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La carta da parati rischia di staccarsi soprattutto quando viene applicata su una parete umida, poco coesa, polverosa, troppo liscia o con un assorbimento irregolare.
Carta da parati in camera da letto - Getty Images
Infiltrazioni, risalita capillare, muffa, salnitro e condensa ricorrente rendono il supporto particolarmente critico e devono essere risolti prima della posa.
Anche intonaci nuovi non ancora asciutti, vecchie pitture che si sfogliano, cartongesso non preparato e superfici smaltate possono compromettere l'adesione.
Non è invece la natura della parete, interna, perimetrale o portante, a determinare da sola il rischio.
Una parete esterna perfettamente asciutta può essere più adatta di un tramezzo interno deteriorato.
Prima di incollare la carta occorre quindi controllare umidità, stabilità, pulizia, planarità e capacità di assorbimento del fondo, scegliendo primer, adesivo e rivestimento compatibili tra loro.
Nei locali direttamente esposti all'acqua servono inoltre sistemi specificamente progettati per ambienti umidi.
Quando la carta da parati si solleva, forma bolle o si arriccia sui bordi, la causa non è necessariamente la colla.
Il problema può trovarsi negli strati sottostanti, che devono essere asciutti, stabili e sufficientemente coesi.
Su una parete già pitturata, per esempio, l'adesivo può aderire perfettamente alla vernice.
Se però quest'ultima è poco ancorata all'intonaco, può staccarsi trascinando con sé carta e colla.
Lo stesso fenomeno può verificarsi con rasature friabili o supporti sfarinanti.
Per questo utilizzare più adesivo o scegliere una colla più tenace non garantisce una maggiore durata: il cedimento può avvenire direttamente all'interno del supporto.
Particolare attenzione richiedono anche alcune carte viniliche poco permeabili.
L'acqua contenuta nell'adesivo deve evaporare durante l'asciugatura, ma un rivestimento molto chiuso può rallentare il processo.
Se sotto la carta sono presenti rasanti o vecchie pitture sensibili all'acqua, la permanenza dell'umidità può provocare rammollimenti, rigonfiamenti e bolle.
La tenuta della carta dipende quindi dall'intero sistema composto da supporto, eventuale pittura o rasatura, primer, adesivo e rivestimento, non dalla sola forza della colla.
Non esiste una tipologia di muro sulla quale la carta da parati sia destinata inevitabilmente a staccarsi.
Carta da parati che si stacca - Daniele F. Toscana
Il rischio aumenta invece in presenza di determinate condizioni del supporto.
Le situazioni sulle quali occorre maggiore prudenza sono soprattutto:
Anche il mattone lasciato grezzo costituisce un fondo difficile, soprattutto per la forte irregolarità e per l'assorbimento diverso tra laterizio e fughe.
Situazioni intermedie sono invece rappresentate dal cartongesso nuovo, dal calcestruzzo e dai pannelli lignei.
Sono materiali sui quali la posa può essere effettuata, ma solo dopo una preparazione adeguata.
Un normale muro interno intonacato, asciutto, coeso e correttamente preparato presenta invece generalmente un rischio contenuto.
Il dato più importante è che la posizione della parete non coincide necessariamente con la qualità del supporto.
Una parete perimetrale perfettamente asciutta e ben intonacata può risultare più affidabile di una parete divisoria interna sulla quale sono presenti tre vecchi strati di pittura scarsamente aderenti.
Una parete umida è uno dei supporti più problematici per la carta da parati.
L'umidità può arrivare dall'esterno, dalle tubazioni, dal terreno oppure formarsi direttamente sulla superficie a causa della condensazione del vapore presente nell'aria.
La prima operazione non deve quindi essere scegliere una colla resistente all'umidità, ma individuare l'origine dell'acqua.
Coprire una macchia con la carta può rendere temporaneamente invisibile il problema senza eliminarlo.
L'umidità continua a interessare la muratura e può progressivamente compromettere intonaco, rasatura, pittura e adesivo.
Una parete apparentemente asciutta al tatto, inoltre, non è necessariamente priva di umidità al suo interno.
Nei casi più semplici il problema può essere legato a un episodio ormai risolto, ma quando aloni, gonfiori o distacchi ricompaiono periodicamente è necessaria una verifica più approfondita.
La posa deve essere rimandata fino a quando il supporto non risulta nuovamente asciutto e stabile.
Le infiltrazioni possono essere causate da numerosi elementi dell'edificio.
Infiltrazioni dall'alto - Getty Images
Tra quelli più frequenti ci sono difetti della copertura, problemi della facciata, terrazzi, balconi, giunti deteriorati e perdite degli impianti.
La carta da parati non deve essere utilizzata per nascondere gli effetti dell'infiltrazione.
Prima deve essere eliminato il punto di ingresso dell'acqua, quindi occorre attendere l'asciugatura della muratura e verificare le condizioni dell'intonaco.
Questo passaggio è importante perché l'acqua può aver prodotto danni anche dopo la scomparsa della macchia superficiale.
La pittura potrebbe essersi distaccata dall'intonaco oppure quest'ultimo potrebbe aver perso parte della propria coesione.
Incollare immediatamente il nuovo rivestimento significherebbe affidarne la tenuta a strati già indeboliti.
L'umidità di risalita rappresenta una condizione ancora diversa.
L'acqua viene richiamata dalla parte inferiore delle murature e può trasportare sali verso la superficie.
Il fenomeno interessa frequentemente la fascia bassa del muro, anche se l'altezza raggiunta dipende dalle caratteristiche della struttura e dei materiali.
Applicare una carta da parati in queste condizioni significa ridurre ulteriormente la possibilità di osservare ciò che sta avvenendo sulla superficie.
Inoltre, quando l'umidità raggiunge intonaco, pittura e adesivo può compromettere progressivamente la tenuta del rivestimento.
Prima della posa è necessario affrontare il problema edilizio, eliminare gli strati deteriorati e ricostruire un supporto compatibile.
Anche un adesivo specificamente sviluppato per ambienti umidi non rende automaticamente idonea una muratura interessata da risalita capillare.
Il cosiddetto salnitro si manifesta attraverso efflorescenze chiare o depositi salini che compaiono sulla superficie della muratura.
Efflorescenze di salnitro - Getty Images
Limitarsi a spazzolare le efflorescenze e applicare successivamente la carta è rischioso.
La comparsa di sali può infatti indicare la presenza di trasporto di umidità all'interno della muratura.
Se la causa rimane attiva, le efflorescenze possono tornare.
La cristallizzazione dei sali può inoltre contribuire al degrado degli strati superficiali.
Se l'intonaco diventa friabile, il problema non riguarda più soltanto l'umidità: viene meno anche la resistenza del supporto sul quale dovrebbe lavorare l'adesivo.
La presenza ricorrente di salnitro deve quindi essere considerata un motivo per sospendere la posa e approfondire l'origine del fenomeno.
La carta da parati non dovrebbe essereapplicata direttamente sopra una parete con muffa attiva.
Parete con evidenti problemi di muffa - Getty Images
Nascondere le macchie non elimina le condizioni che hanno favorito la crescita fungina e può rendere più difficile individuare una nuova proliferazione dietro il rivestimento, prima bisogna capire perché la muffa sia comparsa.
Le cause possono comprendere elevata umidità, ventilazione insufficiente, condensa, superfici fredde, ponti termici oppure infiltrazioni.
La situazione tipica è quella degli angoli delle pareti perimetrali o delle zone dietro grandi mobili, nelle quali la temperatura superficiale può essere inferiore rispetto al resto della stanza.
Una volta eliminata la causa, il fondo deve essere risanato, lasciato asciugare e riportato a condizioni adeguate alla posa.
Soltanto dopo è possibile valutare quale carta e quale sistema adesivo utilizzare.
Il semplice trattamento della macchia non deve quindi essere confuso con la soluzione del problema che l'ha generata.
Una delle domande più frequenti riguarda la possibilità di mettere la carta da parati sulle pareti esterne della casa viste dal lato interno, ma non esiste un divieto generale.
Una parete perimetrale asciutta e in buone condizioni può essere rivestita esattamente come molte pareti interne.
Il motivo per cui richiede maggiore attenzione è legato al suo comportamento termoigrometrico.
La superficie interna risente delle temperature esterne e può risultare più fredda, soprattutto in inverno.
Allo stesso tempo la muratura può essere interessata da pioggia battente, ponti termici o problemi di tenuta della facciata.
Anche quando l'umidità relativa misurata al centro della stanza sembra normale, una superficie molto fredda può raggiungere localmente condizioni favorevoli alla muffa o alla condensazione.
Questo significa che il solo valore registrato da un igrometro ambientale non permette di giudicare automaticamente il muro.
Prima di rivestire una parete perimetrale sulla quale in passato sono comparsi problemi è opportuno osservare soprattutto:
Particolare attenzione va dedicata ai rivestimenti molto poco permeabili, perché possono rallentare l'asciugatura della parete verso l'interno.
Non significa che una carta vinilica sia sempre incompatibile con una parete esterna: il rischio nasce dall'interazione tra stratigrafia del muro, clima, temperatura, umidità e caratteristiche del rivestimento.
Un vecchio intonaco non rappresenta automaticamente un cattivo supporto.
Carta da parati - Getty Images
Se è asciutto, compatto, piano e ben aderente può essere perfettamente adatto alla carta da parati.
Prima della posa bisogna però controllare ciò che è stato applicato nel corso degli anni.
Residui di vecchie colle, riparazioni localizzate, polvere e strati di pittura sovrapposti possono infatti creare zone con caratteristiche molto differenti.
Particolare attenzione merita l'intonaco che sfarina: se sfregando la superficie rimane molta polvere sulla mano oppure una leggera abrasione provoca il distacco di materiale, il fondo non offre una base sufficientemente stabile.
La colla può comunque aderire allo strato superficiale, ma sarà quest'ultimo a essere trascinato via.
In presenza di degrado limitato può essere previsto un consolidamento compatibile.
Quando invece l'intonaco è fortemente deteriorato, le parti non aderenti devono essere eliminate e ripristinate.
Aggiungere semplicemente un primer non significa necessariamente avere consolidato una parete compromessa in profondità.
La carta da parati può essere applicata sull'intonaco nuovo, ma soltanto quando il supporto ha raggiunto condizioni compatibili con il sistema scelto.
Il principale problema è rappresentato dall'umidità ancora presente dopo la realizzazione.
Non bisogna quindi stabilire l'idoneità del muro esclusivamente in base al numero di giorni trascorsi dalla fine dei lavori.
Come riferimento pratico, Rasch indica che per un nuovo intonaco possono essere necessarie orientativamente 6-9 settimane e suggerisce anche un controllo qualitativo mediante un film plastico di circa 50 × 50 cm lasciato per 24 ore.
Se sotto la plastica si forma condensa, significa che il fondo necessita di ulteriore asciugatura.
Si tratta però di un'indicazione orientativa e non di un periodo valido in qualsiasi condizione.
Spessore dell'intonaco, ventilazione, temperatura, stagione e caratteristiche della muratura possono modificare sensibilmente i tempi.
Quando necessario deve essere verificata anche l'alcalinità del nuovo supporto, seguendo poi le indicazioni del primer e dell'adesivo utilizzati.
Il cartongesso è normalmente un supporto adatto alla carta da parati, purché venga preparato correttamente.
Pareti in cartongesso - Getty Images
La principale difficoltà è rappresentata dalle differenze tra il cartone della lastra e le zone stuccate.
I giunti e le teste delle viti possono infatti avere un assorbimento differente rispetto al resto della superficie.
Applicando direttamente l'adesivo si rischia quindi di ottenere un'asciugatura irregolare.
Un primer compatibile viene normalmente utilizzato per rendere più uniforme il comportamento del fondo.
La preparazione deve essere ancora più accurata quando la carta è molto sottile, liscia oppure lucida, perché qualsiasi imperfezione può essere evidenziata dalla luce radente.
Nel documento tecnico di riferimento, le regole BFS associano infatti livelli di finitura più elevati come Q3 e Q4 alle superfici destinate ai rivestimenti più fini e lisci.
Diversa è la situazione del cartongesso che è stato interessato da una perdita o da un'infiltrazione.
Prima di rivestirlo bisogna verificare che la lastra non abbia subito deterioramenti, deformazioni o perdita di consistenza.
Anche il calcestruzzo può ricevere una carta da parati.
Una superficie molto liscia, tuttavia, non è automaticamente una superficie pronta all'incollaggio.
Il calcestruzzo può essere denso e poco assorbente oppure presentare un assorbimento non uniforme.
Nei getti relativamente recenti deve inoltre essere considerata l'umidità di costruzione.
La preparazione può comprendere pulizia, eliminazione di eventuali contaminanti, regolarizzazione e applicazione di un primer compatibile.
Una parete in calcestruzzo faccia a vista può inoltre presentare piccole cavità, giunti o irregolarità che una carta sottile renderebbe particolarmente evidenti.
In questi casi può essere necessaria una rasatura prima della posa.
Applicare la carta da parati direttamente su una parete di mattoni grezzi è generalmente poco consigliabile.
Fughe e laterizi creano una superficie fortemente irregolare e soprattutto un assorbimento molto differente.
L'adesivo viene assorbito in maniera diversa dalle varie zone e diventa difficile ottenere un letto uniforme dietro la carta.
Le fughe possono inoltre rimanere visibili attraverso i rivestimenti più sottili.
Per ottenere una superficie idonea è normalmente preferibile intonacare oppure realizzare una rasatura continua prima dell'applicazione della carta.
Le pareti smaltate sono un altro caso nel quale una superficie apparentemente perfetta può creare problemi.
Posa carta da parati - Getty Images
Lo smalto lucido o semilucido è generalmente poco assorbente.
L'adesivo può quindi avere difficoltà a bagnare correttamente il fondo e sviluppare una presa stabile.
Prima di procedere può essere necessario sgrassare accuratamente la superficie, opacizzarla o carteggiarla e applicare un primer di adesione previsto dal sistema.
Bisogna però eseguire prima un altro controllo: lo smalto è ancora ben aderente alla parete?
Se la vecchia pittura si sfoglia o viene via facilmente, preparare soltanto la superficie esterna non basta.
La carta rimarrebbe incollata alla vernice, ma la vernice stessa potrebbe separarsi dal supporto.
La posa può risultare più complessa anche su superfici fortemente idrofobizzate.
Non sempre è possibile stabilire il comportamento del muro semplicemente sapendo che in passato è stata applicata una pittura siliconica, silossanica o lavabile.
Ciò che interessa realmente è la capacità del fondo di essere bagnato dall'adesivo.
Un controllo semplice consiste nel verificare come si comporta una piccola quantità d'acqua.
Se viene assorbita quasi immediatamente, il fondo può essere molto assorbente.
Se rimane invece raccolta in gocce senza bagnare la superficie, il supporto è scarsamente bagnabile e deve essere preparato in maniera specifica.
Le regole professionali utilizzano proprio la prova di bagnatura per distinguere differenti livelli di assorbimento.
A seconda del prodotto scelto potranno essere necessari un primer aggrappante, un diverso trattamento preliminare oppure la rimozione della vecchia finitura.
Il sole che colpisce una parete non determina automaticamente il distacco della carta.
Forti variazioni di temperatura possono però influire sul processo di asciugatura dell'adesivo e sul comportamento termoigrometrico del muro.
Il problema è particolarmente importante durante e immediatamente dopo la posa.
Cercare di accelerare l'essiccazione aprendo completamente le finestre, creando forti correnti d'aria o aumentando rapidamente la temperatura del locale non è necessariamente utile.
È preferibile mantenere condizioni ambientali sufficientemente stabili seguendo i tempi previsti dal produttore dell'adesivo e della carta.
Non esiste una sola percentuale di umidità della parete valida per qualsiasi materiale e qualsiasi carta da parati.
Rimozione vecchia carta da parati - Getty Images
Il motivo è che intonaco, gesso, calcestruzzo, legno e cartongesso hanno caratteristiche differenti e possono essere controllati attraverso metodologie diverse.
Applicare a tutti i supporti lo stesso valore letto su un igrometro portatile può quindi produrre interpretazioni sbagliate.
Il dossier tecnico riporta, per esempio, valori indicati nell'ambito di sistemi specifici.
La Wallcoverings Association (associazione professionale statunitense del settore dei rivestimenti murali) considera per il nuovo drywall valori dell'ordine valori del 5% o inferiori come riferimento prudenziale per una corretta posa.
Questi numeri non devono essere trasformati in una regola generale valida per tutte le carte da parati.
Occorre utilizzare il metodo e il limite previsti per lo specifico materiale e per il sistema scelto.
Anche l'umidità relativa dell'aria non deve essere confusa con l'umidità del muro.
Come riferimento generale per limitare il rischio di muffa negli ambienti interni, l'EPA suggerisce di mantenere l'umidità relativa sotto il 60%, idealmente tra il 30 e il 50%.
Non si tratta però di una soglia UNI che stabilisce se una parete sia pronta per essere tappezzata.
Prima della posa è possibile effettuare alcuni controlli preliminari capaci di evidenziare gran parte dei problemi più comuni.
La prima osservazione deve riguardare macchie, efflorescenze, muffa e zone della pittura che presentano bolle o rigonfiamenti.
In presenza di questi segnali non conviene limitarsi a preparare la superficie: bisogna prima comprenderne l'origine.
Un'altra verifica riguarda l'assorbimento: applicando una piccola quantità d'acqua si può osservare se il fondo la assorbe molto rapidamente, lentamente oppure quasi per nulla.
Un comportamento fortemente differente tra zone della stessa parete indica un supporto non uniforme.
È utile anche verificare la coesione: sfregando la superficie non dovrebbe staccarsi una quantità significativa di materiale.
Se l'intonaco o la rasatura producono molta polvere, il fondo richiede un intervento.
Sulle vecchie pitture può inoltre essere effettuata una prova con nastro adesivo.
Se rimuovendolo vengono via porzioni di vernice, la nuova carta non dovrebbe essere incollata direttamente su quello strato.
BFS e Wallcoverings Association indicano prove di abrasione e nastro proprio per verificare la stabilità superficiale.
Infine, una luce radente può mettere in evidenza piccoli avvallamenti, stuccature e imperfezioni che risulterebbero molto più visibili una volta applicata una carta liscia.
Il primer non deve essere considerato semplicemente una mano preliminare da utilizzare sempre nello stesso modo.
La sua funzione dipende dal problema da correggere.
Su un fondo molto assorbente serve principalmente a rendere più uniforme l'assorbimento dell'adesivo.
Sul cartongesso permette di ridurre le differenze tra cartone e stucco.
Su una superficie liscia e poco assorbente può invece essere necessario un primer che migliori l'adesione.
Alcuni prodotti possono contribuire al consolidamento di superfici leggermente sfarinanti, ma questo non significa che un primer possa trasformare un intonaco gravemente deteriorato in un supporto affidabile.
La stessa cosa vale in presenza di acqua.
Nessun fondo preparatorio deve essere utilizzato per evitare di risolvere prima infiltrazioni, muffa o risalita capillare.
La preparazione corretta dipende quindi dal difetto effettivamente riscontrato sulla parete.
Carta tradizionale, carta in TNT e carta vinilica possono comportarsi diversamente durante la posa e l'asciugatura, quindi il materiale del rivestimento deve essere valutato insieme alle caratteristiche della parete e dell'adesivo.
Nelle carte con supporto cartaceo tradizionale la colla viene normalmente applicata sul retro del telo e può essere necessario rispettare un preciso tempo di imbibizione.
Se quantità di adesivo e tempi non sono uniformi, il materiale può subire variazioni dimensionali che favoriscono bolle, aperture dei giunti o altre imperfezioni.
I rivestimenti in tessuto non tessuto, o TNT, sono invece dimensionalmente più stabili e molti prodotti consentono di applicare direttamente l'adesivo sulla parete.
Questo rende generalmente più semplice la posa, ma non modifica i requisiti del supporto: una parete umida, polverosa o poco coesa rimane inadeguata anche utilizzando una carta TNT.
Un discorso specifico riguarda la carta da parati vinilica. La superficie può essere molto resistente e facilmente lavabile, ma queste caratteristiche non devono essere confuse con la permeabilità al vapore.
Alcuni rivestimenti vinilici particolarmente chiusi rallentano l'essiccazione verso l'ambiente.
Se l'acqua contenuta nell'adesivo rimane a lungo a contatto con rasanti o vecchie finiture sensibili all'umidità, possono comparire rammollimenti, rigonfiamenti e bolle.
Per questo una carta vinilica richiede particolare attenzione su pareti fredde, supporti con precedenti problemi di condensa o fondi realizzati con materiali sensibili all'acqua.
Non significa che il vinile debba essere escluso a priori, ma che la scelta deve essere effettuata valutando insieme parete, primer, adesivo e rivestimento.
Utilizzare un adesivo molto tenace non risolve necessariamente il problema.
La colla deve essere scelta in base al tipo di carta, al peso del rivestimento, al supporto e alle condizioni ambientali.
Esistono adesivi in polvere a base di amidi o cellulose, paste pronte a dispersione e prodotti polimerici progettati per applicazioni specifiche.
Una presa iniziale più elevata può essere utile in determinate situazioni, ma non compensa un fondo privo di stabilità.
Se la carta viene applicata sopra una pittura che si stacca, anche una colla molto resistente può semplicemente trascinare via la pittura.
Se viene incollata su un intonaco friabile, può essere lo stesso intonaco a cedere.
La scelta dell'adesivo deve quindi arrivare dopo la valutazione e la preparazione del supporto.
Il sistema più affidabile non è quello composto dalla carta migliore e dalla colla più forte, ma quello nel quale tutti i materiali utilizzati sono compatibili tra loro.
La possibilità di applicare la carta da parati in bagno dipende soprattutto dalla posizione della superficie.
Carta da parati in bagno - Daniele F. Toscana
Una parete lontana dalla doccia o dalla vasca presenta condizioni diverse rispetto a una zona direttamente raggiunta dall'acqua.
Nel primo caso la posa può essere possibile se il supporto è asciutto, l'ambiente è adeguatamente ventilato e carta e adesivo sono dichiarati compatibili con locali caratterizzati da maggiore presenza di vapore.
La situazione cambia nelle zone direttamente bagnate: una normale carta indicata come lavabile, infatti, non è automaticamente adatta al contatto frequente o continuativo con l'acqua.
Per queste superfici occorre utilizzare sistemi specifici per ambienti umidi, nei quali rivestimento, adesivo, preparazione del fondo ed eventuale sigillatura sono progettati per lavorare insieme.
Anche un sistema resistente all'acqua, però, non rende idonea una parete interessata da infiltrazioni, risalita capillare o altre forme di umidità provenienti dalla muratura.
È quindi importante distinguere l'acqua legata al normale utilizzo del bagno dall'umidità che arriva dall'interno della parete.
La cucina presenta condizioni meno severe rispetto all'interno di una doccia, ma può comunque essere problematica.
Carta parati in cucina - Daniele F. Toscana
Uno dei principali nemici dell'adesione è il grasso.
Anche una parete apparentemente pulita può presentare depositi accumulati nel corso degli anni, soprattutto nei pressi del piano cottura.
Prima della posa è quindi importante sgrassare accuratamente il fondo.
Bisogna considerare anche il vapore prodotto durante la preparazione dei cibi.
Una parete della zona pranzo non viene sottoposta alle stesse condizioni di una superficie immediatamente vicina ai fuochi o al lavello.
La scelta del rivestimento deve quindi essere fatta considerando la posizione reale della carta all'interno del locale e non soltanto il fatto che si trovi genericamente in cucina.
Le crepe meritano una valutazione distinta in base alla loro natura.
Una piccola microfessura stabilizzata può generalmente essere ripristinata durante la preparazione della superficie.
Esistono anche veli di ristrutturazione capaci di creare un fondo più uniforme e di gestire limitate microfessurazioni.
Non devono però essere considerati un rinforzo strutturale.
Una crepa che continua ad aprirsi, cambia larghezza o ricompare poco dopo essere stata stuccata indica un movimento del supporto che deve essere diagnosticato.
Se la parete continua a muoversi, anche il rivestimento viene sottoposto alle stesse deformazioni e può segnarsi, lacerarsi oppure staccarsi.
Prima di applicare la carta bisogna quindi stabilire se la fessura sia effettivamente inattiva.
Esistono condizioni nelle quali la posa dovrebbe essere direttamente rimandata.
Carta da parati in salotto - Getty Images
Tra queste rientrano soprattutto infiltrazioni ancora attive, risalita capillare, salnitro che continua a ricomparire, muffa non risolta, condensa frequente, intonaco molto friabile e vecchie pitture che si sfogliano.
Lo stesso vale per crepe in evoluzione e cartongesso deteriorato dall'acqua.
In questi casi la carta da parati non svolge alcuna funzione di risanamento.
Coprire il difetto può anzi renderlo momentaneamente meno visibile senza impedirne l'evoluzione.
Una volta eliminata la causa è possibile ripristinare il supporto, attendere l'asciugatura e procedere a una nuova valutazione.
Nel caso di murature che devono mantenere una buona capacità di asciugatura può inoltre risultare più prudente utilizzare finiture maggiormente permeabili anziché rivestimenti particolarmente chiusi.
Le norme che interessano la carta da parati affrontano aspetti differenti e non devono essere utilizzate per ricavare soglie universali che non prevedono.
La UNI EN 15102:2019 riguarda i rivestimenti murali interni in rotoli e la valutazione delle relative prestazioni.
La UNI EN 233:2016 riguarda invece requisiti e designazione delle carte da parati finite e dei rivestimenti vinilici e plastici.
Per le problematiche legate all'umidità e alla condensazione intervengono riferimenti relativi alla fisica edilizia.
La UNI EN ISO 13788:2013 consente di valutare attraverso un metodo semplificato il rischio di muffa superficiale e di condensazione interstiziale.
Non è però uno strumento con cui diagnosticare fenomeni come infiltrazioni o risalita capillare.
Per analisi igrotermiche dinamiche più approfondite viene invece utilizzata la UNI EN 15026:2023.
Le prove di adesione delle pitture possono essere caratterizzate attraverso norme come UNI EN ISO 2409 e UNI EN ISO 4624.
Il punto importante è che nessuna di queste stabilisce una singola percentuale di umidità della parete o un valore di adesione capace di rendere universalmente adatta qualsiasi combinazione di muro, colla e carta.
La preparazione deve essere stabilita sulla base delle condizioni reali del muro.
Prima bisogna eliminare eventuali cause di umidità e verificare che la superficie sia stabile.
Vecchie carte e residui di adesivo devono essere rimossi quando possono interferire con la nuova posa.
Le pitture esistenti devono essere controllate per verificare che non si sfoglino.
Fori, piccole lesioni stabili e irregolarità possono essere stuccati, mentre sulle superfici molto imperfette può essere necessaria una rasatura più estesa.
La successiva carteggiatura deve essere seguita da un'accurata rimozione della polvere, perché anche questa può diventare uno strato debole tra supporto e adesivo.
In cucina devono essere eliminati eventuali residui di grasso.
Il primer viene poi scelto in funzione delle caratteristiche del fondo: uniformante su supporti molto assorbenti, consolidante quando previsto per lievi problemi di sfarinamento oppure aggrappante su determinate superfici lisce e poco assorbenti.
Su vecchie pitture o supporti poco conosciuti può essere utile realizzare anche una prova preliminare.
Applicare alcune strisce permette di osservare se l'adesivo asciuga regolarmente, se compaiono bolle e se i bordi rimangono correttamente aderenti.
La Wallcoverings Association suggerisce proprio una posa campione quando esistono dubbi sull'affidabilità della superficie.
Un test locale, naturalmente, non sostituisce la diagnosi di problemi come infiltrazioni o umidità di risalita.
Si può ipotizzare il caso di una camera da letto in un appartamento degli anni Settanta, dove il proprietario vuole applicare una carta da parati vinilica su una parete esposta a nord.
Rimozione vecchia carta da parati - Getty Images
Il muro appare asciutto, ma negli inverni precedenti erano comparsi piccoli punti di muffa in un angolo.
Le verifiche escludono infiltrazioni evidenti, mentre la temperatura superficiale risulta più bassa proprio nella zona interessata dalla muffa.
Il problema viene quindi ricondotto a un possibile ponte termico e a fenomeni di condensa superficiale.
La vecchia pittura lavabile viene poi controllata con una prova di adesione: nella parte centrale rimane stabile, mentre vicino all'angolo freddo tende a sfogliarsi insieme a una porzione della rasatura.
Anche il test di bagnatura mostra un assorbimento irregolare tra le diverse zone della parete.
Prima della posa vengono quindi eliminate le parti incoerenti, ripristinata la rasatura e applicato un primer compatibile per uniformare il fondo.
Parallelamente vengono migliorate le condizioni di ventilazione e verificata la causa della superficie fredda.
La scelta della carta viene fatta considerando non soltanto la lavabilità, ma anche la compatibilità con il comportamento igrotermico della parete.
Prima di rivestire l'intera superficie vengono infine applicate alcune strisce di prova nella zona più critica, controllando adesione, asciugatura, giunti e possibili bolle.
Solo dopo l'esito positivo si procede con la posa completa.
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