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La grandine può danneggiare tegole, membrane impermeabili, lucernari, cappotti termici, pannelli fotovoltaici, tende, coperture leggere, automobili, serre e coltivazioni, ognuno di questi elementi reagisce in modo diverso all’urto e richiede una soluzione specifica.
Chicchi di grandine in giardino e necessità di sistemi antigrandine - Pixabay
Il danno dipende da dimensioni e velocità dei chicchi, direzione del vento, durata dell’evento, temperatura e stato di conservazione dei materiali.
Una copertura nuova e ben posata può sopportare una grandinata che provoca invece rotture su elementi invecchiati, fessurati o fissati male.
La Protezione Civile ricorda che i chicchi possono raggiungere dimensioni capaci di danneggiare le automobili e mettere in pericolo le persone.
Tende, reti e coperture mobili devono quindi essere preparate prima dell’evento, senza intervenire all’esterno quando la grandinata è già iniziata.
Non esiste una classificazione universale che consenta di definire qualsiasi prodotto semplicemente antigrandine.
Dove sono previste prove specifiche, bisogna verificare dimensione e velocità del corpo d’impatto, configurazione di posa e criterio con cui il test è stato superato.
Una dicitura commerciale, da sola, non permette quindi di confrontare sistemi diversi né di prevederne il comportamento in condizioni reali.
La protezione deve essere proporzionata all’esposizione dell’edificio.
Una casa circondata da fabbricati più alti presenta condizioni differenti rispetto a una villetta isolata, esposta al vento e dotata di ampie superfici leggere.
Occorre individuare gli elementi più vulnerabili e costosi da riparare, come lucernari, membrane a vista, pannelli solari, verande, tende orizzontali, automobili e serre.
Va poi distinto ciò che può essere protetto stabilmente da ciò che richiede una procedura preventiva.
Contano anche le conseguenze del danno.
La strategia migliore combina componenti resistenti, schermature mirate e controlli dopo gli eventi intensi.
Una rete rallenta i chicchi, ma trasferisce le azioni a pali, cavi, ancoraggi e fondazioni.
Telo per proteggere un camper dalla grandine - HbCollection
Una pensilina protegge l’automobile, ma deve resistere anche al vento, al proprio peso e agli altri carichi previsti.
Non basta quindi scegliere un telo robusto: il sistema comprende struttura portante, collegamenti, drenaggio e smaltimento della grandine accumulata.
Una struttura permanente o di grandi dimensioni non dovrebbe essere realizzata con pali, tasselli e funi scelti senza verifica, soprattutto se addossata alla casa o posta sopra zone frequentate.
Una protezione che resiste ai chicchi ma viene sollevata dal vento può creare danni maggiori dell’evento.
Tegole e coppi possono rompersi, scheggiarsi o spostarsi ed il rischio cresce se sono già fessurati, hanno assorbito acqua, poggiano male o non sono fissati correttamente.
Tetto danneggiato dalla grandine - Getty Images
Stendere una rete direttamente sopra un tetto finito è in genere poco praticabile: ostacolerebbe il deflusso dell’acqua, tratterrebbe foglie, richiederebbe ancoraggi resistenti al vento e renderebbe più difficile l’ispezione.
La protezione principale consiste quindi nella scelta di elementi con prestazioni documentate, nella posa corretta e nella manutenzione.
Dopo una grandinata non basta controllare se mancano tegole: possono esserci piccole fratture, spostamenti e danni ai colmi o ai raccordi.
Bisogna osservare da terra, cercando frammenti nelle gronde e anomalie visibili.
L’accesso al tetto va affidato a personale attrezzato, perché superfici bagnate, elementi rotti e ghiaccio aumentano il rischio di caduta.
Lamiere e pannelli metallici possono conservare la tenuta anche dopo avere subito ammaccature, ma il danno estetico non esclude conseguenze tecniche.
Gli urti possono interessare rivestimenti protettivi, giunti, fissaggi e sovrapposizioni.
Nei pannelli sandwich possono deformare la lamiera esterna e comprimere localmente l’isolante.
Spessore, profilo, distanza tra gli appoggi e qualità del rivestimento influenzano il comportamento.
In fase di acquisto è utile chiedere quali prove d’impatto siano state eseguite e quali deformazioni siano considerate accettabili.
Dopo l’evento vanno controllati soprattutto fissaggi, giunti, bocchettoni e graffi: una perdita della protezione superficiale può favorire corrosione localizzata.
Una membrana a vista è direttamente esposta agli urti. La grandine può produrre incisioni o perforazioni difficili da individuare finché l’acqua non raggiunge gli strati inferiori.
La UNI EN 13583 definisce un metodo di prova per la resistenza alla grandine delle membrane flessibili.
Il risultato va riferito alla membrana e al supporto utilizzato, perché lo stesso prodotto può reagire diversamente su una base rigida o sopra un isolante comprimibile.
Quando l’esposizione è elevata, si può valutare una protezione con pavimentazione, ghiaia, elementi prefabbricati o tetto verde, purché siano verificati carichi, drenaggio e compatibilità.
Non si deve aggiungere ghiaia su una copertura esistente senza controllare portata e stratigrafia.
La manutenzione deve comprendere ispezioni dopo gli eventi intensi e pulizia degli scarichi.
I sistemi ETICS possono subire ammaccature, cavillature e rotture dello strato armato, soprattutto sui prospetti investiti dal vento e nei punti già degradati o discontinui.
Facciata di un palazzo con danni da grandine -
Pixabay
La UNI 12020:2026 definisce procedura di prova e classificazione della resistenza alla grandine dei sistemi ETICS.
La prestazione riguarda l’insieme formato da isolante, rasatura, rete, fissaggi e finitura, non il singolo pannello.
Una rasatura troppo sottile, una rete posizionata male o una finitura rigida possono rendere vulnerabile anche un isolante robusto. Nelle facciate esposte vanno scelti sistemi con prestazioni documentate ed eventuali rinforzi previsti dal produttore.
Dopo l’evento bisogna cercare cavità circolari, crepe radiali, distacchi e punti in cui il rivestimento ha perso continuità.
La riparazione deve ripristinare anche la protezione dall’acqua.
Le finestre verticali sono meno esposte dei tetti, ma vento forte e grandine obliqua possono colpire vetri, telai e guarnizioni.
Vetro temperato, stratificato o più spesso non rendono automaticamente una finestra antigrandine. Contano dimensioni, vincoli, difetti superficiali e posa.
Persiane e avvolgibili robusti possono offrire una barriera aggiuntiva se il fabbricante ne consente l’uso nelle condizioni previste.
Veneziane esterne e schermi con lamelle sottili possono invece deformarsi: la posizione di sicurezza deve essere quella indicata dal produttore.
Una pellicola di sicurezza può trattenere parte dei frammenti in caso di rottura, ma non trasforma una vetrata comune in un sistema antigrandine.
I lucernari ricevono i chicchi con angoli spesso più sfavorevoli rispetto alle finestre verticali e sono esposti anche a ristagni, foglie, neve e forti variazioni termiche.
Bagno con lucernari -
Getty Images
La UNI 10890 descrive un metodo sperimentale per valutare l’impatto simulato della grandine su cupole e lucernari continui in materiale plastico.
Le prestazioni vanno richieste al produttore per il sistema completo di lastra, telaio e fissaggi.
Le norme di prodotto applicabili al policarbonato non rendono qualsiasi lastra resistente a ogni grandinata.
Spessore, struttura alveolare, appoggi, protezione UV e invecchiamento restano determinanti.
Lastre ingiallite, irrigidite o fessurate vicino alle viti devono essere sostituite; fissaggi troppo rigidi possono impedire le dilatazioni e creare punti di rottura.
Una copertura in vetro deve essere progettata considerando non soltanto la probabilità di rottura, ma anche ciò che accade dopo.
Pensilina di un terrazzo - Getty Images
La UNI 11895:2023 valuta la sicurezza dei sistemi vetrati di coperture, pensiline e tettoie attraverso prove d’impatto e verifiche in condizioni di post-rottura.
Non è una prova specifica antigrandine, ma aiuta a valutare le conseguenze della rottura dell’intero sistema.
Una lastra fessurata che rimane trattenuta presenta rischi diversi rispetto a un elemento che perde frammenti.
Per questo una sostituzione non deve basarsi soltanto sullo spessore: composizione, trattamenti, dimensioni, vincoli e appoggi vanno definiti dal tecnico o dal fornitore.
Una rete sopra il vetro può ridurre l’energia dell’impatto soltanto se resta distanziata, tensionata e verificata.
Se tocca la superficie sotto vento o accumulo di ghiaccio, trasferisce le azioni al vetro.
I moduli qualificati secondo la serie IEC 61215 sono sottoposti a prove ambientali e meccaniche, comprese quelle previste per l’impatto della grandine.
Pannelli fotovoltaici su un tetto - Getty Images
La conformità non garantisce però resistenza a qualsiasi evento né una durata prestabilita.
Per aree con rischio più severo, la IEC TS 63397:2022 prevede prove aggiuntive.
In fase di scelta conviene chiedere il rapporto di prova e verificare diametro e velocità dei proiettili di ghiaccio, punti colpiti, numero degli impatti e criteri di accettazione.
Anche telaio, morsetti, struttura e posizione dei fissaggi sono molto importanti in tal senso: un modulo provato correttamente può comportarsi diversamente se montato fuori dalle zone indicate o su una sottostruttura troppo deformabile.
Anche in questo frangente una rete distanziata può rallentare i chicchi, ma deve resistere al vento senza toccare i moduli, evitare ombreggiamenti rilevanti, non intrappolare foglie e restare accessibile alla manutenzione.
La struttura non dovrebbe essere fissata alle cornici dei pannelli, salvo sistemi espressamente progettati.
Le azioni devono essere trasferite alla copertura mediante collegamenti verificati.
Poiché la rete si deforma sotto gli urti e il peso dei chicchi trattenuti, la distanza deve impedire il contatto anche nella configurazione più sfavorevole.
In molti impianti residenziali può essere più razionale scegliere moduli con prove severe documentate e curare la posa, anziché installare una rete permanente difficile da mantenere.
Un modulo può sembrare integro e presentare microfessure nelle celle, danni ai collegamenti o problemi di isolamento.
Bisogna controllare da terra vetri rotti, cornici deformate, frammenti, cavi staccati e segnalazioni dell’inverter.
Non bisogna salire sul tetto né toccare moduli danneggiati, perché l’impianto produce tensione in presenza di luce.
Il tecnico può confrontare le stringhe, eseguire misure elettriche, termografie ed eventualmente elettroluminescenza.
Un calo di produzione non prova da solo la rottura: nuvole, sporco, distacchi di rete e arresti dell’inverter possono produrre effetti simili.
I teli quasi orizzontali sono vulnerabili sia all’impatto sia all’accumulo.
I chicchi possono perforare il tessuto o creare sacche pesanti insieme all’acqua.
Controlli su una tenda da sole - Getty Images
La UNI EN 13561 stabilisce requisiti prestazionali per tende e tendoni esterni, ma non significa che ogni telo possa restare aperto durante la grandine.
Posizione di sicurezza e limiti meteorologici dipendono dalle istruzioni del fabbricante.
Sensori di vento e pioggia possono comandare la chiusura automatica, ma la grandine può iniziare rapidamente o bloccare un telo già carico.
In caso di allerta, tende e coperture retrattili vanno chiuse preventivamente senza intervenire all’esterno durante il temporale.
Le lamelle metalliche resistono generalmente meglio di un telo, ma possono ammaccarsi, deformarsi o danneggiare i meccanismi.
Pergole fotovoltaiche - Getty Images
Non esiste una posizione universale: lamelle chiuse proteggono ciò che si trova sotto ma espongono l’intera superficie; lamelle aperte riducono in alcuni casi l’area orizzontale ma lasciano passare i chicchi.
Va quindi seguita la configurazione indicata dal produttore, considerando anche l’assenza di corrente.
Dopo l’evento devono essere controllati lamelle, motori, grondaie e scarichi.
Le reti sopra i posti auto possono ridurre l’energia degli impatti se rimangono distanti dalla carrozzeria anche quando si deformano.
Automobile danneggiata dalla grandine - Pixabay
Una rete appoggiata direttamente sull’auto offre protezione limitata e teli specifici e coperture imbottite distribuiscono meglio l’urto, ma devono essere installati prima dell’evento e non avere parti rigide a contatto con la vernice.
Nelle reti tese su pali, il problema principale è il vento. Una superficie ampia sviluppa forti azioni sugli ancoraggi, soprattutto se trattiene foglie o ghiaccio.
Tiranti e funi non devono essere collegati a pluviali, recinzioni leggere o parti non verificate.
Una copertura rigida offre una protezione più prevedibile, ma costituisce un manufatto edilizio e strutturale.
Materiale di copertura, fondazioni, pilastri, travi, fissaggi e smaltimento dell’acqua devono essere valutati come un sistema unico e dimensionati per il sito.
Il Testo unico dell’edilizia e il Glossario comprendono, a determinate condizioni, alcune tende, pergotende e coperture leggere.
Ciò non rende automaticamente qualsiasi carport o tettoia un’opera libera.
Permanenza, dimensioni, funzione, distanze, vincoli e disciplina comunale devono essere verificati prima dell’installazione.
Le reti proteggono piante e frutti riducendo la velocità dei chicchi e distribuendo l’impatto, ma devono restare distanziate dalla vegetazione.
Rete antigrandine per l'orto - Tenax
Una rete appoggiata sulle foglie trasferisce gli urti ai rami e può schiacciare le piante sotto la grandine accumulata.
La maglia deve consentire luce, ventilazione e passaggio dell’acqua senza alterare eccessivamente il microclima.
Tensionamento e inclinazione devono favorire lo scarico laterale. Una superficie orizzontale trattiene i chicchi e aumenta il carico sui pali.
Reti ombreggianti e antigrandine non sono sempre intercambiabili: la misurazione del potere ombreggiante non certifica la resistenza agli impatti.
Serre domestiche con teli invecchiati, lastre sottili o pannelli fissati male possono subire perforazioni e distacchi.
Una rete esterna deve restare distanziata, non ostacolare aperture e ventilazione ed essere sostenuta da una struttura indipendente o verificata.
I riferimenti strutturali dedicati alle serre professionali confermano un principio valido anche per i manufatti domestici: copertura, struttura e fondazioni vanno considerate insieme.
Un pannello rotto non deve essere sostituito scegliendo soltanto uno spessore maggiore. Peso, guide, dilatazioni, fissaggi e portata devono rimanere compatibili.
Tavoli in vetro, lampade, cucine esterne, pompe, centraline e robot tagliaerba possono essere danneggiati anche se l’edificio rimane integro.
Gli arredi mobili vanno spostati sotto una copertura chiusa. Sui piani in vetro non si devono appoggiare oggetti rigidi che possano concentrare l’urto.
Barbecue e cucine esterne devono raffreddarsi completamente prima di essere coperti ed i teli vanno fissati contro il vento e rimossi prima dell’accensione.
Prese, centraline e dispositivi elettrici devono avere involucri adatti all’esterno.
Anche i vasi leggeri vanno messi in sicurezza, perché il vento può proiettarli contro vetri e arredi.
Una protezione mobile funziona soltanto se viene attivata prima della grandinata.
Applicazioni meteorologiche, avvisi locali e domotica possono aiutare a chiudere tende, lucernari e schermature, ma non garantiscono che il comando venga eseguito in tempo.
Danni al parabrezza dell'auto - IStock modificata con AI
Motori, sensori e centraline possono fermarsi per interruzioni elettriche o problemi di comunicazione.
Per gli elementi importanti deve esistere una procedura manuale sicura.
Non è prudente programmare l’apertura automatica di una tenda per proteggere gli arredi dalla pioggia, salvo sistemi espressamente progettati anche per vento e grandine.
Prima della stagione temporalesca vanno controllati tagli, punti usurati, cuciture, cavi, morsetti e ancoraggi.
Giardino dopo una grandinata - Pixabay
I polimeri esposti al sole perdono elasticità e possono strapparsi soprattutto vicino ai bordi o nei punti di sfregamento.
Anche il tensionamento deve essere uniforme: una rete lenta tocca ciò che protegge, una troppo tesa concentra le sollecitazioni.
Dopo l’evento, l’accumulo va rimosso soltanto quando le condizioni sono sicure.
Spingere dal basso una rete carica può provocare la caduta del ghiaccio o il cedimento degli ancoraggi.
Le reti stagionali devono essere asciugate e conservate lontano da roditori, calore e sostanze aggressive.
Non bisogna uscire finché persistono fulmini, vento forte o caduta di ghiaccio e la grandine accumulata inoltre, rende scivolose le superfici e riduce la visibilità.
Quando le condizioni sono sicure, si osservano da terra frammenti di tegole, vetri, policarbonato, rami e parti di pannelli.
Gronde e bocchettoni possono essere ostruiti da foglie e ghiaccio.
All’interno vanno cercati aloni, gocciolamenti e rumori anomali provenienti dal sottotetto.
Le infiltrazioni possono comparire anche dopo diverse ore, quando la grandine accumulata si scioglie.
Tetti, moduli fotovoltaici e coperture vetrate non devono essere ispezionati camminandoci sopra: elementi apparentemente integri possono avere perso resistenza.
Prima delle riparazioni è utile fotografare insieme e dettagli, indicando data, posizione e dimensione approssimativa delle lesioni.
Tetto danneggiato da una grandinata - Pixabay
Vanno conservati frammenti, preventivi, rapporti tecnici e dati meteorologici disponibili. Per il fotovoltaico conviene scaricare lo storico della produzione e gli eventuali codici di errore.
Anche una riparazione urgente destinata a evitare infiltrazioni dovrebbe essere documentata prima e durante l’intervento.
L’indennizzo dipende da polizza, esclusioni, franchigie e procedure contrattuali: non ogni danno da grandine è automaticamente coperto.
Sostituire una tegola rotta può non bastare: vanno verificati membrana sottostante, listelli e raccordi.
Silicone e nastro non rappresentano una riparazione affidabile per una lastra di policarbonato fessurata, perché dilatazioni e sole possono riaprire il punto.
Un modulo fotovoltaico con vetro rotto non deve essere sigillato e rimesso in esercizio senza controllare isolamento, celle e collegamenti.
Sul cappotto, uno stucco superficiale può lasciare interrotta la rete di armatura e consentire l’ingresso dell’acqua.
Il ripristino deve recuperare la funzione del sistema, non soltanto nascondere l’impatto.
Gli errori più comuni sono utilizzare una normale rete ombreggiante, appoggiare la protezione direttamente su auto, vetri, pannelli o piante e dimensionare il sistema senza considerare il vento.
Per controlli sul tetto bisogna affidarsi a personale qualificato - Pixabay
È sbagliato anche fissare i tiranti a pluviali o recinzioni leggere, lasciare tende aperte senza indicazioni del produttore e considerare il policarbonato infrangibile indipendentemente da spessore e invecchiamento.
La conformità generale di un modulo fotovoltaico non garantisce resistenza a qualsiasi grandinata; allo stesso modo, una rete sopra i pannelli può creare ombreggiamento e problemi di manutenzione.
Altri errori sono realizzare tettoie senza verifiche edilizie e strutturali, ignorare piccoli danni perché non compare subito un’infiltrazione, salire sul tetto bagnato e limitarsi a riparazioni estetiche.
Una villetta dispone di tetto in tegole, fotovoltaico, pergola retrattile, automobile all’aperto e piccolo orto.
L’idea iniziale di una grande rete tesa tra casa e recinzione viene scartata: sarebbe esposta al vento, gli ancoraggi non sarebbero adeguati e la rete produrrebbe ombra sui moduli.
La protezione viene quindi suddivisa: per il fotovoltaico si scelgono moduli con prove severe documentate e fissaggi conformi alle istruzioni.
Il telo della pergola viene richiuso preventivamente, mentre per l’auto si realizza un carport verificato.
L’orto riceve una rete inclinata, distanziata dalle piante e sostenuta da pali indipendenti.
Ogni elemento viene protetto con una soluzione compatibile con la propria funzione.
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