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Un condizionatore bloccato dopo uno sbalzo di tensione può essersi fermato per una semplice protezione elettronica oppure aver subito un danno a uno dei componenti interni.
Condizionatore non risponde dopo sbalzo di corrente - Getty Images
Dopo un blackout, un calo di tensione o il ritorno improvviso della corrente, il climatizzatore può attendere alcuni minuti prima di riavviare il compressore, impedendo una partenza troppo ravvicinata.
Se però l’apparecchio non si accende, mostra spie lampeggianti, fa scattare il magnetotermico o avvia soltanto la ventilazione interna, è necessario controllare l’alimentazione, effettuare un solo reset e verificare eventuali codici di errore.
Le parti maggiormente esposte sono il fusibile di protezione, la scheda elettronica dello split, la scheda inverter dell’unità esterna e i circuiti di comunicazione.
Il compressore può essere coinvolto, ma non deve essere considerato automaticamente guasto.
In presenza di odore di bruciato, rumori elettrici o interruttori che scattano ripetutamente, il condizionatore deve essere disalimentato e controllato da un tecnico.
Con l’espressione sbalzo di tensione si indicano fenomeni elettrici differenti, che non producono necessariamente gli stessi effetti sul climatizzatore.
Può trattarsi di un’interruzione completa della corrente, di un abbassamento momentaneo della tensione, di una sovratensione molto breve o di oscillazioni ripetute della rete.
Anche il ritorno dell’alimentazione dopo un blackout può creare condizioni anomale, soprattutto quando la corrente viene ripristinata più volte in pochi secondi.
I condizionatori inverter contengono schede elettroniche sensibili, sensori, circuiti di alimentazione e moduli di potenza che regolano il funzionamento del compressore.
Quando la tensione esce dai limiti previsti, la centralina può impedire l’avviamento per proteggere i componenti.
Il blocco quindi, non indica sempre che qualcosa si sia bruciato ma, in altri casi, il picco può danneggiare il fusibile, il circuito di ingresso o la scheda dell’unità esterna.
L’entità del problema dipende dalla durata dell’anomalia, dall’intensità della sovratensione e dalle protezioni presenti nell’impianto elettrico.
Dopo il ripristino della corrente il condizionatore potrebbe non ripartire immediatamente, anche se non ha subito alcun danno.
Controllare il quadro elettrico come prima cosa -
Getty Images
Molti modelli prevedono un ritardo di protezione di circa tre minuti prima di consentire un nuovo avviamento del compressore.
Questa funzione evita partenze troppo ravvicinate, che potrebbero sottoporre il circuito frigorifero e il motore a sollecitazioni elevate quando le pressioni non sono ancora equilibrate.
Durante l’attesa lo split può accendersi, aprire le alette e avviare la ventola interna, mentre l’unità esterna rimane momentaneamente ferma.
L’utente può quindi avere l’impressione che il climatizzatore funzioni soltanto come ventilatore.
Prima di effettuare qualsiasi intervento conviene attendere almeno cinque minuti, impostando la modalità raffrescamento e una temperatura inferiore a quella dell’ambiente.
Se la rete continua a essere instabile, le luci cambiano intensità o altri elettrodomestici si spengono e si riaccendono, è meglio lasciare il condizionatore disalimentato.
Riavviare continuamente l’apparecchio durante un’anomalia elettrica può aumentare il rischio di danneggiare la scheda inverter.
Se il condizionatore non dà alcun segno di vita, il primo, ed ovvio controllo, riguarda il quadro elettrico dell’abitazione.
A destra magnetotermico esterno dedicato al climatizzatore - Daniele F. Toscana
Uno sbalzo di tensione può aver fatto intervenire il magnetotermico dedicato al climatizzatore, l’interruttore generale o il differenziale.
In alcuni impianti è inoltre presente un sezionatore vicino all’unità esterna, che potrebbe essersi disinserito o presentare un problema di alimentazione.
Un interruttore scattato non sempre appare completamente abbassato. Può rimanere in una posizione intermedia e deve essere portato prima su OFF e successivamente rialzato.
Il riarmo va tentato una sola volta, dopo avere spento il climatizzatore dal telecomando.
Se il magnetotermico scatta nuovamente, non bisogna continuare a sollevarlo.
L’intervento ripetuto può indicare un cortocircuito, una dispersione elettrica, un compressore in difficoltà o un componente della scheda di potenza danneggiato.
Anche quando tutti gli interruttori appaiono inseriti, non è possibile escludere un fusibile interno interrotto o l’assenza di tensione ai morsetti.
Queste verifiche richiedono strumenti e devono essere affidate a un tecnico.
Un reset elettrico può risolvere un blocco temporaneo della centralina, soprattutto quando lo sbalzo non ha prodotto danni permanenti.
Prima di procedere è utile fotografare eventuali codici di errore, il display o la sequenza delle spie lampeggianti, il reset, difatti, può cancellare indicazioni importanti per la diagnosi.
La procedura precisa dipende dal modello, ma in genere si può spegnere il climatizzatore dal telecomando, attendere alcuni minuti e togliere alimentazione tramite il magnetotermico dedicato.
L’apparecchio deve rimanere disalimentato per qualche minuto, in modo che i circuiti elettronici possano scaricarsi e la centralina possa riavviarsi correttamente.
Dopo aver ripristinato la corrente bisogna aspettare nuovamente il tempo di protezione del compressore prima di impartire il comando di accensione.
Il reset non deve essere ripetuto continuamente visto che, se il climatizzatore torna subito in errore, tenta di partire senza riuscirci o fa intervenire l’interruttore, il problema non è un semplice blocco software.
È inoltre sconsigliato aprire lo split o l’unità esterna, perché alcuni condensatori possono conservare energia anche dopo il distacco dell’alimentazione.
Uno dei sintomi più frequenti dopo uno sbalzo di tensione è lo split interno acceso con l’unità esterna che non parte.
Unità esterna del condizionatore - Getty Images
Il telecomando funziona, le alette si muovono e la ventola produce aria, ma la temperatura dell’ambiente non diminuisce.
Nei primi minuti questo comportamento può essere normale e dipendere dal ritardo di protezione del compressore.
Se continua a lungo, occorre invece considerare un problema di alimentazione, comunicazione o controllo elettronico.
Lo split e l’unità esterna scambiano continuamente informazioni attraverso un collegamento dedicato.
Un’anomalia di tensione può interrompere la comunicazione, bloccare la scheda esterna o impedire l’attivazione del modulo inverter.
In un impianto multisplit può accadere che tutte le unità interne risultino accese ma nessuna produca freddo, perché condividono lo stesso motore esterno.
Prima di chiamare l’assistenza è utile controllare che il climatizzatore sia realmente impostato in modalità raffrescamento e non in ventilazione o deumidificazione.
Se l’unità esterna rimane completamente silenziosa dopo il reset, la verifica deve riguardare tensione, scheda di potenza, fusibili e linea di comunicazione.
Le spie lampeggianti non devono essere considerate un comportamento casuale.
Struttura di un condizionatore -
Daniele F. Toscana
Molti condizionatori utilizzano i LED dell’unità interna per comunicare un’anomalia, soprattutto nei modelli privi di display.
Il numero dei lampeggi, la loro frequenza e l’eventuale alternanza tra colori possono corrispondere a un codice diagnostico preciso.
Dopo uno sbalzo di tensione possono comparire errori relativi alla tensione di alimentazione, alla comunicazione tra unità interna ed esterna, alla scheda elettronica o al mancato avviamento del compressore.
I codici non sono universali: la stessa sigla può avere significati diversi a seconda del marchio, della serie e dell’anno di produzione.
Per interpretarli occorre consultare il manuale specifico del modello oppure comunicare la sequenza al centro assistenza o anche in alternativa, inserire il modello e marca del prodotto in una ricerca internet o una IA.
Prima di eseguire il reset conviene registrare un breve video delle spie, fotografare il display e annotare cosa stava facendo il condizionatore al momento del blocco.
Se il codice scompare dopo il riavvio ma ricompare al primo tentativo di accensione del compressore, è probabile che la centralina stia rilevando ancora una condizione elettrica o meccanica anomala.
Quando il condizionatore rimane completamente spento, senza spie, bip o risposta al telecomando, il guasto può trovarsi nel circuito di alimentazione dell’unità interna.
Uno sbalzo particolarmente intenso può interrompere un fusibile di protezione oppure danneggiare il filtro di ingresso, l’alimentatore della scheda o alcuni componenti elettronici.
Il fusibile ha il compito di interrompere il passaggio della corrente quando l’assorbimento supera determinati valori.
La sua sostituzione tuttavia, non deve essere considerata automaticamente risolutiva.
Se il fusibile si è bruciato a causa di un componente in cortocircuito, inserirne uno nuovo senza individuare il problema può provocare un ulteriore guasto.
Deve inoltre essere utilizzato un ricambio con caratteristiche identiche, non un valore scelto approssimativamente.
La scheda dell’unità interna gestisce il ricevitore del telecomando, il ventilatore, le alette, i sensori e la comunicazione con il motore esterno.
Un danno parziale può quindi produrre comportamenti irregolari: display acceso ma comandi non eseguiti, ventilatore bloccato, spie casuali o perdita della connessione Wi-Fi.
Per distinguere un fusibile interrotto da una scheda guasta servono misurazioni elettriche.
La scheda dell’unità esterna è uno dei componenti più delicati in caso di sovratensione.
Condizionatore di design - Getty Images
Nei condizionatori inverter non si limita ad accendere e spegnere il compressore, ma trasforma e modula l’energia elettrica per variarne la velocità in base alla richiesta di raffrescamento o riscaldamento.
Al suo interno sono presenti condensatori, raddrizzatori, sensori e moduli di potenza che possono essere danneggiati da picchi o oscillazioni ripetute.
Quando la scheda esterna è guasta, lo split può continuare a funzionare apparentemente, ma il compressore e il ventilatore esterno non partono.
In altri casi l’unità tenta l’avviamento, produce un breve rumore e si arresta subito segnalando un errore.
Possono inoltre comparire odore di componente bruciato, annerimenti visibili o fusibili interrotti.
La riparazione dipende dal tipo di danno e dalla disponibilità dei ricambi.
Alcune schede possono essere riparate da laboratori specializzati, mentre altre vengono sostituite integralmente.
Prima di ordinare un componente costoso, il tecnico deve verificare che il problema non dipenda dalla tensione di rete, dal compressore, dal cablaggio o da un corto circuito esterno alla scheda.
Il compressore può essere danneggiato da un’anomalia elettrica, ma non è necessariamente il primo componente da considerare quando il condizionatore non riparte.
Condizionatore inverter - Getty Images
Nei sistemi inverter il compressore viene alimentato e controllato dalla scheda di potenza.
Un errore relativo al mancato avviamento può quindi dipendere dal modulo inverter, dalla tensione insufficiente, da un collegamento difettoso o da una protezione intervenuta.
Il tecnico deve controllare gli avvolgimenti, l’isolamento verso terra, gli assorbimenti e la corretta alimentazione delle fasi generate dall’inverter.
Se il magnetotermico scatta soltanto quando l’unità esterna tenta di avviarsi, può essere presente un cortocircuito nella sezione di potenza o nel compressore.
Anche il ventilatore esterno deve essere verificato, perché un motore bloccato può provocare surriscaldamento e arresto di protezione.
Un compressore realmente danneggiato rappresenta uno degli interventi più costosi e la convenienza della sostituzione dipende dall’età del climatizzatore, dal tipo di refrigerante e dal costo dei ricambi.
La diagnosi non dovrebbe quindi basarsi soltanto sul fatto che l’unità esterna sia ferma, ma su misurazioni elettriche e controlli specifici.
Alcuni segnali indicano che il condizionatore non deve essere riavviato fino all’intervento di un tecnico.
Unità esterna condizionatore montata a terra - Getty Images
Il primo è l’odore di plastica o materiale elettrico bruciato, proveniente dallo split, dall’unità esterna o dal quadro.
Anche fumo, scintille, scoppiettii e ronzii elettrici anomali richiedono l’immediato distacco dell’alimentazione.
Bisogna spegnere il climatizzatore anche quando il magnetotermico o il differenziale scattano ogni volta che viene impartito il comando di accensione.
Anche in questo caso insistere con il riarmo può aggravare il danno e creare un rischio per l’impianto.
Lo stesso vale quando l’unità esterna tenta continuamente di partire, si arresta dopo pochi secondi e ripete il ciclo senza stabilizzarsi.
Non è normale neppure trovare cavi, prese, morsettiere o sezionatori eccessivamente caldi.
In questi casi il problema potrebbe dipendere da un contatto allentato, da un sovraccarico o da un collegamento deteriorato.
L’utente può limitarsi a togliere corrente dal quadro e descrivere i sintomi all’assistenza.
Non deve rimuovere pannelli, toccare i morsetti o eseguire prove con parti elettriche esposte.
La diagnosi di un condizionatore bloccato dopo uno sbalzo di tensione deve partire dall’impianto elettrico, senza concentrarsi subito sulla sostituzione della scheda.
Controlli di un tecnico sul condizionatore - Getty Images
Il tecnico dovrebbe misurare la tensione disponibile, verificare la stabilità della rete e controllare che l’alimentazione raggiunga correttamente l’unità interna o esterna, a seconda dello schema dell’impianto.
Successivamente deve controllare morsetti, fusibili, segni di surriscaldamento e collegamenti tra le unità.
La lettura dello storico degli errori permette di distinguere una sovratensione, un problema di comunicazione o una sovracorrente del compressore.
Sulla scheda esterna possono essere necessarie misurazioni del circuito in corrente continua, del modulo inverter e delle uscite dirette al compressore.
Se l’evento ha danneggiato altri elettrodomestici, è utile chiedere una relazione scritta che descriva il guasto e indichi se risulta compatibile con una sovratensione.
Il documento, insieme alle fotografie, alle fatture e all’orario dell’interruzione, può essere utilizzato per una segnalazione al distributore elettrico o per una richiesta di rimborso alla compagnia assicurativa.
Per ridurre il rischio di nuovi danni è possibile installare nel quadro elettrico uno scaricatore di sovratensione, chiamato anche SPD.
Questo dispositivo limita i picchi transitori generati, per esempio, da fulmini indiretti o manovre sulla rete, deviando verso terra parte dell’energia.
La scelta dello scaricatore deve tenere conto del tipo di impianto, della presenza di una protezione contro i fulmini e dell’efficienza della messa a terra.
Lo SPD non svolge però sempre la stessa funzione di un relè di controllo tensione.
Se il problema è una tensione che rimane troppo alta o troppo bassa per diversi secondi, può essere necessario un dispositivo capace di scollegare temporaneamente il carico e riconnetterlo soltanto quando i valori tornano stabili.
Un elettricista può valutare una protezione combinata contro sovratensione, sottotensione e ritorni ravvicinati della corrente.
Il condizionatore dovrebbe inoltre essere alimentato tramite una linea correttamente dimensionata e protetta da un magnetotermico dedicato.
Le comuni multiprese protette non rappresentano una soluzione adeguata per le unità fisse collegate direttamente all’impianto, soprattutto quando il compressore richiede potenze e correnti elevate.
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