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Tetti e lastrici: impermeabilizzazione contro piogge intense e grandine

Come progettare l’impermeabilizzazione di tetti piani e lastrici contro piogge intense e grandine valutando membrane, pendenze, scarichi, dettagli e protezioni.
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Piogge intense e grandine richiedono prestazioni diverse alla copertura


Quando si deve impermeabilizzare un tetto o un lastrico contro piogge particolarmente intense e grandine è importante distinguere due sollecitazioni che agiscono sulla copertura in maniera differente.

Impermeabilizzazione lastrico solare con guaine liquide Impermeabilizzazione lastrico solare con guaine liquide - Icobit



In presenza di bombe d’acqua e precipitazioni particolarmente intense, il problema principale diventa la capacità della copertura di smaltire rapidamente l’acqua senza creare accumuli in prossimità di soglie, parapetti, risvolti e altri punti vulnerabili.

Quando la portata in arrivo supera temporaneamente quella che gli scarichi riescono a gestire, il livello dell’acqua può infatti aumentare e mettere sotto pressione parti della copertura che, in condizioni ordinarie, vengono sollecitate molto meno.

La grandine sottopone invece il sistema a un’azione prevalentemente meccanica, perché chicchi di dimensioni e velocità elevate possono danneggiare membrane esposte, lucernari, scossaline e componenti superficiali.

Non è quindi sufficiente aumentare semplicemente lo spessore della guaina per ottenere una maggiore protezione da entrambi i fenomeni.

Una copertura efficace nasce dall’interazione tra pendenze corrette, capacità degli scarichi, caratteristiche della membrana, stabilità del supporto e corretta esecuzione dei raccordi.

Anche la manutenzione svolge un ruolo importante, perché uno scarico ostruito o una lesione non individuata possono compromettere un sistema impermeabile che, sulla carta, possiede prestazioni adeguate.


Evitare che la copertura diventi una vasca durante le piogge intense


Una membrana impermeabile deve essere in grado di resistere all’acqua nelle condizioni previste dal sistema, ma il progetto di una copertura non dovrebbe basarsi sulla possibilità di lasciare grandi quantità d’acqua ferme sulla superficie.

Su tetti piani e lastrici le pendenze effettive devono permettere all’acqua di raggiungere bocchettoni, canalette e punti di raccolta senza creare ristagni prolungati.

Anche una superficie comunemente definita piana presenta infatti una geometria studiata per indirizzare il deflusso.

Durante un rifacimento occorre inoltre controllare il livello che realmente governa il percorso dell’acqua.

Una nuova pavimentazione può sembrare perfettamente inclinata, mentre sotto le piastrelle lo strato impermeabile presenta depressioni nelle quali l’acqua penetrata attraverso fughe e giunti tende a fermarsi.

Anche piccoli avvallamenti locali possono diventare critici durante precipitazioni molto intense, soprattutto se situati davanti a una soglia o vicino a un risvolto impermeabile.

In condizioni ordinarie possono provocare soltanto una piccola pozza, mentre durante un temporale severo contribuiscono all’innalzamento del livello proprio nel punto meno favorevole.

La corretta impermeabilizzazione deve quindi essere accompagnata da una verifica della geometria del supporto, evitando di affidare alla sola membrana il compito di compensare difetti di pendenza.


Gli scarichi devono essere dimensionati in funzione della pioggia di progetto


La capacità di drenaggio di una copertura dipende dalla quantità d’acqua che può raggiungerla nell’intervallo di tempo considerato e dalla superficie complessiva che convoglia l’acqua verso ciascun punto di raccolta.

Lavori di impermeabilizzazione con guaine liquide Lavori di impermeabilizzazione con guaine liquide - Icobit



Per questo motivo il numero e le dimensioni degli scarichi non dovrebbero essere stabiliti semplicemente in base all’esperienza visiva.

Un singolo bocchettone può risultare adeguato per una piccola terrazza e insufficiente per un grande lastrico, soprattutto durante un evento meteorico molto intenso.

Nel calcolo entrano inoltre in gioco il diametro dello scarico, la sua conformazione, il percorso delle tubazioni, le curve e le caratteristiche della rete posta a valle.

Un grande bocchettone serve a poco se viene collegato immediatamente a una tubazione troppo piccola o a un pozzetto incapace di ricevere la portata prevista. La verifica deve quindi interessare l’intero percorso dell’acqua.

La UNI EN 12056-3 rappresenta il riferimento tecnico per il drenaggio delle coperture e il dimensionamento deve essere effettuato utilizzando dati di pioggia coerenti con la località e con i criteri progettuali adottati.

Questo aspetto diventa particolarmente importante negli interventi di recupero, perché applicare un nuovo manto impermeabile lasciando invariati vecchi scarichi insufficienti significa conservare una delle possibili cause dei problemi precedenti.


Troppo pieni, soglie e risvolti limitano i danni in caso di accumulo


Anche uno scarico correttamente dimensionato può perdere temporaneamente parte della propria capacità a causa di foglie, rametti, detriti o altri materiali trasportati dall’acqua e dal vento.

Lastrico solare impermeabilizzato Lastrico solare impermeabilizzato - Icobit



Su una copertura delimitata da parapetti il livello può quindi continuare a salire senza trovare una via naturale di sfogo.

Quando la configurazione della copertura lo richiede, la presenza di un troppo pieno o di un sistema di drenaggio secondario permette all’acqua di uscire prima di raggiungere una quota pericolosa.

La posizione dell’apertura deve essere coordinata con le soglie delle portefinestre, con i risvolti della guaina e con gli altri elementi sensibili, perché un troppo pieno collocato eccessivamente in alto potrebbe entrare in funzione soltanto dopo che l’acqua ha già raggiunto un punto vulnerabile.

Allo stesso tempo l’impermeabilizzazione deve proseguire correttamente lungo parapetti e pareti, raccordandosi con bocchettoni, tubazioni, lucernari e altri attraversamenti.

Molte infiltrazioni non si verificano infatti nella parte centrale della superficie, ma in corrispondenza dei dettagli.

Anche l’aumento della quota esterna durante una ristrutturazione richiede attenzione: sovrapporre nuovi strati alla pavimentazione può ridurre progressivamente la distanza dalle soglie, diminuendo il margine disponibile in caso di accumulo eccezionale.


Membrane bituminose, sintetiche e liquide devono essere valutate caso per caso


Non esiste una tipologia di impermeabilizzazione che possa essere considerata migliore in assoluto per qualsiasi copertura.

Impermeabilizzazione con guaina bituminosa Impermeabilizzazione con guaina bituminosa - Icobit



Le membrane bituminose rappresentano una tecnologia consolidata e possono essere utilizzate in numerose stratigrafie, mentre i sistemi sintetici in PVC, TPO, EPDM e materiali analoghi prevedono differenti modalità di posa, fissaggio e saldatura.

I prodotti impermeabilizzanti applicati liquidi vengono invece stesi direttamente sul supporto e, dopo l’indurimento, formano una membrana continua particolarmente adatta a superfici articolate e zone con numerosi dettagli costruttivi.

La continuità del rivestimento non significa tuttavia che l’applicazione possa essere eseguita senza precise regole.

Preparazione del fondo, condizioni ambientali, quantità di prodotto, eventuali armature e trattamento dei raccordi concorrono alle prestazioni finali.

La UNI 11928-1:2023 riguarda caratteristiche e requisiti dei prodotti impermeabilizzanti liquidi, mentre la UNI 11928-2:2026 disciplina le metodologie di posa quando questi sistemi costituiscono l’elemento primario di tenuta della copertura.

Tra i produttori che operano nel settore rientra Icobit Italia S.r.l., la cui gamma comprende membrane liquide destinate a differenti supporti e configurazioni.

Anche in questo caso l’idoneità deve essere valutata sulla base della specifica documentazione tecnica e del ciclo applicativo previsto, evitando di estendere automaticamente le caratteristiche di un prodotto a qualsiasi situazione di cantiere.


La resistenza alla grandine dipende dalla membrana e dal supporto


Quando una copertura rimane direttamente esposta alla grandine, la resistenza del sistema non può essere valutata soltanto osservando lo spessore o la consistenza della membrana.

Ampio lastrico solare impermeabilizzato Ampio lastrico solare impermeabilizzato - Icobit



La UNI EN 13583 definisce una prova specifica per determinare la resistenza alla grandine delle membrane flessibili per impermeabilizzazione, attraverso condizioni di impatto controllate.

Questo tipo di verifica è importante perché il comportamento del materiale cambia anche in funzione del supporto sottostante.

Una membrana applicata sopra una superficie rigida e continua può reagire in modo diverso rispetto allo stesso materiale posato sopra uno strato maggiormente comprimibile, perché cambia il modo in cui viene assorbita l’energia dell’urto.

Il danno può manifestarsi sotto forma di perforazione, taglio, deformazione o lesione meno evidente, che potrebbe non provocare immediatamente un’infiltrazione visibile.

Per le coperture particolarmente esposte è quindi utile controllare le prestazioni dichiarate dal produttore e le condizioni nelle quali sono state determinate.

Alcuni sistemi impermeabilizzanti liquidi di Icobit Italia S.r.l., come Icoper Multiuso, sono sottoposti a prove secondo EN 13583 e riportano classificazioni di resistenza alla grandine riferite alle specifiche configurazioni testate.

Questi valori devono comunque essere interpretati insieme a supporto e stratigrafia, perché una prestazione ottenuta in prova non può essere estesa automaticamente a qualsiasi modalità di posa.


Gli strati di protezione possono ridurre l’esposizione diretta alla grandine


Non tutte le membrane impermeabilizzanti sono direttamente esposte agli agenti atmosferici.

Lavori di impermeabilizzazione Lavori di impermeabilizzazione - Icobit



Nei lastrici praticabili, per esempio, il manto può trovarsi sotto massetti, pavimentazioni o sistemi sopraelevati che svolgono anche una funzione di protezione meccanica.

In queste configurazioni i chicchi di grandine non colpiscono direttamente la membrana, ma ciò non elimina il problema del drenaggio.

In un pavimento sopraelevato su supporti l’acqua passa rapidamente attraverso i giunti tra le lastre e raggiunge la superficie impermeabile sottostante, che rimane il livello sul quale devono essere valutati pendenze e scarichi.

Lo stesso principio vale per altri sistemi protetti.

Una copertura con ghiaia può ridurre l’esposizione diretta del manto, ma deve essere progettata considerando peso, vento e manutenzione, evitando che il materiale sciolto raggiunga i bocchettoni e ne riduca la capacità.

Non è quindi corretto aggiungere indiscriminatamente uno strato pesante sopra una vecchia impermeabilizzazione con il solo intento di aumentare la protezione dalla grandine.

Prima dell’intervento devono essere controllati la portata della struttura, la compatibilità con la stratigrafia esistente e la possibilità dell’acqua di defluire senza ostacoli.

Una protezione superficiale efficace deve infatti migliorare il comportamento del sistema senza creare nuovi problemi di carico, ristagno o accessibilità.


Il supporto deve essere stabile e privo di criticità prima della posa


Una membrana impermeabilizzante segue inevitabilmente le condizioni della superficie sulla quale viene applicata.

Lavori di impermeabilizzazione su un terrazzo Lavori di impermeabilizzazione su un terrazzo - Icobit



Crepe attive, massetti friabili, giunti non correttamente trattati e fondi deformati possono continuare a rappresentare una criticità anche quando viene utilizzato un prodotto con elevate prestazioni dichiarate.

Prima della posa è quindi necessario verificare stabilità e regolarità del supporto, individuando eventuali punti nei quali l’acqua tende già a fermarsi.

Nei sistemi liquidi questo aspetto risulta particolarmente evidente, perché il rivestimento segue la geometria sottostante: se è presente una conca, la membrana può renderla impermeabile, ma non la trasforma automaticamente in una superficie capace di drenare.

Occorre inoltre controllare il grado di umidità del fondo e la sua compatibilità con primer, promotori di adesione e altri componenti previsti dal ciclo.

Negli interventi su vecchie coperture è importante stabilire se il manto esistente possa essere mantenuto, riparato o debba essere rimosso.

Sovrapporre una nuova impermeabilizzazione sopra strati deteriorati o già saturi d’acqua può infatti nascondere temporaneamente il problema senza eliminarne la causa.

La preparazione del fondo non deve quindi essere considerata una semplice operazione preliminare, ma una parte integrante del sistema impermeabile, dalla quale dipendono adesione, continuità e durabilità dell’intervento.


Giunti e movimenti termici devono essere gestiti senza interrompere la tenuta


Le coperture sono sottoposte durante l’anno a variazioni di temperatura che possono provocare dilatazioni e contrazioni anche significative.

Esempi di impermeabilizzazione di terrazzi e lastrico solare Esempi di impermeabilizzazione di terrazzi e lastrico solare per evitare infiltrazione tetto - Icobit



Struttura, massetti, pavimentazione e membrana impermeabile non possiedono necessariamente lo stesso comportamento, per cui il sistema deve essere progettato in modo da assorbire i movimenti previsti senza sviluppare tensioni incompatibili.

I giunti strutturali non dovrebbero essere semplicemente ricoperti con una membrana continua come se fossero normali fessure, perché devono poter continuare a svolgere la propria funzione consentendo gli spostamenti tra le parti dell’edificio.

Sono quindi necessari dettagli specifici capaci di mantenere la continuità dell’impermeabilizzazione senza bloccare il movimento.

Anche i giunti presenti nei massetti e nelle pavimentazioni devono essere coordinati con ciò che si trova negli strati sottostanti.

Una terrazza può mostrare una superficie apparentemente integra e allo stesso tempo avere una membrana sottoposta a sollecitazioni concentrate in corrispondenza di un giunto realizzato o raccordato in maniera errata.

Piogge intense e grandine non sono sempre la causa primaria di queste debolezze, ma possono rendere evidente una criticità già presente.

Per questo la corretta gestione dei movimenti del supporto deve essere affrontata nella fase progettuale e non soltanto quando compaiono fessure o infiltrazioni.


Bocchettoni e canalette devono rimanere accessibili per la manutenzione


Durante una precipitazione intensa, anche una copertura ben impermeabilizzata dipende dalla possibilità dell’acqua di raggiungere e attraversare i punti di scarico.

Lastrico solare impermeabilizzato Lastrico solare ed impermeabilizzazione tetto - Icobit



Per questo bocchettoni e canalette devono poter essere controllati e puliti senza interventi invasivi. Una griglia ricoperta da foglie può ridurre notevolmente la capacità di smaltimento proprio nel momento in cui la portata richiesta è maggiore, trasformando una criticità di manutenzione in un problema di impermeabilizzazione.

Il rischio aumenta in presenza di alberi vicini, perché foglie, rametti e altri detriti possono essere trasportati rapidamente verso le zone di raccolta.

Anche ghiaia e materiali sciolti utilizzati negli strati superiori devono essere mantenuti a distanza dagli imbocchi attraverso sistemi di contenimento adeguati.

L’accessibilità dovrebbe quindi essere valutata già durante la progettazione. Uno scarico posizionato sotto una pedana fissa, dietro un macchinario o in una zona difficilmente raggiungibile tenderà inevitabilmente a essere controllato meno spesso.

Lo stesso vale per troppo pieni e griglie, che devono rimanere visibili e ispezionabili. Nasconderli dietro fioriere o elementi permanenti può compromettere una funzione essenziale di sicurezza.

Una buona manutenzione non sostituisce il corretto dimensionamento della copertura, ma permette di conservare nel tempo la capacità di drenaggio prevista dal progetto.


Fotovoltaico e impianti tecnici non devono ostacolare il deflusso dell’acqua


Le coperture vengono sempre più spesso utilizzate come superficie per pannelli fotovoltaici, unità esterne di climatizzazione, antenne e altri impianti tecnici.

Ogni nuovo elemento introduce staffe, zavorre, attraversamenti e zone che possono rendere più difficile l’accesso alla membrana o modificare il percorso dell’acqua.

La presenza degli impianti deve quindi essere coordinata con la tenuta della copertura.

Forare una membrana per installare una staffa e successivamente applicare un sigillante generico intorno al punto di fissaggio non equivale a realizzare un dettaglio impermeabile progettato.

Anche i sistemi che non perforano il manto, come quelli zavorrati, devono essere disposti evitando di creare sbarramenti al deflusso o di sovraccaricare localmente la stratigrafia.

I pannelli possono inoltre nascondere porzioni di superficie e rendere più difficile individuare lesioni, ristagni o danni provocati dalla grandine.

Quando si rifà una copertura già dotata di impianti, può quindi essere necessario prevedere smontaggio e riposizionamento delle apparecchiature per poter intervenire correttamente.

Nel caso degli impianti fotovoltaici devono inoltre essere considerate le specifiche valutazioni di sicurezza antincendio, senza confondere le classificazioni di comportamento al fuoco con una generica garanzia di idoneità dell’intero sistema. Impermeabilizzazione, impianti e sicurezza della copertura devono essere valutati insieme.


Un nuovo strato impermeabile non risolve scarichi e pendenze insufficienti


Uno degli errori più comuni negli interventi di manutenzione consiste nel considerare la nuova impermeabilizzazione come una soluzione indipendente dalle caratteristiche della copertura esistente.

Si può pensare, per esempio, a un lastrico nel quale durante i temporali più intensi l’acqua arriva già molto vicino alla soglia di una portafinestra.

Se il vecchio manto appare deteriorato, applicare una nuova membrana liquida può eliminare diverse discontinuità superficiali, ma non modifica automaticamente il numero degli scarichi, le pendenze o l’altezza della soglia.

Durante una precipitazione severa il livello dell’acqua continuerà quindi a salire in modo simile a quanto avveniva prima.

L’intervento dovrebbe partire dalla verifica della capacità di drenaggio, considerando geometria della superficie, dimensioni degli scarichi e possibilità di predisporre un percorso di emergenza per l’acqua.

Lo stesso principio vale per la grandine.

Sostituire un vecchio manto con un prodotto scelto soltanto in funzione del prezzo o dello spessore non permette di conoscere il comportamento reale all’impatto, soprattutto quando la membrana è installata sopra un supporto comprimibile.

Pioggia intensa e grandine devono quindi essere trattate come due sollecitazioni differenti, scegliendo la soluzione dopo aver individuato con precisione le criticità della copertura esistente.


Dopo piogge intense o grandinate è utile controllare la copertura


La manutenzione di un tetto non dovrebbe iniziare soltanto quando l’acqua ha già prodotto una macchia visibile all’interno dell’edificio.

Impermeabilizzazione della copertura di un edificio industriale Impermeabilizzazione della copertura di un edificio industriale - icobit



Dopo un temporale particolarmente intenso, se la copertura è raggiungibile in condizioni di sicurezza, può essere utile verificare la presenza di ristagni anomali, controllare che griglie e bocchettoni non siano ostruiti e accertarsi che gli eventuali troppo pieni rimangano liberi.

Dopo una grandinata significativa l’ispezione dovrebbe concentrarsi anche sulle membrane direttamente esposte, sui raccordi, sui lucernari e sulle scossaline.

Perforazioni, tagli o distacchi possono risultare evidenti, ma alcune lesioni possono essere meno riconoscibili e manifestarsi soltanto durante precipitazioni successive.

L’assenza immediata di infiltrazioni non dimostra quindi che ogni parte del sistema sia rimasta completamente integra.

Particolare attenzione merita la zona intorno a giunti e attraversamenti, perché un punto già sollecitato può essere più vulnerabile all’impatto.

Il sopralluogo non deve però trasformarsi in un rischio per chi lo esegue e tetti fragili, superfici non praticabili o coperture difficilmente accessibili richiedono l’intervento di personale attrezzato.

Quando sono visibili segni sospetti oppure l’edificio ha già avuto problemi di infiltrazione, una verifica professionale consente di individuare una lesione localizzata prima che piogge successive provochino danni più estesi.


Come progettare l’impermeabilizzazione per eventi meteorici più severi


Una copertura capace di affrontare precipitazioni molto intense e grandinate non si ottiene semplicemente scegliendo una membrana descritta come più resistente.

La progettazione dovrebbe partire dal comportamento dell’acqua, definendo pendenze reali, bacini di raccolta, portata degli scarichi e conseguenze di una loro eventuale ostruzione parziale.

Occorre poi verificare troppo pieni, soglie e altezza dei risvolti, in modo che un accumulo eccezionale trovi una via di uscita prima di raggiungere i punti più vulnerabili.

Il sistema impermeabile può quindi essere scelto in funzione del supporto, della destinazione della copertura, dell’esposizione agli agenti atmosferici e delle prestazioni documentate.

Se il manto rimane direttamente esposto, anche la resistenza agli urti assume un peso maggiore nella selezione.

I dettagli devono essere progettati con la stessa attenzione dedicata alla superficie centrale, perché bocchettoni, angoli, parapetti, giunti e attraversamenti rappresentano spesso le zone più delicate.

Infine occorre pensare alla manutenzione futura, lasciando accessibili scarichi, raccordi e punti di controllo.

Di fronte a un evento meteorico molto severo la membrana costituisce l’ultima barriera all’ingresso dell’acqua, ma una copertura correttamente progettata deve innanzitutto riuscire a convogliarla e smaltirla in sicurezza senza sottoporre inutilmente il sistema di tenuta a condizioni critiche.


Fine Articolo
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A chi rivolgersi per impermeabilizzare tetti e lastrici


Logo Azienda Icobit Per la realizzazione o il rifacimento dell’impermeabilizzazione di tetti e lastrici è possibile rivolgersi a imprese specializzate che utilizzano sistemi compatibili con il supporto e con le condizioni di esercizio della copertura.

Tra le aziende attive nel settore c’è Icobit Italia S.r.l., che sviluppa membrane impermeabilizzanti liquide destinate a differenti applicazioni in edilizia, dalle coperture residenziali agli interventi su vecchi manti bituminosi.

La gamma comprende prodotti utilizzabili su supporti cementizi, metallici e altre superfici previste dalle rispettive schede tecniche, con soluzioni specifiche anche per terrazzi, balconi e coperture esposte agli agenti atmosferici.

Prima dell’intervento è comunque necessario valutare stato del supporto, pendenze, scarichi e dettagli costruttivi, perché la scelta del prodotto deve sempre essere inserita in un sistema impermeabile progettato e posato correttamente.



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