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Il problema del condizionatore che raffredda poco non è sempre un guasto vero e proprio.
Rimozione filtri aria condizionata casa - Getty Images
Quando un climatizzatore resta acceso a lungo ma la stanza continua a essere calda, significa che l'impianto non riesce a lavorare nelle condizioni corrette oppure non ha potenza sufficiente per l'ambiente.
Le cause più comuni sono filtri sporchi, unità esterna ostruita, impostazioni sbagliate, porte e finestre aperte, esposizione diretta al sole o dispersioni dovute a scarso isolamento.
Anche un apparecchio sottodimensionato può restare acceso per ore senza raggiungere la temperatura desiderata.
La mancanza di gas refrigerante è possibile, ma non va considerata la prima spiegazione: se il gas è basso, di solito c'è una perdita da individuare.
Prima di chiamare il tecnico conviene controllare filtri, telecomando, flusso d'aria e unità esterna. Se il raffrescamento resta debole, serve una verifica professionale.
Le possibili cause di un condizionatore che non lavora bene possono essere diverse e non dipendono sempre da un guasto grave.
Prima di pensare alla sostituzione dell'impianto o alla ricarica del gas, conviene valutare alcuni elementi concreti:
Se dopo queste verifiche il condizionatore continua a raffreddare poco, la causa può essere interna all'impianto.
Spesso comunque in questi casi i condizionatori più moderni visualizzano un codice di errore per far comprender meglio all'utente la causa su cui intervenire.
In quel caso è meglio evitare interventi improvvisati e richiedere una diagnosi tecnica.
Per capire se il problema dipende dai filtri sporchi, basta osservare il flusso d'aria in uscita dallo split.
Pulizia filtri del condizionatore - Getty Images
Se l'aria esce debole, irregolare o il condizionatore resta acceso a lungo senza raffreddare bene, i filtri possono essere ostruiti da polvere, peli e residui.
In molti modelli si possono controllare aprendo il pannello frontale dell'unità interna, sempre con apparecchio spento. Se appaiono grigi, impolverati o coperti da lanugine, vanno puliti.
Di solito è sufficiente lavarli con acqua tiepida, lasciarli asciugare completamente e rimontarli.
Non bisogna usare il climatizzatore con filtri bagnati. Se dopo la pulizia il flusso resta debole, il problema può riguardare ventola, batteria interna o manutenzione più approfondita.
Per capire invece se il problema dipende dall'unità esterna, bisogna controllare se intorno al motore ci sono ostacoli che impediscono il passaggio dell'aria.
Unità esterna del condizionatore - Getty Images
Polvere, foglie, rami, lanugine, vasi, mobili da balcone o coperture troppo vicine possono ridurre la capacità del condizionatore di disperdere il calore.
In questo caso l'impianto resta acceso, ma raffredda poco perché lavora sotto sforzo.
La soluzione è liberare lo spazio attorno all'unità esterna, rimuovere lo sporco visibile e verificare che le griglie non siano ostruite.
La pulizia deve essere fatta con apparecchio spento, senza getti d'acqua aggressivi o interventi sulle parti interne.
Se la macchina resta rumorosa, surriscaldata o inefficiente, serve un controllo tecnico.
Per far lavorare bene il condizionatore, la prima cosa è verificare che sia attiva la modalità raffrescamento, di solito indicata dal simbolo del fiocco di neve.
Impostazione temperatura ideale - Getty Images
La temperatura non dovrebbe essere impostata troppo bassa: in molti casi 25-26 °C sono sufficienti per ottenere comfort senza far lavorare l'impianto sotto sforzo.
Se la stanza è molto calda, conviene usare inizialmente una ventilazione medio-alta, poi ridurla quando l'ambiente si stabilizza.
Le alette devono orientare l'aria verso il centro della stanza, evitando ostacoli come tende o mobili.
Meglio disattivare funzioni “sleep”, “eco” o “quiet” quando serve raffreddare rapidamente.
Se l'umidità è alta, la modalità deumidificazione può migliorare la percezione del fresco.
Il problema non riguarda solo le finestre lasciate aperte.
Anche una porta interna aperta può ridurre molto l'efficacia del condizionatore, perché l'aria fresca si disperde verso corridoi, stanze calde, scale o ambienti non climatizzati.
Con il condizionatore acceso meglio chiudere le finestre - Getty Images
In pratica, la macchina non sta più raffrescando una sola stanza, ma un volume d'aria molto più grande di quello previsto.
Questo accade spesso quando lo split è installato in soggiorno e si tenta di raffrescare anche camere, cucina o disimpegni.
La soluzione è chiudere temporaneamente le porte degli ambienti non interessati e raffrescare per zone, soprattutto nelle ore più calde.
Se invece si vuole climatizzare più stanze, serve valutare una distribuzione diversa degli split o un impianto dimensionato per l'intera abitazione.
Una stanza molto esposta al sole o poco isolata può restare calda anche con il condizionatore acceso.
Il problema non dipende sempre dalla macchina, ma dal calore che continua a entrare attraverso finestre, pareti, tetto o cassonetti non isolati.
Succede spesso nei sottotetti, nelle stanze rivolte a sud o ovest, negli ambienti con grandi superfici vetrate e nelle case con serramenti datati.
Per migliorare il raffrescamento conviene abbassare tapparelle e tende nelle ore più calde, chiudere porte e finestre, limitare l'uso di elettrodomestici che producono calore e favorire il ricambio d'aria solo al mattino presto o la sera.
Se il problema si ripete ogni estate, può essere utile valutare schermature solari, pellicole riflettenti, tende tecniche o interventi di isolamento interno.
Un climatizzatore sottodimensionato può restare acceso per ore senza raffreddare davvero la stanza.
Un condizionatore poco potente farà fatica a lavorare - Getty Images
La potenza si valuta in BTU, cioè l'unità usata per indicare la capacità di raffrescamento dell'impianto.
Per un calcolo orientativo si considerano circa 300-350 BTU per metro quadrato in un ambiente standard.
Una stanza di 25 mq, quindi, può richiedere almeno 8.000-9.000 BTU. Il valore però aumenta se l'ambiente è esposto al sole, ha soffitti alti, grandi superfici vetrate, scarso isolamento o molti elettrodomestici accesi.
Per questo non basta guardare solo i metri quadrati: contano anche esposizione, altezza, dispersioni e uso reale della stanza.
Se la macchina è troppo piccola, lavora sempre al massimo, consuma di più e non raggiunge mai la temperatura impostata.
Quando il condizionatore lavora male, il problema può riguardare anche il circuito del gas refrigerante.
Per problemi con il gas meglio chiamare un tecnico - Getty Images
Non significa sempre che manca gas: può esserci una perdita, una pressione non corretta, un circuito sporco, una valvola che lavora male o un compressore che non riesce più a far circolare il refrigerante nel modo giusto.
I segnali più comuni sono aria poco fredda, macchina accesa per molto tempo senza risultati, ghiaccio sui tubi, unità esterna che si avvia e si ferma spesso, consumi anomali o codici di errore sul display.
In questi casi non bisogna intervenire da soli né limitarsi a chiedere una ricarica.
Serve un tecnico abilitato, che possa controllare pressione, tenuta del circuito, compressore e quantità corretta di refrigerante.
Infine se filtri, impostazioni e unità esterna sono in ordine, il problema può dipendere da componenti interni non efficienti.
Una ventola che gira lentamente distribuisce poca aria fresca.
Un sensore difettoso può leggere male la temperatura e far lavorare il condizionatore in modo irregolare.
Un compressore usurato può non riuscire più a mantenere la corretta capacità di raffrescamento.
I segnali più comuni sono aria debole, avvii e spegnimenti frequenti, rumori anomali, blocchi improvvisi o codici di errore.
In questi casi la pulizia ordinaria non basta e serve una diagnosi tecnica per verificare quale componente non funziona correttamente.
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