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Un pavimento esterno senza giunti di dilatazione può sviluppare crepe, distacchi, rigonfiamenti e sollevamenti perché non dispone dello spazio necessario per assorbire i movimenti provocati soprattutto dalle variazioni di temperatura.
Il problema riguarda in particolare terrazzi, balconi, cortili e pavimentazioni in gres, ceramica, pietra o calcestruzzo esposti direttamente al sole e agli agenti atmosferici.
Comportamento pavimento esterno a caldo e freddo - Daniele F. Toscana
Quando il pavimento si riscalda tende a espandersi, mentre raffreddandosi si contrae; a questi movimenti si aggiungono il ritiro del massetto, l'umidità e gli eventuali assestamenti del sottofondo.
Se la superficie è troppo estesa o bloccata contro muri, soglie e altri elementi rigidi, le tensioni possono concentrarsi nelle piastrelle, nelle fughe e nello strato di adesivo.
Nei casi più gravi il rivestimento può sollevarsi improvvisamente.
I giunti servono proprio a suddividere la superficie in campiture capaci di muoversi in maniera controllata.
Qualunque pavimentazione esterna è sottoposta a variazioni dimensionali.
Il fenomeno più evidente è quello della dilatazione termica: quando la temperatura aumenta, i materiali tendono a espandersi; quando diminuisce, tendono invece a contrarsi.
All'esterno queste variazioni sono molto più marcate rispetto agli ambienti interni.
Una pavimentazione può essere riscaldata per ore dalla radiazione solare e raffreddarsi rapidamente durante la notte, dopo un temporale o in seguito a un brusco cambiamento delle condizioni meteorologiche.
Inoltre, la temperatura non è necessariamente uniforme sull'intera superficie.
Una parte del terrazzo può trovarsi in pieno sole mentre un'altra rimane in ombra.
Si creano così gradienti termici, cioè differenze di temperatura anche importanti tra zone vicine dello stesso pavimento.
Il problema non riguarda soltanto la finitura superficiale.
Piastrella, collante, massetto e struttura sottostante possono avere caratteristiche differenti e quindi espandersi o contrarsi in maniera diversa.
A tutto questo si aggiunge il comportamento dei materiali cementizi.
Durante l'essiccazione, per esempio, un massetto tende a subire un certo ritiro.
Anche i cicli di bagnatura e asciugatura modificano le condizioni degli strati che compongono la pavimentazione.
I giunti hanno quindi la funzione di permettere a questi piccoli movimenti di avvenire senza trasformarsi in tensioni eccessive.
Il giunto di dilatazione è una discontinuità realizzata appositamente per consentire alla pavimentazione di muoversi senza danneggiarsi.
Giunto di dilatazione - Getty Images
La sua funzione può essere paragonata a una piccola zona di compensazione.
Quando una campitura si espande, il giunto può comprimersi; quando la temperatura diminuisce e il materiale si contrae, può accompagnarne il movimento.
Se questa possibilità manca, la deformazione non scompare.
Viene semplicemente ostacolata.
Facendo un esempio su una lunga fila di piastrelle racchiusa tra due muri, si può immaginare il sole che riscalda la superficie: ogni elemento tende a espandersi di una quantità minima.
Su una superficie molto estesa però, la somma di questi movimenti può diventare significativa.
Se ai bordi non esiste spazio sufficiente, la pavimentazione inizia a lavorare in compressione.
A quel punto la tensione cerca una via di sfogo e può trovarla in una fuga, in una piastrella, nell'adesivo oppure nel massetto.
È per questo che eliminare i giunti per ottenere una superficie visivamente più continua non significa eliminare il movimento del pavimento: significa semplicemente perdere il controllo sul punto nel quale quel movimento si manifesterà.
Una delle confusioni più frequenti riguarda la differenza tra fuga e giunto di dilatazione.
La normale fuga separa una piastrella dall'altra e permette di compensare piccole tolleranze dimensionali della posa.
Solitamente viene però riempita con uno stucco che, una volta indurito, non possiede la stessa capacità di deformazione di un vero giunto.
Un giunto di movimento deve invece essere progettato per assorbire una determinata variazione dimensionale e viene normalmente sigillato con un materiale elastico.
Di conseguenza, anche una pavimentazione posata con fughe relativamente larghe può avere bisogno di specifici giunti.
Lo stesso principio vale per il bordo del pavimento: lasciare semplicemente qualche millimetro tra due piastrelle non risolve il problema se l'intera superficie termina rigidamente contro una parete, un parapetto o una soglia.
La fuga è quindi una parte normale della posa delle piastrelle, mentre il giunto svolge una vera funzione di compensazione dei movimenti.
Il gres porcellanato incollato all'esterno è uno dei casi nei quali una pavimentazione troppo vincolata può mostrare chiaramente gli effetti della dilatazione.
Le piastrelle sono fissate al massetto tramite uno strato adesivo.
Se la superficie si riscalda e cerca di espandersi, le tensioni vengono quindi trasmesse tra rivestimento, collante e supporto.
In una superficie correttamente suddivisa, i giunti permettono di limitare la dimensione delle singole campiture.
Quando invece il pavimento è realizzato come una grande superficie continua, la quantità di deformazione accumulata può aumentare.
I primi sintomi non sono necessariamente vistosi.
Può comparire una piccola fessura nello stucco oppure una piastrella può iniziare a produrre un suono a vuoto quando viene battuta.
Successivamente possono manifestarsi:
Nei casi più evidenti si verifica il cosiddetto tenting, un sollevamento lungo una linea nel quale due file di piastrelle possono spingersi reciprocamente verso l'alto, creando un profilo simile a una piccola tenda.
Il fatto che una pavimentazione sia rimasta apparentemente integra per diversi anni non significa necessariamente che sia stata realizzata correttamente.
Sollevamento di piastrelle in cotto - Daniele F. Toscana
Le tensioni possono accumularsi gradualmente.
Ogni estate il pavimento viene riscaldato, ogni inverno si raffredda, mentre nel tempo possono verificarsi piccoli movimenti del massetto, variazioni di umidità e una progressiva perdita di adesione.
Una parte di questi fenomeni rimane inizialmente invisibile.
Si possono formare microfessure o piccole zone nelle quali l'adesivo non lavora più correttamente senza che la superficie mostri un danno evidente.
Quando viene superata la capacità del sistema di sopportare le tensioni, il distacco può invece verificarsi molto rapidamente.
È uno dei motivi per cui capita di vedere pavimenti che sembrano essersi sollevati all'improvviso durante una giornata particolarmente calda, anche se il processo che ha portato al danno era iniziato molto tempo prima.
Il calore può rappresentare in questi casi soltanto l'ultima sollecitazione di una situazione già critica.
Quando si parla di giunti non bisogna considerare soltanto la piastrella visibile.
Sotto il rivestimento si trova normalmente un massetto, spesso a base cementizia, che a sua volta è soggetto a movimenti e ritiro.
Durante la fase di asciugatura, il materiale perde parte dell'acqua utilizzata per l'impasto e tende a ridurre leggermente il proprio volume.
Su una superficie ampia questo processo può determinare la formazione di fessure se non sono previste adeguate suddivisioni.
La crepa può rimanere confinata nel massetto oppure trasferirsi alla pavimentazione soprastante.
Se una piastrella è incollata direttamente sopra una fessura attiva, le tensioni possono infatti arrivare fino alla finitura e provocarne la rottura.
Un altro errore consiste nel creare correttamente una discontinuità nel massetto e poi coprirla senza tenerne conto durante la posa delle piastrelle.
Il movimento degli strati inferiori continua comunque ad avvenire e può finire per concentrarsi proprio nel rivestimento.
Per questo lo schema dei giunti deve essere considerato nell'insieme della stratigrafia e non soltanto osservando ciò che rimane visibile dopo la posa.
Una pavimentazione esterna in calcestruzzo si comporta in maniera diversa rispetto alle piastrelle, ma anche in questo caso è necessario controllare i movimenti.
Pavimentazione esterna in calcestruzzo - Daniele F. Toscana
Il calcestruzzo tende infatti a ritirarsi durante la maturazione.
Se una grande piastra viene lasciata completamente continua, è molto probabile che il materiale trovi autonomamente un punto nel quale fessurarsi.
I tagli di controllo servono proprio a creare una linea preferenziale lungo la quale possa formarsi la fessura dovuta al ritiro, evitando che compaia casualmente al centro della superficie.
Senza un corretto sistema di giunti possono verificarsi:
È importante però distinguere un taglio di contrazione da un vero giunto di dilatazione.
Il primo serve principalmente a guidare la fessurazione provocata dal ritiro, mentre il secondo deve lasciare uno spazio nel quale la piastra possa effettivamente espandersi.
Sono quindi due elementi differenti, anche se nel linguaggio comune vengono spesso chiamati entrambi semplicemente giunti.
Anche le pavimentazioni esterne in pietra naturale subiscono variazioni legate alla temperatura e all'umidità.
Il problema può essere particolarmente evidente su superfici molto ampie, esposte al sole e posate rigidamente su un supporto cementizio.
In assenza di un'adeguata suddivisione, le deformazioni possono scaricarsi sulle fughe, sulla malta di posa oppure direttamente sulle lastre.
Si possono quindi verificare fessurazioni, rotture localizzate, apertura delle fughe o distacchi dal sottofondo.
Il comportamento dipende anche dal tipo di pietra, dallo spessore degli elementi, dalla geometria della superficie e dal sistema di posa.
Una pavimentazione lapidea di un grande piazzale, per esempio, non può essere progettata utilizzando automaticamente gli stessi criteri di un piccolo balcone.
Rimane però valido lo stesso principio: maggiore è la superficie rigida e continua, maggiore può essere il movimento complessivo che deve essere gestito.
Per gli autobloccanti il discorso cambia perché la pavimentazione non è costituita da una superficie monolitica.
Pavimento autobloccante - Getty Images
Ogni massello è separato da quelli vicini attraverso fughe riempite normalmente con sabbia.
Queste discontinuità fanno parte del funzionamento stesso della pavimentazione e permettono ai singoli elementi di adattarsi a piccoli movimenti.
Non avrebbe quindi senso analizzare un pavimento autobloccante con gli stessi criteri utilizzati per un gres incollato.
In questo caso i problemi più comuni riguardano piuttosto la perdita del materiale presente nelle fughe, gli assestamenti dello strato di posa o i cedimenti del sottofondo.
La conseguenza può essere la comparsa di avvallamenti, masselli mobili o differenze di quota.
Riempire rigidamente tutte le fughe di una pavimentazione progettata per funzionare come sistema autobloccante può inoltre modificarne il comportamento.
Le fughe tra i masselli non rappresentano dunque un difetto estetico da eliminare, ma una parte integrante della tecnologia di posa.
Non conta soltanto la quantità di giunti ma anche la loro posizione.
Un punto particolarmente importante è il perimetro della pavimentazione.
Sezione giunto davanti a una finestra - Daniele F. Toscana
Muri, parapetti, pilastri e soglie rappresentano elementi rigidi contro i quali la superficie non dovrebbe essere completamente bloccata.
I giunti perimetrali consentono al pavimento di espandersi senza esercitare una forte pressione contro questi elementi.
Occorre inoltre prestare attenzione ai cambi di geometria.
Rientranze, angoli, strettoie, pozzetti, colonne e variazioni di materiale possono creare punti nei quali le tensioni tendono a concentrarsi.
Una terrazza perfettamente rettangolare non si comporta necessariamente come una superficie della stessa area ma molto irregolare.
Un'altra regola importante riguarda i giunti già presenti negli strati sottostanti. Coprirli con una pavimentazione continua non significa eliminarli.
Se la struttura o il massetto continuano a muoversi, quel movimento può trasferirsi alla finitura e provocare una crepa o un distacco proprio lungo la stessa linea.
Non esiste una distanza unica valida per qualsiasi giunto di dilatazione di un pavimento esterno.
Giunto di dilatazione - Daniele F. Toscana
La dimensione delle campiture dipende dal materiale, dal sistema di posa, dalla geometria della superficie, dal formato delle piastrelle, dal colore, dall'esposizione solare e dalle caratteristiche del supporto.
Per il gres e le piastrelle incollate all'esterno è preferibile suddividere la superficie in campiture di dimensioni contenute, evitando grandi pavimentazioni continue.
Come riferimento orientativo si possono considerare campiture intorno ai 10 m², ma la dimensione effettiva deve essere valutata caso per caso.
Una terrazza molto esposta al sole, con piastrelle scure o di grande formato, può infatti essere più sollecitata rispetto a una superficie ombreggiata e di dimensioni ridotte.
Per il calcestruzzo valgono invece criteri differenti, perché devono essere considerati lo spessore della piastra, il ritiro e la funzione specifica dei diversi tipi di giunto.
Applicare la stessa distanza a qualsiasi materiale sarebbe quindi tecnicamente scorretto.
La dilatazione di un materiale può sembrare molto piccola se osservata su pochi centimetri, ma cambia quando viene considerata un'intera superficie.
Per comprendere l'ordine di grandezza si può prendere come esempio una piastra in calcestruzzo lunga 10 metri.
Con una variazione media di temperatura di circa 40 °C, il movimento termico teorico può essere nell'ordine di 4 millimetri.
Con una variazione di 60 °C può arrivare a circa 6 millimetri.
Su una lunghezza di 20 metri, una variazione di 40 °C può invece produrre uno spostamento teorico intorno agli 8 millimetri.
Sono numeri apparentemente piccoli, ma diventano importanti quando la pavimentazione è completamente bloccata.
Quei millimetri devono infatti essere assorbiti da qualche parte e, se esistono giunti adeguati, il movimento può distribuirsi nelle zone previste senza causare danni di sorta.
Se invece il pavimento è completamente rigido, la deformazione tende a trasformarsi in compressione, fessurazione o perdita di adesione.
Non tutte le crepe di un pavimento esterno dipendono dalla mancanza dei giunti.
I difetti possono essere provocati anche da problemi del sottofondo, massetto poco resistente, errata posa dell'adesivo, infiltrazioni, gelo o movimenti strutturali.
Esistono però alcuni segnali che meritano attenzione quando compaiono insieme.
Tra questi ci sono piastrelle che si sollevano lungo una linea, fughe schiacciate, crepe ricorrenti, bordi rialzati e aree estese che producono un suono a vuoto.
È utile osservare anche la posizione del difetto.
Una fessura che compare vicino a una parete, a una soglia, a un pilastro o a un cambio di materiale può indicare una concentrazione delle tensioni.
Un altro indizio può essere la stagionalità: se un difetto tende ad accentuarsi durante i periodi più caldi oppure cambia in funzione delle condizioni climatiche, è ragionevole verificare anche il comportamento termico della pavimentazione.
La diagnosi non dovrebbe comunque basarsi su un unico sintomo.
Il suono a vuoto delle piastrelle può indicare che una parte della superficie non aderisce più correttamente al supporto.
Danni per mancanza di un giunto di dilatazione - Daniele F. Toscana
Non significa automaticamente che il problema dipenda dai giunti, perché il distacco può essere causato anche da una posa non corretta o da altri difetti.
In una pavimentazione sottoposta a forti tensioni, però, può rappresentare uno dei segnali da controllare.
La piastrella inizialmente rimane nella propria posizione, ma l'adesione sottostante può essersi già ridotta.
Una zona di distacco offre meno resistenza ai successivi movimenti della superficie e può quindi estendersi.
Per questo, quando il rumore a vuoto interessa molte piastrelle vicine e si associa a fughe fessurate o rigonfiamenti, è utile approfondire il problema prima che il rivestimento inizi a sollevarsi.
La verifica può partire da una semplice battitura comparativa della superficie e, se necessario, proseguire con controlli più approfonditi del letto adesivo e del massetto.
La mancanza di giunti non provoca direttamente un'infiltrazione, ma i danni prodotti dalle tensioni possono creare nuove vie di accesso per l'acqua.
Una fuga che si apre, una piastrella fessurata o un distacco interrompono infatti la continuità superficiale della pavimentazione.
L'acqua piovana può raggiungere più facilmente gli strati inferiori.
Su terrazzi e balconi questo può aggravare una situazione già problematica, soprattutto se sono presenti difetti nell'impermeabilizzazione o pendenze insufficienti.
Una volta penetrata sotto la pavimentazione, l'umidità può inoltre contribuire a ulteriori variazioni dimensionali degli strati cementizi.
Si può quindi creare un processo progressivo nel quale fessurazione, ingresso d'acqua e degrado si alimentano reciprocamente.
Per questo motivo una crepa apparentemente soltanto estetica dovrebbe essere osservata nel tempo, soprattutto sulle superfici direttamente esposte alla pioggia.
Le membrane desolidarizzanti o antifrattura possono ridurre il trasferimento delle tensioni dal supporto alla pavimentazione.
Danno a causa della mancanza di un giunto - Daniele F. Toscana
Sono utili soprattutto quando il sottofondo presenta fessure oppure quando è necessario consentire piccoli movimenti indipendenti tra rivestimento e substrato.
Non sostituiscono però i giunti di movimento.
Anche in presenza di una membrana, una campitura troppo estesa o fortemente vincolata può sviluppare tensioni sufficienti a provocare fessure, distacchi o sollevamenti delle piastrelle.
Allo stesso modo, un giunto strutturale non dovrebbe essere semplicemente coperto confidando nella presenza della membrana.
Questi sistemi devono quindi essere considerati insieme alla stratigrafia e allo schema dei giunti della pavimentazione, non come un'alternativa automatica a essi.
Un pavimento sopraelevato da esterno ha un comportamento differente rispetto a una pavimentazione incollata.
Le lastre poggiano su supporti e rimangono separate da fughe aperte.
Non essendo vincolate al massetto attraverso un adesivo continuo, possono compiere piccoli movimenti con maggiore libertà.
Il rischio di accumulare le stesse tensioni tipiche di un gres incollato è quindi molto più basso.
Questo non significa che la posa sopraelevata sia priva di regole.
Devono essere progettati correttamente i supporti, il contenimento laterale, il drenaggio e il sottofondo, mentre eventuali giunti strutturali dell'edificio devono comunque continuare a svolgere la propria funzione.
In questi sistemi i problemi più frequenti sono legati piuttosto alla stabilità delle lastre, ai supporti o alle quote della superficie.
La possibilità di rimuovere singolarmente gli elementi rappresenta inoltre un vantaggio quando è necessario ispezionare o intervenire sugli strati sottostanti.
Se un pavimento esterno è già stato posato senza un adeguato sistema di giunti, la soluzione dipende dalle condizioni effettive della superficie.
Crepa su una mattonella - Daniele F. Toscana
Se non sono ancora comparsi danni, può essere possibile valutare l'introduzione di nuove discontinuità, ma l'intervento non dovrebbe essere eseguito semplicemente praticando tagli casuali nel rivestimento.
Prima bisogna conoscere la stratigrafia, verificare la posizione dei giunti eventualmente presenti nel massetto e controllare la presenza di impermeabilizzazioni o impianti.
Un taglio superficiale realizzato nel punto sbagliato potrebbe infatti non risolvere il problema.
Se sono già presenti piastrelle sollevate o distaccate, occorre invece capire quanto è esteso il difetto.
Quando il problema interessa una zona limitata, può essere sufficiente rimuovere gli elementi danneggiati, controllare il supporto e ricostruire correttamente la campitura.
Se invece il distacco riguarda una parte estesa del pavimento, può rendersi necessario un intervento più ampio.
Limitarsi a reincollare la piastrella che si è sollevata senza eliminare la causa espone infatti al rischio che il problema compaia nuovamente poco distante.
Il sollevamento delle piastrelle non significa necessariamente che esista un problema alla struttura portante dell'edificio.
Molto spesso il difetto riguarda soltanto la pavimentazione, l'adesivo o il massetto.
Una superficie deformata può però costituire comunque un problema di sicurezza.
Una piastrella rialzata di alcuni millimetri può creare un rischio di inciampo, soprattutto su terrazzi, camminamenti e aree molto frequentate.
Gli elementi parzialmente distaccati possono inoltre muoversi sotto il peso di una persona e rompersi ulteriormente.
La zona dovrebbe essere controllata con particolare attenzione quando il sollevamento interessa numerose piastrelle, continua ad aumentare o presenta importanti differenze di quota.
La situazione richiede invece una valutazione differente quando le fessure non riguardano soltanto il rivestimento ma sembrano proseguire negli elementi strutturali oppure sono associate a movimenti dell'edificio.
In presenza di questi segnali il problema non può più essere considerato una semplice patologia della pavimentazione.
Anche un giunto correttamente realizzato richiede controlli nel tempo.
Il materiale elastico che lo sigilla rimane esposto a sole, pioggia, sbalzi termici, sporco e sollecitazioni meccaniche.
Con gli anni può indurirsi, staccarsi dai bordi oppure perdere parte della propria capacità di deformarsi.
Un giunto presente ma completamente bloccato non riesce più a svolgere correttamente la propria funzione.
Durante la manutenzione del pavimento è quindi utile verificare se il sigillante presenta fessure, distacchi o zone deteriorate.
Va controllato anche che il giunto non sia stato accidentalmente riempito con materiale rigido durante successivi interventi di stuccatura.
Lo stesso principio vale lungo il perimetro del pavimento: eventuali spazi destinati al movimento non dovrebbero essere chiusi con malte rigide o altri materiali incompatibili.
La manutenzione dei giunti è particolarmente importante sulle superfici sottoposte a forte insolazione, perché sono quelle che devono sopportare le variazioni termiche più intense nel corso dell'anno.
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