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Prima di riaccendere una stufa a pellet o un camino a legna rimasti fermi per mesi bisogna verificare che la canna fumaria sia libera, asciutta e integra, che i raccordi siano ben chiusi e che la presa d’aria non sia ostruita.
Se l’ultima pulizia risale alla stagione precedente, sono presenti detriti oppure non si conosce lo stato del condotto è bene fare un'ispezione prima di accendere il fuoco.
Perché controllare la canna fumaria dopo mesi di inattività - Getty Images
Durante l’inattività il sistema non resta isolato dall’esterno.
Dal comignolo possono entrare foglie, rami e animali; l’acqua può raggiungere i punti di raccolta; le guarnizioni possono indurirsi e i residui della combustione precedente restano attaccati alle pareti.
Il fatto che a primavera tutto funzionasse non garantisce quindi una ripartenza regolare in autunno.
Il problema più comune dopo una lunga pausa è l’ostruzione parziale.
Un nido non deve per forza chiudere tutto il condotto: è sufficiente che riduca la sezione utile per rendere incerto il tiraggio, soprattutto nella fase iniziale, quando i fumi sono ancora poco caldi.
Foglie e piccoli rami possono anche superare il terminale e fermarsi sopra una curva, una riduzione o un raccordo.
In una canna fumaria verticale, parte del materiale può arrivare allo sportello di raccolta.
Nei percorsi con deviazioni, invece, i detriti possono restare in punti invisibili dal basso.
Per questo guardare dentro il focolare con una torcia non basta a dichiarare libero l’intero passaggio.
È un primo controllo utile, ma non sostituisce la pulizia completa o la videoispezione quando ci sono segnali sospetti.
Va controllata anche l’eventuale rete contro gli animali.
La protezione è utile solo se compatibile con il terminale e mantenuta pulita; montare una griglia qualsiasi può creare proprio l’ostruzione che si voleva evitare.
Da terra si possono cercare tegole spostate, un terminale inclinato, rami visibili o parti mancanti.
Si può inoltre aprire, a impianto freddo, lo sportello di ispezione e osservare se sul fondo sono comparsi materiale vegetale, piume, frammenti di malta o molta fuliggine.
Questi indizi non localizzano sempre il blocco, ma indicano che la prima accensione deve essere rimandata.
Salire sulla copertura senza attrezzatura non è un controllo domestico ragionevole.
Tetto bagnato, pendenza e assenza di protezioni rendono sproporzionato il rischio.
Se il comignolo non è osservabile in sicurezza, serve un addetto preparato per i lavori in quota.
La prudenza, in questo caso, non è eccesso: è il confine tra una verifica e un incidente.
Camino a legna e stufa a pellet non vanno trattati allo stesso modo.
Il camino aperto lavora con tiraggio naturale ed è molto sensibile alla sezione della canna, alla temperatura dei fumi e all’aria disponibile nella stanza.
Prima dell’avvio bisogna controllare cappa, valvola, focolare, presa d’aria, canale da fumo e condotto verticale.
Stufa a legna Eva S con accumulo aria- Palazzetti
La stufa a pellet dispone normalmente di estrattore fumi, sensori e passaggi interni che richiedono la manutenzione indicata nel libretto.
Pulire soltanto il braciere non equivale a controllare lo scarico.
Vanno considerati anche giro fumi, raccordo a T, vano cenere, guarnizioni della porta, presa d’aria comburente e terminale.
Un allarme non va cancellato più volte sperando che scompaia: il codice deve essere letto secondo il manuale del modello.
In questo ambito un esempio di riferimento è Palazzetti, azienda che produce caminetti e stufe a legna e pellet.
Il tratto tra apparecchio e canna fumaria è spesso quello più facile da vedere e, proprio per questo, viene controllato in modo sbrigativo.
Occorre cercare collari allentati, tubi fuori asse, corrosione, fori, guarnizioni indurite e aloni neri vicino alle giunzioni.
Una traccia di fuliggine all’esterno indica una perdita passata o ancora presente e non va coperta prima di averne capito l’origine.
Sigillare una giunzione con nastro comune, silicone generico o mastice scelto senza verificarne temperatura e impiego è sbagliato.
Questi rimedi possono degradarsi, nascondere il difetto e rendere più difficile il successivo smontaggio.
Se il raccordo è deformato o la guarnizione non tiene, il componente deve essere ripristinato con materiali compatibili con il sistema.
Lo sportello di ispezione racconta cosa è successo durante la pausa.
Foglie e rametti fanno pensare a materiale entrato dall’alto; frammenti duri possono provenire dal terminale o dal deterioramento di parti interne; molta fuliggine segnala che la pulizia è stata incompleta o rimandata.
Se, aprendolo, cade una quantità insolita di detriti, non bisogna accendere.
Acqua, ruggine e residui impastati richiedono un controllo diverso.
La causa può essere pioggia entrata dal comignolo, condensa in un tratto freddo oppure uno scarico ostruito nei sistemi che lo prevedono.
Accendere per “asciugare il tubo” non risolve la provenienza dell’acqua e può peggiorare una parte metallica già corrosa.
Una canna libera può funzionare male se nell’ambiente non entra abbastanza aria.
Il caso tipico è una casa nella quale, durante l’estate, sono stati installati serramenti più ermetici.
Il vecchio camino sembrava non avere bisogno di una presa dedicata perché sfruttava gli spifferi; dopo i lavori, quelle infiltrazioni non esistono più e il tiraggio cambia.
Cosa fare se il camino fa fumo dopo sostituzione di infissi - Getty Images
Anche cappa da cucina, aspiratore del bagno e ventilazione meccanica possono creare depressione.
Se il fumo ritorna soltanto quando uno di questi dispositivi è acceso, l’informazione è molto utile al tecnico.
Non dimostra automaticamente che la canna fumaria sia difettosa, ma mostra che apparecchio, condotto e ambiente devono essere valutati insieme.
Nel tiraggio naturale conta la differenza di temperatura tra i gas nel condotto e l’aria esterna.
Dopo mesi di fermo, la canna è fredda e può contenere una colonna d’aria discendente.
L’avvio può quindi essere più lento rispetto a quello di un camino già caldo, soprattutto nelle giornate miti o umide.
Questa spiegazione è valida solo entro limiti ragionevoli.
Un leggero ritardo non giustifica fumo abbondante in soggiorno, odore persistente o fiamma che continua a spegnersi.
Se il comportamento è molto diverso dalle stagioni precedenti, attribuire tutto alla canna fredda porta a ripetere tentativi senza cercare l’ostruzione, la mancanza d’aria o una perdita.
Tra le cause che compromettono il tiraggio e lo scarico dei fumi ci sono anche gli effetti di temperatura, vento, isolamento e percorso.
Sono variabili reali, ma non devono diventare scuse buone per ogni guasto: prima si escludono sporco, blocchi e difetti visibili.
Il fumo che esce dalla porta, dalla cappa o dalle giunzioni non è normale dopo una lunga inattività.
Va interrotta l’alimentazione dell’apparecchio secondo le sue istruzioni, arieggiato il locale e sospeso l’uso finché non viene trovata la causa.
Lo stesso vale per un odore di combustione nuovo e persistente, annerimenti esterni o allarmi relativi ai fumi.
Un rilevatore di monossido di carbonio installato nella posizione prevista aggiunge protezione, ma non rende accettabile un impianto che perde fumo.
Il sensore non pulisce la canna, non corregge il tiraggio e non autorizza a proseguire l’uso.
Considerarlo un sostituto della manutenzione è una convinzione pericolosa.
Cambiare subito il terminale con un modello girevole o dichiarato antivento non è una risposta valida per ogni problema.
Il vento interagisce con falde, colmo, parapetti ed edifici vicini; un ostacolo costruito di recente può modificare le pressioni intorno al tetto.
Tuttavia, gli stessi sintomi possono dipendere da altezza, sezione, isolamento, curve o scarsa aria comburente.
Stufa a legna Eva con forno - Palazzetti
Prima di acquistare un nuovo comignolo bisogna verificare che quello presente sia integro e libero, che il condotto sia pulito e che la configurazione rispetti l’apparecchio collegato.
Se il difetto compare solo con vento da una certa direzione, conviene annotarlo insieme all’intensità approssimativa e ai dispositivi accesi in casa.
Sono dati più utili di una descrizione generica come “il camino non tira”.
Alcune verifiche visive sono utili perché permettono di descrivere meglio la situazione e di capire quando fermarsi.
Devono essere eseguite con apparecchio spento e completamente freddo.
Questo elenco serve prima della riaccensione, non dopo che la stanza si è già riempita di fumo:
Non rientrano nel fai da te sicuro la salita sul tetto senza protezioni, la rimozione di nidi con il fuoco, lo smontaggio casuale di giunti e l’inserimento di aste rigide in un percorso sconosciuto.
Anche i prodotti chimici “spazzacamino” possono avere una funzione accessoria, ma non estraggono un nido e non verificano lo stato delle pareti.
La pulizia professionale è la scelta corretta se il condotto ha lavorato molto e non è stato pulito a fine stagione, se la storia dell’impianto è sconosciuta oppure se nello sportello compaiono nidi, acqua o molti residui.
Serve anche quando il camino aveva già problemi di tiraggio o la stufa a pellet segnala anomalie dello scarico.
Un operatore attrezzato può raggiungere lo sviluppo del condotto e, se necessario, eseguire una videoispezione.
Questo controllo è più utile di ripetute prove di accensione perché distingue un semplice deposito da un restringimento, un distacco o un ostacolo localizzato.
A tal proposito, Berrino Stufe A Pellet opera nella pulizia, assistenza e riparazione di stufe a pellet.
Un fuoco intenso non è uno strumento di pulizia.
Se il passaggio è ridotto, aumenta la quantità di fumi che non riesce a uscire; se sulle pareti sono presenti depositi combustibili, l’aumento rapido della temperatura può favorirne l’accensione.
Anche cartone, alcol, liquidi infiammabili e combustibili diversi da quelli ammessi dall’apparecchio devono restare fuori dalla prova.
La regola da conservare è semplice: se si sospetta un’ostruzione, nessuna fiamma deve precedere il controllo.
La riaccensione può avvenire quando il percorso dei fumi è libero, i punti di ispezione sono richiusi, i raccordi non mostrano difetti e le prese d’aria sono aperte.
L’apparecchio deve essere pulito nelle parti indicate dal manuale e non devono esserci dubbi su acqua, nidi o depositi importanti.
Stufa a legna Sahara - Palazzetti
La prima accensione va sorvegliata.
Nel camino a legna si usa una quantità contenuta di combustibile asciutto, senza forzare il fuoco; nella stufa a pellet si segue la procedura prevista dal costruttore, senza modificare parametri o ignorare allarmi.
In entrambi i casi si osservano stabilità della fiamma, uscita dei fumi, giunzioni e odori nell’ambiente.
Se compare fumo, la fiamma non si stabilizza o si avvertono rumori e odori nuovi, bisogna interrompere l’uso.
Il controllo iniziale non garantisce che ogni difetto nascosto sia escluso, ma evita gli errori più comuni e rende più chiari i segnali.
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