanze più lontane non è una strategia efficace.
Il locale di installazione continua infatti a ricevere calore direttamente.
Quando raggiunge rapidamente la temperatura impostata, il sensore della stufa può ordinare una riduzione di potenza.
Le camere terminali potrebbero invece trovarsi ancora sotto temperatura.
Si crea così una situazione apparentemente paradossale: una stufa molto potente non riesce a mantenere uniformemente calda la casa perché la zona nella quale è installata condiziona la regolazione dell’intero sistema.
Stufa a pellet modello Denver 11C HS - Ariel Energia
Il comportamento dipende dal modello e dalla possibilità di utilizzare sonde o termostati remoti.
Per questo la posizione del riferimento di temperatura va verificata prima dell’acquisto, soprattutto quando soggiorno e camere presentano carichi termici molto differenti.
La modulazione minima è altrettanto importante della potenza massima: una macchina capace di adattarsi a richieste ridotte può mantenere temperature più stabili rispetto a una stufa che alterna continuamente fasi molto intense e spegnimenti.
Una rete canalizzata semplice può lavorare con una regolazione comune, ma le esigenze diventano maggiori quando vengono riscaldate zone differenti.
Ad esempio, una stanza esposta al sole può richiedere molto meno calore rispetto a una sul lato opposto dell’edificio.
I modelli più evoluti, come le caldaie a biomassa firmate Ariel Energia, possono prevedere ventilatori separati, sonde remote o sistemi di regolazione capaci di modificare la distribuzione dell’aria.
Attenzione: regolare separatamente la velocità di due ventilatori non equivale necessariamente ad avere due vere zone termostatiche indipendenti.
Una zona indipendente richiede che il sistema sappia quale temperatura è presente nel locale e reagisca coerentemente alla richiesta.
La stufa stessa produce un certo livello di rumore attraverso ventilatori, coclea e fasi di caricamento del pellet e la canalizzazione aggiunge ulteriori possibili sorgenti.
L’aria ad alta velocità può generare fruscii nelle bocchette che si amplificano in presenza di curve, restringimenti o serrande molto chiuse.
Rapporto rumorosità dei condotti - comfort notturno - Getty Images
Questo aspetto è particolarmente sensibile nelle camere da letto.
Un impianto che riesce a raggiungere una stanza soltanto mantenendo permanentemente il ventilatore alla massima velocità può risultare termicamente efficace ma poco confortevole a livello acustico, in particolar modo durante la notte.
Quindi, è opportuno valutare il livello di rumorosità insieme alla portata.
Le canalizzazioni possono essere nascoste in controsoffitti, cavedi, velette e contropareti, ma gli spazi devono essere sempre dimensionati sul sistema reale.
Disegnare prima il rivestimento e cercare successivamente di inserirvi i tubi porta spesso a curve inutilmente strette, schiacciamenti e riduzioni di sezione.
Bisogna conoscere:
Nei controsoffitti è utile evitare che le giunzioni più importanti diventino completamente inaccessibili.
Una fascetta allentata o un raccordo disconnesso all’interno di un volume chiuso può disperdere aria calda per molto tempo prima che il problema venga individuato.
Il tubo che distribuisce l’aria calda negli ambienti non deve essere confuso con il sistema di evacuazione dei prodotti della combustione.
Sono circuiti che svolgono funzioni diverse e richiedono materiali, modalità di installazione e verifiche differenti.
La canalizzazione trasporta aria riscaldata destinata agli ambienti; il sistema fumario deve invece evacuare in sicurezza i prodotti della combustione verso l’esterno.
Il concetto da focalizzare è dunque che la progettazione della distribuzione dell’aria non può essere utilizzata per compensare una posizione sbagliata della stufa rispetto alla canna fumaria.
Prima di decidere dove collocare l’apparecchio devono essere verificati entrambi i sistemi: da una parte il percorso corretto dei fumi e l’approvvigionamento dell’aria necessaria alla combustione, dall’altra la possibilità di raggiungere le stanze con canalizzazioni compatibili con la macchina.
Il fatto che una stufa possa tecnicamente spingere aria attraverso una determinata lunghezza di condotto non significa che sia conveniente riscaldare qualsiasi locale raggiungibile.
Una camera lontana e molto disperdente può richiedere una quantità di calore superiore a quella trasportabile attraverso la canalizzazione prevista.
Il problema emerge soprattutto negli edifici sviluppati su più livelli o nelle abitazioni con ampliamenti, verande e locali aggiunti successivamente.
Portare un tubo nella stanza non equivale automaticamente a soddisfarne il fabbisogno e a migliorare il conto termico complessivo.
In questi casi bisogna confrontare la potenza che può effettivamente essere trasferita dalla bocchetta con la perdita termica dell’ambiente.
Una scala aperta consente già una naturale migrazione dell’aria calda verso l’alto e può portare il piano superiore a ricevere una quota di calore anche senza canalizzazione.
Le stanze del piano superiore, tuttavia, possono rimanere più fredde quando le porte sono chiuse.
Se contemporaneamente viene inviata aria canalizzata al piano superiore, bisogna considerare anche questo trasferimento spontaneo.
Distribuzione uniforme del calore quando gli ambienti sono disposti su più livelli - Getty Images
Al piano inferiore può accadere il contrario: il soggiorno vicino alla stufa risulta confortevole, ma parte del calore tende a salire lungo il vano scala e i locali laterali restano meno riscaldati.
Il bilanciamento termico deve quindi essere pianificato osservando l’intero edificio e questo a beneficio anche del conto energia e costi conseguenti.
Si può considerare un’abitazione con stufa nel soggiorno e due canalizzazioni dirette verso le camere.
La prima camera si trova immediatamente dietro la parete della stufa e viene raggiunta con un percorso corto e quasi rettilineo.
La seconda è posta all’estremità del corridoio e richiede un tratto più lungo con alcune curve.
Se entrambe le uscite vengono lasciate nelle stesse condizioni, la prima può ricevere una portata maggiore.
Lo scenario dopo circa un'ora di funzionamento è la seguente: il soggiorno ha raggiunto la temperatura richiesta, la prima camera è già molto calda mentre la seconda resta sensibilmente più fredda.
Aumentare la velocità generale della ventilazione può rendere ancora più calda la prima stanza senza correggere sufficientemente la seconda.
La soluzione non consiste necessariamente in una stufa più potente, ma nel bilanciare le due distribuzioni, riducendo dove possibile il ramo favorito e controllando che quello lungo non superi le capacità del ventilatore.
La canalizzazione trasporta aria ambiente e nel tempo può accumulare polvere, soprattutto in corrispondenza di griglie, imbocchi e punti in cui la velocità diminuisce.
Le bocchette devono quindi essere agevolmente raggiungibili e pulibili.
Bisogna controllare periodicamente che tende, mobili e oggetti non ostacolino l’uscita dell’aria e verificare l’eventuale presenza di rumori o riduzioni di portata rispetto al funzionamento abituale.
Non lasciare depositi di polvere e sporco all'interno dei condotti e sulle griglie - Getty Images
Gli interventi interni sulla stufa, sui ventilatori e sui componenti che richiedono smontaggi devono invece seguire il piano di manutenzione del costruttore ed essere affidati a personale competente.
Confrontare periodicamente il comportamento delle diverse uscite permette di individuare le variazioni prima che si traducano in differenze evidenti di temperatura.
Il progetto dovrebbe partire dalla planimetria dell’abitazione e dalla posizione possibile della stufa.
Bisogna individuare:
La potenza termica della stufa a pellet non è l'unico parametro importante; devono essere verificati anche numero delle uscite canalizzabili, possibilità di regolare separatamente i ventilatori, caratteristiche dei condotti ammessi, limiti di sviluppo indicati dal costruttore e modalità di controllo della temperatura.
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