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Quando si parla di rumore in condominio, bisogna fare una distinzione tra quello che è semplicemente fastidioso e quello che diventa vero e proprio rumore illecito.
Il suono di porte chiuse, dell'ascensore, il rumore di passi, di elettrodomestici, di bambini che giocano o i rumori di manutenzione, sono tutti casi di normale routine all'interno di un edificio con più appartamenti.
La legge non prevede quindi il silenzio assoluto, ma un equilibrio: c'è una soglia oltre la quale il rumore diventa non solo fastidioso, ma anche illecito.
Oltre la normale tollerabilità (stabilita dall'Articolo 844 del Codice Civile) infatti, possono sorgere criticità e contrasti tra vicini di casa.
Quando si parla di rumori molesti, ci sono alcune leggi attive in Italia a cui fare riferimento.
Il primo punto cardine è da ricercare nella tutela civile, basata sull'Articolo 844 del Codice Civile.
Se il rumore supera la normale tollerabilità, il giudice può decidere di agire per la riduzione del problema o anche per un risarcimento alle parti lese.
Rumori in condominio regole - Pexels
In questi casi comunque bisogna anche tenere conto della condizione dei luoghi, tutelando l'interesse sia di chi produce i rumori in condominio sia di chi li subisce nella pratica (pensiamo ad esempio ad un monolocale con pareti leggere).
Il secondo aspetto da considerare è di tipo penale, in base all'Articolo 659 del Codice Penale (“Disturbo delle occupazioni o del riposo delle persone”) che va a tutelare la quiete pubblica.
In pratica, il rumore non deve andare a disturbare in modo invasivo una pluralità di persone, anche in riferimento ad un ambito più ristretto come un condominio.
Fatte queste premesse, il regolamento condominiale può vietare alcuni comportamenti all'interno dell'edificio, seppur con delle limitazione.
Non si può infatti impedire il rumore in generale, ma è possibile fissare delle regole di convivenza, ad esempio orari specifici per lavori rumorosi, limitare la musica ad alto volume e così via.
Rumore vicini di casa sanzioni - Pexels
La legge poi prevede anche sanzioni condominiali per chi infrange i regolamenti, che possono variare da 200 euro a 800 euro in caso di recidiva, e queste somme vengono poi destinate al fondo per le spese ordinarie.
Questa quindi non è una multa dello Stato, ma uno strumento privato utile come deterrente, ovvero per disincentivare comportamenti che provocano rumori fastidiosi seri a tutti i vicini.
Come capire qual è la normale tollerabilità e dove, invece, sta l'illecito?
Nella quotidianità non esiste una vera e propria misurazione aritmetica, che tiene conto dei decibel o di altre valutazioni precise, ma si parla in generale di normale tollerabilità.
I decibel possono essere misurati solo nel caso di misurazioni fonometriche specifiche o con una CTU, una consulenza tecnica che può essere richiesta dal giudice per accertarsi della tollerabilità del rumore (chiarimento arrivato dalla Cassazione).
Esiste poi un decreto di legge, il DPCM del 14 novembre 1997, che prevede valori limite differenziali di immissione: 5 dB di giorno e 3 dB di notte per gli ambienti abitativi.
Queste soglie però non si applicano in alcune situazioni, ad esempio in caso di attività e comportamenti che non sono direttamente connessi con esigenze produttive, commerciali e professionali o ai servizi e impianti comuni dell'edificio (pensiamo all'ascensore).
Spesso il rumore può nascere da abitudini formate nel tempo, ad esempio dall'utilizzo di alcuni elettrodomestici in orari notturni o serali.
Un caso concreto è quello della centrifuga della lavatrice, di sedie trascinate sul pavimento oppure di una TV accesa fino a tardi.
Qui non è una questione di decibel, ma di azioni continuate nel tempo in cui il rumore è sproporzionato rispetto alla normale vita di condominio.
Vicini di casa rumori lavori - Pexels
La maggioranza dei contenziosi tra vicini nasce da queste situazioni, in cui il singolo si rifiuta di mettere mano al comportamento nel concreto, invocando la propria libertà personale.
Se il rumore è riducibile con accorgimenti minimi specifici, come tappetini, feltrini, oppure l'utilizzo degli elettrodomestici ad orari consoni, ma l'inquilino non rimedia, prima o poi è normale che arrivi una diffida o si proceda con avvocati.
Quando il rumore è causato da lavori in casa, come ristrutturazioni agli appartamenti, il discorso cambia in parte.
Pur essendo infatti operazioni legittime, non significa che si possano fare a qualsiasi orario.
Molti regolamenti condominiali (ma anche comunali o di polizia urbana, variabili in base alla città) prevedono fasce orarie specifiche per queste attività rumorose.
Se l'immissione del suono supera la tollerabilità può quindi essere contestata.
Chi fa dei lavori in casa dovrebbe fare caso a due aspetti: rispettare gli orari del condominio e limitare operazioni più invasive (come demolizioni e carotaggi) a finestre temporali specifiche, evitando l'effetto logoramento (ovvero piccoli rumori continui nel tempo).
Se il rumore fastidioso continua, la prima azione è quella di interpellare l'amministratore del condominio fornendo una descrizione precisa dell'accaduto (con giorni, orari e tipo di rumore).
Se non basta, si passa poi al richiamo formale e eventualmente alla diffida.
Suoni molesti appartamento azioni legali - Freepik
Se si arriva al piano giudiziario serve una valutazione tecnica specifica, ma c'è un elemento da considerare, che molti scoprono solo in un secondo momento: per le controversie in materia di condominio, bisogna passare prima per la mediazione.
A stabilirlo è l'Articolo 5 del decreto legislativo 28/2010, imponendola come condizione di procedibilità.
Un altro fattore da considerare è che non sempre è colpa del vicino: in alcuni edifici l'isolamento acustico è insufficiente, per cui è facile sentire chiaramente le conversazioni, la TV o altri rumori tra vicini di casa.
La gestione condominiale e i regolamenti possono aiutare, ma non risolvono la situazione, per cui il tema diventa di tipo tecnico ed edilizio.
Appartamento con rumori illeciti cosa fare - Pexels
Le norme spiegano, nel DPCM del 5 dicembre 1997, quali sono i requisiti acustici passivi degli edifici, mentre la legge 447/1995 parla anche di competenze comunali (regolamenti, piani, classificazione acustica e così via), elementi che incidono sul quadro generale.
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