Campi elettromagnetici

NEWS DI Normative03 Luglio 2010 ore 20:17
I campi elettromagnetici: i loro effetti sull'organismo umano e sulle apparecchiature.
elettromagnetismo

Campi elettromagneticiÈ stato pubblicato recentemente un piccolo opuscolo divulgativo sui campi elettromagnetici e i relativi effetti sull'uomo, a cura dell'ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e Ricerca Ambientale), dell'ISCTI (Istituto Superiore delle Comunicazioni e delle Tecnologie dell'Informazione) e dell'ISS (Istituto Superiore della Sanita'), dal titolo Campi Elettromagnetici - Effetti sull'uomo e sulle apparecchiature.

È argomento frequente di dibattito ad alti livelli, ma anche tra cittadini comuni l'inquinamento elettromagnetico a cui siamo quotidianamente esposti. Altrettanto frequenti sono le sentenze a favore di comitati liberi di cittadini o enti che si fanno carico della protesta contro installazioni più o meno selvagge di antenne radio-televisive o di telefonia.

Bisogna premettere che, adottata la politica della cautela, in mancanza di studiAntenne per telefonia. effettivi a lungo termine, alcune aziende di telefonia hanno messo in atto la pratica comune della condivisione dei siti per evitare inutili e, forse, dannose compresenze sullo stesso territorio.

La cautela è di rigore in questi casi, poichè, specie nel campo della telefonia, gli studi si concentrerebbero su un periodo di tempo troppo breve per valutare effettive conseguenze, qualora ve ne fossero.

L'opuscolo in questione cerca di chiarire alcuni punti dell'argomento, a cominciare dai termini adottati. Innanzitutto campi elettrici e campi magnetici fanno parte dell'universo in cui viviamo; a questi si aggiungono tutti quei campi, e sono la maggior parte, generati da strumenti fabbricati dall'uomo.

Campi elettromagneticiÈ l'interferenza tra questi campi che è oggetto di studio da parte degli scienziati, per comprendere se, e in che misura tali interferenze provocano danni alle apparecchiature elettriche, ma soprattutto sull'uomo e gli altri organismi viventi.

Il nostro corpo, infatti, così come quello degli altri esseri viventi, è sede di innumerevoli processi fisiologici regolati da altrettanti movimenti generati dalle cariche elettriche presenti: le stimolazioni nervose delle cellule, ad esempio, o il flusso del sangue.

Sono correnti elettriche endogene, cioè create dallo stesso organismo, e sono quelle a cui si sovrappongono le correnti generate artificialmente da campi elettrici o magnetici esterni. Questi campi elettrici e magnetici, possono essere, a loro volta, a bassa o ad alta frequenza.

È soprattutto questo secondo tipo di campo che è oggetto di indagine, se così possiamo dire, in quanto in questo caso l'energia prodotta viene assorbita dai tessuti e trasformata in calore, con un aumento della temperatura in tutto il corpo o soltanto nell'organo interessato all'esposizione.

I campi elettromagnetici ad alta frequenza sono quelli che riguardano gli impianti radiotelevisivi e di comunicazione, così come della telefonia cellulare.
Campi elettromagnetici. Telefonia.
È chiaro quindi a tutti che un campo magnetico provoca sempre un'interazione con l'organismo umano, e questo è ormai fuori discussione. Quello che è ancora da comprendere è la distinzione tra effetto biologico e effetto dannoso (o sanitario) per la salute. Il primo si verifica quando all'esposizione corrisponde qualche variazione fisiologica in un organismo, mentre il danno si ha nel caso in cui questa variazione prescinde dall'intervallo in cui la risposta dell'organismo sarebbe in grado di contrastarla, arrecando dunque effetti sulla salute.

Questi effetti sono ormai accertati a livello di comunità scientifica, e si verificano in determinate condizioni con livelli di inquinamento elettromagnetico superiori a quelli normalmente riscontrati nella quotidianità. È il caso, ad esempio, di alcune situazioni di lavoro particolari.

Non sono stati evidenziati risultati analoghi invece nel caso di esposizioni a livelli di radiazioni minori, ma per un periodo di tempo prolungato, come ad esempio, nel caso dei telefoni cellulari. L'OMS stessa, già nel 1998 sottolineava la mancanza di evidenza che tali situazioni espositive portino a danni rilevanti alla salute. Nel 2006 venivano riconfermate queste dichiarazioni.

Impianti per telefonia.Nonostante ciò, a livello internazionale, la maggior parte dei Paesi ha adottato norme precise con precisi parametri da adottare in caso di esposizione a campi elettromagnetici o di collocazione di impianti in luoghi particolarmente sensibili come asili, scuole, edifici comuni.

L'Italia ha invece adottato una legge che si basa sul principio di precauzione, per cui i limiti previsti sono molto più bassi di quelli adottati a livello internazionale, soprattutto, appunto, in luoghi particolarmente frequentati. L'opuscolo riporta degli esempi per chiarire questi limiti: 6V/m in casa , a scuola o nel giardino della propria abitazione, dove la permanenza delle persone è prolungata; tra 20 e 60V/m in una situazione all'aperto generica, con permanenza non prolungata.

Ovviamente tali limiti non sono da considerare nel caso particolare di ambienti con apparecchiature diagnostiche o terapeutiche, fatta salva la tutela dei lavoratori coinvolti.

L'adozione del principio di precauzione, se da un lato ci tranquillizza sulla legislazione italiana, dall'altra ci fa riflettere sul fatto che sì, non ci sono evidenze sulla nocività di questi campi, in caso di valori elevati, ma non ci sono neanche ancora i tempi tecnici abbastanza lunghi, data la tecnologia troppo recente, per poterli escludere completamente.

Altro aspetto considerato nel volume sono le modalità di interferenza dei campi elettromagnetici con le apparecchiature elettriche o elettroniche. Nel caso delle telecomunicazioni l'interferenza è proprioCampi elettromagnetici. l'effetto che si vuole ottenere con questo tipo di tecnologia, quindi è positivo e prende il nome di trasferimento dati. Usando dei filtri si impedisce che tale effetto si ripercuota anche su altri apparecchi che non fanno parte del sistema.

In questo caso si parla di compatibilità elettromagnetica, che sarebbe semplicemente l'idoneità di un determinato apparecchio a funzionare senza interferire o subire interferenze in un determinato ambiente a cui è destinato (per esempio è il caso dei pacemakers). Anche in questo caso esistono precise normative a livello internazionale sui controlli in fase di produzione ed immissione sul mercato.


arch. Raffaella Pierri

riproduzione riservata
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