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Nel 1935, tra le dune di sabbia a poca distanza da Tel Aviv, venne costruita la citta' di Holon, che, appunto, vuol dire sabbia.
Nel 2004 lo studio inglese di architettura di Ron Arad, originario dei luoghi, venne invitato dalle autorità cittadine di Holon a progettare un edificio che divenisse l'emblema del design, oltre che della città stessa. Altra caratteristica, l'edificio doveva poter essere rappresentato su di un francobollo.
Nasce così questo Museo, inaugurato il 31 gennaio del 2010. La sua realizzazione rappresenta un po' il culmine di un lungo processo di rigenerazione urbana, che tende a far diventare la città di Holon un vero e proprio polo a livello mondiale, per quanto riguarda la cultura e l'istruzione più in generale.
Nello specifico, come si legge nelle parole di Galit Gaon, direttrice creativa del museo: (...) la struttura è in sé un grande oggetto di design, il cui compito non è solo quello di contenere oggetti belli, ma stimolare le industrie del Paese ad usare i designers, a capire che il design è parte fondamentale del processo di ricerca e sviluppo e che non è solo una questione di cosmetica finale del prodotto.(...)Esso si pone quindi non tanto, o, comunque, non solo, come contenitore, ma come una sorta di palestra a tutti gli effetti per stimolare la creatività e la tensione verso l'esplorazione di nuovi principi di progettazione, così come stimolare la reinterpretazione di vecchie idee.
Per farlo, si pone esso stesso come oggetto di design, in una scala che è quella urbanistica. Secondo le intenzioni progettuali di Arad, è stata creata una gerarchia di spazi esterni, per cui si cammina in un cortile semicoperto sotto l'edificio, scegliendo di volta in volta il percorso, a seconda delle diverse condizioni meteorologiche.L'aspetto futuristico dato dalle linee sinuose ed avvolgenti sono la caratteristica principale del Museo. Tale effetto è ottenuto realizzando cinque fasce in acciaio Corten di colore rosso, la cui
caratteristica è quella di impedire la corrosione esterna, mediante la formazione superficiale di una patina compatta e passivante.
Queste fasce sinuose accompagnano anche visivamente il visitatore, portandolo attraverso l'edificio, pur rappresentando una sorta di fascia legante di tutto il microcosmo che gira intorno ad esso.
L'interno è costituito da due gallerie principali, più una serie di spazi di allestimenti vari di mostre o di corsi di istruzione itineranti. Le due gallerie si differenziano fisicamente e negli intenti finali.
Quella superiore, infatti, più grande, gode di una illuminazione naturale ottimale; quella inferiore, più piccola, anche se di altezza notevole all'interno, offre una fruizione più intimistica degli spazi, e quindi delle opere esposte o delle attività che vi si svolgono.Grande attenzione è stata posta, fin dalla fase preliminare del progetto, allo studio dei percorsi interni, affinchè il rapporto continuo fra spazi espositivi e spazi di circolazione non fosse mai problematico, ma piuttosto rientrasse esso stesso nelle dinamiche venutesi a creare tra spazi fisici, opere esposte e pubblico fruitore degli uni e degli altri.
www.dmh.org.il
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