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Quando i filtri del climatizzatore sono sporchi, l’aria attraversa con maggiore difficoltà l’unità interna e raggiunge la batteria evaporante in quantità ridotta.
Malfunzionamento condizionatore in salotto - Getty Images
Lo scambiatore riceve quindi meno calore dall’ambiente e può raffreddarsi oltre il normale.
In queste condizioni l’umidità presente nell’aria condensa più facilmente sulle alette e nei casi più gravi, può trasformarsi in brina o ghiaccio.
Il problema diventa evidente quando il ghiaccio si scioglie: la vaschetta raccoglie molta acqua in poco tempo e può traboccare se lo scarico è lento, sporco o parzialmente ostruito.
I filtri intasati quindi, non producono direttamente più acqua, ma alterano la formazione e lo smaltimento della condensa, aumentando il rischio di gocciolamenti dallo split.
La prima soluzione consiste nel pulire i filtri, controllare che il flusso d’aria sia tornato regolare e verificare che la condensa defluisca correttamente dal tubo esterno.
Il filtro ha il compito di trattenere polvere, peli e particelle prima che l’aria raggiunga l’evaporatore.
Con il passare del tempo, però, lo sporco crea una barriera che riduce la portata d’aria.
Il ventilatore continua a funzionare, ma aspira meno aria e la distribuisce con maggiore difficoltà attraverso le alette dello scambiatore.
Questo squilibrio fa lavorare il climatizzatore più a lungo, riduce il comfort e può rendere alcune zone della batteria molto più fredde di altre.
La condensa non si forma più in maniera uniforme e può raccogliersi in punti non previsti, essere trascinata verso le bocchette oppure raggiungere la vaschetta con maggiore irregolarità.
Per capire se il problema dipende dai filtri, bisogna osservare la forza del getto.
Se l’aria esce debole anche con la ventola impostata al massimo, conviene spegnere l’apparecchio, aprire il pannello frontale ed esaminare lo stato dei filtri.
Quando l’aria che attraversa l’evaporatore è insufficiente, la temperatura superficiale della batteria può scendere fino a favorire la formazione di ghiaccio.
Unità esterna con ghiaccio - Getty Images
All’inizio compare una sottile brina sulle alette; in seguito lo strato aumenta e restringe ulteriormente gli spazi attraversati dall’aria.
Si crea così un circolo vizioso: meno aria passa, più la batteria si raffredda e più rapidamente il ghiaccio si estende.
Il gocciolamento spesso non compare mentre il climatizzatore è acceso, ma dopo lo spegnimento o quando il compressore rallenta.
Il ghiaccio si scioglie in poco tempo e riversa nella vaschetta una quantità d’acqua superiore a quella normalmente prodotta nello stesso intervallo.
Se si nota della brina dietro i filtri, bisogna spegnere la funzione di raffrescamento e lasciare scongelare completamente l’unità.
Non si deve rimuovere il ghiaccio con coltelli, cacciaviti o altri utensili, perché si rischia di piegare le alette o perforare la batteria.
La presenza di acqua nel tubo di scarico esterno è normale: durante il raffrescamento il climatizzatore sottrae umidità all’aria e la convoglia verso la vaschetta.
Condizionatore con unità esterna - Getty Images
La quantità può aumentare nelle giornate calde e umide senza indicare necessariamente un malfunzionamento.
Il problema nasce quando l’acqua esce dalle alette, scorre lungo la parete oppure forma delle gocce sotto lo split.
Un filtro sporco può essere coinvolto soprattutto se il fenomeno è accompagnato da un getto debole, raffrescamento lento, rumori insoliti o ghiaccio sull’evaporatore.
Se invece l’aria esce con forza e non sono visibili tracce di brina, è più probabile che la perdita dipenda dal drenaggio.
In questo caso bisogna verificare se dal tubo esterno esce acqua, se il terminale è schiacciato o immerso in un recipiente pieno e se lo scarico presenta una pendenza sufficiente.
Distinguere le due situazioni permette di intervenire sulla causa corretta.
La diminuzione della potenza del getto è uno dei primi segnali di un filtro intasato, ma non è l’unico.
Il climatizzatore può impiegare più tempo per raggiungere la temperatura impostata, rimanere acceso quasi continuamente oppure produrre un rumore più intenso durante la ventilazione.
Dalle bocchette possono inoltre provenire odori di polvere o muffa, soprattutto dopo un lungo periodo di inutilizzo.
Un altro sintomo significativo è la presenza di gocce sulle alette, accompagnata da piccole tracce di ghiaccio visibili dietro il pannello frontale.
Anche l’aumento dei consumi può dipendere dalla scarsa circolazione dell’aria, perché il compressore deve lavorare più a lungo per raffreddare l’ambiente.
Per eseguire un controllo visivo basta sollevare il pannello dello split a climatizzatore spento.
Se la rete filtrante appare grigia, coperta di lanugine o non lascia passare la luce, è necessario procedere alla pulizia prima di riutilizzare il raffrescamento.
Prima di pulire i filtri bisogna spegnere il climatizzatore e togliere l’alimentazione, quindi aprire il pannello frontale seguendo le istruzioni del produttore.
Rimozione filtri del condizionatore - Getty Images
I filtri devono essere estratti senza forzarli e liberati dalla polvere con un aspirapolvere a bassa potenza o con una spazzola morbida.
Se il manuale consente il lavaggio, si possono sciacquare con acqua tiepida e una piccola quantità di detergente neutro, evitando prodotti aggressivi, alcool e acqua molto calda.
Prima del rimontaggio devono asciugare completamente all’ombra, perché reinserirli ancora bagnati può favorire cattivi odori e accumuli di umidità.
Dopo la pulizia conviene riaccendere l’apparecchio, impostare una ventilazione media e verificare se il flusso è migliorato.
Se la batteria era ghiacciata, bisogna attendere che sia completamente scongelata prima di utilizzare nuovamente il raffrescamento.
La pulizia dei filtri comunque, non sostituisce quella professionale di evaporatore, ventola tangenziale e vaschetta.
Se il climatizzatore continua a perdere acqua dopo la pulizia dei filtri, il controllo successivo riguarda il sistema di scarico.
Pulizia filtri del condizionatore - Getty Images
La condensa deve scendere nella vaschetta e raggiungere il tubo senza incontrare ostacoli.
Polvere, biofilm, muffe e piccoli depositi possono rallentare il deflusso fino a provocare un trabocco.
Dall’esterno si può verificare che il tubo non sia piegato, schiacciato o rivolto verso l’alto e che il terminale non sia ostruito da terra, foglie o insetti.
Non è invece consigliabile introdurre fili rigidi o utilizzare aria ad alta pressione, perché si potrebbe scollegare il tubo all’interno dello split o danneggiare i raccordi.
Se l’acqua non esce all’esterno mentre gocciola nella stanza, è probabile che lo scarico sia bloccato o che la vaschetta presenti un problema.
In questa situazione è preferibile interrompere l’utilizzo e richiedere la pulizia del drenaggio, specialmente quando lo split si trova sopra mobili o prese elettriche.
La frequenza di pulizia dipende dall’utilizzo del climatizzatore e dalle condizioni dell’ambiente.
Durante la stagione estiva, un controllo ogni due settimane è una buona regola per gli split utilizzati quotidianamente, mentre in stanze poco polverose può essere sufficiente un intervallo più lungo, secondo quanto indicato dal produttore.
I filtri si sporcano più rapidamente nelle abitazioni con animali, fumatori, finestre spesso aperte, lavori edili nelle vicinanze o molti tappeti e tessuti.
Non bisogna aspettare che il getto diminuisca o compaia una perdita: una manutenzione regolare limita lo sporco che raggiunge la batteria, mantiene stabile la portata d’aria e riduce i consumi.
Prima della prima accensione stagionale è utile pulire i filtri e controllare il tubo di scarico.
A fine estate invece, si può utilizzare per qualche tempo la sola ventilazione per asciugare l’interno dello split.
I filtri deformati, rotti o ormai deteriorati devono essere sostituiti con ricambi compatibili.
La presenza di filtri puliti non esclude altri problemi capaci di provocare condensa anomala.
Tecnico a lavoro sul condizionatore - Getty Images
Una batteria molto sporca, una ventola che gira lentamente, un sensore difettoso o una quantità insufficiente di refrigerante possono causare temperature irregolari e formazione di ghiaccio.
Anche uno split installato fuori livello, una vaschetta crepata, un tubo senza la pendenza necessaria o una pompa di condensa guasta possono far uscire acqua nell’ambiente.
È necessario chiamare un tecnico quando il ghiaccio ricompare dopo la pulizia, il climatizzatore raffredda poco, si sentono rumori metallici, l’acqua raggiunge componenti elettrici oppure la perdita è abbondante.
Non bisogna tentare di aprire il circuito frigorifero o smontare la batteria, perché sono interventi che richiedono strumenti e competenze specifiche.
Comunicare al tecnico quando compare il gocciolamento, se è presente ghiaccio e se l’acqua esce dal tubo esterno può rendere la diagnosi più rapida e precisa.
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