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Lo sfiato della colonna di scarico serve soprattutto a permettere all'aria di entrare e uscire dalla rete, mantenendo sotto controllo le variazioni di pressione generate dal passaggio dell'acqua.
Sfiato colonna di scarico in sezione - Daniele F. Toscana
Quando si aziona lo scarico di un WC o si svuota rapidamente una vasca, infatti, nelle tubazioni non si muove soltanto acqua.
In una normale rete a gravità il liquido occupa solamente una parte della sezione, mentre il resto deve consentire il movimento dell'aria.
La prosecuzione della colonna fino all'esterno dell'edificio mette quindi la rete in comunicazione con l'atmosfera e permette di compensare depressioni e sovrappressioni.
Se questa comunicazione viene meno, possono comparire gorgoglii nei sanitari, oscillazioni del livello dell'acqua nei sifoni e, nei casi più importanti, perdita parziale della loro chiusura idraulica con conseguente ingresso di odori di scarico negli ambienti.
Il tubo che emerge dalla copertura non è quindi una semplice terminazione della fognatura, ma una parte funzionale dell'impianto, necessaria affinché acqua e aria possano muoversi contemporaneamente senza alterare il corretto funzionamento dei sanitari.
È frequente pensare che il tubo che emerge dal tetto serva principalmente a far uscire i cattivi odori prodotti dalla rete fognaria.
In realtà questa spiegazione è solo parziale: il terminale permette certamente ai gas presenti nello scarico di disperdersi all'esterno, ma la sua funzione idraulica principale consiste nel mantenere il corretto equilibrio delle pressioni all'interno delle tubazioni.
Quando una massa d'acqua scende rapidamente nella colonna trascina con sé aria e può creare una pressione inferiore a quella atmosferica in alcune zone della rete.
In altri punti la stessa massa può comprimere l'aria presente, producendo una pressione positiva.
La ventilazione permette di compensare entrambe le condizioni.
Considerare lo sfiato soltanto come un camino destinato agli odori può quindi portare a sottovalutare aspetti come diametro della tubazione, percorso, collegamenti e posizione del terminale.
Una ventilazione insufficiente può infatti disturbare il funzionamento dei sifoni anche quando non sono ancora presenti cattivi odori evidenti.
Rumori, bolle e variazioni dei livelli d'acqua possono essere i primi segnali di un impianto che non riesce più a gestire correttamente il movimento dell'aria.
Lavabi, bidet, docce e numerosi altri apparecchi sanitari sono dotati di un sifone nel quale rimane una determinata quantità d'acqua dopo l'utilizzo.
Raccordi tubi idraulici - Daniele F. Toscana
Questa chiusura idraulica crea una barriera tra l'aria degli ambienti e quella contenuta nella rete di scarico.
Nel WC la stessa funzione è normalmente incorporata nella geometria del vaso.
Affinché la barriera rimanga efficace, il livello dell'acqua deve però restare sufficientemente stabile.
Una depressione importante nella tubazione può aspirarne una parte, mentre una sovrappressione può spingere aria attraverso il sifone producendo bolle o rumori di gorgoglio.
Una ventilazione correttamente dimensionata riduce queste variazioni di pressione e protegge quindi il funzionamento dei sifoni.
Non bisogna comunque attribuire qualsiasi odore alla ventilazione.
Un sanitario utilizzato raramente può perdere lentamente acqua per semplice evaporazione, fenomeno frequente nei bagni di servizio, nelle docce poco usate o negli scarichi a pavimento.
Se il problema scompare stabilmente dopo aver aggiunto acqua, la causa può essere proprio questa.
Se invece il sifone si abbassa nuovamente dopo l'uso di altri sanitari, è opportuno verificare il comportamento della rete.
Un gorgoglio proveniente da lavabo, doccia o bidet indica che acqua e aria stanno interagendo all'interno della rete, ma non dimostra automaticamente che lo sfiato sia ostruito.
Il fenomeno può dipendere anche da una tubazione parzialmente ostruita, da una diramazione realizzata con geometria sfavorevole o da altri difetti dell'impianto.
La ventilazione diventa più sospetta quando il rumore compare in concomitanza con l'utilizzo di un altro sanitario.
Se, per esempio, lo scarico del WC produce un gorgoglio nel lavabo vicino, la rete potrebbe non riuscire a richiamare abbastanza aria dalla ventilazione e tentare di ottenerla attraverso il sifone.
Anche il livello dell'acqua nel WC può fornire indicazioni: oscillazioni insolite dopo lo scarico di altri apparecchi possono essere compatibili con variazioni di pressione nella colonna.
Se fenomeni simili interessano contemporaneamente più sanitari collegati alla stessa rete, è ragionevole verificare lo sfiato.
Un singolo apparecchio che scarica lentamente, invece, indirizza inizialmente il controllo verso il sifone locale o la relativa tubazione.
La diagnosi deve quindi basarsi sull'insieme dei sintomi e non su un solo rumore.
La soluzione più comune prevede che la colonna di scarico prosegua oltre l'ultimo apparecchio collegato e raggiunga l'esterno dell'edificio, generalmente attraverso la copertura.
Questa prosecuzione costituisce la ventilazione primaria e permette al volume d'aria presente nella colonna di comunicare con l'atmosfera.
Negli edifici più alti o nelle reti particolarmente estese, la sola prosecuzione della colonna può non essere sufficiente.
Possono quindi essere presenti ulteriori tubazioni di ventilazione o collegamenti destinati a controllare le pressioni nelle diverse diramazioni.
Si parla in questi casi di ventilazione secondaria o di sistemi complementari definiti dal progetto.
La presenza di un tubo sul tetto non garantisce quindi automaticamente che ogni ramo dell'impianto sia ventilato correttamente.
Lunghezza delle diramazioni, diametro, pendenza, numero di curve e portate degli apparecchi influenzano il comportamento complessivo.
Un lavabo collocato vicino alla colonna lavora in condizioni differenti rispetto a un apparecchio distante diversi metri.
Per questo la ventilazione deve essere valutata considerando l'intera rete, evitando di concentrare l'attenzione solamente sul breve tratto visibile sopra la copertura.
La progettazione delle reti di scarico a gravità degli edifici e dei relativi sistemi di ventilazione fa riferimento principalmente alla serie UNI EN 12056.
In particolare, la UNI EN 12056-2:2001 riguarda la progettazione e il calcolo degli impianti per acque reflue, mentre la UNI EN 12056-5:2001 tratta aspetti relativi a installazione, esercizio e manutenzione.
Per le valvole di ingresso aria il riferimento specifico è invece la UNI EN 12380:2004, che stabilisce requisiti e metodi di prova per questi dispositivi.
Al momento tali riferimenti risultano ancora vigenti.
Sul piano legislativo italiano occorre inoltre considerare il DM 37/2008, che comprende tra gli impianti soggetti alla propria disciplina anche gli impianti idrici e sanitari.
Ciò significa che modifiche significative alla rete non dovrebbero essere eseguite semplicemente intervenendo sul terminale visibile, senza verificare la configurazione dell'impianto e gli eventuali obblighi previsti per l'intervento.
Norme tecniche e disposizioni legislative svolgono funzioni differenti, ma concorrono a definire un impianto correttamente progettato, installato e mantenuto.
Non esiste un diametro universale valido per qualsiasi colonna di ventilazione.
Il dimensionamento dipende dalla configurazione della rete, dai carichi di scarico, dal diametro della colonna, dalla lunghezza delle tubazioni e dal sistema di ventilazione adottato.
Valvola di aereazione - Novanetus
Per questo non è corretto osservare il terminale sul tetto e decidere autonomamente di ridurne la sezione per renderlo meno visibile.
Una restrizione inserita nel tratto finale può aumentare la resistenza al movimento dell'aria e compromettere il funzionamento previsto dal progetto.
Lo stesso principio vale per curve, raccordi, terminali e griglie, che introducono ulteriori perdite di carico.
Anche una riduzione progressiva causata da depositi, ragnatele o detriti può produrre effetti simili a un sottodimensionamento.
La rete deve quindi mantenere una sezione utile coerente lungo il percorso.
Aumentare molto il diametro del solo terminale non corregge automaticamente una configurazione progettata male, perché il comportamento del sistema può essere determinato dalla sezione più restrittiva presente più in basso.
Il dimensionamento deve quindi essere verificato sull'intero percorso e non sull'ultimo tratto visibile sopra il tetto.
Uno sfiato ostruito tende spesso a produrre problemi improvvisi in un impianto che aveva funzionato correttamente per molto tempo.
Come capire se il problema è lo sfiato o lo scarico - Daniele F. Toscana
Un sottodimensionamento, invece, può manifestarsi fin dall'inizio oppure dopo modifiche che hanno aumentato le portate o allungato le diramazioni.
Tra i segnali compatibili con una ventilazione insufficiente rientrano gorgoglii simultanei, oscillazioni dei livelli nei sifoni e comparsa di odori dopo scarichi particolarmente importanti.
È utile osservare anche la velocità con la quale l'acqua viene evacuata.
Se più sanitari scaricano rapidamente ma interagiscono tra loro attraverso rumori o oscillazioni, il problema può riguardare maggiormente la ventilazione.
Se invece sono presenti scarichi molto lenti o rigurgiti, bisogna verificare contemporaneamente la possibile presenza di un'ostruzione nella tubazione destinata alle acque reflue.
Alcuni indizi aiutano a orientare il controllo:
La diagnosi definitiva richiede comunque la verifica della rete reale.
Il terminale dello sfiato rimane esposto all'ambiente esterno e può perdere progressivamente parte della propria sezione utile.
Esempi installazione valvola di aereazione - Daniele F. Toscana
Foglie, ragnatele, piccoli detriti provenienti dalla copertura e materiale portato dagli animali possono creare ostruzioni parziali che diventano evidenti soltanto quando la portata di scarico aumenta.
Un terminale vicino ad alberi alti è naturalmente più esposto a materiale vegetale, mentre piccoli uccelli possono talvolta utilizzare aperture poco protette per introdurre materiale da nido.
Anche reti antinsetto troppo fini possono diventare controproducenti perché trattengono polvere e residui fino a ridurre sensibilmente il passaggio dell'aria.
Nei climi particolarmente freddi possono inoltre verificarsi fenomeni di condensa e gelo vicino all'imboccatura.
Le eventuali protezioni devono quindi essere compatibili con la funzione dello sfiato e facilmente controllabili.
Una normale zanzariera domestica non dovrebbe essere aggiunta senza verificare la sezione libera disponibile.
Se un impianto che ha funzionato normalmente per molti anni comincia improvvisamente a produrre gorgoglii in più apparecchi, il controllo del terminale costituisce una delle prime verifiche ragionevoli, purché l'accesso alla copertura avvenga in condizioni di sicurezza.
L'ostruzione non deve necessariamente trovarsi direttamente all'imboccatura dello sfiato.
Una foglia o un piccolo corpo estraneo può scendere nel tubo e fermarsi in corrispondenza di una curva interna, risultando invisibile durante una semplice osservazione dall'esterno.
Anche il percorso stesso della ventilazione può favorire problemi quando sono presenti deviazioni eccessive o tratti quasi orizzontali realizzati con geometria sfavorevole.
L'aria proveniente dalla rete contiene umidità e, incontrando superfici fredde, può generare formazione di condensa.
L'acqua dovrebbe poter ritornare verso la rete senza creare sacche permanenti.
Un tratto con contropendenza o una depressione può invece permettere l'accumulo di liquido e ridurre progressivamente la sezione disponibile all'aria.
Nei climi molto freddi l'acqua raccolta può inoltre congelare.
Il percorso dovrebbe quindi evitare punti nei quali si possano creare ristagni interni e le modifiche apportate durante una ristrutturazione dovrebbero essere valutate prima di introdurre nuove curve o spostamenti.
Non conviene tentare di scongelare o liberare una tubazione sul tetto utilizzando fiamme, pressioni elevate o sistemi improvvisati.
Portare la colonna all'esterno non significa semplicemente far terminare il tubo appena sopra le tegole.
Funzionamento valvola - Novanetus Mod con IA
La posizione deve consentire la dispersione dei gas senza favorirne il rientro attraverso finestre, abbaini, terrazze o prese d'aria.
Quota e distanze devono essere valutate in relazione alla configurazione della copertura e alle regole applicabili al progetto, evitando di indicare una misura unica valida per qualsiasi edificio.
Una mansarda dotata di finestre da tetto richiede, per esempio, valutazioni differenti rispetto a una copertura completamente priva di aperture.
La situazione può cambiare anche successivamente.
Se viene installato un nuovo lucernario o viene trasformata una parte del tetto in terrazza, un terminale che prima si trovava in una posizione favorevole può risultare troppo vicino a una zona frequentata.
In questi casi può essere necessario riprogettare la terminazione dello sfiato, senza limitarsi a spostarla con raccordi improvvisati.
Bisogna inoltre considerare eventuali altri terminali tecnici presenti in copertura, mantenendo separati i diversi sistemi e garantendo contemporaneamente la possibilità di effettuare controlli e manutenzione.
La paura che la pioggia possa entrare nella colonna porta talvolta a installare cappelli molto chiusi o altri componenti che limitano eccessivamente il passaggio dell'aria.
Una quantità limitata di acqua meteorica che entra accidentalmente in una rete destinata al trasporto delle acque reflue viene normalmente convogliata dalla stessa rete.
Ridurre drasticamente la ventilazione per evitare qualsiasi goccia può quindi produrre un problema più importante.
Anche quando il diametro del tubo rimane invariato, un cappello collocato troppo vicino all'imboccatura può creare una strozzatura funzionale, soprattutto se lo spazio libero viene successivamente occupato da foglie o ragnatele.
La sezione utile deve pertanto essere valutata considerando il terminale completo e non soltanto il diametro nominale della tubazione.
Eventuali griglie o protezioni contro piccoli animali devono essere progettate per questa funzione, mantenere sufficiente passaggio d'aria e poter essere pulite.
Non è opportuno utilizzare componenti scelti soltanto per ragioni estetiche o perché impediscono fisicamente l'ingresso della pioggia.
La funzione principale del terminale rimane quella di garantire una comunicazione efficace tra la rete di scarico e l'atmosfera.
La tubazione di ventilazione risolve un problema dell'impianto di scarico ma, attraversando il manto di copertura, crea contemporaneamente un punto che deve essere protetto dalle infiltrazioni.
Tegole specifiche, converse, collari e membrane devono gestire correttamente il passaggio dell'acqua piovana intorno al tubo e riportarla verso gli strati di copertura predisposti a smaltirla.
Quando è presente una membrana sottotegola, non è sufficiente praticare un foro e lasciare libero lo spazio circostante.
Il telo deve essere raccordato all'attraversamento attraverso componenti compatibili con il sistema utilizzato.
Anche i sigillanti devono essere considerati un elemento complementare e non l'unica barriera contro l'acqua.
Una buona tenuta dipende soprattutto dalla geometria delle sovrapposizioni, dai raccordi e dalla continuità degli strati impermeabili.
Il tubo deve inoltre poter sopportare piccoli movimenti dovuti a dilatazioni senza trasferire sollecitazioni improprie alle tegole.
Un terminale perfettamente efficiente dal punto di vista della ventilazione può infatti diventare la causa di una infiltrazione nel sottotetto se il dettaglio di attraversamento non è realizzato correttamente.
Ventilazione e impermeabilizzazione sono due funzioni differenti che interessano lo stesso elemento.
Installazione lavabo lontano dalla colonna - Daniele F. Toscana
Durante un controllo della copertura bisogna quindi verificare sia che la tubazione rimanga libera internamente, sia che collari, membrane e tegole impediscano l'ingresso dell'acqua.
Questo aspetto diventa particolarmente importante nei tetti in legno, dove una piccola infiltrazione può rimanere nascosta nell'isolamento o nel tavolato prima di manifestarsi negli ambienti sottostanti.
Colorazioni anomale, odori di umidità e alterazioni superficiali del legno possono indicare un problema che richiede ulteriori verifiche.
Se la carpenteria presenta degrado evidente, sostituire soltanto la guarnizione esterna potrebbe non essere sufficiente.
Le due anomalie possono anche verificarsi contemporaneamente ma avere cause indipendenti.
Un cattivo odore nel bagno può dipendere dalla ventilazione, mentre una macchia nel sottotetto vicino allo stesso tubo può essere provocata dall'impermeabilizzazione.
Separare le due diagnosi permette di evitare interventi inutili e di individuare correttamente la causa del problema, soprattutto dopo lavori recenti sulla copertura.
Sul tetto possono essere presenti numerose terminazioni che, osservate dall'esterno, sembrano svolgere funzioni simili.
In realtà lo sfiato della rete di scarico deve rimanere indipendente dalle canne fumarie, dalla ventilazione meccanica controllata e dai condotti delle cappe cucina.
Una canna fumaria trasporta prodotti della combustione e deve rispettare requisiti specifici relativi a temperatura, tiraggio e sicurezza.
La VMC movimenta invece aria proveniente dagli ambienti interni, mentre la cappa evacua vapore, odori e particelle generate dalla cottura.
La colonna di scarico contiene aria e gas provenienti dalla rete fognaria.
Mettere in comunicazione questi sistemi potrebbe creare percorsi indesiderati e compromettere il loro corretto funzionamento.
È possibile progettare elementi architettonici che mascherino o raggruppino visivamente più terminali, ma all'interno le reti devono continuare a essere separate e mantenere le proprie condizioni di funzionamento.
Anche gli accessi necessari per manutenzione e ispezione devono rimanere disponibili.
Ridurre il numero degli elementi visibili sulla copertura può quindi essere un obiettivo progettuale, ma non deve comportare la fusione degli impianti.
Le valvole di ingresso aria, chiamate anche valvole di aerazione o antivuoto, sono dispositivi che si aprono quando nella tubazione si crea una depressione, consentendo all'aria dell'ambiente circostante di entrare nella rete.
Una volta ristabilito l'equilibrio, si richiudono per impedire la fuoriuscita dei gas.
La UNI EN 12380 definisce requisiti e metodi di prova per questi dispositivi destinati ai sistemi di scarico degli edifici.
Una valvola antivuoto svolge tuttavia una funzione differente rispetto a una ventilazione direttamente collegata con l'atmosfera.
Lo sfiato aperto permette il movimento dell'aria in entrambe le direzioni, mentre la valvola è progettata principalmente per consentire l'ingresso d'aria quando la rete va in depressione.
Se nella tubazione si crea una sovrappressione, il dispositivo rimane normalmente chiuso proprio per evitare la fuoriuscita di gas nell'ambiente nel quale è installato.
Non è quindi corretto chiudere automaticamente lo sfiato sul tetto e installare una valvola sotto un lavabo pensando di ottenere una sostituzione equivalente.
La possibilità di utilizzare questi dispositivi dipende dalla configurazione dell'impianto e dal sistema di ventilazione previsto.
Le valvole di ingresso aria sono componenti meccanici e devono essere installate in condizioni che ne permettano il corretto funzionamento e l'eventuale sostituzione.
Valvola di aereazione sotto il lavabo - Fluvia
Non è quindi opportuno murarle definitivamente all'interno di una controparete priva di accesso.
Una valvola nascosta dietro mobili o rivestimenti può diventare difficile da controllare quando, dopo alcuni anni, iniziano a comparire gorgoglii o odori.
Se il dispositivo non si apre correttamente, la diramazione può rimanere in depressione e richiamare aria attraverso i sifoni.
Se invece non riesce più a chiudersi, può consentire l'ingresso di gas provenienti dallo scarico.
Quando un impianto utilizza queste valvole, la diagnosi deve quindi comprendere anche il loro stato di funzionamento, senza attribuire automaticamente qualsiasi sintomo allo sfiato principale.
È inoltre necessario rispettare le condizioni ambientali, le quote e le modalità di installazione indicate dal produttore e previste dal progetto.
L'accessibilità deve essere valutata prima di completare mobili, contropareti o controsoffitti, in modo che la futura manutenzione dell'impianto non richieda demolizioni evitabili.
Ventilazione insufficiente e tubazione di scarico parzialmente ostruita possono produrre alcuni sintomi simili, soprattutto gorgoglii e rumori.
Il comportamento dell'acqua permette però di ottenere indicazioni importanti.
Se un singolo lavabo evacua lentamente l'acqua anche quando gli altri sanitari non vengono utilizzati, è ragionevole verificare inizialmente il sifone e la tubazione locale.
Se, invece, diversi apparecchi scaricano rapidamente ma interagiscono tra loro attraverso rumori, bolle o variazioni dei livelli d'acqua, la ventilazione diventa maggiormente sospetta.
Un quadro ancora diverso si presenta quando l'acqua risale nella doccia o in un altro sanitario: in questo caso è necessario valutare con particolare attenzione una possibile ostruzione della colonna o del collettore.
La ventilazione potrebbe essere perfettamente libera e non riuscire comunque a compensare un tubo attraverso il quale l'acqua non riesce a defluire.
Nei casi più difficili una videoispezione può consentire di individuare corpi estranei, depositi o anomalie interne senza procedere immediatamente con demolizioni.
La scelta dello strumento dipende però dall'accessibilità e dai punti di ispezione disponibili nell'impianto.
Una rete di scarico richiede manutenzione nel corso della propria vita e può quindi prevedere aperture, raccordi o punti di controllo collocati in posizioni strategiche.
Nasconderli definitivamente dietro rivestimenti, arredi o contropareti rende più complesso qualsiasi intervento successivo.
La UNI EN 12056-5 tratta installazione, esercizio e manutenzione dei sistemi di scarico a gravità e costituisce il riferimento tecnico per questi aspetti.
L'esigenza di ispezionabilità riguarda anche valvole di aerazione e raccordi che potrebbero richiedere una sostituzione.
Una normale tubazione rettilinea può naturalmente essere nascosta all'interno di pareti o controsoffitti, ma è consigliabile evitare che i punti più delicati diventino completamente irraggiungibili.
Durante una ristrutturazione può essere utile fotografare la rete prima di chiudere rivestimenti e controsoffitti, creando una documentazione semplice ma preziosa per interventi futuri.
Anche la posizione degli accessi deve essere considerata nella progettazione degli arredi.
Un'ispezione facilmente raggiungibile può consentire di individuare rapidamente un'ostruzione o introdurre una telecamera, riducendo la necessità di interventi invasivi sulle finiture.
La ristrutturazione della copertura rappresenta un momento particolarmente adatto per controllare lo stato dello sfiato.
È possibile verificare diametro, percorso, posizione del terminale e qualità dell'impermeabilizzazione prima di completare il nuovo manto.
L'aggiunta di isolamento può aumentare lo spessore del tetto e modificare la quota alla quale il tubo emerge.
Un terminale che prima aveva un'altezza adeguata potrebbe quindi ritrovarsi quasi a filo delle nuove tegole e diventare maggiormente esposto ad acqua, neve e detriti.
In questi casi la tubazione deve essere prolungata mantenendo una configurazione adeguata e ripristinando correttamente il raccordo con gli strati impermeabili.
Anche i lavori nel sottotetto possono introdurre problemi se la ventilazione viene spostata per ricavare spazio o viene deviata con numerose curve.
Una modifica apparentemente semplice può creare tratti sfavorevoli, accumuli di condensa o restringimenti.
Prima di intervenire su qualsiasi tubo diretto verso la copertura è quindi necessario identificarne chiaramente la funzione, evitando di considerarlo un elemento secondario o eliminabile soltanto perché non trasporta normalmente grandi quantità di acqua.
I cantieri sul tetto possono introdurre problemi in impianti che fino a quel momento avevano funzionato correttamente.
Durante la posa di tegole, membrane o isolamento il terminale può essere temporaneamente coperto per evitare l'ingresso di materiale, ma la protezione deve essere rimossa prima della conclusione dei lavori.
Malta, pezzi di membrana, frammenti di isolante e altri residui di cantiere possono cadere accidentalmente nella tubazione e fermarsi in corrispondenza di una curva posta più in basso.
La bocca dello sfiato dovrebbe quindi essere protetta in maniera riconoscibile e successivamente controllata.
Non deve inoltre essere utilizzata come punto nel quale scaricare acqua sporca o piccoli sfridi di lavorazione.
Se i gorgoglii compaiono immediatamente dopo una ristrutturazione del tetto, del bagno o del sottotetto, è opportuno ricostruire le modifiche effettuate prima di intervenire altrove.
Fotografie e documentazione del cantiere possono aiutare a individuare eventuali riduzioni di diametro, nuovi raccordi o ostruzioni accidentali.
Demolire finiture appena realizzate senza verificare prima la ventilazione può portare a interventi inutili.
La fattibilità dello spostamento di un bagno non dipende soltanto dalla possibilità di collegare il nuovo WC alla colonna con una pendenza adeguata.
Una diramazione più lunga modifica anche il comportamento dell'aria all'interno dello scarico e può creare condizioni favorevoli a depressioni locali.
Diametro, lunghezza, numero di curve e posizione rispetto alla zona ventilata devono quindi essere valutati insieme.
Un problema simile può verificarsi quando la cucina viene spostata molto lontano dalla colonna principale.
Lavello e lavastoviglie producono scarichi intermittenti e una tubazione orizzontale particolarmente lunga può sviluppare gorgoglii o alterare la chiusura del sifone se viene realizzata senza considerare la ventilazione.
In alcune configurazioni può essere previsto l'utilizzo di una valvola di aerazione, ma il dispositivo deve essere idoneo e installato nel punto corretto.
Non rappresenta una soluzione universale che consente di aumentare senza limiti la distanza dalla colonna.
Anche quando si eliminano vecchi apparecchi, bisogna evitare di tagliare e tappare il tratto superiore della colonna se questo costituisce la prosecuzione verso lo sfiato destinata a servire gli apparecchi sottostanti.
In un edificio multipiano la stessa colonna può raccogliere gli scarichi di diversi appartamenti sovrapposti.
Condominio - Getty Images
Il terminale presente sul tetto può quindi costituire parte di un sistema comune e il suo malfunzionamento può produrre sintomi a piani differenti.
Una modifica effettuata durante la ristrutturazione dell'ultimo appartamento non dovrebbe pertanto alterare diametro, continuità o percorso della colonna senza verificare gli effetti sull'intera rete.
Tagliare il tratto superiore perché un sanitario è stato spostato, per esempio, potrebbe interrompere la ventilazione degli apparecchi collegati ai piani inferiori.
Il problema può manifestarsi soltanto dopo la conclusione dei lavori, attraverso gorgoglii o oscillazioni nei sifoni degli altri alloggi.
Anche la presenza di sintomi in più appartamenti costituisce un'indicazione utile durante la diagnosi, perché rende meno probabile un problema limitato a un singolo lavabo.
Prima di effettuare modifiche è quindi necessario comprendere se la tubazione costituisca una parte comune dell'impianto e quale funzione svolga.
La continuità della ventilazione deve essere preservata anche quando cambiano distribuzione e numero degli apparecchi sanitari presenti nell'ultimo piano.
Il proprietario può raccogliere molte informazioni utili prima dell'arrivo di un tecnico senza smontare tubazioni o esporsi a rischi.
È possibile osservare se i gorgoglii compaiono durante l'utilizzo di un altro sanitario, controllare eventuali variazioni del livello dei sifoni e annotare quali apparecchi risultano coinvolti.
Se un cattivo odore proviene da uno scarico inutilizzato da molto tempo, versare acqua può aiutare a capire se la causa sia semplicemente l'evaporazione della chiusura idraulica.
Se il terminale è visibile da una posizione sicura, si può inoltre verificare a distanza la presenza di anomalie evidenti.
Non è invece opportuno salire sul tetto senza adeguati sistemi di protezione né introdurre aste, prodotti chimici o acqua ad alta pressione nella ventilazione.
Anche l'uso di aria compressa può spingere un corpo estraneo più in profondità o sollecitare raccordi e sifoni.
I disgorganti chimici, inoltre, non sono adatti a rimuovere foglie, nidi o altri materiali presenti nel sistema di ventilazione.
La pulizia deve essere scelta in funzione della posizione e della natura dell'ostruzione.
Il controllo dello sfiato può essere coordinato con altre attività di manutenzione della copertura.
Vademecum per manutenzione - Daniele F. Toscana
Quando un operatore sale sul tetto per verificare grondaie, compluvi o altri terminali può controllare anche che la ventilazione sia libera e che collari e raccordi non mostrino deterioramenti evidenti.
Non esiste una frequenza universale valida per qualsiasi edificio, perché l'esposizione cambia notevolmente in funzione della posizione.
Una casa circondata da alberi può richiedere verifiche più frequenti rispetto a un edificio alto e privo di vegetazione nelle immediate vicinanze.
Il controllo dovrebbe riguardare sia il passaggio dell'aria sia la tenuta dell'attraversamento.
Una tubazione può essere perfettamente libera e avere contemporaneamente una perdita d'acqua intorno al collare, oppure può essere impermeabilizzata correttamente ma presentare una riduzione della sezione interna.
Separare questi due aspetti permette di evitare diagnosi errate.
Durante le verifiche è utile osservare anche eventuali modifiche introdotte da lavori recenti e assicurarsi che protezioni temporanee, griglie o altri elementi non abbiano ridotto la sezione disponibile rispetto alla configurazione prevista.
La semplice pulizia è sufficiente quando l'impianto era correttamente progettato e ha perso efficienza a causa di foglie, detriti o altri elementi che hanno ostruito la ventilazione.
Se invece i problemi dipendono dalla geometria della rete, limitarsi a liberare il terminale non risolve la causa.
Può essere necessario correggere diametri e percorsi, ripristinare la prosecuzione della colonna verso l'atmosfera oppure intervenire sulle diramazioni realizzate in modo sfavorevole.
Nei sistemi più complessi può essere richiesta una ventilazione aggiuntiva o una differente configurazione dei collegamenti.
Anche l'impiego di valvole di ingresso aria deve essere valutato come parte dell'impianto e non come soluzione automatica per eliminare qualsiasi terminale presente sul tetto.
Aumentare semplicemente il diametro dello sfiato non garantisce risultati se il problema si trova altrove nella rete.
Il comportamento dipende infatti dall'insieme delle sezioni, delle portate e delle resistenze presenti lungo il percorso.
La UNI EN 12056-2 rimane il riferimento tecnico fondamentale per progettazione e calcolo, mentre la UNI EN 12380 disciplina le valvole di ingresso aria utilizzate nei sistemi di scarico.
Uno sfiato efficace deve essere progettato considerando contemporaneamente la rete di scarico, il percorso della ventilazione e il punto nel quale la tubazione attraversa il tetto.
Diametro della colonna, apparecchi collegati, lunghezza delle diramazioni, portate e altezza dell'edificio devono essere valutati come parti dello stesso sistema.
La ventilazione primaria deve raggiungere l'atmosfera senza restringimenti o deviazioni che compromettano il movimento dell'aria; quando la configurazione richiede sistemi ulteriori, questi devono essere previsti nel progetto.
Il terminale deve trovarsi in una posizione compatibile con finestre, terrazze e prese d'aria e le eventuali protezioni non devono trasformarsi in punti facilmente ostruibili.
Allo stesso tempo l'attraversamento della copertura deve essere correttamente impermeabilizzato, utilizzando collari, membrane e componenti capaci di gestire l'acqua senza affidare tutta la tenuta a un semplice cordone di sigillante.
Valvole e punti di ispezione devono rimanere accessibili.
Una colonna funziona correttamente quando acqua e aria possono muoversi senza alterare la chiusura dei sifoni: gorgoglii persistenti, oscillazioni e odori sono quindi segnali da interpretare, non rumori inevitabili da nascondere.
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