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Quando uno scaldabagno inizia a produrre rumori anomali, la reazione più comune è sottovalutarli finché l’erogazione dell’acqua calda resta regolare.
Manutenzione dello scaldabagno - Getty Images
Si tratta però di un approccio poco prudente: il rumore rappresenta spesso uno dei primi indicatori di un’alterazione delle condizioni di funzionamento, prima che si manifesti un guasto vero e proprio.
L’errore più frequente, non solo negli impianti domestici ma in generale nelle apparecchiature tecnologiche, è normalizzare il segnale acustico e rinviare ogni verifica.
Molte anomalie evolvono progressivamente e intervenire in fase iniziale riduce il rischio di danni più estesi.
La valutazione corretta parte dall’identificazione della tipologia di rumore e del momento in cui si manifesta.
Un’osservazione sistematica, anche senza competenze tecniche specifiche, consente già una prima distinzione utile.
I rumori più comuni sono quelli che compaiono mentre lo scaldabagno porta l’acqua in temperatura: crepitii, scoppiettii leggeri, borbottii che ricordano un bollore.
In molti casi, soprattutto dove l’acqua è dura, il calcare può avere un ruolo importante.
Quando si formano depositi sulle superfici che scaldano, il trasferimento di calore diventa meno uniforme.
Si creano micro-bolle che collassano e producono quel suono “a cottura” che si sente bene in un ambiente silenzioso.
Se il rumore insorge improvvisamente, presenta un’intensità superiore rispetto al passato oppure si associa a irregolarità nella temperatura dell’acqua, non è corretto attribuirlo automaticamente a semplici incrostazioni.
I depositi calcarei si sviluppano in modo progressivo e tendono a determinare un peggioramento graduale dei sintomi.
Manifestazioni acute o “a scatto” suggeriscono più frequentemente anomalie diverse, come variazioni di pressione, componenti usurati o malfunzionamenti nel sistema di regolazione.
Un’altra tipologia di rumori è fatta di colpi secchi, tonfi o vibrazioni che si sentono nel momento in cui apri o chiudi l’acqua calda.
Calcare nello scaldabagno - Getty Images
Qui lo scaldabagno non c'entra, ma spesso l’origine sta nel comportamento dell’impianto idraulico: variazioni rapide di pressione che fanno reagire tubazioni e valvole.
È il classico rumore che compare, per esempio, quando si chiude il miscelatore con un gesto secco o quando l’acqua viene interrotta bruscamente.
Non è un dettaglio solo sonoro perché nel tempo, sollecitazioni ripetute non fanno bene a raccordi e componenti.
Un indizio pratico, senza fare prove azzardate: succede solo con l’acqua calda o anche con la fredda?
Se il colpo si presenta anche sul circuito freddo, lo scaldabagno è coinvolto solo indirettamente.
Se invece è legato solo all’acqua calda e compare in più punti della casa, può indicare una configurazione o una regolazione che merita un controllo.
Il fischio è una manifestazione acustica che può generare preoccupazione perché viene spesso percepita come di origine elettrica o meccanica.
Miscelatore del bagno - Pixabay
Nella maggior parte dei casi, tuttavia, è legata a fenomeni fluidodinamici.
Il passaggio dell’acqua attraverso un restringimento, come una valvola parzialmente ostruita, un filtro sporco o un riduttore di pressione non perfettamente efficiente, può produrre un sibilo dovuto all’aumento locale della velocità del fluido.
Una caratteristica tipica di questo rumore è la variazione in funzione della portata.
Modificando l’apertura del rubinetto, il sibilo cambia intensità o frequenza.
Quando ciò avviene, l’origine è verosimilmente idraulica.
Se però il fischio si accompagna a instabilità termica, cali di portata o cicli di accensione anomali, è opportuno richiedere una verifica tecnica mirata.
Il parametro più significativo non è tanto la natura del rumore, quanto la sua evoluzione nel tempo.
Attrezzi idraulico - Getty Images
Un suono lieve e costante, presente da anni senza variazioni, può rientrare nelle normali condizioni di esercizio dell’apparecchio.
Diversamente, un rumore di nuova comparsa, in aumento di intensità o caratterizzato da irregolarità intermittenti, costituisce un segnale che richiede approfondimento.
Ulteriori indicatori di criticità includono odori anomali (come plastica surriscaldata o bruciato), perdite idriche, segnalazioni di errore, spegnimenti improvvisi, vibrazioni marcate o colpi metallici ripetuti.
In tali circostanze è consigliabile sospendere l’utilizzo e richiedere assistenza tecnica.
Nel caso di scaldabagni a gas, ogni anomalia relativa all’accensione o alla stabilità della fiamma impone un intervento esclusivamente professionale.
Una criticità frequente nella richiesta di assistenza è la descrizione generica del problema, limitata all’espressione “fa rumore”.
Bisogna saper riconoscere i rumori dello scaldabagno - Sora
È comprensibile, ma una comunicazione più strutturata consente una diagnosi preliminare più efficace.
È opportuno specificare se il fenomeno si manifesta esclusivamente durante la fase di riscaldamento o anche a scaldabagno inattivo, se è correlato all’apertura o alla chiusura dell’acqua, se interessa un singolo punto di erogazione o l’intero impianto, se varia in base all’orario e da quanto tempo è presente.
Anche una breve registrazione audio può fornire indicazioni utili al tecnico.
Una descrizione accurata riduce il rischio di interventi esplorativi e consente di intervenire direttamente sulla causa, evitando soluzioni meramente sintomatiche.
In presenza di uno scaldabagno rumoroso è opportuno considerare anche situazioni meno frequenti ma tecnicamente rilevanti.
Tra queste rientrano fenomeni di cavitazione dovuti a pressioni non correttamente stabilizzate, presenza significativa di aria nel circuito dopo interventi sull’impianto o malfunzionamenti della valvola di sicurezza con micro-scarichi intermittenti.
Nei modelli a gas a tiraggio forzato, vibrazioni o rumori irregolari possono essere riconducibili alla ventola di evacuazione fumi o a problemi nel sistema di aspirazione.
In casi più rari, dilatazioni termiche accentuate del serbatoio o staffe non perfettamente serrate possono amplificare le vibrazioni strutturali.
Queste condizioni richiedono una valutazione tecnica mirata per escludere anomalie funzionali o rischi evolutivi.
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