|
Un balcone appena bagnato dalla pioggia dovrebbe trasmettere una sensazione di freschezza.
Quando invece, appena si apre la portafinestra, si avverte un odore di umido, acqua stagnante o addirittura di scarico, significa che qualcosa non sta funzionando come dovrebbe.
Il fatto che il pavimento appaia pulito non è una garanzia: spesso il problema nasce in punti nascosti, dove l'acqua si ferma più a lungo e trascina con sé sporco organico, terriccio e residui che durante i periodi asciutti restano quasi impercettibili.
Ristagni d'acqua sul parapetto possono favorire sporco e umidità nel tempo - iStock
È una situazione frequente soprattutto in primavera e in autunno, quando le piogge sono ravvicinate e il balcone fatica ad asciugarsi completamente.
L'odore, quindi, non è quasi mai causato dalla pioggia in sé, ma da ciò che l'acqua riattiva durante il suo passaggio.
L'errore più comune è pensare che l'acqua piovana lavi automaticamente tutte le superfici. In realtà accade spesso l'opposto.
La pioggia trascina polvere, pollini, foglie, piccoli residui vegetali e particelle provenienti dall'atmosfera, concentrandoli proprio nei punti dove l'acqua rallenta prima di raggiungere lo scarico.
Se il balcone presenta leggere irregolarità oppure zone poco ventilate, questi materiali restano umidi per molte ore e iniziano a produrre cattivi odori.
In un terrazzo esposto a nord, ad esempio, basta una fioriera addossata alla parete per creare una fascia che non riceve mai sole diretto.
Dopo ogni acquazzone quella parte resta bagnata molto più a lungo del resto del pavimento e, nel tempo, sviluppa un odore persistente anche senza mostrare macchie evidenti.
Quando si parla di ristagni d'acqua si pensa subito a grandi pozzanghere, ma nella pratica basta uno strato d'acqua spesso pochi millimetri per creare il problema.
Piccole depressioni del pavimento, fughe consumate o una pendenza non perfettamente uniforme rallentano il deflusso.
Se l'odore persiste dopo la pioggia può essere utile verificare scarichi e pluviali - Getty Images
L'acqua evapora lentamente lasciando sul posto sostanze organiche che fermentano con il calore delle giornate successive.
Le zone più soggette sono quasi sempre le stesse:
Controllare questi punti dopo una pioggia è molto più utile che osservare il balcone quando è completamente asciutto, perché permette di capire dove l'acqua rimane più a lungo.
La piletta raccoglie tutto quello che il vento deposita durante settimane: foglie, semi, polvere, piume, terriccio e piccoli residui provenienti dai vasi.
Anche quando l'acqua continua a defluire, questo materiale può restare accumulato sotto la griglia o nel primo tratto della tubazione.
Il risultato è curioso: durante i giorni asciutti non si sente praticamente nulla, mentre appena arriva la pioggia quei residui si bagnano e rilasciano un odore intenso.
Nei condomini può esserci anche un'altra situazione.
I pluviali e le tubazioni comuni possono rallentare il deflusso oppure favorire la risalita degli odori, soprattutto dopo precipitazioni abbondanti.
In questi casi una semplice pulizia della piletta migliora solo temporaneamente la situazione.
Se invece l'odore ricorda chiaramente quello della fogna e compare anche in assenza di pioggia, conviene approfondire il controllo dell'impianto prima che il problema peggiori.
Molte persone cercano il problema nello scarico e trascurano completamente le piante.
Il sottovaso trattiene acqua, terriccio, foglie cadute e radici secche.
Quando resta pieno per diversi giorni diventa un ambiente ideale per la decomposizione del materiale organico.
Controllare il sottovaso aiuta a tenere il balcone asciutto dopo la pioggia - Getty Images
Succede soprattutto con le fioriere grandi che vengono spostate raramente.
Da fuori sembrano perfettamente pulite, ma sotto si accumula una quantità sorprendente di sporco.
Anche pochi vasi possono creare il problema se:

In pratica non è la pianta a produrre il cattivo odore, ma ciò che ristagna sotto di essa.
Alcuni rivestimenti per esterni sono progettati per essere antiscivolo e, proprio per questa caratteristica, presentano una superficie più ruvida rispetto alle piastrelle utilizzate negli ambienti interni.
Nelle microasperità si accumulano facilmente polvere, smog, pollini e residui organici che la semplice pioggia non riesce a eliminare.
Il problema diventa più evidente su pavimenti in gres strutturato, cemento, pietra naturale o superfici con fughe ormai consumate.
A prima vista sembrano puliti, ma basta bagnarli perché riaffiori l'odore trattenuto nei pori del materiale.
La differenza tra teoria e pratica è proprio questa: un balcone può essere lavato frequentemente e continuare comunque a sviluppare cattivi odori se la pulizia non raggiunge le fughe, gli angoli e le zone più ruvide.
Molti problemi nascono da abitudini apparentemente innocue che si ripetono nel tempo.
Tra gli errori più frequenti ci sono:
Questi comportamenti, presi singolarmente, sembrano poco importanti.
Sommati per mesi, invece, favoriscono la formazione di zone costantemente umide dove i residui organici iniziano a decomporsi.
Quando il problema compare dopo ogni pioggia, conviene osservare prima il comportamento dell'acqua e solo dopo scegliere il prodotto da utilizzare.
Una pulizia efficace dovrebbe interessare soprattutto i punti meno visibili: piletta, fughe, angoli, retro delle fioriere e parte inferiore dei vasi.
In molti casi basta rimuovere i depositi organici e migliorare l'asciugatura naturale del balcone per ottenere un risultato duraturo.
Una pulizia accurata delle piastrelle aiuta a prevenire gli odori dopo la pioggia - Madras
Anche spostare periodicamente arredi e vasi è utile.
Sotto una fioriera che non viene mai sollevata si possono accumulare sporco, alghe e umidità per intere stagioni.
Nella manutenzione ordinaria possono essere utili detergenti specifici per superfici esterne proposti da aziende italiane come FILA Solutions e Madras, scegliendo sempre prodotti compatibili con il materiale della pavimentazione e seguendo le indicazioni del produttore.
Nessun detergente, però, può risolvere un problema causato da acqua che continua a ristagnare.
Se l'odore ricorda chiaramente quello della fogna oppure aumenta a ogni temporale, vale la pena verificare non solo la piletta ma anche i pluviali e il sistema di smaltimento dell'acqua.
Nei condomini può succedere che una tubazione parzialmente ostruita rallenti il deflusso oppure favorisca la risalita degli odori.
In queste situazioni il balcone non presenta necessariamente allagamenti evidenti, ma continua a emanare cattivo odore dopo ogni precipitazione.
Un altro caso limite riguarda gli edifici meno recenti, dove gli scarichi raccolgono acqua proveniente da più balconi.
Se uno dei tratti comuni è ostruito da foglie o sedimenti, il problema può manifestarsi anche nei piani superiori.
Trattamento per fughe esterne pulite dopo la pioggia - Filasolution
Prima di pensare a lavori importanti è comunque opportuno verificare le cause più semplici, perché spesso l'origine dell'odore si trova direttamente sul balcone.
Nella maggior parte dei casi vedo persone che aumentano la frequenza delle pulizie pensando che il problema sia lo sporco.
In realtà capita spesso che il balcone venga lavato anche troppo, ma senza intervenire nei punti dove l'acqua resta ferma.
Se il pavimento presenta continui ristagni d'acqua oppure il sottovaso rimane pieno per giorni, continuare a usare detergenti sempre più forti serve a poco.
Anzi, in alcune pavimentazioni può lasciare residui che attirano ancora più sporco.
Per questo motivo non consiglio interventi aggressivi come idropulitrici ad alta pressione o prodotti molto acidi se prima non è stata individuata la causa.
Sono utili solo in situazioni specifiche e, su alcune superfici, possono perfino peggiorare il problema.
Chi ha molti vasi o un balcone ricco di vegetazione dovrebbe mettere in conto una manutenzione leggermente più frequente rispetto a uno spazio completamente libero.
Eliminare il cattivo odore significa impedire che acqua e residui rimangano nello stesso punto dopo ogni pioggia.
È buona abitudine controllare periodicamente lo scarico, svuotare il sottovaso, spostare le fioriere almeno qualche volta durante l'anno e verificare che i pluviali funzionino correttamente.
Anche osservare il balcone durante un acquazzone può fornire indicazioni molto più utili di qualsiasi ispezione a pavimento asciutto.
Quando il deflusso è regolare, le superfici asciugano in tempi normali e non ci sono accumuli di materiale organico, il balcone torna a comportarsi come dovrebbe.
La pioggia non diventa più la causa del cattivo odore, ma semplicemente un evento naturale che pulisce davvero le superfici invece di mettere in evidenza problemi nascosti.
|
|