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Le piastrelle antibatteriche e antivirali sono rivestimenti ceramici progettati o trattati per ridurre la presenza di determinati microrganismi sulla superficie.
Con bambini in casa mettere queste piastrelle ha un senso - Getty Images
La loro funzione tecnica può essere reale, soprattutto quando è supportata da test di laboratorio, norme riconoscibili e schede tecniche chiare.
Attenzione però perché il tema va letto con attenzione, visto che il messaggio commerciale tende spesso a semplificare molto il concetto di protezione.
Una piastrella può limitare la proliferazione di alcuni batteri o inattivare specifici virus in condizioni controllate, ma non rende automaticamente sterile un bagno, una cucina o un ambiente pubblico.
Per valutare correttamente questi prodotti bisogna considerare tecnologia utilizzata, certificazioni, tempi di contatto, condizioni di luce, manutenzione e reale destinazione d’uso.
Queste superfici ceramiche trattate funzionano grazie a trattamenti superficiali o additivi integrati nella ceramica, spesso a base di ioni d’argento, capaci di interferire con il metabolismo dei batteri e limitarne la proliferazione.
In molti prodotti il trattamento viene incorporato nello smalto o applicato prima della cottura, così da diventare parte della superficie e non un semplice rivestimento esterno.
Secondo uno studio dell’Università di Bologna pubblicato su Coatings, la ricerca sulle superfici ceramiche antibatteriche si è concentrata proprio sulla validazione di trattamenti a base d’argento applicati al gres porcellanato.
Per verificare questa prestazione si fa spesso riferimento alla ISO 22196, uno standard che misura l’attività antibatterica su superfici non porose trattate.
Il dato ottenuto però, va sempre letto insieme ai batteri testati, ai tempi di contatto e alle condizioni d’uso considerate nella prova.
Una piastrella antivirale non va intesa come una superficie capace di bloccare i virus in modo immediato e universale, ma come un materiale che, in condizioni di prova definite, ha mostrato una riduzione dell’attività virale dopo un certo tempo di contatto.
Bagno piastrellato - Getty images
Il dato come accennato, dipende dal tipo di virus o virus modello utilizzato, dalla carica virale iniziale, dalla temperatura, dall’umidità, dalla presenza di luce e dallo stato della superficie.
Sporco, residui organici, calcare o detergenti non adatti possono infatti alterare l’efficacia reale del trattamento.
La promessa del marketing diventa problematica quando suggerisce una protezione ambientale ampia, quasi sanitaria, senza spiegare il perimetro del test.
Una superficie antivirale può quindi avere una funzione tecnica misurabile, ma non trasforma pavimenti e rivestimenti in sistemi di prevenzione autonoma contro le infezioni.
Le tecnologie più usate nelle piastrelle antibatteriche e antivirali non agiscono tutte nello stesso modo.
Cucina piastrellata - Getty Images
Alcune lavorano tramite sostanze antimicrobiche integrate nella superficie, altre attraverso reazioni attivate dalla luce.
In generale, i sistemi più usati attualmente sono:
Per questo, prima di valutare una piastrella solo come antibatterica o antivirale, è utile capire quale tecnologia utilizza e in quali condizioni quella tecnologia è stata testata.
Una piastrella antibatterica certificata dovrebbe riportare nella scheda tecnica il metodo di prova utilizzato, i microrganismi testati, il tempo di contatto e la percentuale di riduzione ottenuta.
La suddetta norma ISO 22196, ad esempio, valuta l’attività antibatterica su superfici trattate e non porose, quindi il dato ha senso solo se riferito a quel preciso metodo di laboratorio.
Per i prodotti con dichiarazioni antivirali, invece, i test misurano la riduzione dell’infettività virale su materiali non porosi trattati, compresa la ceramica.
Va controllata anche la tecnologia impiegata, perché se la superficie incorpora sostanze biocide devono essere rispettate le regole europee sugli articoli trattati.
Una scheda vaga, priva di norme, laboratorio o condizioni di prova, rende la promessa antibatterica molto meno verificabile.
In casa, le piastrelle antibatteriche e antivirali hanno senso in:
Il loro valore aggiuntivo non dipende solo dalla tecnologia antibatterica o antivirale, ma anche dall’uso reale dello spazio.
Stanza lavanderia - Getty Images
In una casa con bambini, animali o passaggi continui possono rappresentare una scelta più sensata, soprattutto se abbinati a una pulizia regolare.
In ambienti poco utilizzati, per contro, il vantaggio rispetto a un buon gres porcellanato tradizionale può risultare meno evidente e va confrontato con il costo del materiale, la manutenzione richiesta e la qualità della certificazione dichiarata.
Anche in presenza di un trattamento antibatterico o antivirale, la pulizia regolare resta necessaria.
Le piastrelle antibatteriche non eliminano il bisogno di pulizia - Getty Images
Il trattamento attivo non elimina da solo sporco, polvere, calcare, grasso o residui organici, che possono depositarsi sulla superficie e ridurne l’efficacia.
Questo aspetto è importante soprattutto in bagno, cucina, lavanderia e nelle zone di maggiore passaggio, dove l’accumulo di umidità e sporco è più frequente.
Il valore di questi rivestimenti va quindi interpretato come un supporto aggiuntivo all’igiene quotidiana, non come una sostituzione della manutenzione ordinaria.
Per conservarne le prestazioni è preferibile usare detergenti compatibili con la scheda tecnica, evitando prodotti troppo aggressivi quando non espressamente indicati.
Anche fughe, angoli e punti difficili da raggiungere devono essere curati, perché sono spesso le aree dove i residui si accumulano con più facilità.
Detto questo, per la pulizia ordinaria sono indicati soprattutto acqua calda, panni in microfibra e detergenti neutri diluiti, preferibilmente privi di cere o sostanze filmanti.
La pulizia delle fughe è sempre molto importante - Getty Images
Una superficie con trattamento antibatterico o antivirale non richiede necessariamente prodotti speciali, ma detergenti compatibili con la ceramica e con la scheda tecnica del produttore.
In cucina, in bagno o nelle zone più soggette a sporco possono essere utili sgrassanti delicati o prodotti specifici per gres porcellanato, evitando però concentrazioni eccessive.
Per calcare, fughe sporche o residui di posa servono detergenti mirati, da scegliere in base alla finitura della piastrella.
Meglio evitare cere, brillantanti, solventi, acidi forti, pagliette metalliche e spugne abrasive, perché possono lasciare aloni, danneggiare la superficie o compromettere la resa estetica del rivestimento.
La scelta dovrebbe partire sempre dalla documentazione tecnica, non dalla sola promessa commerciale.
Prima dell’acquisto è utile verificare quale tecnologia viene utilizzata, se il trattamento è integrato nella superficie o applicato successivamente, quali test sono stati eseguiti e in quali condizioni è stata misurata l’efficacia.
Conta anche la destinazione d’uso: in bagno, cucina o ambienti molto frequentati il valore aggiuntivo può essere più coerente, mentre in spazi domestici poco esposti il beneficio potrebbe risultare meno rilevante rispetto al costo.
Allo stesso tempo, non vanno trascurate le caratteristiche tradizionali della piastrella, come resistenza allo scivolamento, usura, macchie, detergenti e facilità di pulizia.
Una superficie con proprietà antibatteriche o antivirali può essere utile, ma solo se inserita in una valutazione completa tra prestazioni reali, manutenzione e necessità dell’ambiente.
Il costo dipende soprattutto da marca, formato, finitura, spessore e tecnologia dichiarata.
Posa delle piastrelle - Getty Images
In modo orientativo, il solo materiale può partire dai 25-40 euro/mq per un gres porcellanato tecnico o trattato di fascia media, ma può salire oltre 60-80 euro/mq per collezioni di design, grandi formati o superfici con tecnologie antibatteriche integrate.
A questo va aggiunta la posa che, per formati standard, si può stimare una fascia di 25-50 euro/mq, mentre i grandi formati possono arrivare a 50-70 euro/mq.
In un intervento completo quindi, il costo finale può oscillare indicativamente tra 60 e 130 euro/mq, esclusi demolizione, sottofondo, battiscopa e lavorazioni particolari.
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