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Dopo una tinteggiatura appena fatta, l’odore di pittura è quasi inevitabile.
A volte è leggero e sparisce in poche ore, altre volte resta per giorni e si concentra in alcune stanze, soprattutto se la casa è poco ventilata o se sono stati dati più strati ravvicinati.
Tinteggiatura interna con il rullo - Getty Images
Il fastidio non è solo olfattivo: spesso si associa a mal di testa, gola secca o la sensazione di respirare “aria ferma”.
La prima cosa utile da chiarire è che non esiste un unico tempo valido per tutti.
La durata dell’odore dipende da una combinazione di fattori: tipo di pittura, quantità applicata, temperatura, umidità e capacità della casa di disperdere ciò che evapora.
L’odore è legato a ciò che la pittura rilascia mentre asciuga.
Anche le idropitture, considerate più “pulite”, possono rilasciare composti volatili durante le prime fasi di essiccazione e nelle ore successive.
Se la pittura forma in fretta la pellicola superficiale ma sotto resta umidità o materiale ancora in fase di rilascio, l’odore può rimanere percepibile più a lungo.
Un errore comune è pensare che asciutto al tatto significhi finito.
In realtà l’essiccazione completa richiede più tempo, e la fase di rilascio può proseguire anche quando la parete sembra perfetta.
In molti casi l’odore si riduce nettamente entro 24–48 ore, soprattutto se la tinteggiatura è stata leggera e l’ambiente è ben ventilato.
Le tempistiche di asciugatura sono variabili - Getty Images
In altre situazioni invece, può durare più a lungo: stanze chiuse, umidità elevata, temperature basse e più mani di pittura date in tempi stretti allungano la permanenza.
In pratica, più l’aria interna resta ferma, più ciò che evapora rimane in circolo.
È il motivo per cui l’odore sembra attaccarsi ai tessuti: tende, divani, tappeti e persino i vestiti possono assorbire una parte degli odori e rilasciarli lentamente.
Non tutte le pitture si comportano allo stesso modo.
Alcune formulazioni hanno un odore più marcato in partenza ma si dissipano rapidamente.
Altre invece sembrano leggere all’inizio e poi restano percepibili più a lungo.
Anche finiture particolari, fondi, fissativi e prodotti isolanti possono contribuire.
Non tutte le pitture sono uguali - Getty Images
Un aspetto spesso sottovalutato è la stratificazione: se sotto c’è un fissativo o un prodotto specifico e sopra una pittura “standard”, l’odore complessivo non dipende da un solo elemento.
Quando l’odore è molto intenso, è utile ricordarsi cosa è stato applicato prima della pittura finale.
Umidità e temperatura concorrono in modo netto.
Con temperature basse l’essiccazione rallenta e l’odore resta più a lungo.
Con umidità alta l’acqua presente nella pittura evapora più lentamente e l’ambiente tende a trattenere ciò che viene rilasciato.
Questo spiega perché lo stesso lavoro può avere esiti diversi in due case simili: una stanza scaldata e ventilata smaltisce in fretta, una stanza fredda e chiusa trattiene.
È anche il motivo per cui i locali meno usati (ripostigli, camere ospiti, disimpegni) sono quelli in cui l’odore sembra “non finire mai”.
Arieggiare è la prima misura sensata, ma va fatto con criterio.
Aprire una finestra per pochi minuti ogni tanto spesso non cambia molto.
In presenza di bambini meglio arieggiare bene - Getty Images
Al contrario, creare un ricambio d’aria reale (una corrente controllata, anche breve, ma efficace) tende a ridurre l’odore più rapidamente.
Un errore abbastanza comune è tenere la finestra socchiusa per ore senza vero ricambio: disperde poco e si raffreddano le superfici, rallentando l’asciugatura.
In molti casi è più utile fare aerazioni brevi ma “decise”, soprattutto nelle ore più miti della giornata.
Tessuti e imbottiti assorbono odori.
È il motivo per cui, anche quando la stanza sembra migliorata, l’odore può tornare appena si chiudono le finestre o si accende il riscaldamento.
Il calore e l’aria in movimento rimettono in circolo ciò che è stato assorbito.
Se l’obiettivo è ridurre la persistenza, ha senso non reintrodurre subito tende, cuscini e tessili appena lavati in una stanza ancora satura.
Anche coprire tutto con teli non è sempre risolutivo: i tessuti trattengono, e poi rilasciano.
Ci sono casi in cui vale la pena essere più cauti: presenza di bambini piccoli, animali domestici, persone sensibili agli odori, ambienti dove si dorme.
In queste situazioni non serve allarmarsi, ma conviene gestire l’aerazione meglio e se possibile, programmare i lavori in modo da non tinteggiare tutte le stanze insieme.
Se l’odore resta molto intenso oltre alcuni giorni nonostante ricambio d’aria adeguato, oppure se è associato a fastidi importanti, può essere utile confrontarsi con chi ha eseguito il lavoro per capire quali prodotti sono stati usati e in che quantità.
Un altro degli errori più frequenti è coprire l’odore con profumatori o spray.
Funziona per pochi minuti e spesso rende l’aria più pesante, perché si sommano sostanze diverse.
Strumenti per tinteggiare -
Getty Images
Errato anche chiudere tutto per far asciugare meglio: senza ricambio l’odore resta intrappolato, soprattutto se l’umidità interna è già alta.
L’approccio più efficace è sempre lo stesso: favorire asciugatura e ricambio senza raffreddare eccessivamente le superfici e senza aggiungere ulteriori sostanze nell’aria.
Negli ultimi anni si sono diffuse pitture certificate a bassissime emissioni, pensate proprio per migliorare la qualità dell’aria interna dopo i lavori.
Alcuni prodotti riportano classificazioni come A+ per le emissioni di VOC o altre certificazioni ambientali che attestano un rilascio molto contenuto di sostanze volatili nelle prime fasi di asciugatura.
Questo non significa che siano completamente inodori o che non rilascino nulla, ma che le emissioni rientrano in limiti molto più restrittivi rispetto agli standard minimi di legge.
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