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Una stufa o una caldaia a pellet viene regolata per bruciare un combustibile con caratteristiche relativamente costanti.
Quantità introdotta dalla coclea, aria comburente, velocità dell'estrattore dei fumi e tempi delle diverse fasi vengono coordinati sulla base di un pellet che rientra in determinati parametri.
Rendimento della stufa e qualità del pellet - Ariel Energia
Il comportamento della stufa varia in base a queste variabili del pellet:
La stufa può richiedere pulizie più frequenti, produrre una maggiore quantità di cenere, sporcare il vetro rapidamente o lasciare residui compatti nel braciere.
In casi più marcati possono comparire difficoltà di accensione, accumuli di pellet parzialmente bruciato o allarmi collegati alla combustione.
Questi segnali non corrispondono sempre a un pellet scadente; a volte le cause sono il braciere ostruito, la canna fumaria sporca, una presa d'aria insufficiente oppure una regolazione non corretta.
Per valutare la qualità del combustibile è quindi necessario mettere insieme ciò che dichiara il sacco, come si presenta il pellet prima dell'uso e come cambia il comportamento della macchina rispetto alle condizioni abituali.
Colore, odore e consistenza possono fornire qualche indicazione, ma non sostituiscono una classificazione basata su prove di laboratorio.
Uno dei riferimenti più diffusi per il pellet di legno è la certificazione ENplus®, costruita sulla classificazione tecnica del pellet e sul controllo della filiera.
Per il prodotto confezionato in sacchi destinato al mercato sono previste le classi ENplus A1 e A2.
La prima applica limiti più restrittivi su alcuni parametri, tra cui la quantità di ceneri e il contenuto di azoto.
Per entrambe le classi, l'umidità non deve superare il 10% in massa; per le ceneri, misurate sulla sostanza secca, il limite è invece dello 0,70% per A1 e dell'1,20% per A2.
La classe da utilizzare deve comunque essere compatibile con quanto previsto dal costruttore della stufa.
La semplice scritta "pellet certificato" non è sufficiente.
Nel caso di ENplus, il marchio completo deve essere associato alla classe di qualità e a un codice identificativo del soggetto certificato.
Il sistema ufficiale permette inoltre di verificare le aziende e le grafiche dei sacchi autorizzati.
La certificazione non significa che due pellet A1 produrranno necessariamente una fiamma identica nella stessa stufa: all'interno dei limiti previsti possono esistere differenze di materia prima, densità, lunghezza e composizione.
Il concetto da assimilare è che il confronto tra prodotti dovrebbe partire dalla classe e dai dati dichiarati, evitando di dare rilevanza a descrizioni commerciali come extra o superior quando non corrispondono a una specifica classificazione tecnica.
Il legno non è costituito soltanto da sostanza combustibile.
Una piccola parte è composta da elementi minerali che rimangono dopo la combustione sotto forma di cenere.
Più alto è il contenuto di ceneri del pellet, maggiore sarà in linea generale la quantità di residuo da rimuovere dal braciere e dal cassetto cenere.
Questo parametro influisce quindi direttamente sulla frequenza della manutenzione ordinaria.
Cenere da combustione del pellet - Pinterest
La cenere non rimane inoltre tutta nel cassetto, una parte delle particelle più fini può essere trascinata attraverso i passaggi dei fumi e depositarsi su scambiatori, condotti interni e sistema fumario.
Per questo un combustibile con un contenuto ridotto di ceneri è particolarmente interessante nei piccoli apparecchi domestici.
Naturalmente, influiscono sulla quantità di cenere prodotta anche la frequenza d'uso, la potenza della stufa, la quantità di pellet bruciato e le caratteristiche della stufa.
Una cenere molto chiara viene spesso considerata prova certa di una combustione perfetta, mentre una cenere più scura viene immediatamente attribuita a pellet di bassa qualità.
In realtà, il colore della cenere dipende da:
Anche lo stesso pellet può produrre residui con aspetto leggermente diverso se la macchina lavora a potenza minima per molte ore oppure a un regime più elevato.
È più utile osservare quantità e consistenza dei residui: una cenere relativamente fine e facilmente rimovibile è diversa da un braciere che si riempie rapidamente di materiale duro, pellet carbonizzato o agglomerati compatti.
Il colore può quindi far parte dell'osservazione, ma non dovrebbe essere usato come metodo domestico per classificare la qualità del combustibile.
Può accadere che sul fondo del braciere si formi una massa dura e compatta che tende a chiudere i fori dell'aria comburente.
Questo residuo, chiamato crosta, clinker o scoria, non dipende soltanto dalla quantità totale di cenere.
Influisce in tal senso anche il comportamento dei minerali presenti nel combustibile quando vengono sottoposti alle temperature della combustione.
Nello schema ENplus viene considerata anche la temperatura di deformazione delle ceneri: per la classe A1 il valore limite indicato è almeno 1200 °C, mentre per A2 è almeno 1100 °C.
Il fenomeno osservato nella stufa dipende però anche dalle temperature effettive raggiunte nel braciere.
Se cambiando lotto di pellet, senza modificare la stufa, cominciano improvvisamente a formarsi croste che prima non comparivano, il combustibile merita attenzione.
Invece, se il problema si manifesta con qualsiasi pellet utilizzato, è opportuno controllare anche stufa e la sua pulizia e regolazione.
L'acqua contenuta nel pellet deve essere riscaldata ed evaporata durante la combustione.
Una parte dell'energia prodotta viene quindi utilizzata per questo passaggio invece di essere trasferita all'ambiente o all'acqua dell'impianto.
Per il pellet ENplus A1 e A2 il contenuto di umidità non deve superare il 10% secondo le condizioni di prova previste dallo schema.
Il problema domestico più comune, però, non è necessariamente acquistare pellet già troppo umido, bensì conservarlo male dopo l'acquisto.
Come valutare la qualità del pellet - Unsplash
Il pellet è fortemente sensibile all'acqua.
Una volta esposto a umidità importante può gonfiarsi, perdere consistenza e trasformarsi progressivamente in segatura.
Un sacco certificato che viene lasciato per settimane a contatto con un pavimento umido può quindi arrivare alla stufa in condizioni molto diverse da quelle in cui è uscito dalla produzione.
Un pellet ben conservato mantiene normalmente una struttura compatta.
Quando assorbe acqua può diventare più tenero, gonfio e friabile.
Nei casi più evidenti alcuni cilindretti perdono completamente la forma e sul fondo del sacco si accumula materiale simile a segatura.
Per compromettere la qualità del pellet sono sufficienti piccole perforazioni della confezione, un contatto prolungato con superfici umide.
Quando si apre un sacco è quindi utile osservare soprattutto il fondo e gli angoli, dove eventuale umidità o polvere possono essere più evidenti.
Evitare di recuperare il prodotto degradado facendolo asciugare, perché ormai la struttura originaria è stata alterata e una grande quantità di particelle fini può compromettere la regolarità dell'alimentazione della stufa.
Il pellet confezionato va conservato in un luogo asciutto, evitando contatto diretto con pavimenti che possono essere umidi.
Un garage o una cantina, apparentemente asciutti, possono presentare condensa sulle superfici fredde o umidità di risalita: per questo motivo si consiglia di mantenere i sacchi sollevati dal pavimento e protetti dalle infiltrazioni.
Meglio evitare anche di appoggiarli direttamente contro una parete molto fredda o umida.
La corretta conservazione mantiene la buona qualità del pellet - Ariel Energia
La confezione in plastica, infatti, non deve indurre a pensare che il pellet si trovi all'interno di un involucro impermeabile in qualsiasi condizione.
Infine, è opportuno eseguire la rotazione delle scorte per impedire una giacenza eccessiva di alcuni sacchi.
Durante trasporto e movimentazione i pellet possono urtarsi e rompersi.
Se la loro resistenza meccanica è insufficiente, una parte consistente del combustibile si trasforma in particelle fini.
Lo schema ENplus controlla sia la durabilità meccanica sia la quantità di fini.
Per il pellet in sacchi delle classi A1 e A2, il limite previsto per le particelle inferiori a 3,15 mm è dello 0,5% nelle condizioni di verifica definite dallo schema.
La durabilità meccanica minima è invece del 98% per A1 e del 97,5% per A2.
Per il consumatore questi dati si traducono in un controllo semplice ma molto concreto: sul fondo del sacco non dovrebbe esserci una quantità sproporzionata di segatura rispetto ai cilindretti di pellet integri.
Una quantità minima di polvere è normale e può prodursi durante il trasporto, ma la presenza di uno spesso strato di materiale fine, merita attenzione.
La coclea della stufa viene progettata per trasportare pellet con determinate caratteristiche geometriche.
La polvere si comporta in modo diverso dai cilindretti: può accumularsi nella tramoggia, distribuire il peso in modo differente e raggiungere il braciere insieme al combustibile in quantità non regolari.
In alcune situazioni il risultato può essere una combustione meno stabile o un aumento dei residui.
Stufa alimentata a pellet - Ariel Energia
Non è efficace setacciare automaticamente qualsiasi pellet prima dell'uso, perché una movimentazione aggiuntiva può generare ulteriore polvere e disperderla nell'ambiente.
Il consiglio è optare per un prodotto meccanicamente resistente, movimentare i sacchi delicatamente, senza lanciarli, e osservare se la quantità di polveri fini rimane costante tra forniture successive.
Il combustibile viene dosato in genere attraverso una coclea che trasferisce un volume di materiale, non pesando singolarmente ogni cilindretto.
La geometria del pellet può quindi influenzare la massa effettivamente introdotta a ogni rotazione.
Il pellet standardizzato può avere diametro nominale di 6 oppure 8 mm, con le tolleranze previste, mentre la lunghezza viene anch'essa controllata.
Per una stufa domestica deve essere utilizzato il diametro ammesso dal produttore.
Cilindretti eccezionalmente lunghi possono inoltre disporsi in modo differente nella tramoggia e nella coclea rispetto a un prodotto di lunghezza più uniforme.
Quindi, la presenza sistematica di pezzi fuori dal normale aspetto del prodotto può indicare una fornitura da approfondire.
Il pellet viene ottenuto comprimendo materiale legnoso attraverso una matrice.
Pressione e temperatura possono rendere la superficie esterna abbastanza liscia e in alcuni casi leggermente lucida.
Un pellet brillante non è necessariamente di qualità superiore.
L'aspetto superficiale può fornire indicazioni sulla compattezza del prodotto, ma non permette di conoscere altri dati molto importanti:
Un cilindretto esteticamente perfetto può quindi avere caratteristiche tecniche differenti da un altro apparentemente simile.
La valutazione visiva è utile soprattutto per riconoscere anomalie macroscopiche: pellet gonfio, eccessivamente sbriciolato, contaminazioni evidenti o quantità anomala di polvere.
Per tutto il resto, meglio attenersi alla documentazione tecnica.
Pellet chiaro e pellet scuro vengono spesso associati rispettivamente a qualità alta e bassa.
Il colore può invece dipendere dalla specie legnosa, dalla presenza consentita di determinate parti della materia prima e dalle condizioni del processo produttivo.
Lo stesso vale per la presenza di piccoli punti più scuri.
Pellet di colori differenti - Unsplash
Non è quindi possibile classificare il prodotto semplicemente scegliendo il sacco con i cilindretti più chiari.
Una variazione evidente all'interno dello stesso prodotto può essere interessante da osservare, soprattutto se coincide con un cambiamento della combustione, ma non rappresenta da sola una prova di non conformità.
Un pellet deve possedere una buona resistenza meccanica, ma non è indistruttibile.
Spezzarne uno tra le dita e giudicarne la qualità in base alla forza necessaria è un metodo molto approssimativo.
Dimensioni, materia prima e punto in cui viene esercitata la pressione possono cambiare completamente il risultato.
Anche l'umidità non può essere misurata in modo affidabile semplicemente toccando il combustibile.
Un prodotto chiaramente molle o gonfio segnala un problema macroscopico, ma distinguere a mano, per esempio, le percentuali di umidità non è realistico.
Per una valutazione tecnica servono campionamento e strumenti appropriati.
Tra i metodi domestici circola anche quello di mettere alcuni cilindretti in un bicchiere d'acqua e osservare se galleggiano o affondano.
Il risultato dipende dalla densità del materiale e dall'aria presente, ma non fornisce una verifica completa della qualità.
Inoltre l'acqua distrugge rapidamente la struttura del pellet e impedisce qualsiasi valutazione successiva del campione.
Inoltre, in questo modo è impossibile ricavare in modo attendibile informazioni sul contenuto di ceneri, sul potere calorifico, composizione chimica o idoneità alla specifica stufa.
Il potere calorifico indica quanta energia può essere ottenuta dalla combustione di una determinata quantità di pellet nelle condizioni definite dalla prova.
Per il riscaldamento a pellet ENplus prevede per le classi considerate un potere calorifico netto minimo di 4,6 kWh/kg.
Confrontando due sacchi di pellet può capitare di trovare valori dichiarati leggermente differenti.
Il rendimento effettivo della stufa dipende anche dall'apparecchio e dal modo in cui la combustione viene regolata.
Inoltre il consumo di pellet è determinato principalmente dalla quantità di calore richiesta dall'edificio.
La fiamma può fornire indicazioni utili, ma deve essere interpretata conoscendo il normale comportamento della propria stufa e considerando le seguenti variabili:
Tutte possono modificare continuamente altezza e intensità della combustione.
È quindi poco significativo confrontare la fiamma di due stufe differenti; meglio osservare il comportamento della stessa macchina con il medesimo utilizzo ma sostituendo il combustibile.
Se con una nuova fornitura di pellet la fiamma diventa sistematicamente molto diversa, il braciere tende a riempirsi, il vetro si sporca più velocemente e aumenta contemporaneamente il residuo, il combustibile merita una verifica.
Attenzione, però, una combustione lenta e molto carica di materiale può derivare anche da insufficiente aria comburente o passaggi fumari sporchi.
Lo sporco sul vetro è uno dei parametri più immediatamente visibili e per questo viene spesso attribuito al combustibile.
Una variazione effettivamente può comparire cambiando pellet, soprattutto quando cambiano caratteristiche di combustione e produzione di particolato.
Ma il vetro può annerire anche per altre ragioni:
Se la superficie resta pulita con un determinato pellet e diventa sistematicamente nera poco dopo il passaggio a un nuovo lotto, il confronto è utile, invece, se continua ad annerire allo stesso modo utilizzando pellet differenti, è più opportuno verificare la stufa.
Alla fine del ciclo non dovrebbero rimanere quantità importanti di pellet integro o soltanto carbonizzato.
Se accade, significa che parte del combustibile non ha completato correttamente la combustione e le possibili cause sono:
Anche un combustibile con caratteristiche molto diverse da quello per cui la stufa è regolata può contribuire.
Il segnale va quindi osservato soprattutto quando compare dopo un cambio di fornitura.
Modificare autonomamente i parametri tecnici di carico pellet e velocità dell'estrattore per adattare la macchina a ogni sacco non è una buona pratica.
Giudicare un pellet dopo poche ore di funzionamento può portare a conclusioni premature: nel braciere possono essere presenti residui della fornitura precedente e la stufa può trovarsi a lavorare in condizioni diverse di potenza.
Per confrontare due prodotti è più utile partire da un apparecchio correttamente pulito e osservare il comportamento per una quantità significativa di combustibile.
Si può osservare:
In questo modo si raccolgono informazioni utili per capire come la stufa si comporta con quel determinato combustibile.
Una stufa utilizzata da tempo con lo stesso pellet, di cui si provvede regolarmente alla pulizia del braciere, lascia una cenere fine senza agglomerati importanti.
Viene acquistato un nuovo lotto, ma la stufa non viene modificata e il sistema fumario, recentemente controllato, è efficiente.
Dopo pochi sacchi il proprietario nota che il fondo del braciere forma una crosta dura, alcuni fori dell'aria si chiudono più rapidamente e i residui nel cassetto sono aumentati.
Stufa a pellet Nairobi 10 - Ariel Energia
In questa situazione, bisogna indagare sul combustibile verificando lotto, certificazione e comportamento con un altro sacco correttamente conservato.
Consiglio: per un apparecchio che funziona bene con una determinata fornitura può essere utile mantenere una certa continuità.
Meglio evitare di cambiare marca a ogni sacco, perché questo può produrre piccole variazioni di alimentazione, cenere e comportamento della fiamma.
La presenza di residui duri nella stufa può dipendere però da mesi di utilizzo senza manutenzione: in tal caso, occorre verificare la stufa e il suo sistema fumario.
Molte stufe consentono al tecnico di modificare parametri relativi all'alimentazione del pellet e all'aria di combustione.
Queste regolazioni servono a configurare correttamente il generatore nelle condizioni previste dal produttore.
Non dovrebbero diventare una compensazione quotidiana per utilizzare combustibili molto differenti o di caratteristiche incerte.
Stufa a pellet mod Rio 8 - Ariel Energia
Se con un pellet conforme e adatto alla macchina la combustione è stabile, mentre un'altra fornitura richiede continui cambi di parametri per evitare residui e vetro nero, è opportuno interrogarsi prima sul combustibile.
Allo stesso modo, se qualsiasi pellet richiede correzioni sempre più marcate, bisogna controllare la stufa e la canna fumaria; in questo caso, l'intervento deve essere effettuato da personale qualificato come il team di tecnici abilitati Ariel Energia.
L'obiettivo è avere un sistema stabile, non trovare ogni settimana una nuova combinazione tra coclea e ventilatore.
Per valutare la qualità del pellet, potrebbe sembrare valido prendere in considerazione quanti sacchi vengono utilizzati giornalmente ma, in realtà, questo confronto è soggetto a molte variabili:
Per effettuare un confronto ragionevole servirebbero condizioni simili e un periodo abbastanza lungo.
Anche in questo caso il dato più significativo è spesso il comportamento complessivo: regolarità della combustione, quantità di residuo, pulizia degli scambiatori e capacità della stufa di funzionare senza anomalie.
Un pellet meno costoso non è necessariamente più conveniente se genera molti residui, richiede frequenti manutenzioni o presenta caratteristiche non adatte all'apparecchio.
Allo stesso tempo, un prezzo più alto non dimostra automaticamente prestazioni migliori.
Con queste premesse, dunque, il confronto efficace tra due o più prodotti è quello che considera:
Il potere calorifico può aiutare a confrontare l'energia contenuta nel combustibile, ma nell'uso reale entrano in gioco anche il rendimento dell'apparecchio e la sua capacità di mantenere una combustione corretta.
Il consiglio: acquistare una piccola quantità di un prodotto nuovo prima di ordinare l'intera scorta stagionale, in modo tale da testare il comportamento della stufa.
Anche il miglior pellet produce cenere, di conseguenza, è imprescindibile eseguire una regolare manutenzione.
Braciere, camera di combustione, scambiatori e sistema fumario devono quindi essere puliti secondo le istruzioni dell'apparecchio e le prescrizioni applicabili.
Utilizzare un combustibile che produce pochi residui può ridurre la velocità con cui questi si accumulano, ma non significa zero manutenzione.
Va sottolineato che una stufa sporca può far apparire scadente un pellet che, in realtà, rientra nelle caratteristiche corrette.
Se i fori del braciere sono ostruiti, l'aria non attraversa più il combustibile come previsto e aumenta la formazione di materiale parzialmente bruciato.
Quindi, per valutare seriamente una nuova fornitura bisogna quindi partire da un apparecchio in buono stato di pulizia.
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