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Perché conta la potenza minima di una caldaia a condensazione

Come valutare potenza minima e rapporto di modulazione di una caldaia a condensazione per limitare cicli brevi, consumi e usura dell’impianto.
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Caldaia a condensazione: cos'è la potenza minima


Quando si sceglie una caldaia a condensazione, l'attenzione viene spesso concentrata sulla potenza massima (20, 24, 28 o più kW a seconda del modello), in realtà, per il funzionamento quotidiano del riscaldamento è altrettanto importante conoscere la potenza minima modulabile.

Quest'ultima rappresenta il livello minimo di potenza che può raggiungere il generatore mantenendo acceso e stabile il bruciatore.

Il bruciatore modulante può aumentare o ridurre l'apporto di gas per adattare la produzione di calore alla richiesta dell'impianto.

caldaiaCaldaia a condensazione per aderire al fabbisogno reale della casa - Ariel Energia



Se l'abitazione richiede 5 kW e il generatore riesce a stabilizzarsi intorno a tale valore, può continuare a funzionare senza raggiungere rapidamente la temperatura di arresto.

Quando invece il fabbisogno è inferiore alla minima potenza che la caldaia può erogare, la temperatura dell'acqua sale, il bruciatore si spegne e poi viene nuovamente acceso.

Si tratta dei cosiddetti cicli brevi, ovvero frequenti accensioni e spegnimenti della caldaia.


Perché una casa richiede raramente la potenza massima della caldaia


Il fabbisogno termico di un edificio non rimane costante durante tutta la stagione.

La potenza di progetto viene calcolata considerando determinate condizioni climatiche esterne e serve a verificare che l'impianto riesca a mantenere la temperatura interna anche nelle situazioni più gravose previste per quella località.

Per gran parte del periodo di riscaldamento, però, la temperatura esterna è superiore a quella di progetto, quindi, le dispersioni diminuiscono e con esse diminuisce la potenza richiesta.

Una casa che nelle condizioni più fredde necessita, per esempio, di 8 kW non continuerà ad assorbire 8 kW anche quando all'esterno il clima è mite.

A questo vanno aggiunti gli apporti di calore prodotti dai raggi del sole che entrano attraverso le finestre, dalla presenza di persone nella stanza, dal funzionamento degli elettrodomestici.

È per questo motivo che è determinante la capacità della caldaia di ridurre la propria potenza.


Rapporto di modulazione della caldaia, cosa indica


Le schede delle caldaie possono riportare un rapporto di modulazione, espresso con formule come 1:5, 1:8 oppure 1:10.

Un rapporto 1:10 significa che il bruciatore è in grado di modulare su un campo molto ampio.

Tuttavia, una caldaia combinata può avere potenze diverse in riscaldamento e nella produzione di acqua calda sanitaria.

Il rapporto dichiarato può inoltre essere riferito a specifiche condizioni operative.

Per confrontare due apparecchi è quindi preferibile consultare direttamente la tabella tecnica e individuare la potenza termica minima utile in riscaldamento.

Se, a parità di altre condizioni, una macchina riesce a scendere a una potenza inferiore, potrà seguire più a lungo i piccoli carichi senza dover interrompere il bruciatore.

Il rapporto di modulazione è quindi utile, ma il valore in kW della potenza minima è ancora più immediato per capire come la caldaia si comporta nell'edificio reale.


Una caldaia da 24 kW può essere sovradimensionata rispetto al fabbisogno di riscaldamento


Nelle abitazioni è frequente trovare caldaie combinate con potenze massime nettamente superiori a quelle richieste per riscaldare gli ambienti e il motivo è l'acqua calda sanitaria.

Per produrre istantaneamente una buona quantità di acqua calda durante una doccia serve una potenza elevata.

Il fabbisogno dell'edificio può essere invece molto più basso, soprattutto in un appartamento, in una casa ben isolata o dopo una riqualificazione energetica.

fabbisogno per docciaFabbisogno per acqua calda sanitaria - Getty Images



Una caldaia dimensionata a 24 kW principalmente per il servizio sanitario potrebbe quindi trovarsi a riscaldare un'abitazione che, persino nelle condizioni più fredde, necessita soltanto di una frazione di quella potenza.

Due apparecchi con la stessa potenza massima sanitaria possono avere comportamenti molto differenti durante il riscaldamento se uno riesce a mantenere una fiamma stabile a una potenza sensibilmente inferiore all'altro.


Cosa succede quando la richiesta scende sotto la potenza minima


Supponiamo che, in una giornata mite, un'abitazione stia disperdendo circa 2 kW.

Se la caldaia può erogare in modo stabile 2 kW, può teoricamente continuare a compensare il calore perso dall'edificio senza grandi oscillazioni.

Se la sua potenza minima fosse invece 5 kW, durante l'accensione produrrebbe 3 kW in più rispetto a quelli che la casa sta perdendo.

Quell'energia aggiuntiva viene inizialmente assorbita dall'acqua, dai radiatori o dal pavimento radiante e dalle strutture dell'edificio.

pavimento radianteCaldaia a condensazione abbinata a pavimento radiante - Getty Images



Quando però la temperatura di mandata raggiunge il limite previsto dalla regolazione, il bruciatore deve fermarsi.

L'impianto continua a cedere calore, la temperatura dell'acqua scende e, quando viene raggiunta la soglia di riaccensione, parte un nuovo ciclo.

La frequenza dei cicli dipende da:

  • volume d'acqua
  • inerzia dei terminali
  • temperatura di mandata
  • regolazione
  • isteresi (ossia il gap di temperatura previsto per accensione o spegnimento della caldaia).


La potenza minima non agisce quindi da sola, ma stabilisce il limite sotto il quale il generatore non può più adattarsi semplicemente riducendo la fiamma.


Continui avviamenti della caldaia e aumento dei consumi


Un generatore che modula stabilmente attraversa meno frequentemente le fasi transitorie di avvio e arresto.

Ogni ciclo comporta una sequenza di funzionamento che comprende:

  • controllo delle condizioni di sicurezza
  • accensione del bruciatore
  • stabilizzazione della combustione
  • gestione dei componenti ausiliari.


In base al modello di caldaia, sono presenti anche fasi di ventilazione e circolazione previste dalla centralina.

Durante i brevissimi periodi di funzionamento, inoltre, lo scambiatore e il circuito devono continuamente passare da una condizione più fredda a una più calda.

Il consumo aggiuntivo dovuto ai cicli dipende dal generatore, dall'impianto e dalla frequenza con cui avvengono.

Il problema principale è che un funzionamento molto intermittente impedisce alla caldaia di sfruttare nel modo migliore il proprio campo di modulazione e può peggiorare il rendimento stagionale rispetto a un funzionamento più lungo e stabile.


La modulazione aiuta anche a mantenere più stabile la temperatura ambiente


Se l'impianto produce molto calore in poco tempo, i terminali possono alternare fasi calde e fredde.

Una caldaia capace di diminuire la potenza può invece mantenere i radiatori moderatamente caldi per periodi più lunghi.

valvola termostaticaValvola termostatica per la regolazione del singolo termosifone - Getty Images



In un impianto radiante il vantaggio riguarda soprattutto la stabilità della temperatura dell'acqua e la possibilità di alimentare il massetto con continuità, evitando regolazioni troppo aggressive.

Il comfort non dipende dalla sensazione di avere il termosifone bollente pochi minuti dopo l'accensione, bensì dalla costante compensazione delle dispersioni dell'edificio.


Potenza minima e temperatura di mandata della caldaia sono strettamente collegate


La temperatura con cui vengono alimentati i terminali influenza il modo in cui la caldaia riesce a smaltire la propria potenza.

Radiatori alimentati con acqua molto calda cedono molta energia in poco tempo, quindi, il termostato ambiente raggiunge rapidamente il setpoint e interrompe la richiesta.

Invece, con una temperatura di mandata inferiore, gli stessi radiatori cedono meno potenza istantanea e possono restare attivi più a lungo.

Questo comportamento favorisce sia la modulazione sia la condensazione.

Per questo una caldaia con un ottimo rapporto di modulazione può comunque essere utilizzata male se viene regolata tutto l'anno a una temperatura molto superiore a quella necessaria.


Regolazione climatica: la caldaia lavora più a lungo a bassa potenza


Una temperatura di mandata fissa non tiene conto del fatto che le dispersioni cambiano con il clima.

Qui entra in gioco la regolazione climatica che utilizza la temperatura esterna per modificare progressivamente quella dell'acqua.

In questo modo i terminali ricevono una quantità di calore più vicina a quella richiesta dall'edificio e la caldaia può modulare per periodi più lunghi.

La situazione opposta si verifica quando viene impostata una mandata molto alta: il generatore riscalda rapidamente l'acqua, gli ambienti raggiungono il setpoint, le valvole chiudono e il carico disponibile crolla.

La qualità della modulazione è determinante: una caldaia capace di scendere a pochi kilowatt non può sfruttare questa caratteristica se la regolazione le chiede continuamente di accendersi e spegnersi.


Funzionamento del termostato modulante


Un termostato tradizionale può limitarsi a comunicare alla caldaia due condizioni: richiesta presente oppure richiesta assente.

Di conseguenza, quando la stanza scende sotto il setpoint attiva il generatore; raggiunta la temperatura lo disattiva.

termostatoIl termostato ambiente richiede una giusta collocazione - Getty Images



Un regolatore modulante compatibile può invece dialogare più dettagliatamente con la caldaia e modificare la richiesta in funzione della distanza dal setpoint e della logica prevista dal sistema.

Quando la stanza è molto fredda può richiedere più potenza; avvicinandosi alla temperatura desiderata può ridurla progressivamente: ciò permette alla caldaia di sfruttare maggiormente il proprio campo di modulazione.

Non tutti i termostati e non tutti i protocolli di comunicazione sono intercambiabili.

Prima di sostituire il comando ambiente con un dispositivo generico è quindi opportuno verificare la compatibilità con l'elettronica del generatore.


Il posizionamento del termostato incide sul rendimento della caldaia


Anche il miglior termostato può fornire indicazioni sbagliate se rileva una temperatura poco rappresentativa dell'abitazione.

Ad esempio, se viene collocato vicino a un grande radiatore, esposto al sole o collocato nel locale che si scalda più velocemente, può interrompere la richiesta mentre altre stanze della casa sono ancora fredde.

La caldaia torna così a lavorare per brevi periodi, non perché abbia una potenza minima elevata, ma perché il riferimento ambiente la spegne troppo presto.

È fondamentale valutare attentamente dove posizionare il sensore e capire quali locali comandano realmente il funzionamento.


Valvole termostatiche, come influenzano il carico disponibile


Le valvole termostatiche sono utili per regolare la temperatura stanza per stanza.

Quando un locale raggiunge il proprio setpoint, la valvola riduce il passaggio dell'acqua.

Se lo stesso avviene in molte stanze, il carico complessivo può diventare molto piccolo.

Immaginiamo un'abitazione con otto radiatori nella quale sette valvole risultino quasi chiuse: la caldaia non sta più riscaldando l'intera casa, ma principalmente il terminale rimasto aperto.

Persino una macchina con un buon campo di modulazione può trovarsi a produrre più calore di quanto quel piccolo circuito riesca ad assorbire.

Questo non significa eliminare le valvole termostatiche, ma è necessario coordinare portate, regolazione climatica, controllo del generatore affinché le valvole non siano costrette a chiudere continuamente per correggere una temperatura dell'acqua eccessiva.


Abitazione suddivisa in molte piccole zone e cicli brevi della caldaia


In una casa grande può sembrare vantaggioso creare numerosi circuiti indipendenti, ognuno controllato dal proprio termostato.

Quando tutte le zone richiedono calore, la caldaia lavora su un carico importante; invece, se resta aperto soltanto un piccolo bagno o una singola camera, la richiesta può scendere molto sotto la potenza minima del generatore.

La temperatura dell'acqua sale rapidamente e il bruciatore comincia a ciclare.

Prima di suddividere un impianto in molte zone molto piccole, è opportuno verificare potenza minima della caldaia, volume d'acqua disponibile, portate e strategia di regolazione.

Infatti, aumentare il controllo locale non equivale automaticamente a più efficienza se il generatore non riesce a lavorare stabilmente sul carico minimo creato dalle zone.


Volume d’acqua e durata dei cicli della caldaia


La potenza minima stabilisce quanta energia la caldaia deve produrre mentre è accesa, mentre il volume d'acqua dell'impianto determina quanta energia può essere assorbita prima che la temperatura aumenti.

Un vecchio impianto con grandi radiatori in ghisa e tubazioni di sezione generosa può contenere molta acqua e presentare una notevole inerzia.

Un impianto recente con poche tubazioni e una singola piccola zona attiva può avere un contenuto molto inferiore.

A parità di potenza minima, il secondo raggiungerà più rapidamente la temperatura limite.

Questo spiega perché la stessa caldaia può avere un comportamento soddisfacente in un'abitazione e ciclare frequentemente in un'altra.


Il ruolo del circolatore modulante della caldaia


La pompa di circolazione influisce sulla quantità di acqua che attraversa lo scambiatore e i terminali.

Le caldaie moderne utilizzano normalmente circolatori elettronici che possono adattare il proprio funzionamento alle condizioni della rete.

Una portata non corretta può però contribuire a rendere instabile la regolazione:

  • se è insufficiente, la temperatura nello scambiatore può salire rapidamente e alcuni radiatori possono ricevere poca acqua;
  • se è eccessiva, possono aumentare rumori, consumi elettrici e problemi di bilanciamento.


Le impostazioni del circolatore devono quindi essere coerenti con lo schema idraulico e la taratura deve rispettare il campo previsto dal costruttore e le caratteristiche della distribuzione.


Caldaia nuova in un impianto sbilanciato: pregiudica la modulazione


Se i radiatori più vicini al generatore ricevono molta portata e quelli lontani poca, le prime stanze si riscaldano rapidamente.

Il termostato del locale principale può raggiungere il setpoint e arrestare la richiesta mentre altre zone sono ancora fredde.

Spesso la reazione dell'utente è alzare la temperatura di mandata; in realtà, questo aumento può peggiorare la situazione, perché le stanze già favorite si scaldano ancora più velocemente e il generatore interrompe nuovamente il funzionamento.

eco wind easy 24Caldaia modello Eco Wind Easy 24 - Ariel Energia



Occorre un bilanciamento idraulico che consente di distribuire la portata secondo le necessità e può aumentare la durata dei cicli.

Prima di giudicare insufficiente il rapporto di modulazione è quindi necessario verificare che l'impianto consenta alla caldaia di cedere il calore in modo uniforme.


Potenza minima e condensazione sono due aspetti differenti ma collegati


Una caldaia può avere una potenza minima molto bassa ma essere utilizzata con temperature dell'acqua troppo alte per sfruttare pienamente la condensazione.

Allo stesso modo, un impianto può lavorare con temperature di ritorno favorevoli ma essere servito da un generatore che entra spesso in cicli perché non riesce a scendere fino al carico richiesto.

Le due caratteristiche devono quindi essere considerate insieme.

La condensazione riguarda soprattutto le temperature dello scambiatore e dei prodotti della combustione.

La modulazione riguarda la capacità del bruciatore di adattare la quantità di energia prodotta.

L'obiettivo deve essere raggiungere entrambe le condizioni: temperatura di ritorno sufficientemente bassa e funzionamento prolungato a potenza ridotta.


Caldaia sovradimensionata ma con una buona potenza minima


La potenza nominale elevata non comporta automaticamente una cattiva modulazione: si può avere una caldaia con potenza massima relativamente alta ma con un campo molto ampio, capace di scendere a valori contenuti.

Viceversa, un modello di potenza nominale inferiore ma con un rapporto di modulazione più limitato può avere una potenza minima non molto diversa.

Per questa ragione, non basta confrontare la dicitura 24 contro 28 kW : non è indicativa del comportamento della caldaia, soprattutto nelle mezze stagioni.

Bisogna leggere almeno potenza minima e massima in riscaldamento.

Il consiglio è comunque quello di evitare un sovradimensionamento ingiustificato e valutare il reale fabbisogno dell'edificio, sia in termini di riscaldamento sia per quanto riguarda l'acqua calda sanitaria.


La produzione istantanea di ACS può imporre una potenza massima elevata


Il conflitto tra potenza per l'impianto di riscaldamento e quella dedicata all'acqua calda sanitaria è particolarmente evidente negli appartamenti ben isolati.

Il riscaldamento può richiedere pochi kilowatt, mentre una doccia alimentata istantaneamente richiede una potenza ben superiore per portare rapidamente l'acqua dalla temperatura di rete a quella di utilizzo.

Una caldaia combinata deve quindi poter soddisfare entrambe le esigenze.

acqua calda sanitariaFabbisogno di acqua calda sanitaria - Getty Images



La soluzione efficiente è scegliere una caldaia che, pur disponendo della potenza sanitaria necessaria, riesca a ridurre fortemente quella utilizzata durante il riscaldamento.

In alternativa, si può utilizzare un accumulo sanitario, ma in questo caso cambia la configurazione dell'impianto e non rappresenta una soluzione universale.

La presenza di una potenza massima elevata per l'ACS non dovrebbe quindi far dimenticare di verificare il limite minimo in riscaldamento.


Potenza minima della caldaia e carico delle mezze stagioni


Per capire se una potenza minima è idonea non è sufficiente confrontarla con il fabbisogno massimo dell'abitazione.

Supponiamo che una casa abbia un carico di progetto di 7 kW.

Una caldaia che modula fino a 3 kW potrebbe sembrare ampiamente adeguata perché 3 è molto meno di 7.

Ma durante buona parte della stagione il carico dell'edificio potrebbe scendere sotto tale valore.

Ciò significa che se in una giornata mite la casa richiede 1,5 kW, il generatore produrrà comunque almeno il doppio della potenza necessaria.

Questo si traduce in un'alternanza di periodi on/off per la caldaia.

Per questo negli edifici con carichi molto bassi la potenza minima merita una particolare attenzione.


Sovradimensionamento caldaia in edifici riqualificati


Cappotto, isolamento della copertura, nuovi serramenti e riduzione delle infiltrazioni d'aria diminuiscono le dispersioni di un immobile.

Se la caldaia viene mantenuta invariata, il generatore si trova a servire un edificio molto meno energivoro rispetto a quello per cui era stato scelto.

cappotto esternoInvolucro esterno con cappotto termico - Getty Images



Lo stesso accade sostituendo una vecchia caldaia con un modello nuovo senza ricalcolare il fabbisogno.

Questa operazione è invece fondamentale, perché non è possibile ignorare il fatto che l'involucro dell'edificio è cambiato.

La riqualificazione è quindi il momento adatto per verificare non soltanto la potenza massima necessaria, ma anche quanto piccolo sia diventato il carico durante le condizioni miti.


Caldaia per un piccolo appartamento con fabbisogno ridotto


In un appartamento centrale di un condominio, molte superfici confinano con altri ambienti riscaldati.

Le dispersioni possono quindi essere molto inferiori rispetto a quelle di una villetta della stessa superficie.

Se vengono inoltre sostituiti i serramenti, il fabbisogno può diventare particolarmente contenuto.

Una caldaia combinata scelta per garantire una buona produzione istantanea di ACS si trova così a disporre di una potenza massima molte volte superiore a quella necessaria per il riscaldamento.

In queste situazioni è particolarmente conveniente una caldaia con una bassa potenza minima.

Una buona modulazione permette di utilizzare la caldaia con un funzionamento più regolare e una temperatura di mandata adeguata al piccolo carico dell'abitazione.


Radiatori sovradimensionati, possono favorire il funzionamento della caldaia a bassa potenza


Radiatori di grande superficie sono capaci di fornire il calore richiesto anche con acqua meno calda.

Questo permette alla caldaia di lavorare per tempi più lunghi prima che i locali raggiungano il setpoint e favorisce temperature di ritorno più contenute.

Un vecchio impianto con numerosi elementi in ghisa può quindi offrire condizioni interessanti per una caldaia modulante, soprattutto se nel frattempo l'edificio è stato isolato.

calorifero ghisaAmpio termosifone in ghisa - Getty Images



Non è la massa della ghisa a ridurre direttamente la potenza minima della caldaia, ma l'insieme di superficie emissiva e inerzia rende più facile assorbire una produzione contenuta in modo stabile.


Il pavimento radiante richiede una caldaia capace di seguire carichi molto bassi


Il riscaldamento a pavimento lavora con temperature contenute e possiede una notevole inerzia.

In un edificio ben isolato la potenza richiesta per metro quadrato può essere bassa e il generatore può trovarsi a lavorare per lunghi periodi con carichi ridotti, pertanto, è utile una buona capacità di modulazione.

Il problema può comparire quando l'impianto è suddiviso in molte piccole zone con testine che aprono e chiudono i circuiti.

Se rimane attivo soltanto un piccolo locale, il carico scende ulteriormente e persino una caldaia ben modulante può raggiungere il proprio limite minimo.

È opportuno progettare congiuntamente generatore, collettori, regolazione climatica e controllo ambiente.


Caldaia nuova e rapporto di modulazione elevato, non sempre è la scelta migliore


Un valore come 1:10 è semplice da confrontare e può risultare interessante, ma non descrive da solo la qualità della caldaia.

Bisogna considerare la potenza minima effettiva, perché lo stesso rapporto applicato a taglie differenti produce risultati diversi, oltre ai seguenti fattori:

  • rendimento stagionale
  • comportamento alle temperature previste
  • compatibilità con la regolazione
  • caratteristiche del circolatore
  • produzione sanitaria
  • rumorosità
  • possibilità di manutenzione
  • assistenza.


Una modulazione ampia non corregge neppure un impianto idraulico mal dimensionato.

Il parametro deve quindi essere utilizzato per confrontare generatori già coerenti con le esigenze dell'abitazione.


I continui cicli della caldaia non dipendono sempre dalla potenza minima


Vedere il simbolo della fiamma comparire e scomparire frequentemente può suggerire una modulazione insufficiente, ma è opportuno escludere altre cause.

Una temperatura di mandata impostata troppo alta può portare velocemente al setpoint dell'acqua.

Un termostato posizionato male può interrompere prematuramente il riscaldamento.

Anche problemi di portata, filtri sporchi, valvole non regolate e parametri di controllo possono modificare il comportamento della caldaia.

La potenza minima è un limite fisico della macchina, ma il fatto che la caldaia lo raggiunga continuamente può essere conseguenza di una regolazione poco adatta, pertanto, è opportuno verificare l'impianto.


Come osservare i cicli della caldaia, cosa può fare l'utente


L'utente può raccogliere informazioni utili senza accedere ai menu riservati all'installatore:

  • quanto tempo rimane acceso il bruciatore durante una normale richiesta di riscaldamento
  • quanto frequentemente riparte
  • quali stanze stanno richiedendo calore
  • quale temperatura di mandata è visualizzata sul display.


Bisogna controllare se il comportamento cambia abbassando il setpoint della mandata attraverso i normali comandi utente oppure quando sono aperti più radiatori.

Se i cicli diventano molto più lunghi quando aumenta la superficie riscaldata, il carico ridotto può essere uno dei fattori determinanti.

Attenzione: non devono essere modificati autonomamente potenza massima del bruciatore, giri del ventilatore, parametri di combustione, tarature gas o impostazioni tecniche della pompa.

Infatti, questi interventi richiedono competenza e strumenti idonei, di conseguenza, devono essere eseguiti solo da personale altamente qualificato come lo staff tecnico Ariel Energia.


Ridurre la potenza massima in riscaldamento non equivale ad abbassare la minima


Su alcune caldaie il tecnico può configurare la potenza massima utilizzabile durante il riscaldamento.

Questa regolazione può essere utile quando la macchina dispone di una potenza elevata soprattutto per l'ACS ma l'edificio necessita di molto meno calore.

Ridurre il limite massimo evita partenze inutilmente aggressive e può rendere più graduale il funzionamento.

eco wind 24-28-35Caldaia a condensazione modello Eco Wind 24-28-35 - Ariel Energia



Non bisogna però confondere questa operazione con la riduzione della potenza minima: se il bruciatore può fisicamente modulare, per esempio, fino a una determinata soglia, impostare una massima più bassa non gli consente automaticamente di scendere al di sotto di quella soglia.

La potenza minima dipende dal campo di modulazione del generatore e non viene migliorata semplicemente limitando la massima attraverso il menu.


L'isteresi determina il tempo di riaccensione della caldaia


Quando il bruciatore viene spento perché la temperatura dell'acqua ha raggiunto il valore previsto, la centralina non dovrebbe necessariamente riaccenderlo alla prima diminuzione di pochi decimi di grado.

La logica utilizza differenze di temperatura e tempi di attesa per evitare reazioni eccessivamente frequenti.

Queste funzioni variano in base al modello di caldaia.

Un'isteresi più ampia può allungare i periodi di arresto della caldaia, in sostanza, cambia il modo in cui vengono gestiti i cicli quando la potenza richiesta è inferiore alla minima.


Manutenzione della caldaia e qualità della modulazione


La capacità di modulare dipende anche dal corretto funzionamento dei componenti di combustione e regolazione.

Per questo motivo, bruciatore, ventilatore, elettrodi, scambiatore e sistemi di controllo devono rimanere nelle condizioni previste.

intervento di un tecnico specializzatoManutenzione costante e professionale della caldaia - foto Getty Images



La manutenzione periodica è importante anche perché consente di verificare altri aspetti:

  • combustione
  • evacuazione dei prodotti
  • scarico della condensa
  • condizioni del generatore.


Bisogna sottolineare che le regolazioni della potenza e della combustione devono essere eseguite dal tecnico abilitato utilizzando i dati del produttore.


Come scegliere una caldaia valutando correttamente la modulazione


La scelta corretta è quella che parte dal fabbisogno termico dell'edificio, non dalla potenza della caldaia esistente.

Occorre distinguere la potenza richiesta per riscaldare la casa da quella necessaria per produrre acqua calda sanitaria.

A quel punto è utile confrontare i seguenti dati nelle schede tecniche dei prodotti presi in considerazione:

  • potenza minima effettiva in riscaldamento
  • potenza massima
  • rapporto di modulazione.


Più il limite inferiore è compatibile con i piccoli carichi dell'abitazione, maggiore sarà la possibilità di mantenere acceso il bruciatore senza continui arresti.

Anche la regolazione incide sul rendimento della caldaia.

Le condizioni ottimali prevedono: temperatura di mandata contenuta, curva climatica correttamente tarata, rete bilanciata ed evitare, ove possibile, la creazione di tante piccole zone distinte.

Una caldaia a condensazione efficiente è quella che produce poco calore per molto tempo e soltanto nella quantità che l'edificio sta realmente richiedendo, ovvero la condizione di risparmio energetico.


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Potenza minima della caldaia a condensazione: modulazione e consumi
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