Controlli dell'Agenzia delle Entrate su detrazioni fiscali per lavori in casa

NEWS DI Detrazioni e agevolazioni fiscali18 Gennaio 2018 ore 11:52
Controlli formali dell'Agenzia delle Entrate delle dichiarazioni dei redditi su detrazioni fiscali per ristrutturazioni, riqualificazioni energetiche e mobili.

Controlli formali dell'Agenzia delle Entrate


Premettiamo alcuni cenni circa i controlli formali dell'Agenzia delle Entrate sulle dichiarazioni dei redditi. Si tratta dei controlli operati dall'Agenzia sulle dichiarazioni dei redditi previsti dall'art. 36-ter, D.P.R. n. 600/1973, intitolato

Disposizioni comuni in materia di accertamento delle imposte sui redditi (D.P.R. n. 600/1973).


Il controllo formale, che secondo l'art. 36-ter va effettuato entro il 31 dicembre del secondo anno successivo alla presentazione della dichiarazione dei redditi, consiste sostanzialmente nel raffronto tra quanto dichiarato e la documentazione inerente; a tal fine l'Agenzia contatta, telefonicamente o per forma scritta o telematica, il contribuente perchè fornisca chiarimenti sui dati inseriti nella dichiarazione ed esegua o trasmetta

ricevute di versamento e altri documenti non allegati alla dichiarazione o difformi dai dati forniti da terzi (v. 36-ter, D.P.R. n. 600/1973).


Inoltre, l'esito del controllo formale, con l'indicazione dei motivi che hanno portato alla rettifica, è comunicato al contribuente o al sostituto d'imposta

per consentire anche la segnalazione di eventuali dati ed elementi non considerati o valutati erroneamente in sede di controllo formale entro i trenta giorni successivi al ricevimento della comunicazione (v. art. 36-ter, D.P.R. n. 600/1973).


Tale fase non esclude l'azione accertatrice di cui agli articoli successivi all'art. 36-ter D.P.R. n. 600/1973.


Controlli formali e detrazioni per lavori in casa


Controlli formali detrazioni Tali previsioni riguardano anche le detrazioni in materia di ristrutturazioni, riqualificazioni energetiche e bonus mobili , anche se qualche dubbio sussiste, ad esempio sulla necessità della successiva azione accertatrice (vedi ultimo paragrafo).

Vediamo allora quali sono i documenti che è necessario conservare ed esibire all'Agenzia in caso di controlli (non solo formali, oggetto del presente articolo), sulle detrazioni in materia di ristrutturazioni, riqualificazioni energetiche e bonus mobili ed elettrodomestici.

Una precisazione è però doverosa: al momento faremo riferimento a quanto indicato sino ad oggi dall'Agenzia delle Entrate (mediante circolari, guide etc.); con riferimento al 2018, però tali informazioni devono essere necessariamente integrate e/o modificate dai documenti che l'Agenzia emetterà anche alla luce delle modifiche legislative introdotte dalla Legge di Bilancio per il 2018 (L. n. 205 del 27 dicembre 2017) e da eventuali altri atti normativi.


Documenti detrazioni per ristrutturazioni


Controlli formali su detrazioni per ristrutturazioniPer quanto attiene alle detrazioni legate agli interventi di recupero di cui all'art. 16-bis, D.P.R. n. 917/1986, le cosiddette ristrutturazioni, i documenti previsti dal provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate del 2 novembre 2011 e indicati anche dalla Guida dell'Agenzia delle Entrate per il 2017, sono i seguenti.

1) Comunicazione all'ASL indicante: generalità del committente, collocazione dei lavori, natura dell’intervento, dati dell’impresa esecutrice con esplicita assunzione di responsabilità, da parte di questa, circa il rispetto degli obblighi posti dalla normativa in materia di sicurezza sul lavoro e contribuzione, data di inizio dell’intervento.La comunicazione non è richiesta nei casi in cui le norme in materia di condizioni di sicurezza nei cantieri non prevedono l’obbligo della notifica preliminare all’Asl.
(Nella Provincia di Bolzano la notifica preliminare deve essere inviata all’Ispettorato del Lavoro).

2) fatture e ricevute relative alle spese sostenute.

3) Ricevute dei bonifici di pagamento

4) Domanda di accatastamento (per gli immobili non ancora censiti); ricevute di pagamento dell'imposta comunale sugli immobili (Ici- Imu ), ove dovuta

5) Delibera con cui l'assemblea di condominio ha approvato l'esecuzione dei lavori (ove riguardanti le parti condominiali) nonché la tabella millesimale sulla base della quale è effettuata la ripartizione delle spese tra i condòmini

6) Dichiarazione di consenso del possessore dell'immobile all'effettuazione dei lavori, se l'intervento è effettuato dal detentore, ove questi non sia familiare convivente

7) Abilitazioni amministrative richieste dalla normativa per la realizzazione dell'intervento e, ove non queste non siano richieste, dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà indicante la data di inizio dei lavori e attestante che gli interventi realizzati rientrano tra quelli che usufruiscono della detrazione.

Anche i condomini minimi (privi di amministratore e di codice fiscale) sono ammessi alla detrazione. Con la circolare n. 3/E del 2 marzo 2016 è stato precisato che i pagamenti devono essere sempre effettuati con bonifico e che, laddove manchi il codice fiscale del condominio, i contribuenti possono inserire nei modelli di dichiarazione le spese sostenute riportando il codice fiscale del condòmino che ha effettuato il bonifico.
Inoltre, il contribuente dovrà dimostrare, in sede di controllo, che gli interventi sono stati effettuati su parti comuni dell’edificio e se per la presentazione della dichiarazione si rivolge a un Caf o a un intermediario abilitato, è tenuto a esibire, oltre alla documentazione generalmente richiesta, un’autocertificazione che attesti i lavori effettuati e che indichi i dati catastali degli immobili del condominio.

Come si diceva, tale elenco potrebbe subire modifiche nel corso del 2018 alla luce delle novità legislative.

Per le ristrutturazioni, ad esempio, la Legge di Bilancio 2018 ha esteso le detrazioni in materia di Sismabonus (da 1-bis a 1-sexies, art.16, D.L. n. 63/2013) anche agli Istituti Popolari, comunque denominati (nuovo comma 1-sexies.1., art. 16, D.L. n. 63/2013); inoltre, per le ristrutturazioni, ma anche per il bonus mobili (il riferimento è all'intero articolo 16, D.L. n. 63/2013) ha introdotto l'obbligo di trasmissione per via telematica all'ENEA delle informazioni sugli interventi effettuati in analogia con quanto già previsto per le riqualificazioni energetiche (nuovo comma 2-bis, art. 16, D.L. n. 63/2013).


Documenti detrazioni per riqualificazioni energetiche


Per quanto riguarda le detrazioni in materia di riqualificazioni energetiche, la documentazione da conservare per il 2017 era la seguente:
- certificato di asseverazione redatto da un tecnico abilitato;
- la ricevuta di invio all'ENEA,;
- le fatture o ricevute fiscali relative alle spese sostenute;
- ricevute dei bonifici effettuati (per i contribuenti non titolari di reddito d'impresa);
- se i lavori riguardano parti condominiali, anche la copia della delibera assembleare e quella della tabella millesimale di ripartizione delle spese;
- se i lavori sono effettuati dal detentore dell’immobile, deve essere conservata ed esibita anche la dichiarazione di consenso all’esecuzione dei lavori da parte del proprietario.

Controlli formali su detrazioni per riqualificazioni energetiche

Viene specificato che l'Amministrazione finanziaria potrà comunque richiedere l’esibizione di ulteriori documenti o atti per verificare la corretta applicazione della detrazione d’imposta.

Indicazioni specifiche per ogni tipo di intervento sono repertibili sul sito dell'ENEA.

Anche per le riqualificazioni energetiche, come per le altre detrazioni, ulteriori indicazioni e modifiche potranno pervenire nel corso dell'anno per effetto, in particolare, delle modifiche normative introdotte dalla Legge di Bilancio 2018 ed in attesa dell'emanazione dei provvedimenti da questa previsti.

Tra le tante modifiche apportate della Legge di Bilancio in argomento, troviamo l'inclusione specifica nella detrazione delle spese per acquisto e posa in opera di microgoneratori in sostituzione di impianti esistenti, l'introduzione di una detrazione per condomini che è un misto tra Sismabonus e riqualificazione energetica, la previsione di uno o più decreti per la definizione dei requisiti tecnici che devono rispettare gli interventi perché si possa usufruire della detrazione etc.

In attesa dell'emanazione dei detti decreti continueranno ad applicarsi il decreto del Ministro dell'economia e delle finanze 19 febbraio 2007, e il decreto del Ministro dello sviluppo economico 11 marzo 2008.


Documenti bonus mobili


Nel caso del bonus mobili, la detrazione sugli acquisti di mobili ed elettrodomestici legata ai lavori di recupero del patrimonio edilizio, a mente della Guida per il 2017 dell'Agenzia delle Entrate, vanno invece conservati i seguenti documenti:

ricevuta del bonifico; ricevuta di avvenuta transazione (per i pagamenti con carta di credito o di debito); documentazione di addebito sul conto corrente; fatture di acquisto dei beni, riportanti la natura, la qualità e la quantità dei beni e dei servizi acquisiti (Guida bonus mobili 2017 AdE).


Certamente andrà conservata la documentazione relativa alla pratica edilizia o, se non richiesta, la dichiarazione sostitutiva di atto notorio, indicanti la data di inizio dei lavori di ristrutturazione, ma anche, secondo chi scrive, la documentazione attestante che gli interventi di recupero realizzati rientrano tra quelli che usufruiscono della detrazione per le ristrutturazioni e per i quali è ammesso anche l'ulteriore bonus relativo ai mobili ed elettrodomestici.

Controlli formali su detrazioni mobili

Anche per il bonus mobili dobbiamo attendere i chiarimenti annuali dell'Agenzia delle Entrate: per esempio, ci si chiede se l'obbligo di comunicazione all'Enea si estende anche al bonus mobili (l'art. 16, D.L. n. 63/2013, come modificato dalla Legge di Bilancio, prevede l'adempimento per le detrazione di cui a quell'articolo, dove oltre alle detrazioni per le ristrutturazioni, sono previste quelle strettamente collegate del bonus mobili).


Tempistica per i controlli dell'Agenzia delle Entrate


Con la sentenza n. 2597 del 2015 la Commissione Regionale Tributaria della Lombardia ha affermato che il termine di due anni dalla presentazione dei redditi prescritto dall'art. 36-ter per il controllo formale è ordinatorio e non perentorio, per espressa previsione di legge, ex art. 28, L. n.449/1997. Inoltre, che il disconoscimento della detrazione deve sopraggiungere entro il quarto anno successivo a quello in cui è presentata la dichiarazione, sia che ciò avvenga per la successiva attività accertatrice ex art. 43, D.P.R. n. 600/1973, sia per notifica della cartella di pagamento in seguito a controllo formale (ex art. 25, D.P.R. n. 602/1973).

Controlli Agenzia delle Entrate, tempistica

A differenza del 2015, però, anno di emissione della sentenza, oggi l'attività di accertamento ex art. 43 può essere compiuta entro il quinto anno dalla presentazione della dichiarazione.

Diventa dunque importante discernere se tale attività, come invece è messo in dubbio ma non affrontato nel giudizio in questione, è necessaria ai fini della negazione delle detrazioni in parola.

Ad ogni modo, la Commissione afferma dunque che il termine entro cui l'Agenzia può effettuare i controlli decorre dall'anno della presentazione della dichiarazione e non dai successivi (in cui si gode del riparto della detrazione in quote annuali).

Stessa conclusione, in merito al termine di decorrenza, in altre sentenze quale, da ultima la n. 128/2/17 del 15 maggio 2017 della Commissione Tributaria Provinciale di Reggio Emilia, dove però viene affermata la necessità dell'avviso di accertamento (ex art. 43, D.P.R. n. 600/1973), non essendo ritenuto sufficiente il controllo formale (ex art. 36-ter, D.P.R. n. 600/1973).

Diversa la posizione dell'Agenzia, che infatti ha emesso gli atti poi impugnati presso le commissioni tributarie e da ultimo ha affermato, ad esempio, che

il controllo da parte del CAF o del professionista abilitato, in relazione a spese suddivise in più anni, deve essere effettuato ad ogni utilizzo della rata dell’onere ai fini del riconoscimento della spesa (v. Circ. 7/E del 2017).

riproduzione riservata
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  • Marcolavinca
    Marcolavinca
    Martedì 6 Giugno 2017, alle ore 17:34
    Ho un dubbio riguardante la detraibilità IRPEF sui lavori edili in casa.Il sito dell'Agenzia delle Entrate riporta un elenco di "principali tipi di interventi ammessi alla detrazione" a solo titolo esemplificativo, specificando che "In ogni caso, deve essere verificata la conformità alle normative edilizie locali." Due anni fa ho eseguito dei lavori edili in casa, facendo seguire il tutto ad un geometra specificando che intendevo ottenere la detrazione del 50%. Abbiamo fatto tutte le pratiche necessarie in Comune, ho pagato con bonifici e l'anno successivo ho portato copie della documentazione al commercialista per l'inserimento nella dichiarazione dei redditi e da lì ho iniziato a ricevere i rimborsi IRPEF. Ora, siccome (a mio parere) l'elenco dei lavori ammessi è generico e non esaustivo, mi chiedo: a chi spetta il compito (e quindi anche la responsabilità in caso di errori) di stabilire con certezza se un determinato lavoro rientra o meno tra quelli ammessi alla detrazione IRPEF?Su chi posso rivalermi in caso mi venisse contestato un lavoro (ormai compiuto) non rientrante tra quelli detraibili? Sul geometra che ha seguito i lavori? Sul Comune? Sul CAF che ha compilato la dichiarazione dei redditi? L'Agenzia Entrate controlla solo difformità tra gli importi da detrarre indicati nella dichiarazione dei redditi e i documenti esibiti o verifica anche la natura tecnica degli interventi per appurare se rientrano in detrazione? Ringrazio e porgo cordiali saluti
    rispondi al commento
    • Sara.m.
      Sara.m. Marcolavinca
      Domenica 11 Giugno 2017, alle ore 13:08
      Con le detrazioni il rapporto è diretto fra contribuente ed Agenzia Entrate. E' lei responsabile di ciò che detrae. Tutti gli altri nominati (geometra, caf ecc) sono solo suoi consulenti ma è lei l'ultimo a decidere di detrarre o meno un intervento. L'agenzia entrate può verificare qualsiasi elemento legato alla detrazione: natura dei lavori, importi, ecc.
      rispondi al commento
      • Giulia
        Giulia Sara.m.
        Martedì 1 Agosto 2017, alle ore 10:43
        Mi aggancio alla discussione dell'utente qui sopra.
        Ho letto la sua risposta arch. Martinelli ma mi chiedo: il Comune non ha alcuna responsabilità sulla natura dei lavori?
        Cioè, supponiamo per assurdo che decida di sostituire le sole piastrelle del pavimento di casa mia (esempio per intendere chiaramente che non rientra nelle opere di manutenzione straordinaria e quindi non detraibili).
        Presento, tramite il tecnico che segue i lavori, domanda di manutenzione straordinaria in Comune. Supponiamo (sempre per assurdo) che il tecnico ritenga che sia manutenzione straordinaria.
        Il Comune protocolla e riceve la domanda di inizio lavori e non mi comunica più nulla.
        Possibile che sia l'Agenzia delle Entrate a distanza di anni a dover verificare la natura tecnica dei lavori?
        Perché la frase riportata dall'utente sopra: "in ogni caso, deve essere verificata la conformità alle normative edilizie locali".
        Sembra proprio che rimandi al comune questo genere di controllo.
        Ad ogni modo, in caso di disconoscimento da parte dell'Agenzia delle Entrate sulla natura dei lavori, mi pare logico rivalermi sul professionista che mi ha seguito.
        Altrimenti, cosa lo pago a fare un professionista se poi tocca ancora a me conoscere dettagli tecnici? Lo trovo assurdo.
        rispondi al commento
        • Sara.m.
          Sara.m. Giulia
          Mercoledì 2 Agosto 2017, alle ore 14:17
          La tendenza della normativa degli ultimi anni è sollevare il più possibile le amministrazioni comunali dalla responsabilità dei lavori rimpallandola ai tecnici, che firmando le pratiche inquadrano gli interventi come manutenzione straordinaria, ristrutturazione o altro e dichiarano la loro conformità. Si pensi al fatto che solo le nuove costruzioni e le ristrutturazioni rilevanti necessitano di chiedere il PERMESSO di costruire al comune, mentre per interventi minori si fanno COMUNICAZIONI (CILA) o SEGNALAZIONI (SCIA). Con queste ultime il tecnico firma la conformità dei lavori e il comune diventa un semplice supervisore, che nella maggior parte dei casi si limita a verificare la presenza di tutti gli elaborati necessari, ma non la vera sostanza del progetto. Si parla di semplificazione burocratica, che da un lato potrebbe essere vera, ma non sempre si rivela a tutela del cittadino. E' solo un trasferimento di responsabilità. Come giustamente ipotizza, un tecnico potrebbe inquadrare un intervento come manutenzione straordinaria anche se non lo è. E, considerato che nella maggior parte dei casi il comune riceve la comunicazione dei lavori e la archivia, non bisogna stupirsi che i nodi tornino al pettine successivamente in occasione di un controllo sulle detrazioni. In tal caso il tecnico risponderà sicuramente di quanto di sua competenza, ossia dell'aver dichiarato nella CILA cosa errata. Il rapporto con l'agenzia delle entrate è invece diretto con il contribuente. E' il contribuente che decide di detrarre la spesa per un intervento. Per cui, in caso di contestazione sulle detrazioni, la responsabilità del tecnico su queste ultime è un po' tutta da dimostrare, anche se ovviamente comprendo la posizione del cittadino. Ciò dimostra l'importanza di affidarsi a tecnici seri.
          rispondi al commento
  • Ultimo080
    Ultimo080
    Lunedì 8 Agosto 2016, alle ore 23:33
    Riguardo al termine per eventuale controllo da parte dell'agenzia delle entrate, io ho presentato richiesta di detrazioni con la dichiarazione dei redditi 2015, relativa all'anno 2014, anno in cui sono stati realizzati i lavori di ristrutturazione edilizia (maggio-31 dicembre 2015).Il controllo è possibile "entro il 31 dicembre del secondo anno successivo a quello di presentazione di richiesta detrazioni "Quindi nel mio caso fino al 31 Dicembre 2017?Grazie.
    rispondi al commento
    • Angelo
      Angelo Ultimo080
      Mercoledì 12 Ottobre 2016, alle ore 01:13
      La documentazione relativa agli oneri esposti in dichiarazione deve essere conservata per i quattro anni successivi alla presentazione e ciò vale anche per le spese di ristrutturazione, checché ne dica la CTR Lombardia.
      Ciò significa che la documentazione, per ristrutturazioni e risparmio energetico, va conservata fino al 31 dicembre del quarto anno successivo alla presentazione della dichiarazione in cui viene detratta l'ultima rata.
      Del resto, in caso di cessione dell'immobile, ad esempio, come potrebbe l'acquirente dimostrare il diritto alla detrazione?
      Peraltro, la legittimità del controllo (e della rettifica) del costo pluriennale da parte dell'ufficio trova conferma, per analogia, nel principio sancito in tal senso dal Giudice di legittimità (cfr. Corte di Cassazione, Sent. 12880/2008, Sent. 15178/2010).
      rispondi al commento
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