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Un pluviale può diventare particolarmente rumoroso durante un temporale per cause molto diverse tra loro, che non dipendono necessariamente da un difetto del tubo.
Esempio di pluviale - Inefa
In condizioni di pioggia intensa è normale percepire il passaggio dell’acqua, soprattutto quando la portata aumenta rapidamente, mentre non dovrebbe verificarsi un’oscillazione evidente della colonna, accompagnata da urti contro la facciata o da ripetuti colpi metallici.
Per individuare la causa bisogna quindi distinguere il rumore dell’acqua dal movimento vero e proprio del pluviale.
Nel primo caso possono entrare in gioco curve, restringimenti, accumuli di detriti oppure una gronda che alimenta lo scarico in maniera irregolare.
Nel secondo caso occorre invece verificare collari, staffe, giunti e sistemi di ancoraggio alla parete.
Anche il vento può contribuire notevolmente, soprattutto quando il tubo è installato vicino a spigoli, balconi o altre parti dell’edificio che modificano localmente le raffiche.
La diagnosi corretta parte quindi dall’osservazione del comportamento del pluviale durante il fenomeno, evitando interventi casuali che potrebbero eliminare temporaneamente il rumore senza risolverne realmente la causa.
La prima informazione utile arriva dal tipo di suono e dal momento nel quale compare.
Un colpo secco che segue le raffiche di vento può indicare che una parte del tubo si muove fino a toccare la parete, un collare oppure un altro elemento della facciata.
Un tintinnio metallico può invece derivare dal gioco tra due componenti in lamiera o tra tubo e sistema di fissaggio, mentre un rumore più sordo è frequente quando un pluviale in materiale plastico oscilla contro la muratura.
Se il rumore aumenta soprattutto con l’intensità della pioggia, mentre il tubo rimane apparentemente fermo, bisogna considerare anche il flusso interno dell’acqua.
Gorgoglii, colpi irregolari e variazioni improvvise del suono possono essere legati a curve, restringimenti oppure ostruzioni parziali.
Anche la periodicità aiuta nella diagnosi, perché un rumore sincronizzato con le raffiche indirizza maggiormente verso un problema meccanico, mentre un suono che cresce insieme alla portata richiede una verifica del sistema di scarico.
Durante un temporale, tuttavia, vento e acqua agiscono contemporaneamente e possono rendere meno immediata l’individuazione della causa.
I collari hanno il compito di mantenere il pluviale nella posizione prevista e di trasferire alla parete le sollecitazioni generate dal peso del sistema, dal vento e dai normali movimenti del materiale.
Staffa di un pluviale - Einside
Se una vite si allenta, un tassello perde presa oppure il collare lascia gioco, il tubo può iniziare a oscillare anche di pochi millimetri, producendo comunque un rumore molto evidente.
Il difetto può riguardare un solo punto, lasciando una porzione della colonna relativamente libera tra due ancoraggi ancora efficienti, oppure interessare più fissaggi contemporaneamente.
La semplice presenza di un collare non garantisce quindi che il pluviale sia correttamente sostenuto, perché bisogna verificare sia l’ancoraggio alla facciata sia il rapporto tra collare e tubo.
Anche un supporto apparentemente integro può nascondere un intonaco degradato o una muratura poco consistente.
Le oscillazioni ripetute possono inoltre allargare il foro del fissaggio e aumentare progressivamente il problema.
Stringere soltanto la parte visibile del collare non risolve quindi la causa quando è l’intero ancoraggio alla parete a muoversi, soprattutto se il tassello o il supporto sottostante hanno perso stabilità.
Una tratta molto lunga compresa tra due collari può flettersi e vibrare con maggiore facilità, soprattutto quando il pluviale è esposto al vento oppure presenta curve e cambi di direzione.
Non esiste però una distanza universale valida per qualsiasi impianto, perché la corretta disposizione dei punti di fissaggio dipende dal materiale del tubo, dal diametro, dalla configurazione dello scarico e dalle indicazioni del sistema utilizzato.
Aggiungere collari in modo casuale non rappresenta quindi necessariamente una soluzione, soprattutto quando potrebbe ostacolare i movimenti termici previsti dal materiale.
Un’attenzione particolare è necessaria sulle facciate dotate di isolamento termico esterno, perché il fissaggio deve essere compatibile con la stratigrafia presente e trasferire correttamente le azioni al supporto resistente.
Se un vecchio pluviale viene smontato e rimontato dopo la realizzazione del cappotto, i vecchi sistemi di ancoraggio potrebbero non essere più adeguati alla nuova distanza dalla muratura.
In questi casi bisogna verificare collare, distanziatore e supporto nel loro insieme, evitando che il fissaggio comprima impropriamente l’isolante oppure lavori soltanto nello strato superficiale senza raggiungere una parte sufficientemente resistente.
PVC, rame, zinco, acciaio e altri materiali utilizzati per i pluviali cambiano dimensione quando varia la temperatura.
Raccordo a L del pluviale - Dianhydro
Una lunga colonna esposta al sole può quindi dilatarsi durante le ore più calde e contrarsi quando la temperatura diminuisce, senza che questo rappresenti necessariamente un difetto.
Il sistema di giunti e collari deve permettere questi movimenti mantenendo comunque il tubo correttamente sostenuto.
Un serraggio eccessivo può impedire lo scorrimento previsto, generando tensioni che vengono rilasciate improvvisamente attraverso piccoli spostamenti, scricchiolii oppure colpi secchi.
Al contrario, un fissaggio troppo lasco può lasciare al tubo una libertà eccessiva e favorire le vibrazioni prodotte dal vento.
Nei pluviali in materiale plastico una variazione rapida della temperatura superficiale, come quella che può verificarsi durante un temporale estivo dopo una giornata molto calda, può rendere più evidente il fenomeno.
Anche i pluviali metallici possono produrre piccoli scorrimenti in corrispondenza di giunti e collari.
La corretta posa deve quindi trovare un equilibrio tra stabilità e possibilità di movimento, evitando sia il gioco anomalo sia un bloccaggio incompatibile con le caratteristiche del materiale.
Le curve e i cambi di direzione rappresentano zone nelle quali il flusso dell’acqua modifica traiettoria e può rendere più evidenti eventuali difetti già presenti nel sistema.
Il tratto compreso tra la gronda e la parete è spesso particolarmente esposto, perché può essere composto da più curve e risultare meno protetto rispetto alla colonna verticale.
Se uno dei giunti presenta un gioco eccessivo, le raffiche possono provocare piccoli spostamenti che si trasmettono anche agli elementi vicini.
Durante le piogge più intense, inoltre, il passaggio di una grande portata può accentuare vibrazioni già esistenti senza essere necessariamente la causa primaria del problema.
Un giunto inserito male oppure parzialmente fuori sede può rimanere silenzioso in condizioni normali e diventare rumoroso quando il sistema viene sollecitato contemporaneamente da acqua e vento.
Segni di sfregamento, superfici lucidate localmente oppure piccoli spostamenti visibili tra due elementi possono indicare un movimento ripetuto.
Il controllo non dovrebbe quindi limitarsi ai collari facilmente accessibili nella parte bassa della facciata, perché proprio i collegamenti superiori e i cambi di direzione possono essere l’origine della vibrazione percepita più in basso.
Un pluviale può essere rumoroso anche quando rimane perfettamente fermo.
Protezione anti foglie per pluviale - Com Four
In alcune configurazioni l’acqua proveniente dalla gronda cade all’interno del tubo e colpisce una curva, una parete interna oppure un cambiamento di sezione, producendo gorgoglii e colpi che vengono amplificati dalla cavità stessa del pluviale.
Foglie, piccoli rami e altri detriti possono inoltre creare una ostruzione parziale, riducendo la sezione disponibile per il passaggio dell’acqua.
Quando la pioggia diventa intensa, il livello può aumentare localmente e il flusso diventare molto più turbolento.
Se compaiono contemporaneamente traboccamenti dalla gronda, perdite dai giunti oppure variazioni improvvise del rumore, la possibilità di un’ostruzione diventa particolarmente rilevante.
In questi casi una parte del tubo può anche riempirsi temporaneamente, aumentando il carico sui fissaggi rispetto alle normali condizioni di deflusso.
Un collare già indebolito può quindi mostrare il proprio difetto proprio durante i temporali più intensi.
Il controllo deve comprendere anche il bocchettone superiore e la gronda, perché accumuli di detriti o pendenze non corrette possono alimentare il pluviale in maniera irregolare.
Il fatto che il rumore sia percepito chiaramente all’interno dell’abitazione non significa necessariamente che il pluviale stia urtando contro la facciata.
Componenti di un pluviale - Einside
Le vibrazioni prodotte dal flusso dell’acqua o dai piccoli movimenti del tubo possono essere trasmesse attraverso i punti di fissaggio alla struttura dell’edificio e risultare molto evidenti soprattutto nei locali silenziosi.
Una parete rigida può propagare la vibrazione proveniente dai collari, facendo sembrare molto vicino un rumore che in realtà nasce in un altro punto della colonna.
Per questo motivo è utile verificare prima di tutto se durante il fenomeno esista un movimento visibile del pluviale.
Se il tubo rimane stabile, bisogna valutare maggiormente il comportamento del flusso interno e la trasmissione strutturale delle vibrazioni.
La soluzione non consiste comunque nell’allentare indiscriminatamente i fissaggi oppure nell’inserire materiali improvvisati tra tubo e collare.
Gomma, feltro o altri elementi non progettati per quella funzione possono trattenere acqua, degradarsi oppure impedire i movimenti termici necessari.
Se è necessario ridurre la trasmissione delle vibrazioni, devono essere utilizzati componenti compatibili con il sistema e installati senza compromettere la stabilità della colonna.
La presenza di acqua che fuoriesce lateralmente da un giunto durante un temporale indica che il sistema merita una verifica, perché il collegamento può essere deteriorato oppure il deflusso può essere ostacolato più a monte.
Controlli e manutenzione del pluviale - Getty Images
Le perdite possono bagnare ripetutamente la facciata e interessare anche i punti nei quali sono installati i fissaggi, contribuendo nel tempo al degrado dell’intonaco e del supporto.
Anche aloni localizzati, segni di sfregamento o linee lucide vicino ai giunti possono aiutare a ricostruire ciò che accade durante la pioggia.
Nei sistemi metallici bisogna controllare inoltre corrosione, ossidazione e perdita della protezione superficiale di viti, staffe e collari.
Un componente può apparire ancora integro pur avendo perso una parte della propria rigidità.
Anche la compatibilità tra metalli differenti merita attenzione, soprattutto quando vengono eseguite riparazioni con elementi non appartenenti al sistema originario.
Un pluviale schiacciato, ovalizzato oppure fortemente deformato può infine non rimanere centrato nei collari, creando punti di contatto irregolari e piccoli urti durante le oscillazioni.
In questi casi regolare soltanto i fissaggi potrebbe non essere sufficiente.
Molte informazioni possono essere raccolte senza salire su scale e senza intervenire direttamente sul sistema.
Serraggio del pluviale - Getty Images
Con il tempo asciutto è possibile osservare se il pluviale appare storto, deformato, distaccato dalla parete oppure disallineato rispetto ai collari.
Si possono inoltre cercare viti mancanti, staffe visibilmente allentate, tracce di ruggine, giunti spostati, aloni di perdita e segni di sfregamento sulla facciata.
Anche il tratto terminale vicino al terreno merita attenzione, perché un collegamento troppo libero o danneggiato può consentire alla colonna di muoversi maggiormente.
Se una parte facilmente accessibile presenta un leggero gioco, l’informazione può essere utile per chi eseguirà successivamente la manutenzione, senza che sia necessario scuotere energicamente il tubo per verificarne la resistenza.
Durante un temporale l’osservazione deve essere effettuata soltanto da una posizione protetta, evitando di avvicinarsi alla facciata con vento forte, fulmini oppure rischio di caduta di elementi.
Le verifiche ravvicinate e gli interventi in quota devono invece essere effettuati quando le condizioni meteorologiche sono sicure e con sistemi di accesso adeguati alla posizione del pluviale.
Se il tubo è integro, i giunti sono correttamente inseriti e il problema deriva da un singolo ancoraggio che ha perso stabilità, l’intervento può essere relativamente circoscritto.
Pluviale in metallo - Getty Images
In questo caso bisogna ripristinare il fissaggio nel supporto adeguato e controllare che le oscillazioni non abbiano trasferito sollecitazioni anomale ai collari vicini.
Quando più staffe risultano corrose, deformate oppure installate con sistemi non più affidabili, può invece essere opportuno verificare l’intera linea piuttosto che limitarsi al componente più evidentemente danneggiato.
La decisione deve essere basata sulle condizioni effettive del sistema e non soltanto sull’età dell’edificio.
Se il pluviale presenta fessure, deformazioni importanti, schiacciamenti oppure corrosione avanzata, la regolazione dei collari potrebbe non essere sufficiente.
Anche giunti gravemente deteriorati possono compromettere sia la stabilità sia la capacità di convogliare correttamente l’acqua.
In queste condizioni il problema acustico diventa secondario rispetto alla necessità di ripristinare il corretto scarico delle acque meteoriche e di evitare perdite che possano interessare la facciata, i fissaggi o le parti dell’edificio poste nelle immediate vicinanze.
La distinzione più utile può essere fatta osservando il rapporto tra rumore, vento, movimento del tubo e intensità della pioggia.
Grondaia nell'angolo del tetto - Getty Images
Se il rumore segue le raffiche e il pluviale oscilla visibilmente, i primi elementi da controllare sono collari e ancoraggi, insieme ai giunti e ai tratti maggiormente esposti.
Se invece la colonna rimane ferma mentre aumentano gorgoglii e colpi interni con l’intensificarsi della pioggia, bisogna verificare gronda, bocchettone, curve e possibili ostruzioni.
Le due condizioni possono comunque essere presenti contemporaneamente, perché un deflusso rallentato può aumentare temporaneamente il carico su fissaggi già indeboliti.
Un caso tipico è quello di un pluviale che appare stabile durante le piogge normali ma inizia a battere contro la parete soltanto durante temporali accompagnati da raffiche molto forti.
Un altro scenario ricorrente riguarda invece un tubo perfettamente immobile che diventa rumoroso quando la portata aumenta e contemporaneamente la gronda comincia a traboccare.
In questo secondo caso il problema riguarda probabilmente il sistema di scarico più che la stabilità della colonna, rendendo inutile un intervento limitato al serraggio dei collari.
La progettazione e la realizzazione dei sistemi destinati allo smaltimento delle acque meteoriche devono essere affrontate considerando sia il corretto deflusso sia la stabilità dei componenti installati sulla facciata.
Tra i principali riferimenti tecnici rientra la UNI EN 12056-3, dedicata ai sistemi di evacuazione delle acque meteoriche, alla progettazione e al calcolo delle relative reti di scarico.
Un ulteriore riferimento è rappresentato dalla UNI 10724, che riguarda sistemi di raccolta e smaltimento delle acque meteoriche dalle coperture e comprende aspetti legati alla progettazione, esecuzione e manutenzione.
Queste norme non devono però essere utilizzate per ricavare automaticamente una distanza standard tra i collari valida per qualsiasi pluviale, perché disposizione e caratteristiche dei fissaggi dipendono anche dal materiale, dal diametro, dalla configurazione del sistema e dalle indicazioni tecniche applicabili al prodotto installato.
Per gli interventi professionali che richiedono lavori in quota trovano inoltre applicazione le disposizioni del D.Lgs. 81/2008 relative alla sicurezza e alla scelta delle attrezzature di accesso.
La verifica di un pluviale posto a diversi metri dal suolo non dovrebbe quindi essere affrontata come una semplice operazione domestica soltanto perché il difetto sembra limitarsi a una staffa allentata.
Un intervento efficace parte sempre dall’individuazione della causa effettiva del rumore.
Il pluviale deve essere sostenuto in modo stabile rispetto alla facciata, senza che i collari lascino un gioco tale da permettere urti ripetuti e senza che il serraggio impedisca i normali movimenti previsti dal materiale.
Anche i giunti devono restare correttamente inseriti e la colonna non dovrebbe appoggiarsi casualmente contro muri, spigoli o altri elementi dell’edificio.
Se il problema riguarda invece il comportamento dell’acqua, bisogna verificare continuità del percorso, pulizia della gronda, bocchettone, curve e possibili restringimenti.
Dopo il ripristino è utile osservare il sistema durante una successiva pioggia intensa da una posizione sicura, verificando che non siano presenti movimenti anomali, traboccamenti o perdite.
Se il pluviale rimane fermo ma il rumore continua, l’attenzione deve spostarsi maggiormente sul flusso interno e sulla trasmissione delle vibrazioni alla muratura.
Un piccolo movimento dovuto alla dilatazione termica può essere fisiologico, mentre non dovrebbe verificarsi un’oscillazione capace di far battere il tubo contro la facciata, allentare progressivamente i fissaggi oppure sollecitare i giunti ogni volta che arriva un temporale.
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