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Usare gli inerti da demolizione in edilizia significa affrontare uno dei temi più strategici per ridurre l'impatto ambientale di questo settore.
Demolizione di un condominio - Foto Pixabay
Questi materiali, se gestiti correttamente, permettono di limitare l'estrazione di sabbia e ghiaia, diminuire le emissioni e trasformare gli edifici dismessi in una vera miniera urbana.
Le ricerche europee e italiane mostrano con chiarezza il potenziale del riciclo: dagli studi LCA di Lachat, che evidenziano percentuali altissime di recupero, fino alle sperimentazioni dell'Università di Cagliari, che confermano prestazioni affidabili anche nelle infrastrutture stradali.
Il quadro normativo, con obblighi come i CAM e il Protocollo UE del 2024, spinge verso modelli sempre più circolari.
Riciclare gli inerti quindi non è solo possibile: è una strada concreta per avvicinarsi a un'edilizia davvero sostenibile.
Gli inerti da demolizione rappresentano la componente più consistente dei rifiuti prodotti dal settore delle costruzioni e comprendono materiali che, pur essendo considerati “di scarto”, conservano un valore tecnico significativo.
Inerti da demolizione - Foto Pixabay
Calcestruzzo frantumato, mattoni, ceramiche, pietre naturali, intonaci e asfalti: tutto ciò che deriva da un edificio dismesso può trasformarsi in una risorsa, a patto che venga gestito in modo corretto.
Questi materiali, definiti “inerti” perché non subiscono trasformazioni chimiche rilevanti, possono essere recuperati attraverso processi di selezione, frantumazione e vagliatura che ne ripristinano le caratteristiche utili.
Capire la natura e la composizione degli inerti da demolizione è il primo passo per riconoscere il loro potenziale all'interno di un modello edilizio più circolare, in cui ciò che oggi è rifiuto può diventare materia prima per le costruzioni di domani.
Gli inerti da demolizione sono diventati centrali nella nuova edilizia sostenibile perché rappresentano una delle risorse più immediate e sottovalutate per ridurre l'impatto ambientale del settore delle costruzioni.
Inerti da demolizione favoriscono il modello circolare - Foto Sora
Ogni edificio demolito genera tonnellate di materiali che, invece di finire in discarica, possono essere trasformati in aggregati riciclati pronti per nuovi utilizzi.
Questo approccio permette di diminuire l'estrazione di sabbia, ghiaia e pietra, riducendo consumi energetici, emissioni e alterazioni del territorio.
Allo stesso tempo, favorisce un modello circolare in cui i rifiuti diventano materia prima, abbattendo sprechi e costi.
In un settore responsabile di una significativa quota di emissioni globali, valorizzare gli inerti da demolizione non è solo una scelta tecnica, ma una strategia necessaria per avvicinarsi a un'edilizia realmente sostenibile.
Riutilizzare questi materiali significa trasformare un rifiuto in una risorsa capace di tagliare drasticamente l'impatto ambientale dell'edilizia.
Cava di sabbia e ghiaia - Foto Pixabay
Il processo parte dalla demolizione selettiva, una pratica che permette di separare i materiali direttamente in cantiere, evitando contaminazioni e migliorando la qualità del riciclato.
Una volta raccolti, gli inerti vengono frantumati, vagliati e sottoposti a controlli che ne certificano l'idoneità all'uso.
Gli aggregati riciclati così ottenuti possono sostituire parte degli inerti naturali in numerose applicazioni: sottofondi stradali, rilevati, massicciate ferroviarie, calcestruzzi non strutturali e perfino elementi prefabbricati.
Oltre a ridurre il consumo di materie prime vergini, questo sistema limita il traffico e i costi di conferimento in discarica, con benefici sia ambientali sia economici.
Un riciclo ben gestito consente quindi di chiudere il ciclo dei materiali e costruire con un impatto significativamente minore rispetto ai metodi tradizionali.
Il percorso che porta verso un'edilizia a impatto quasi nullo passa inevitabilmente dalla capacità di recuperare e valorizzare gli inerti da demolizione.
Demolizione di una casa - Foto Pixabay
Il processo inizia con una gestione più consapevole delle fasi di demolizione, dove la separazione dei materiali evita contaminazioni e facilita il riciclo.
Una volta trattati, gli inerti riciclati diventano una materia prima seconda (MPS) che può sostituire parte degli aggregati naturali, riducendo consumi energetici, emissioni e volume di scarti destinati allo smaltimento.
Questo approccio non riguarda solo i materiali, ma un cambio di mentalità: progettare edifici pensando fin dall'inizio al loro fine vita, in modo che ogni componente possa essere recuperato.
È una logica circolare che, se applicata su larga scala, rende possibile immaginare un'edilizia capace di generare valore senza esaurire risorse, avvicinandosi concretamente all'obiettivo di impatto zero.
Gli inerti da demolizione, una volta trattati e certificati, trovano oggi applicazioni molto più ampie rispetto al passato, dimostrando come il riciclo possa integrarsi senza compromessi nelle costruzioni moderne.
Gli inerti da demolizione usati per manto stradale - Foto Pixabay
Il loro utilizzo più diffuso riguarda i sottofondi stradali e i rilevati, dove gli aggregati riciclati garantiscono stabilità e prestazioni paragonabili ai materiali vergini.
Cresce però anche l'impiego in massicciate ferroviarie, drenaggi e riempimenti, settori in cui la qualità degli inerti recuperati ha raggiunto livelli tali da soddisfare le richieste tecniche più esigenti.
In edilizia, gli aggregati riciclati vengono ormai inseriti in calcestruzzi non strutturali, malte e prodotti prefabbricati, contribuendo a ridurre l'uso di sabbia e ghiaia naturali.
Perfino gli spazi esterni, come vialetti, pavimentazioni drenanti e giardini, beneficiano di questi materiali, che offrono resistenza, comodità di posa e un'impronta ambientale decisamente più contenuta.
I benefici legati al riciclo degli inerti da demolizione sono ormai supportati da dati solidi e da studi internazionali.
Macerie in una discarica - Foto Pixabay
La Commissione Europea ha evidenziato come un uso più esteso degli aggregati riciclati potrebbe ridurre fino a oltre 30 milioni di tonnellate di CO2 all'anno, grazie alla minore estrazione di sabbia e ghiaia e alla riduzione dei trasporti.
Anche sul fronte economico emergono segnali importanti: secondo un'analisi del CNR Bari, la demolizione selettiva e il recupero dei materiali portano a un netto abbattimento dei costi di smaltimento, soprattutto nei grandi cantieri.
Le prestazioni non sono un limite: una sperimentazione dell'Università di Cagliari su un tratto stradale realizzato con aggregati riciclati ha mostrato stabilità meccanica anche dopo un anno di utilizzo.
Il riciclo, quindi, non è solo un gesto virtuoso, ma una strategia concreta che conviene all'ambiente e al mercato.
Il quadro normativo europeo gioca un ruolo cardine nel promuovere il riciclo degli inerti da demolizione e nel guidare il settore verso pratiche più sostenibili.
La Direttiva 2008/98/CE ha fissato l'obiettivo del 70% di recupero dei rifiuti da costruzione e demolizione, un traguardo che molti Paesi, Italia compresa, hanno già superato secondo gli ultimi dati della Commissione Europea.
Le norme più recenti rafforzano questo indirizzo: il Protocollo UE del 2024 sulla gestione dei C&DW (Construction & Demolition Waste) introduce criteri più rigorosi sulla demolizione selettiva, spingendo verso una maggiore tracciabilità dei materiali e un controllo più attento delle impurità.
A queste si affiancano l'End of Waste per gli inerti e i Criteri Ambientali Minimi (CAM), obbligatori negli appalti pubblici e fondamentali per stabilire percentuali minime di riciclato nei materiali da costruzione.
Un impianto normativo che, nel complesso, incentiva riciclo, qualità e trasparenza.
Gli inerti da demolizione rappresentano uno dei cardini su cui costruire un'edilizia davvero orientata all'impatto zero.
Una demolizione genera tonnellate di macerie - Foto Pixabay
Non si tratta solo di recuperare materiali, ma di adottare una logica completamente circolare, in cui edificio e città diventano “miniere urbane” capaci di generare continuamente nuova materia prima.
Le analisi LCA, come quella condotta da Lachat nel 2021, mostrano che in molti casi oltre il 90% dei materiali di un edificio può essere recuperato e reinserito nel ciclo produttivo.
Anche studi recenti, come “Performance assessment of recycled aggregates from construction and demolition waste for road and infrastructure applications” di Casale (2025), confermano che gli aggregati riciclati offrono prestazioni elevate e un potenziale significativo di riduzione delle emissioni.
Innovazioni come il BIM, la progettazione reversibile e la demolizione selettiva renderanno sempre più semplice valorizzare questi materiali.
In questo scenario, gli inerti da demolizione non saranno più scarti, ma una risorsa centrale per un settore edilizio più leggero, efficiente e responsabile.
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