|
Il pozzetto collocato alla base di un pluviale rappresenta il punto nel quale l'acqua raccolta dalla copertura passa dalla discesa verticale alla rete di smaltimento posta a valle.
Pozzetto del pluviale durante forte pioggia - Foto generata con IA
Quando il sistema funziona correttamente, la portata attraversa questo elemento senza raggiungerne il bordo, mentre durante un temporale intenso eventuali criticità possono diventare evidenti in pochi minuti.
Le cause più comuni comprendono foglie e detriti, una tubazione parzialmente ostruita, tratti deformati, pendenze insufficienti oppure una sezione non adeguata alla quantità d'acqua raccolta.
Il problema può inoltre trovarsi molto più avanti rispetto al pozzetto, per esempio nel collettore comune o nel recapito finale che non riesce a ricevere l'acqua abbastanza rapidamente.
Un'altra situazione frequente riguarda gli impianti modificati nel tempo: una tettoia, una veranda o una nuova superficie impermeabile possono aumentare la portata inviata a una rete progettata per condizioni differenti.
Per individuare la soluzione è quindi necessario considerare l'intero percorso dell'acqua, dalla copertura fino al recapito finale, evitando di attribuire automaticamente il trabocco al solo pozzetto visibile.
La prima verifica consiste nel distinguere un'ostruzione localizzata all'interno del pozzetto da una difficoltà di deflusso presente nella tubazione a valle.
Durante una precipitazione, osservando il sistema da una posizione sicura, è possibile raccogliere alcuni indizi utili senza intervenire direttamente sull'impianto.
Se l'acqua arriva rapidamente dal pluviale mentre l'uscita dal pozzetto appare quasi ferma, è probabile che esista una limitazione a valle; quando invece sono visibili grandi quantità di fango, foglie o materiale sedimentato attorno all'imbocco della tubazione, il problema potrebbe trovarsi molto più vicino.
Anche un livello che sale e scende accompagnato da gorgoglii può indicare una condotta che continua a scaricare, ma lavora in condizioni difficili per una restrizione o perché la linea successiva è già piena.
Bisogna inoltre ricordare che il pozzetto nel quale compare il trabocco non coincide necessariamente con il punto in cui nasce l'anomalia.
In una rete collegata a più scarichi, l'acqua tende infatti a emergere nel punto caratterizzato dalla quota o dalla resistenza più favorevole, mentre la vera ostruzione può trovarsi diversi metri più avanti.
L'acqua che raggiunge il pluviale può trascinare con sé foglie, aghi, muschio, piccoli frammenti e sedimenti accumulati sulla copertura o all'interno delle grondaie.
Foglie sul pozzetto - Getty Images
Una parte del materiale arriva progressivamente al pozzetto e, se non viene rimossa, può ridurre la sezione disponibile in prossimità della tubazione di uscita.
Non è necessario che si formi un tappo completo: una ostruzione parziale può lasciare passare senza difficoltà una pioggia debole e diventare problematica soltanto durante un temporale, quando la portata aumenta notevolmente.
In alcuni pozzetti la configurazione favorisce inoltre il deposito delle particelle più pesanti sul fondo, con la conseguenza che uno strato crescente di fango può avvicinarsi alla quota dello scarico e ostacolarlo.
Per questo motivo la manutenzione non dovrebbe limitarsi alla pulizia della griglia o del chiusino superiore, ma comprendere anche il fondo e l'imbocco della condotta.
È altrettanto importante controllare grondaie e copertura, perché eliminare i detriti dal pozzetto senza rimuoverne la sorgente produce spesso soltanto un miglioramento temporaneo, destinato a scomparire alla successiva pioggia intensa.
Uno dei punti più favorevoli all'accumulo di materiale è il primo cambio di direzione tra la discesa verticale e la tubazione interrata.
Foglie, sedimenti e materiale organico possono fermarsi nella curva e ridurre progressivamente la capacità di passaggio, soprattutto quando la geometria del raccordo non facilita il deflusso.
Anche un giunto disallineato può creare all'interno della condotta un piccolo gradino sul quale i detriti iniziano ad accumularsi.
Negli impianti più vecchi devono essere considerate anche eventuali infiltrazioni di radici attraverso giunti deteriorati o punti danneggiati: le radici sottili possono entrare nella tubazione e creare una struttura capace di trattenere ulteriori residui.
In questi casi una semplice pulizia può liberare momentaneamente il passaggio, ma il problema tende a ripresentarsi se non viene eliminato il punto attraverso il quale le radici continuano a penetrare.
Quando l'ostruzione non è immediatamente visibile dal pozzetto, è sconsigliabile introdurre con forza aste o strumenti rigidi senza conoscere materiale e percorso della rete, perché si rischia di danneggiare i raccordi oppure spingere il materiale più in profondità invece di rimuoverlo.
Una condotta interrata non perde capacità soltanto a causa di foglie e sedimenti.
Sezione di un pozzetto - Daniele F. Toscana
Un tubo posato su un supporto inadeguato, sottoposto a carichi superiori a quelli previsti oppure interessato da cedimenti del terreno può deformarsi e ridurre la propria sezione interna.
Il problema può comparire anche molto tempo dopo la posa, soprattutto quando la tubazione attraversa un passo carrabile o una zona sottoposta al transito di veicoli.
In altri casi il movimento del terreno può provocare lo spostamento di un giunto, la separazione del tubo dal pozzetto oppure una vera rottura.
Una perdita interrata concentrata nello stesso punto può progressivamente trascinare le particelle più fini del terreno circostante e favorire la formazione di vuoti, che in superficie possono manifestarsi attraverso avvallamenti o piccoli cedimenti della pavimentazione.
Quando compaiono questi segnali non è sufficiente riempire la cavità o disostruire la linea, perché deve essere individuata anche la causa della perdita.
Se viene sostituito un tratto deformato, bisogna inoltre ripristinare correttamente supporto e posa, altrimenti il nuovo elemento potrebbe essere interessato dallo stesso movimento che aveva danneggiato quello precedente.
Le condotte meteoriche che funzionano a gravità devono essere posate con una geometria che consenta all'acqua di procedere verso il recapito previsto.
Se un tratto presenta una pendenza insufficiente oppure una vera contropendenza, la velocità diminuisce e una parte dell'acqua può rimanere all'interno della tubazione dopo la fine della pioggia.
Un avvallamento trasforma di fatto il tratto interessato in una piccola zona di accumulo, dove fango e materiale organico trovano condizioni favorevoli per depositarsi.
Con il passare del tempo il problema può quindi peggiorare, perché la riduzione della velocità favorisce nuovi sedimenti e questi, a loro volta, diminuiscono ulteriormente la sezione libera.
La causa può risalire alla posa originaria, ma può anche essere conseguenza di un successivo cedimento del terreno.
Durante una videoispezione, la presenza di acqua stagnante a distanza significativa dall'ultima precipitazione rappresenta un indizio che merita una verifica della geometria della linea.
Una semplice pulizia può rimuovere i sedimenti accumulati, ma non corregge una pendenza sbagliata: quando l'origine è geometrica bisogna intervenire sul tratto interessato e ripristinare una configurazione coerente con il corretto funzionamento della rete.
Un pluviale non raccoglie soltanto l'acqua che cade nelle immediate vicinanze del pozzetto, ma concentra quella proveniente da una parte più o meno estesa della copertura.
La quantità che deve essere smaltita dipende quindi dalla superficie tributaria, dalle caratteristiche della copertura e dall'intensità di precipitazione assunta per il dimensionamento.
Anche la geometria del tetto può concentrare elevate portate in un solo punto: compluvi, falde convergenti e collegamenti tra diverse porzioni di copertura possono infatti alimentare la stessa discesa.
Per questo non esiste un unico diametro valido per qualunque pluviale o tubazione interrata e non è sufficiente confrontare visivamente la grandezza del tubo con quella del pozzetto.
Il riferimento tecnico per il drenaggio delle coperture è la UNI EN 12056-3:2001, che comprende criteri per la verifica dell'adeguatezza idraulica dei sistemi di drenaggio.
Anche eventuali restringimenti nascosti devono essere considerati, perché una linea inizialmente ampia può proseguire con una sezione inferiore che diventa il collo di bottiglia dell'intero sistema.
Il dimensionamento deve quindi seguire l'acqua lungo tutto il percorso previsto.
Una condotta interrata può ricevere progressivamente acqua proveniente da più pluviali, anche quando osservando il singolo pozzetto non è immediatamente evidente la configurazione complessiva.
Prolunga di un pozzetto per pluviale - Aartner
La portata aumenta lungo il percorso e, se la sezione non è stata dimensionata per la somma dei diversi contributi, durante gli eventi più intensi l'acqua può rallentare e risalire verso i punti a monte.
Una situazione simile può comparire dopo una modifica dell'edificio.
L'aggiunta di una tettoia o veranda, la chiusura di un patio oppure la realizzazione di nuove superfici impermeabili può aumentare la quantità d'acqua inviata alla rete originaria, pur lasciando invariati pluviali e tubazioni.
Anche una canaletta o una caditoia del cortile possono essere collegate alla stessa linea, facendo sì che la portata dipenda non soltanto dalla copertura ma anche dalle superfici esterne.
Con precipitazioni moderate l'impianto può continuare a funzionare apparentemente senza problemi, mentre durante un temporale raggiunge il proprio limite.
In queste condizioni sostituire soltanto il pozzetto con un elemento più grande difficilmente risolve la causa, perché deve essere verificata la capacità dell'intera rete rispetto alle superfici realmente collegate.
Anche una tubazione perfettamente libera e correttamente dimensionata può andare in difficoltà se il punto nel quale termina non riesce a ricevere l'acqua alla stessa velocità con cui questa arriva.
Il recapito può essere costituito, secondo la configurazione autorizzata e prevista dall'impianto, da una rete meteorica, un sistema di accumulo, un'opera di infiltrazione o un'altra destinazione.
Se il punto finale è ostruito, saturo o incapace di gestire la portata, l'acqua rallenta lungo la condotta e può risalire nei pozzetti posti a monte.
Nei sistemi che prevedono infiltrazione nel terreno, la capacità effettiva dipende inoltre dalle caratteristiche del suolo e dalle condizioni del momento.
Dopo diversi giorni di precipitazioni, un terreno già molto bagnato può assorbire più lentamente rispetto a quanto accade durante un evento isolato.
Anche presenza della falda, stratificazione e natura argillosa o sabbiosa modificano il comportamento.
Un indizio utile deriva proprio dalla tempistica del fenomeno: quando il trabocco si verifica soprattutto dopo periodi prolungati di pioggia, mentre in condizioni normali la linea funziona, è opportuno controllare anche la capacità del recapito invece di concentrare tutta la diagnosi sul pozzetto.
Quando un pozzetto trabocca può sembrare conveniente creare un piccolo percorso nel terreno e lasciare che l'acqua si disperda nell'aiuola più vicina.
Pozzetto per pluviale - Miilto
Una soluzione del genere sposta però il problema senza controllare dove finirà effettivamente la portata proveniente dalla copertura.
Concentrare ripetutamente grandi quantità di acqua a ridosso del fabbricato può aumentare la saturazione del terreno e la sollecitazione sulle strutture controterra, soprattutto in presenza di cantine, seminterrati o impermeabilizzazioni già deteriorate.
Non significa che ogni trabocco produca automaticamente cedimenti o infiltrazioni, perché il comportamento dipende dal terreno, dalla tipologia delle fondazioni e dalle caratteristiche costruttive dell'edificio.
Rimane comunque poco razionale utilizzare casualmente il terreno vicino alla facciata come recapito dell'acqua raccolta da un'intera copertura.
Anche un eventuale sistema di infiltrazione deve essere progettato valutando quantità d'acqua, permeabilità del terreno, condizioni del sito e posizione delle strutture.
La distanza dalle fondazioni non può essere stabilita mediante una regola universale, perché situazioni caratterizzate da terreni sabbiosi, argillosi, muri controterra o falda superficiale richiedono valutazioni differenti.
Quando il pozzetto trabocca su una superficie pavimentata, l'acqua tende a seguire le pendenze del cortile o del marciapiede e può raggiungere rapidamente la facciata.
Se il piano esterno è inclinato verso l'edificio, il flusso può concentrarsi in prossimità di soglie, porte di cantina, giunti tra pavimentazione e muratura oppure bocche di lupo.
Queste ultime sono particolarmente delicate perché possono ricevere contemporaneamente la pioggia diretta e l'acqua proveniente dal trabocco.
Se il loro drenaggio è collegato alla stessa linea già sovraccarica, la capacità di proteggere il locale interrato può diminuire proprio durante l'evento meteorico più intenso.
L'acqua può così entrare nel seminterrato attraverso una finestra, una griglia o una porta senza attraversare materialmente la muratura, creando un fenomeno che può essere erroneamente attribuito a un difetto dell'impermeabilizzazione.
Prima di intervenire sulla macchia visibile all'interno è quindi utile osservare il comportamento delle superfici esterne durante la pioggia.
Anche la sistemazione del terreno e della pavimentazione dovrebbe favorire, per quanto compatibile con il progetto complessivo, l'allontanamento dell'acqua dall'edificio invece di convogliarla verso i punti più vulnerabili.
Un pozzetto meteorico deve poter essere aperto e ispezionato anche dopo la realizzazione di pavimentazioni, aiuole o altri interventi di sistemazione esterna.
Pozzetto moderno del pluviale - Daniele F. Toscana
Nasconderlo sotto una fioriera, ricoprirlo con una pavimentazione continua oppure rendere difficoltosa la rimozione del chiusino rende più complessa la manutenzione e favorisce l'accumulo di problemi che rimangono invisibili.
Anche la quota del pozzetto rispetto al pavimento circostante deve essere verificata quando si eseguono lavori esterni.
Sovrapporre un nuovo rivestimento può infatti modificare il rapporto tra chiusino e piano finito: un elemento troppo basso può iniziare a raccogliere acqua superficiale che prima veniva indirizzata altrove, aumentando la portata inviata alla stessa tubazione del tetto.
Al contrario, un bordo troppo alto può ostacolare il corretto deflusso e creare piccoli ristagni attorno al perimetro.
Il volume interno del pozzetto non determina da solo la capacità idraulica dell'impianto, anche se uno spazio molto ridotto può riempirsi più velocemente di sedimenti.
Sostituirlo con una vasca più grande può quindi ritardare il trabocco, ma non risolve una condotta a valle incapace di evacuare la portata ricevuta.
Quando la pulizia del pozzetto non elimina il problema, una videoispezione permette di controllare l'interno della condotta senza dover scavare l'intero percorso.
Sonda per tubature - Knofer
Una telecamera può mostrare sedimenti, radici, rotture, deformazioni e giunti disallineati, consentendo di distinguere un semplice intasamento da un difetto che richiede la sostituzione di un tratto.
Nei sistemi dotati di localizzazione è inoltre possibile individuare dalla superficie la posizione approssimativa della testa della sonda e la sua profondità, caratteristica particolarmente utile negli impianti più vecchi, nei quali il percorso reale delle tubazioni può essere diverso da quello ipotizzato.
Se il condotto contiene molto fango, può essere necessario eseguire prima una pulizia controllata per permettere alla telecamera di osservare correttamente le pareti.
Anche il lavaggio deve essere scelto considerando materiale ed età della condotta, perché tecniche ad alta pressione utilizzate senza una valutazione preventiva possono peggiorare giunti già deteriorati o tubazioni fragili.
L'obiettivo dell'indagine non consiste soltanto nel trovare un tappo, ma nel verificare lo stato della rete e localizzare con precisione gli eventuali punti sui quali intervenire.
Rimuovere foglie o liberare un'ostruzione non dimostra automaticamente che la tubazione abbia recuperato una capacità sufficiente per gestire un temporale.
Una quantità limitata d'acqua versata nel pozzetto può attraversare senza difficoltà anche una condotta parzialmente ostruita, perché durante una vera precipitazione il flusso è molto più elevato e soprattutto continuo.
Le prove devono quindi essere organizzate in modo controllato e interpretate tenendo conto della portata reale che il sistema deve smaltire, evitando di allagare volontariamente la rete nel tentativo di simulare condizioni estreme.
Quando è possibile farlo in sicurezza, l'osservazione durante una pioggia può offrire indicazioni particolarmente utili.
Se il livello sale durante il picco ma diminuisce rapidamente appena l'intensità si riduce, la rete potrebbe essere vicina al proprio limite di capacità; se invece il pozzetto rimane pieno molto tempo dopo la precipitazione, aumenta il sospetto di un'ostruzione, di una contropendenza oppure di un recapito saturo.
Questi comportamenti non rappresentano da soli una diagnosi definitiva, ma permettono di orientare meglio le verifiche successive ed evitare interventi eseguiti casualmente sulla parte sbagliata dell'impianto.
Quando un pozzetto continua a traboccare può sembrare intuitivo aggiungere una seconda tubazione per aumentare la quantità d'acqua evacuata.
La soluzione funziona soltanto se la nuova linea conduce effettivamente verso un recapito capace di ricevere la portata aggiuntiva.
Se entrambi i tubi confluiscono poco più avanti nello stesso collettore insufficiente, il limite idraulico rimane sostanzialmente invariato.
Lo stesso principio vale quando si aggiunge un nuovo pluviale o si ridistribuisce la raccolta della copertura: separare le portate tra più discese può essere utile, ma deve essere verificato anche il percorso che queste seguono a valle.
Non è quindi opportuno modificare casualmente le pendenze delle grondaie o creare nuove discese senza sapere dove verranno collegate.
Un intervento efficace considera insieme copertura, grondaie, pluviali, pozzetti, tubazioni interrate e recapito finale.
In alcuni casi la soluzione più semplice può consistere nel correggere un breve tratto deformato; in altri occorre invece ridistribuire i contributi provenienti dalle diverse superfici.
La scelta deve derivare da una diagnosi dell'impianto e non dalla semplice aggiunta di componenti apparentemente più grandi o numerosi.
Una cisterna per il recupero dell'acqua piovana può intercettare parte della portata proveniente dalla copertura e renderla disponibile per utilizzi compatibili con il sistema previsto.
Lavori sul pozzetto il giardino - Getty Images
La presenza di un serbatoio non significa però che tutta l'acqua di un temporale possa essere trattenuta indefinitamente.
Quando la cisterna raggiunge il proprio livello massimo, la portata successiva deve essere allontanata mediante un troppo pieno adeguato collegato a un recapito idoneo.
Se il recipiente viene normalmente mantenuto pieno per massimizzare la disponibilità di acqua da riutilizzare, all'inizio di una precipitazione può disporre di pochissimo volume libero e offrire quindi una capacità di laminazione molto ridotta.
Recupero e attenuazione dei picchi sono infatti funzioni differenti, che possono essere combinate soltanto quando il sistema è progettato in questo senso.
Lo scarico della cisterna deve inoltre essere considerato nel bilancio complessivo della rete, perché durante gli eventi più intensi può restituire quasi tutta la portata ricevuta.
Collegare un serbatoio alla linea esistente senza verificare il percorso dello sfioro rischia quindi di spostare semplicemente il punto nel quale il sistema manifesta la propria insufficienza.
La dispersione delle acque meteoriche non deve essere confusa con il semplice fatto di lasciare che un pozzetto trabocchi liberamente sul terreno.
Un'opera destinata all'infiltrazione deve essere valutata rispetto alla portata da gestire, alle caratteristiche del suolo e alle condizioni specifiche del sito, mentre l'acqua lasciata libera sulla superficie segue pendenze e percorsi naturali senza alcun controllo.
Anche sotto il profilo normativo non è possibile indicare una soluzione valida indistintamente in tutta Italia.
L'articolo 113 del D.Lgs. 152/2006 attribuisce alle Regioni competenze sulla disciplina delle acque meteoriche di dilavamento e prevede che determinate immissioni possano essere assoggettate a prescrizioni o autorizzazioni; lo stesso articolo vieta inoltre l'immissione diretta delle acque meteoriche nelle acque sotterranee.
Prima di realizzare o modificare un recapito occorre quindi verificare la normativa regionale, gli eventuali regolamenti locali e le prescrizioni applicabili al caso specifico.
La presenza di spazio disponibile in giardino non costituisce di per sé una condizione sufficiente per creare un sistema di infiltrazione nel terreno, soprattutto quando nelle vicinanze sono presenti fondazioni, strutture interrate o condizioni geologiche non conosciute.
Un drenaggio eventualmente disposto attorno alle fondazioni ha il compito di gestire determinate condizioni di presenza dell'acqua nel terreno e non dovrebbe essere trasformato casualmente nel recapito diretto delle portate provenienti dalla copertura.
Grata del pozzetto - Getty Images
Convogliare un pluviale all'interno di un tubo drenante può introdurre in pochi minuti una quantità d'acqua molto maggiore rispetto a quella che il sistema era destinato a intercettare dal terreno circostante.
Poiché una tubazione drenante è generalmente perforata, parte della portata può essere distribuita proprio lungo il perimetro dell'edificio, aumentando l'acqua nella zona che si vorrebbe mantenere protetta.
Anche una buona impermeabilizzazione delle strutture controterra non rende irrilevante questo problema: impermeabilizzazione, drenaggio e corretta sistemazione del terreno lavorano meglio quando le acque meteoriche concentrate dalla copertura vengono allontanate attraverso un percorso specificamente previsto.
Eventuali collegamenti tra i due sistemi devono quindi derivare da una verifica progettuale e non da una soluzione improvvisata per eliminare un trabocco visibile.
Quando il pozzetto crea problemi vicino alla facciata, bisogna prima individuare la causa dello scarico insufficiente e solo successivamente decidere se e come modificare il recapito.
Aloni, efflorescenze, distacchi dell'intonaco o deterioramento della zoccolatura in prossimità del pluviale possono essere compatibili con ripetute bagnature della parte bassa della facciata.
Questi segnali non dimostrano automaticamente che l'acqua del pozzetto abbia raggiunto la fondazione o costituisca l'unica causa dell'umidità, ma indicano che la gestione dell'acqua esterna merita una verifica.
Il problema può essere particolarmente evidente quando una pavimentazione impermeabile termina contro la parete e il trabocco interessa proprio il giunto tra superficie orizzontale e muratura.
Piccole discontinuità, passaggi impiantistici o zone già deteriorate possono essere sottoposti durante un temporale a quantità d'acqua molto superiori alla normale esposizione.
Se l'umidità compare in un locale interrato posto in corrispondenza del pluviale, una diagnosi corretta dovrebbe quindi comprendere anche l'osservazione della situazione esterna durante la pioggia.
Limitarsi a impermeabilizzare dall'interno una singola macchia può nascondere temporaneamente il sintomo senza eliminare l'apporto d'acqua.
Allo stesso tempo è necessario evitare conclusioni automatiche, perché l'umidità può dipendere da più fenomeni contemporanei e richiedere un'analisi complessiva dell'edificio.
La manutenzione preventiva è più efficace quando interessa tutto il percorso seguito dall'acqua e non soltanto il punto nel quale è comparso il trabocco.
Ispezione di una grondaia - Getty Images
Grondaie e imbocchi dei pluviali devono essere controllati per evitare che foglie e materiale organico vengano trascinati progressivamente nella rete interrata.
Anche eventuali reti parafoglie richiedono verifiche, perché una maglia molto fitta può accumulare materiale sulla propria superficie e ridurre l'ingresso dell'acqua durante precipitazioni intense.
Nel pozzetto devono rimanere accessibili il fondo e l'imbocco della tubazione, mentre i chiusini non dovrebbero essere nascosti da pavimentazioni, terra o arredi da giardino.
La frequenza dei controlli dipende dalle condizioni dell'ambiente: una casa circondata da alberi può richiedere interventi più frequenti rispetto a una copertura completamente libera da vegetazione.
Dopo forti venti è inoltre utile verificare che rami e foglie non abbiano ostruito in breve tempo i punti di raccolta.
Nelle reti particolarmente lunghe, la presenza di punti di ispezione in corrispondenza dei cambi di direzione facilita sia la manutenzione sia la ricerca di eventuali guasti senza dover intervenire su grandi porzioni del terreno.
A precipitazione terminata e in condizioni di sicurezza, il proprietario può effettuare alcune verifiche semplici senza modificare l'impianto.
Controlli sul pluviale - Getty Images
Se il chiusino è progettato per essere facilmente rimosso, è possibile controllare dall'esterno la presenza di foglie e sedimenti accessibili, osservare se l'imbocco della tubazione appare ostruito e verificare il percorso seguito dall'acqua che eventualmente è fuoriuscita.
Può essere utile controllare anche le pendenze del terreno, osservando se il flusso viene diretto verso la casa, una bocca di lupo o l'ingresso di un locale interrato.
Documentare con fotografie il comportamento del pozzetto durante più eventi meteorici può inoltre aiutare il tecnico a capire se il problema compare immediatamente oppure soltanto dopo precipitazioni prolungate.
Devono invece essere evitati interventi improvvisati all'interno di tubazioni non conosciute, scavi e accessi fisici a pozzetti o camere interrate.
Il D.Lgs. 81/2008 disciplina specificamente i rischi lavorativi in pozzi, fogne, fosse e altri ambienti nei quali possa essere presente un'atmosfera pericolosa; non ogni piccolo pozzetto costituisce automaticamente uno spazio confinato, ma l'accesso a vani profondi non deve essere trattato come una normale manutenzione domestica.
L'intervento professionale diventa particolarmente utile quando il pozzetto viene pulito ma continua a traboccare, quando il livello rimane elevato a lungo dopo la pioggia oppure quando esistono segnali di deformazione o rottura della linea.
Una videoispezione può localizzare il difetto e permettere di stabilire se sia sufficiente una pulizia professionale oppure se occorra intervenire sulla tubazione interrata.
Quando vengono individuati giunti spostati, avvallamenti o sezioni deformate, può essere necessario scavare soltanto nella zona interessata e ripristinare sia la condotta sia il supporto sottostante.
Una verifica idraulica è invece indicata quando la rete risulta libera ma il trabocco continua a presentarsi durante gli eventi più intensi, soprattutto se sono state aggiunte nuove coperture o più pluviali convergono sullo stesso collettore.
Il tecnico dovrà ricostruire superfici servite, diametri, pendenze, percorso e caratteristiche del recapito.
Per le connessioni di scarico e i collettori esterni agli edifici costituisce un riferimento tecnico la UNI EN 752:2017, che tratta pianificazione, progettazione, installazione, esercizio e manutenzione di questi sistemi.
Aumentare semplicemente il diametro del tubo senza analizzare la rete può invece trasferire la criticità più a valle.
La soluzione efficace parte dalla ricostruzione del percorso seguito dall'acqua, evitando di considerare il pozzetto come un elemento indipendente dal resto dell'impianto.
La verifica dovrebbe comprendere grondaie, pluviale, raccordo alla base, tubazione interrata e recapito finale, individuando eventuali ostruzioni, deformazioni, contropendenze oppure insufficienze di capacità.
Se la linea è danneggiata bisogna ripristinare il tratto interessato; quando invece risulta libera ma non riesce a gestire i temporali, deve essere verificato il dimensionamento rispetto alla superficie realmente collegata.
All'esterno è altrettanto importante controllare che terreno e pavimentazioni non convoglino l'eventuale acqua fuoriuscita verso la facciata, le bocche di lupo o gli accessi dei locali interrati.
Un sistema di dispersione non dovrebbe essere improvvisato vicino all'edificio, perché posizione e capacità dipendono dalle caratteristiche del terreno e dalle prescrizioni applicabili.
La prevenzione più efficace consiste quindi nel combinare corretta manutenzione, diagnosi della rete e gestione controllata delle acque superficiali.
Quando il pozzetto trabocca, il difetto può trovarsi al suo interno, ma può anche essere molti metri più avanti lungo la linea: seguire l'acqua fino alla destinazione finale permette di intervenire sulla causa invece di limitarsi continuamente ai suoi effetti.
|
|