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Quando un pavimento drenante smette di fare il suo lavoro, l'acqua ristagna in superficie e il problema sembra evidente.
Ma la causa vera, nella maggior parte dei casi, non si vede: è nascosta negli strati sottostanti.
Pavimento drenante - iStock
Capire cosa sta succedendo sotto la superficie è il primo passo per risolvere il problema nel modo giusto, senza sprecare tempo e denaro su interventi inutili.
Una pavimentazione esterna drenante è progettata per far scorrere l'acqua piovana verso il basso, attraverso la sua struttura, invece di lasciarla scorrere in superficie.
Viene usata spesso in vialetti privati, parcheggi, giardini e aree esterne pavimentate.
Il funzionamento si basa su un sistema a strati.
Esso si suddivide in superficie permeabile (in calcestruzzo poroso, asfalto drenante, o masselli autobloccanti con fughe aperte), uno strato filtrante intermedio e un sottofondo drenante in ghiaia o pietrisco.
Se anche uno solo di questi strati si ostruisce o si deteriora, l'intero sistema smette di funzionare correttamente.
Le cause più frequenti di un drenaggio insufficiente sono riconducibili a tre situazioni principali.
La prima è l'intasamento dei pori superficiali: con il tempo, polvere, fango, muschio, foglie e altri residui si accumulano nei vuoti della pavimentazione e li ostruiscono.
Questo è il caso più semplice da affrontare, perché riguarda solo lo strato superficiale.
La seconda causa è il cedimento o l'intasamento del sottofondo.
Cedimento del terreno - iStock
Se lo strato di ghiaia sottostante si è saturato di materiale fine (sabbia, limo, argilla), ha perso la capacità di ricevere e smaltire l'acqua che arriva dall'alto.
La terza riguarda il piano di posa: in alcuni casi il problema non è l'ostruzione, ma un'insufficiente pendenza o la presenza di avvallamenti che trattengono l'acqua in punti specifici.
Prima di intervenire, è utile fare una verifica sul campo. Basta versare lentamente un secchio d'acqua sulla superficie e osservare cosa succede.
Se l'acqua ristagna in superficie ma tende a sparire lentamente (anche in 15-20 minuti), il problema è probabilmente superficiale: i pori sono parzialmente ostruiti ma il sottofondo funziona ancora.
Se invece l'acqua rimane ferma per ore, o si sposta solo verso i bordi, il problema è più profondo e richiede un'indagine più accurata.
In questo caso vale la pena ispezionare le griglie di raccolta o i pozzetti presenti nell'area: se sono puliti ma l'acqua non arriva, il sottofondo è quasi certamente saturo o impermeabilizzato.
È utile anche osservare se il ristagno si concentra in zone specifiche o riguarda tutta la superficie, perché questo aiuta a capire se si tratta di un problema localizzato (un cedimento, un avvallamento) o diffuso (un sottofondo esaurito su tutta l'area).
Lo strato filtrante è uno dei punti più critici di un sistema drenante.
Si tratta solitamente di un tessuto non tessuto (geotessile) posato tra la ghiaia e il terreno naturale, con la funzione di impedire che il materiale fine del terreno risalga verso l'alto.
Se questo tessuto è intasato o danneggiato, il materiale fine del terreno penetra nel sottofondo e lo satura nel tempo.
Applicazione del massetto per sottofondo - iStock
Non è possibile vedere questo strato senza eseguire uno scavo di ispezione, anche parziale, ma ci sono segnali che lo suggeriscono.
Cedimenti localizzati della superficie, risalita di fango dopo le piogge intense, o aree in cui la pavimentazione tende a spostarsi o a "ballare" sotto il peso.
Va detto che in molte posa economiche o fai-da-te il geotessile viene omesso del tutto, venendo così considerato come un elemento superfluo.
In realtà è uno dei componenti più importanti dell'intero sistema, nonostante la sua assenza non si noti nel breve periodo.
Il sottofondo in ghiaia è il "serbatoio" temporaneo del sistema drenante: raccoglie l'acqua che scende dall'alto e la rilascia lentamente verso il terreno sottostante.
Quando questo strato è saturo, non riesce più a ricevere ulteriore acqua, e il drenaggio si blocca completamente.
La saturazione può dipendere da un terreno sottostante con scarsa permeabilità (argilla, ad esempio), da uno strato di ghiaia troppo sottile per le precipitazioni della zona, o da anni di accumulo di materiale fine.
In questi casi, la sola pulizia superficiale non risolve nulla: occorre intervenire più in profondità.
Se la diagnosi porta a concludere che il problema è limitato ai pori superficiali, l'intervento è relativamente semplice.
Le tecniche più efficaci sono due: il lavaggio ad alta pressione con acqua (idropulitura) e l'aspirazione a vuoto con macchinari specifici.
L'idropulitura, se eseguita con attenzione, rimuove il materiale organico e il fango accumulato nei vuoti della pavimentazione.
Pulizia del pavimento - iStock
Va però eseguita con una pressione calibrata: se troppo bassa non pulisce, se troppo alta può danneggiare le fughe o spostare i masselli.
Anche per quest'ultimo motivo, aumentare la pressione dell'acqua in casa propria non è sempre consigliabile.
L'aspirazione a vuoto è più efficace e meno invasiva, ma richiede attrezzature professionali che non tutti i posatori hanno a disposizione.
In ogni caso, dopo la pulizia è consigliabile un trattamento antimuffa per rallentare la ricrescita di muschio e alghe.
Chi sceglie una pavimentazione drenante lo fa spesso convinto che sia una soluzione a manutenzione zero.
Questa aspettativa è sbagliata, in quanto un sistema drenante ben progettato e posato su un terreno idoneo può durare decenni senza problemi rilevanti.
Ma se i sottofondi per pavimenti sono sottodimensionati, se manca il geotessile o se il terreno è prevalentemente argilloso, i problemi arriveranno comunque, e prima del previsto.
Posa del pavimento - iStock
La pulizia periodica (almeno ogni due anni in aree con vegetazione vicina, ogni tre in ambienti meno esposti) è una manutenzione necessaria, non opzionale.
I prodotti trattanti anti-intasamento, spesso pubblicizzati come soluzione definitiva, nella pratica rallentano il problema ma non lo eliminano.
L'unico intervento risolutivo, in caso di sottofondo saturo, resta lo scavo e la sostituzione parziale o totale degli strati inferiori.
Se i controlli confermano che il problema è nel sottofondo o nel geotessile, l'intervento richiede la rimozione almeno parziale della pavimentazione.
Non si tratta di un lavoro che si può improvvisare: occorre smontare i masselli o tagliare il calcestruzzo, rimuovere la ghiaia satura, sostituire o ripristinare il geotessile, reintegrare il sottofondo con materiale pulito e riposare la superficie.
Pozzetto esterno - iStock
In alcuni casi conviene approfittare dell'intervento per aumentare lo spessore del sottofondo o per migliorare il sistema di raccolta con pozzetti aggiuntivi.
È il momento giusto anche per verificare che la pendenza della superficie sia corretta: il minimo raccomandato per un buon scorrimento è dell'1-2% verso un punto di raccolta.
Chi si trova ad affrontare questo tipo di intervento dovrebbe richiedere un preventivo che specifichi chiaramente i materiali utilizzati per il sottofondo (granulometria della ghiaia, spessore degli strati, tipologia del geotessile).
Quando un pavimento drenante non funziona più, le cause possono essere molteplici.
Indicativamente, ciò accade quando i pori tra gli inerti sono stati ostruiti.
E le cause di questa ostruzione possono essere altrettanto molteplici. Si può infatti passare dallo sporco, dal muschio all'intasamento dei sottofondi per pavimento.
Il problema appena descritto, è fortunatamente risolvibile grazie ad una pulizia profonda ad alta pressione.
In alternativa, nei casi più gravi si può ricorrere ad un ripristino localizzato della superficie.
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