Combustibile dai rifiuti indifferenziati

NEWS DI Impianti09 Marzo 2011 ore 18:20
Il Carbonverde è un combustibile che si ricava dai rifiuti indifferenziati ed è in fase di sperimentazione in alcune cementerie.
energia , green , ecologia , rifiuti

Ricavare energia dai rifiuti è qualcosa che si fa già da tempo sfruttando il calore prodotto dalla combustione dell'immondizia o i gas prodotti dai rifiuti organici.

Cementeria UnicemQualcosa di diverso è invece in fase di sperimentazione da alcuni mesi, presso la cementeria del gruppo Buzzi Unicem, in provincia di Cuneo, dove, in collaborazione con il consorzio per la gestione dei rifiuti di Alba e Bra, si utilizza un nuovo combustibile, ottenuto dai rifiuti indifferenziati e denominato Carbonverde o indicato con la sigla CBV, che ha l'obiettivo di risolvere due grandi problemi: quello della gestione dei rifiuti e quello del risparmio energetico.
Sandro Buzzi, presidente di quello che è uno dei principali gruppi cementieri europei, ricorda il grande potenziale energetico contenuto in questo tipo di rifiuti.

Il Carbonverde si ottiene, come detto, dai rifiuti indifferenziati, cioè quelli che restano dalla raccolta differenziata effettuata dalle famiglie. Sono esclusi, quindi, materiali come la plastica, il vetro e l'organico. Il resto viene sottoposto a triturazione in parti molto piccole e bruciato nei forni delle cementerie, dopo averli sottoposti ad alcune modifiche di impianto.

Il progetto unisce la tecnologia italiana e quella tedesca: infatti Buzzi utilizza per la microfrantumazione delle macchine prodotte in Germania e nate per demolire elettrodomestici.

Più precisamente per ottenere il combustibile si opera attraverso quattro fasi:
- miscela dei rifiuti solidi urbani con il 25% di rifiuti industriali;
- biostabilizzazione aerobica;
- riduzione del cloro per non compromettere il processo produttivo di clinker;
- macinazione spinta alla finezza di 0,2-5 mm.

RifiutiI vantaggi sono numerosi perché le aziende cementiere possono utilizzare un combustibile a costo zero, sostituendolo al carbon coke rispetto a cui riducono le emissioni. Inoltre riducono la produzione di diossine e polveri sottili, grazie alle altissime temperature a cui lavorano i forni, 1.400-1.500 gradi, contro gli 800 di un termovalorizzatore.
Infine le ceneri residue sono nulle perché diventano parte del clinker con cui si realizza il cemento.

Naturalmente le diossine non solo l'unico tipo di emissioni cancerogene. Poiché non si sono fatte ricerche specifiche su che cosa produca la combustione di questo materiale, è opportuno valutare il progetto con una certa cautela.

Tra l'altro è giusto ricordare che alcune associazioni del cuneese, area dove la raccolta differenziata arriva al 50%, hanno espresso la loro contrarietà verso la promozione del carbonverde, in quanto, secondo loro, il progetto non premia e non incentiva l'incremento della raccolta differenziata.

Diciamo che il carbonverde può essere considerato una delle possibili soluzioni ad un problema come quello dei rifiuti, ma non certamente l'unica. Una corretta politica di gestione, infatti, deve considerare una serie completa di aspetti, quali compostaggio, recupero, riciclo, riutilizzo, recupero energetico, incenerimento.

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