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Purificatore d’aria contro la muffa: cosa può fare davvero

Un purificatore d’aria può trattenere spore e particolato, ma non elimina quelle che sono le cause della muffa: umidità, condensa, ponti e infiltrazioni.
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Indice dei Contenuti

Il purificatore d’aria non elimina la causa della muffa


Un purificatore d’aria può migliorare la qualità dell’aria interna trattenendo una parte delle particelle sospese, comprese spore e frammenti provenienti dalle colonie di muffa.

Purificatore aria e ventilatore Purificatore aria e ventilatore - Dyson



Non può però eliminare l’umidità presente nella parete, aumentare la temperatura di un ponte termico, arrestare un’infiltrazione o bonificare da solo una superficie già colonizzata.

La distinzione è importante perché la muffa si sviluppa quando su una superficie persistono condizioni favorevoli di umidità.

Una parete fredda, una spalletta della finestra, un soffitto soggetto a condensa o una zona interessata da infiltrazioni continueranno quindi a favorirne la crescita anche con un buon purificatore acceso.

Il dispositivo agisce esclusivamente sull’aria che attraversa i propri filtri.

La causa edilizia o impiantistica rimane invece nell’edificio e deve essere individuata e corretta. Il purificatore rappresenta quindi un utile complemento, non la soluzione al problema.


Cosa sono le spore di muffa presenti nell’aria


Le muffe producono strutture microscopiche che possono essere disperse nell’ambiente attraverso i normali movimenti dell’aria.


Porte e finestre, persone che camminano, impianti di ventilazione e semplici attività domestiche possono contribuire a rimettere in sospensione particelle precedentemente depositate.

La quantità presente nell’aria può aumentare anche quando una colonia viene disturbata durante operazioni di pulizia o rimozione.

È proprio su questa frazione sospesa che può intervenire un purificatore dotato di un sistema filtrante adeguato.

Non tutta la muffa presente in una stanza, però, si trova costantemente nell’aria.

La colonia visibile rimane aderente al materiale sul quale sta crescendo e continua a svilupparsi finché dispone delle condizioni favorevoli necessarie.

Filtrare le spore già disperse può quindi diminuire temporaneamente la loro concentrazione nell’ambiente, ma non rimuove la crescita presente sulla parete.

Per risolvere il problema bisogna intervenire sia sulla superficie contaminata sia sulla causa che la mantiene umida.


Come funzionano i filtri HEPA contro le particelle sospese


I purificatori destinati alla rimozione del particolato utilizzano spesso filtri ad alta efficienza.

Un filtro HEPAUn filtro HEPA - Dyson



Le spore di muffa e molti dei frammenti biologici dispersi nell’aria hanno dimensioni compatibili con una filtrazione efficace attraverso sistemi adeguati.

La sigla HEPA non dovrebbe però essere utilizzata genericamente per qualsiasi filtro ad alta efficienza.

In ambito europeo la classificazione dei filtri EPA, HEPA e ULPA è disciplinata dalla UNI EN 1822-1:2019, norma attualmente in vigore che stabilisce procedure di prova e criteri di classificazione in funzione dell’efficienza di filtrazione.

Indicazioni commerciali come “tipo HEPA”, “HEPA style” o espressioni analoghe non permettono quindi di dedurre automaticamente che un prodotto appartenga a una determinata classe prestazionale.

Prima dell’acquisto è preferibile verificare la documentazione tecnica, il tipo di filtro installato, la possibilità di sostituirlo e la disponibilità futura dei ricambi.

Anche un filtro di ottima qualità, comunque, non rende automaticamente efficace l’intero purificatore.

Conta anche la quantità d’aria che attraversa realmente il dispositivo e l'eventuale presenza di percorsi che consentano all'aria di bypassare il materiale filtrante.


Il CADR aiuta a scegliere un purificatore adatto alla stanza


La sola presenza di un filtro HEPA non indica quanto velocemente un apparecchio riuscirà a trattare l’aria di una stanza.
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Per questo tra le caratteristiche dei purificatori viene spesso riportato il CADR, acronimo di Clean Air Delivery Rate.

Il parametro esprime, secondo il metodo di prova adottato, la quantità equivalente di aria pulita fornita dall’apparecchio rispetto a determinate tipologie di particelle.

È quindi più indicativo della semplice portata del ventilatore perché considera anche l’efficienza con cui il contaminante viene rimosso.

Il valore deve comunque essere interpretato insieme alle dimensioni dell’ambiente.

Un apparecchio piccolo collocato in un grande open space può possedere un buon sistema filtrante ma impiegare troppo tempo per trattare un volume d’aria elevato.

Le indicazioni commerciali espresse come adatto fino a X metri quadrati vanno invece valutate con cautela, perché i produttori possono utilizzare criteri differenti.

È preferibile verificare portata e CADR e rapportarli al volume reale della stanza.

Anche una porta lasciata costantemente aperta verso corridoi e altri locali aumenta il volume d’aria effettivamente interessato e può rallentare la riduzione delle particelle.


Purificatore e deumidificatore hanno funzioni differenti


Uno degli equivoci più comuni consiste nel pensare che un purificatore possa abbassare anche l’umidità della stanza.

In realtà, salvo apparecchi multifunzione progettati espressamente per entrambe le operazioni, il purificatore filtra l’aria ma non rimuove quantità significative d’acqua.

Il deumidificatore svolge invece una funzione diversa: sottrae vapore all’aria, condensa l’acqua e la raccoglie in un serbatoio oppure la convoglia verso uno scarico.

In un ambiente molto umido con muffa dovuta a condensa, diminuire l’umidità relativa può contribuire a ridurre il rischio di nuova formazione.

Il purificatore può invece limitare una parte delle particelle già disperse.

Nessuno dei due apparecchi, però, corregge un ponte termico importante o un difetto dell’involucro.

Se una superficie rimane molto più fredda rispetto al resto della stanza, il problema può ripresentarsi anche mantenendo l’umidità interna sotto controllo.

Lo stesso vale per le infiltrazioni: un deumidificatore può essere utile per favorire l’asciugatura dopo aver eliminato la perdita, ma non dovrebbe essere utilizzato per compensare stabilmente un ingresso d’acqua ancora attivo.


La muffa da condensa dipende da temperatura e umidità


Quando la causa è la condensazione superficiale, la crescita della muffa è favorita dalla combinazione tra una superficie fredda e un'elevata disponibilità di umidità.

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Il fenomeno è frequente in corrispondenza di ponti termici, angoli delle pareti esterne, pilastri, travi, bordi dei solai e spallette delle finestre.

Una camera da letto poco ventilata può inoltre accumulare durante la notte il vapore prodotto dagli occupanti.

Se una zona dell’involucro raggiunge temperature sufficientemente basse, l’umidità in prossimità della superficie può diventare favorevole alla crescita biologica anche se nel centro della stanza le condizioni sembrano accettabili.

Gli interventi devono quindi puntare sulla causa reale: maggiore ricambio d’aria, corretta gestione dell’umidità, riscaldamento adeguato e, quando necessario, correzione del ponte termico o miglioramento dell’isolamento.

Il purificatore rimane utile esclusivamente come intervento complementare sulla qualità dell’aria e non modifica la temperatura della parete.


VMC, finestre e purificatore non svolgono la stessa funzione


Un purificatore domestico normalmente ricircola l’aria della stanza facendola attraversare attraverso uno o più filtri.

Una VMC, invece, effettua un vero ricambio introducendo aria esterna e allontanando quella interna secondo la configurazione dell’impianto.

La ventilazione può contribuire a controllare l’accumulo di umidità, odori e CO? generati dagli occupanti quando le condizioni esterne e il progetto dell'impianto lo consentono.

Un filtro HEPA non rimuove invece l'anidride carbonica prodotta dalla respirazione.

La stessa distinzione vale per l’apertura delle finestre.

Arieggiare consente di sostituire una parte dell’aria interna, mentre il purificatore continua a trattare quella già presente nel locale.

In zone con elevato inquinamento esterno l’apertura delle finestre può però introdurre nuovo particolato.

Una ventilazione meccanica con aria filtrata consente una gestione più controllata, fermo restando che progettazione, manutenzione, rumorosità e portate devono essere adeguate all’ambiente.

Purificazione e ventilazione possono quindi lavorare insieme, ma non sono sistemi intercambiabili.


Un purificatore non elimina l’umidità prodotta durante la notte


Durante il sonno gli occupanti producono sia anidride carbonica sia vapore attraverso respirazione e traspirazione.
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Con porte e finestre chiuse la concentrazione di CO? può aumentare e, in determinate condizioni, può crescere anche l’umidità relativa.

Un purificatore che ricircola la stessa aria non elimina questo vapore acqueo.

Per questo lasciarlo acceso tutta la notte non impedisce necessariamente la formazione di condensa sui vetri o negli angoli più freddi della camera.

Se il fenomeno è ricorrente bisogna verificare il ricambio d’aria e misurare temperatura e umidità relativa, valutando eventualmente una soluzione di ventilazione o deumidificazione.

La stessa logica è ancora più evidente in bagno, dove una doccia genera rapidamente molto vapore.

In questo caso serve un adeguato ricambio d’aria attraverso finestra, estrazione meccanica o altro sistema progettato per il locale.

Il purificatore può intervenire sul particolato eventualmente presente, ma non è il dispositivo destinato a smaltire il vapore.


Il carbone attivo può ridurre alcuni odori


Molti purificatori associano al filtro particellare uno strato di carbone attivo, materiale utilizzato per adsorbire alcuni composti gassosi e contribuire alla riduzione degli odori.

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La presenza del carbone non garantisce però automaticamente prestazioni elevate.

L'efficacia dipende dalla quantità di materiale assorbente, dalle sostanze presenti e dal tempo di contatto dell’aria con il filtro.

Un sottile strato contenente poca massa di carbone può avere un comportamento molto diverso da un sistema progettato specificamente per il trattamento dei gas.

Il caratteristico odore degli ambienti con muffa può derivare anche da composti volatili associati all’attività microbica e ai materiali rimasti umidi.

Un filtro destinato al particolato non è progettato per trattenere queste molecole.

Il carbone può quindi contribuire a diminuire alcuni odori, ma se la sorgente rimane attiva nuove sostanze continueranno a essere emesse nell’ambiente.

La scomparsa dell'odore non dimostra inoltre che la parete sia asciutta o che la muffa sia stata eliminata.


Ionizzatori e ozono richiedono particolare attenzione


Alcuni purificatori utilizzano sistemi di ionizzazione che conferiscono una carica elettrica alle particelle per facilitarne la deposizione o la raccolta.

La tecnologia deve essere valutata sulla base delle caratteristiche specifiche dell'apparecchio e non semplicemente della presenza della dicitura ionizzatore.

Un aspetto importante riguarda la possibile produzione di ozono da parte di alcune tecnologie elettroniche.

L'ozono è un irritante per le vie respiratorie e i generatori progettati per immetterlo intenzionalmente nell’aria non devono essere utilizzati in spazi occupati.

L'EPA sottolinea inoltre che, alle concentrazioni compatibili con gli standard di salute pubblica, l'ozono non è efficace nel rimuovere muffe e altri contaminanti biologici dall'aria interna.

Un generatore di ozono non rappresenta quindi un'alternativa alla bonifica della muffa o alla correzione dell'umidità.

Per scegliere un purificatore destinato soprattutto alle particelle aerodisperse è generalmente più semplice fare riferimento a prestazioni documentate di filtrazione meccanica.


Anche i sistemi UV hanno limiti precisi


Alcuni apparecchi integrano sorgenti UV destinate a trattare l’aria mentre attraversa il dispositivo.

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La sola indicazione “UV”, però, non consente di stabilire automaticamente l'efficacia del sistema.

Le prestazioni dipendono infatti da numerosi fattori, tra cui lunghezza d'onda, intensità, tempo di esposizione e geometria del flusso.

L'aria deve rimanere esposta alla radiazione nelle condizioni necessarie perché il trattamento possa produrre l’effetto dichiarato.

Soprattutto, una sorgente UV collocata all’interno del purificatore non raggiunge una colonia che cresce su una parete, sul retro di un mobile o all’interno di una controparete.

Anche in presenza di questa tecnologia, quindi, la muffa visibile deve essere trattata direttamente e devono essere eliminate le condizioni che ne permettono la crescita.

La scelta dovrebbe basarsi sui dati tecnici effettivamente forniti dal produttore evitando di interpretare termini generici come garanzia di sanificazione dell'intero ambiente.


Il purificatore può aiutare durante e dopo una bonifica


Quando una superficie contaminata viene pulita o quando materiali deteriorati vengono rimossi, le lavorazioni possono disturbare le colonie e aumentare temporaneamente la quantità di particelle sospese.
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In questa fase un apparecchio dotato di un filtro efficace può contribuire a ridurre il materiale aerodisperso che attraversa il proprio flusso d’aria.

La procedura di bonifica deve però essere proporzionata all'estensione della contaminazione e al tipo di materiale coinvolto.

Una piccola formazione superficiale e una contaminazione estesa all’interno di materiali porosi non possono essere affrontate nello stesso modo.

Quando la muffa è molto estesa, ritorna frequentemente o è associata a infiltrazioni importanti, è opportuno individuare prima la sorgente dell’umidità e valutare l'intervento più adatto.

Il purificatore può quindi accompagnare le operazioni di risanamento, ma non rappresenta esso stesso una procedura di bonifica.

Una volta eliminata la causa, può continuare a essere utilizzato per diminuire pollini, polvere e altre particelle presenti normalmente nell’aria domestica.


Pulire la muffa senza eliminare la causa non basta


Una macchia superficiale può scomparire rapidamente dopo la pulizia, ma il risultato estetico non dimostra che il problema sia stato risolto.

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Se la superficie torna nelle stesse condizioni di temperatura e umidità, la crescita biologica può riprendere.

Lo stesso vale quando una parete continua a ricevere acqua da un'infiltrazione non riparata.

Anche mantenendo acceso il purificatore, la quantità di acqua disponibile sulla parete rimane praticamente invariata.

Il dispositivo può ridurre una parte delle particelle disperse, ma non impedisce alla colonia di produrne di nuove.

La rimozione visibile della muffa dovrebbe quindi essere accompagnata dalla verifica della causa.

Macchie che compaiono prevalentemente negli angoli durante i periodi freddi orientano verso problemi di condensa o ponte termico, mentre aloni che peggiorano dopo la pioggia richiedono di verificare possibili infiltrazioni.

La diagnosi deve comunque basarsi sulle condizioni reali dell'edificio e non soltanto sull'aspetto della macchia.


Pitture antimuffa e pitture termiche non correggono ogni problema


Le pitture con caratteristiche antimicrobiche possono contribuire a limitare la crescita superficiale in determinate condizioni, ma non modificano in modo significativo un difetto importante dell'involucro.

Se la muffa nasce su un ponte termico, applicare una pittura antimuffa non aumenta automaticamente la temperatura della parete né elimina la discontinuità termica che favorisce il fenomeno.

La stessa cautela vale per le cosiddette pitture termiche.

Uno strato di finitura di spessore molto ridotto non può essere considerato automaticamente equivalente a diversi centimetri di materiale isolante.

È necessario valutare i dati tecnici del prodotto e l'effetto reale sul comportamento della parete.

Quando un pilastro, una trave o un'altra zona dell'involucro rimangono particolarmente freddi, può essere necessario intervenire aumentando realmente la resistenza termica del nodo.

Né pitture né purificatori possono inoltre arrestare l'acqua proveniente da una tubazione, da una copertura o da una facciata.


Il ponte termico deve essere individuato prima di intervenire


La posizione della muffa può fornire alcune indicazioni sulla possibile origine del problema.

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Angoli esterni, spallette delle finestre, pilastri, travi, bordi dei solai e collegamenti con balconi sono zone nelle quali possono essere presenti discontinuità termiche.

Una termografia eseguita nelle condizioni appropriate può aiutare a evidenziare differenze di temperatura superficiale e individuare le aree che richiedono ulteriori verifiche.

Non dovrebbe però essere interpretata isolatamente come prova automatica della causa.

Una volta individuato il nodo critico, l'intervento di isolamento deve essere progettato cercando una corretta continuità.

Applicare un piccolo pannello soltanto in corrispondenza della macchia può spostare la zona più fredda verso il perimetro dell'intervento senza risolvere completamente il problema.

Anche l'isolamento dall'interno richiede attenzione: aumentando la temperatura della nuova superficie rivolta verso la stanza, infatti, si modifica contemporaneamente il comportamento termoigrometrico della stratigrafia esistente.

Materiali, spessori e gestione del vapore devono quindi essere scelti considerando la parete reale e le condizioni climatiche.


La muffa nascosta richiede una verifica più approfondita


Non sempre la contaminazione è immediatamente visibile.

Un odore persistente può provenire dal retro di un mobile, da una controparete, da un rivestimento o da materiali rimasti umidi dopo un'infiltrazione.

Una controparete in cartongesso, per esempio, può nascondere una muratura fredda oppure una perdita.

Se nella cavità permane umidità, la muffa può svilupparsi sul retro delle lastre, sull'isolante o sugli altri materiali presenti.

Pulire la superficie visibile della parete non raggiunge necessariamente la zona contaminata.

Allo stesso modo il purificatore tratta soltanto le particelle che riescono a raggiungere l'aria della stanza.

Quando esiste il sospetto di muffa all'interno della stratigrafia, può quindi essere necessario ispezionare il pacchetto e verificare lo stato dei materiali.

Anche materassi, legno, carta, tessuti e arredi possono essere interessati quando le condizioni rimangono favorevoli alla crescita.

In questi casi il problema deve essere valutato direttamente sul materiale coinvolto.


Gli arredi possono favorire la muffa sulle pareti fredde


Un armadio molto vicino a una parete esterna può ridurre sensibilmente il movimento d'aria nello spazio posteriore.

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La zona dietro il mobile può quindi presentare condizioni diverse rispetto al centro della stanza.

Una superficie fredda con scarsa circolazione può mantenere un'umidità superficiale elevata e favorire la formazione di muffa anche quando i valori misurati lontano dalla parete sembrano accettabili.

Un purificatore collocato nella stanza difficilmente riesce da solo a generare un flusso efficace all’interno di una cavità quasi chiusa.

Posizionarlo semplicemente davanti all'armadio non garantisce che l'aria venga aspirata dallo spazio posteriore.

Quando possibile può essere utile aumentare la distanza dal muro e favorire una migliore circolazione, senza perdere di vista l'eventuale problema termico della parete.

Se la muffa continua a ricomparire, cambiare posizione all'arredo può ridurre un fattore aggravante ma non sostituisce la correzione di un ponte termico importante.


La posizione del purificatore influenza le prestazioni


Per funzionare correttamente il purificatore deve riuscire ad aspirare e reimmettere aria senza ostacoli.

Inserirlo in una nicchia molto stretta o comprimere le bocchette contro un mobile può diminuire la portata effettiva.

Le griglie di aspirazione e mandata devono quindi rimanere libere rispettando le distanze indicate dal produttore nel manuale.

Collocare il dispositivo relativamente vicino a una zona che genera particelle può in alcuni casi favorirne l'intercettazione prima che si disperdano nell'intero ambiente.

Questo non significa però che debba essere appoggiato direttamente contro la parete interessata dalla muffa.

Se l'aspirazione viene ostacolata, l'effetto può essere opposto e diminuire la quantità d'aria realmente filtrata.

La posizione migliore dipende dalla geometria dell'apparecchio e dalla disposizione della stanza.

L'obiettivo è permettere una buona circolazione dell'aria nel volume che si vuole trattare, evitando angoli chiusi e ostacoli immediatamente davanti alle bocchette.


Rumore e velocità determinano l’uso reale del purificatore


La portata massima dichiarata da un purificatore viene normalmente raggiunta alle velocità più elevate del ventilatore.

Purificatore d'aria  Purificatore d'aria - Xiaomi



In una camera da letto, però, questa modalità può risultare troppo rumorosa per essere utilizzata durante il sonno.

Di conseguenza un apparecchio teoricamente molto potente può essere utilizzato quasi sempre alla velocità minima, riducendo la quantità d'aria realmente trattata.

La scelta dovrebbe quindi considerare non soltanto il valore massimo, ma anche le prestazioni disponibili a un regime confortevole per molte ore.

Un modello leggermente sovradimensionato può risultare utile perché consente, in alcuni casi, di ottenere una portata sufficiente utilizzando una velocità inferiore.

Anche il consumo elettrico cambia in funzione del regime del ventilatore.

Poiché questi apparecchi possono funzionare per molte ore al giorno, è opportuno valutare insieme potenza assorbita, rumorosità, portata e costo dei filtri.

Tenere sempre il ventilatore al massimo non è quindi necessariamente la soluzione più pratica.

La modalità automatica non rileva direttamente la muffa


Molti purificatori dispongono di sensori che misurano il particolato e regolano automaticamente la velocità del ventilatore.

Quando aumenta il PM rilevato, il dispositivo può quindi aumentare la portata.

Questo comportamento non significa però che il sensore sia in grado di identificare direttamente le spore di muffa o riconoscere una colonia presente sulla parete.

Il PM2.5 rappresenta una categoria dimensionale del particolato aerodisperso e non fornisce informazioni sulla temperatura di una superficie, sulla presenza di un'infiltrazione o sull'umidità contenuta in una muratura.

Anche un indicatore che segnala una buona qualità dell'aria non dimostra quindi che la casa sia priva di problemi di muffa.

Per valutare le condizioni che ne favoriscono la formazione sono più utili misure di temperatura e umidità relativa, osservazione delle superfici e quando necessario, indagini tecniche specifiche.

Il sensore integrato nel purificatore deve essere utilizzato per il parametro che effettivamente misura, evitando di attribuirgli funzioni diagnostiche che non possiede.


La manutenzione dei filtri mantiene efficiente il purificatore


Durante il funzionamento il filtro accumula progressivamente polvere, fibre e altre particelle.

Con il tempo aumenta la resistenza al passaggio dell'aria e la portata effettiva dell'apparecchio può diminuire.

Per questo la manutenzione dovrebbe seguire gli intervalli indicati dal produttore invece di aspettare che il filtro diventi visibilmente molto sporco.

Molti modelli utilizzano anche un prefiltro destinato a trattenere capelli, fibre e particelle più grossolane.

Quando questo componente è progettato per essere pulito o lavato, una manutenzione regolare può contribuire a preservare il filtro principale.

Un filtro HEPA non dichiarato lavabile non dovrebbe invece essere immerso o risciacquato nel tentativo di prolungarne la durata.

L'acqua può alterare fibre, struttura e prestazioni del materiale.

Durante la sostituzione è inoltre opportuno evitare di scuotere energicamente il filtro utilizzato nella stanza, perché contiene le particelle accumulate nel corso del funzionamento.

Prima di acquistare un apparecchio conviene verificare anche prezzo e disponibilità dei ricambi.

Un purificatore economico può avere costi di gestione elevati se richiede filtri costosi o difficili da reperire.


Come distinguere condensa e infiltrazione


Individuare l'origine dell'umidità è il passaggio decisivo per scegliere l'intervento corretto.

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La sola presenza di una macchia scura non permette sempre di stabilire immediatamente la causa.

Una muffa che compare prevalentemente nei periodi freddi, soprattutto negli angoli esterni, sulle spallette o dietro mobili addossati alle pareti, può essere compatibile con un problema di condensa superficiale.

La verifica richiede comunque di considerare temperatura delle superfici, umidità dell'aria e caratteristiche dell'involucro.

Macchie che aumentano dopo le piogge, aloni localizzati, intonaco che si gonfia o presenza di acqua in prossimità di terrazzi, coperture e tubazioni possono invece orientare verso un'infiltrazione.

In questo secondo caso il primo intervento deve riguardare il percorso dell’acqua.

Utilizzare un purificatore o un deumidificatore senza riparare la perdita significa agire soltanto sugli effetti.

Dopo aver eliminato la causa può essere necessario attendere l'asciugatura dei materiali e gestire correttamente le eventuali contaminazioni residue.


Quando usare purificatore e deumidificatore insieme


I due dispositivi, siano essi Rowenta, Dyson o Philips, possono essere utilizzati contemporaneamente quando nella stessa stanza sono presenti sia un'elevata umidità interna sia la necessità di diminuire temporaneamente il particolato sospeso.
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Il deumidificatore interviene sulla quantità d'acqua contenuta nell'aria, mentre il purificatore agisce sulle particelle aerodisperse che attraversano i filtri.

Questa combinazione può avere senso, per esempio, durante una fase di asciugatura successiva alla correzione di una causa di umidità oppure in una stanza nella quale sia necessario controllare contemporaneamente vapore e particolato.

Non dovrebbe però trasformarsi in una soluzione permanente destinata a compensare un difetto edilizio risolvibile.

Se entrambi gli apparecchi devono funzionare continuamente per impedire alla stessa parete di tornare ad ammuffire, è opportuno verificare nuovamente l'origine del problema.

La presenza di un ponte termico, un ricambio d'aria insufficiente o un'infiltrazione richiede infatti interventi diversi dalla semplice gestione delle condizioni ambientali con apparecchi portatili.


Quando il purificatore è realmente utile in una casa con muffa


Un purificatore ha senso quando l'obiettivo è ridurre le particelle e le spore già disperse nell'aria, soprattutto durante una fase di bonifica o mentre si stanno correggendo le condizioni che hanno favorito la crescita della muffa.

Le indicazioni dell'EPA confermano che i purificatori possono rimuovere una parte delle particelle prodotte dalle muffe, ma non risolvono il problema di acqua o umidità che ne permette lo sviluppo.

Nella scelta sono importanti un filtro adeguato, una portata coerente con il volume della stanza, prestazioni documentate, rumorosità compatibile con l'utilizzo previsto e disponibilità dei ricambi.

Il dispositivo può risultare utile anche dopo il risanamento per diminuire pollini, polvere e altro particolato presente nell'ambiente.

Non bisogna invece acquistarlo aspettandosi che asciughi una parete, corregga un ponte termico o impedisca da solo la ricomparsa della muffa.

In presenza di condensa, infiltrazioni o difetti dell'involucro bisogna intervenire prima sulla causa dell’umidità.

Filtrare le spore può migliorare l'aria, ma non elimina le condizioni che permettono alla muffa di produrne di nuove.



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Purificatore d’aria e muffa: cosa filtra e quando non basta
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