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Prima di applicare un cappotto termico su una facciata degradata è necessario verificare che il supporto sia stabile, coeso, asciutto e privo di fenomeni che potrebbero compromettere l’adesione del sistema.
Facciata degradata di un edificio - Getty Images
Intonaci distaccati, vecchie pitture poco aderenti, infiltrazioni, fessure e parti incoerenti devono essere individuati e, se necessario, rimossi o ripristinati prima della posa.
Il cappotto, infatti, non è una semplice copertura della parete, ma un sistema coordinato composto da collante, pannelli isolanti, tasselli, rasatura armata e finitura, che deve lavorare su un fondo affidabile.
La UNI/TR 11715:2018 disciplina la progettazione e la posa degli ETICS (sistema composito di isolamento termico esterno) su edifici nuovi ed esistenti e considera anche le caratteristiche del supporto.
Applicare l’isolamento sopra un intonaco già instabile significa rischiare che il nuovo sistema rimanga ancorato a uno strato destinato a perdere aderenza dalla muratura.
Prima di decidere come preparare la facciata è necessario comprendere perché si sia deteriorata, poiché fenomeni apparentemente simili possono avere origini e conseguenze molto differenti.
Un intonaco indebolito da decenni di esposizione atmosferica richiede valutazioni diverse rispetto a una superficie danneggiata da infiltrazioni persistenti, così come una fascia deteriorata alla base dell’edificio può essere interessata da umidità di risalita, spruzzi meteorici oppure quote esterne non corrette.
Macchie sotto balconi e cornicioni possono invece dipendere da impermeabilizzazioni deteriorate, mentre distacchi localizzati sotto i davanzali possono indicare un raccordo insufficiente con il serramento.
Il manuale applicativo Cortexa richiama proprio la necessità di eliminare le cause dell’umidità e di lavorare su un supporto asciutto prima dell’applicazione dell’ETICS.
Coprire semplicemente la manifestazione significa renderla meno visibile senza eliminarne l’origine, con il rischio che l’acqua continui a interessare gli strati esistenti anche dopo la posa del nuovo isolamento.
Le zone visibilmente deteriorate attirano immediatamente l’attenzione, ma un controllo efficace deve interessare l’intero prospetto sul quale verrà applicato il cappotto, perché sulla stessa parete possono essere presenti supporti realizzati in epoche differenti.
Installazione cappotto termico sulla facciata - RockWool
Al piano terra può trovarsi un intonaco rifatto recentemente, mentre ai livelli superiori può essere ancora presente quello originario; intorno ai serramenti possono inoltre comparire vecchi rappezzi eseguiti con malte diverse oppure pitture applicate soltanto su alcune porzioni della facciata.
Anche l’esposizione agli agenti atmosferici modifica il degrado, dato che una parete soggetta a pioggia battente può presentare condizioni differenti rispetto a una zona protetta da balconi e aggetti.
Il sopralluogo dovrebbe quindi individuare le diverse superfici, le fessure, i distacchi, le tracce di umidità e gli elementi che interferiranno con la posa.
Una documentazione fotografica realizzata prima dell’intervento può risultare particolarmente utile, perché dopo l’applicazione dei pannelli molte caratteristiche del supporto originale non saranno più direttamente osservabili.
Una delle verifiche tradizionalmente utilizzate sulle vecchie facciate consiste nella battitura della superficie, che permette di individuare porzioni di intonaco apparentemente integre ma non più correttamente aderenti alla muratura.
Una zona distaccata può restituire un comportamento acustico differente rispetto a un intonaco ben ancorato, consentendo di delimitare le aree nelle quali approfondire il controllo.
Su facciate molto vecchie o caratterizzate da numerosi interventi precedenti, la verifica dovrebbe essere sufficientemente estesa da ottenere una mappatura attendibile e non limitarsi a pochi punti scelti casualmente.
Le porzioni distaccate devono essere rimosse fino al raggiungimento di materiale stabile e successivamente ricostruite con prodotti compatibili con il fondo e con il ciclo previsto.
Nei casi dubbi possono inoltre essere necessarie prove di adesione, utili non soltanto per ottenere un valore di resistenza ma anche per individuare lo strato nel quale avviene la rottura.
Capire se cede la pittura, l’intonaco oppure il collegamento con la muratura permette infatti di identificare il punto debole sul quale intervenire.
Non tutti i problemi del supporto producono distacchi chiaramente visibili, perché una parete può apparire integra e presentare comunque uno strato superficiale molto debole.
Vantaggi della lana di roccia - Daniele F. Toscana
Passando la mano possono rimanere polvere o materiale incoerente, mentre vecchie pitture possono sfarinare senza mostrare ancora bolle o distacchi evidenti.
In queste condizioni il collante non aderisce realmente all’intonaco resistente, ma lavora sullo strato superficiale che si trova tra adesivo e muratura.
La preparazione può richiedere spazzolatura, pulizia, eliminazione delle parti instabili o trattamenti consolidanti compatibili con il sistema previsto, ma la soluzione deve essere scelta conoscendo la natura del fondo.
Applicare indiscriminatamente un fissativo penetrante non significa trasformare qualsiasi parete deteriorata in un supporto resistente, soprattutto quando la perdita di coesione interessa l’intonaco in profondità.
Anche le vecchie pitture possono essere mantenute soltanto quando risultano sufficientemente aderenti e compatibili; se invece si sfogliano o presentano scarsa adesione, devono essere rimosse secondo le modalità previste prima delle successive lavorazioni.
Polvere, residui atmosferici, grasso, alghe e depositi biologici possono interferire con l’adesione e devono essere eliminati prima della posa, considerando la pulizia come una vera fase tecnica e non come un semplice intervento estetico.
Su una facciata colonizzata da alghe o muschi è inoltre necessario capire perché la superficie rimanga frequentemente umida, verificando gocciolamenti, esposizione alla pioggia e possibili ristagni d’acqua.
In base alle condizioni del fondo possono essere utilizzati sistemi meccanici oppure lavaggi appropriati, evitando pressioni eccessive che potrebbero asportare materiale da un vecchio intonaco o introdurre una quantità elevata di acqua nella muratura.
Dopo il lavaggio occorre rispettare un tempo di asciugatura sufficiente prima di procedere con le lavorazioni successive.
Anche detergenti e trattamenti devono essere compatibili con l’adesivo previsto, perché una parete visivamente pulita ma ricoperta da residui può diventare un fondo meno affidabile rispetto alla situazione iniziale.
La preparazione deve quindi ottenere una superficie pulita e stabile, non soltanto migliorare temporaneamente l’aspetto della facciata.
Le crepe presenti su una vecchia facciata non hanno tutte lo stesso significato e non dovrebbero essere semplicemente riempite prima di applicare il cappotto.
Vecchio edificio con cappotto termico a lavori finiti - RockWool
Una cavillatura della finitura è diversa da una lesione che attraversa intonaco e muratura, mentre una crepa in corrispondenza dell’incontro tra tamponamento e struttura può essere collegata a movimenti differenti dei materiali.
Prima di intervenire bisogna quindi stabilire se la fessura sia stabilizzata oppure attiva, eventualmente ricorrendo a monitoraggi o approfondimenti quando dimensioni, posizione o andamento lo rendono necessario.
Una rete utilizzata nella rasatura armata distribuisce determinate tensioni all’interno dell’ETICS, ma non costituisce un rinforzo strutturale della parete.
Anche i giunti esistenti devono continuare a svolgere la funzione per la quale sono stati realizzati e non possono essere eliminati semplicemente applicando pannelli e rasatura sopra di essi.
Dove due parti dell’edificio sono progettate per muoversi indipendentemente, il giunto di movimento deve essere correttamente riportato attraverso il sistema utilizzando dettagli e profili compatibili con la soluzione progettata.
La parte inferiore della facciata è sottoposta a condizioni differenti rispetto alle zone più alte, perché può ricevere spruzzi d’acqua, sporco proveniente dalla pavimentazione e umidità mantenuta dal terreno circostante.
Prima di progettare la zoccolatura è quindi necessario verificare quote, pendenze e funzionamento degli scarichi, evitando che una pavimentazione esterna convogli l’acqua verso l’edificio.
Se la muratura presenta umidità di risalita, la causa deve essere valutata prima dell’applicazione dell’isolamento e il dettaglio alla base deve utilizzare materiali idonei alle condizioni effettive di esercizio.
Depositi biancastri ed efflorescenze devono essere interpretati come possibili segnali del passaggio di acqua attraverso la muratura, poiché eliminare soltanto i sali visibili non risolve necessariamente il fenomeno che li ha prodotti.
Il normale pannello utilizzato sulla parte corrente della facciata non dovrebbe inoltre essere portato arbitrariamente fino al terreno quando il sistema non lo prevede.
Quota di partenza, raccordi con impermeabilizzazioni e caratteristiche della zona di zoccolatura devono essere definiti prima dell’avvio della posa.
Frontalini dei balconi, travi, pilastri e altri elementi in calcestruzzo armato possono presentare fessure, espulsioni del copriferro o armature esposte che non devono essere semplicemente nascoste dai pannelli isolanti.
Lavori cappotto termico su facciata - RockWool
In presenza di queste manifestazioni è necessario valutare lo stato dell’elemento e definire un ripristino adeguato, perché eventuali processi di corrosione delle armature possono continuare anche dopo l’applicazione del cappotto se le loro cause non vengono eliminate.
Quando il degrado interessa elementi con funzione strutturale, diagnosi e intervento devono essere affidati a tecnici e imprese con competenze adeguate, evitando di considerare l’isolamento come una soluzione del problema sottostante.
La posa dei pannelli può iniziare soltanto dopo che il materiale utilizzato per il ripristino abbia raggiunto le condizioni previste e la superficie offra nuovamente un fondo stabile.
In questo modo il sistema viene applicato su una base realmente idonea e non trasforma il nuovo rivestimento in una copertura destinata a nascondere un degrado ancora attivo.
Le facciate degli edifici esistenti possono presentare fuori piombo, vecchi rappezzi e variazioni di quota che diventano particolarmente evidenti durante la posa dei pannelli.
Il collante non dovrebbe essere utilizzato come uno spesso strato di correzione per compensare qualsiasi avvallamento, perché quantità e modalità di applicazione devono rispettare quelle previste dal sistema.
Le irregolarità eccessive vanno quindi corrette preventivamente mediante lavorazioni compatibili con il supporto, distinguendo la preparazione della parete dall’incollaggio vero e proprio dell’isolante.
Anche dopo la rimozione delle porzioni degradate possono rimanere zone con profondità differenti, che devono essere ricostruite e lasciate maturare prima di procedere.
Questo non significa che tutto il vecchio intonaco debba essere demolito per principio: quando una parte consistente della superficie risulta stabile e coesa, il progettista può valutarne la conservazione.
L’obiettivo non è ottenere un fondo esteticamente uniforme, ma costruire una superficie con caratteristiche sufficientemente omogenee affinché il sistema adesivo possa lavorare nelle condizioni previste.
La presenza dei fissaggi meccanici non rende secondaria la preparazione della parete, perché collante e tasselli svolgono funzioni coordinate e devono entrambi lavorare nelle condizioni previste dal sistema.
Facciata isolata - RockWool
Un vecchio intonaco instabile lasciato dietro il pannello può sgretolarsi, creare discontinuità e alterare la geometria dell’incollaggio anche quando il tassello raggiunge la muratura.
La scelta dei fissaggi deve quindi considerare il supporto effettivo, che negli edifici esistenti può alternare mattoni pieni, laterizi forati, blocchi, calcestruzzo e porzioni ricostruite in epoche differenti.
Quando natura o resistenza del fondo non sono sufficientemente note, le prove di estrazione eseguite in sito possono fornire informazioni sul comportamento reale dell’ancoraggio e aiutare a definire il sistema più appropriato.
Anche lunghezza, profondità di ancoraggio, numero e disposizione dei tasselli devono essere stabiliti considerando progetto, edificio e azione del vento, senza aumentare arbitrariamente il numero dei fissaggi nella speranza di compensare un supporto incerto.
Un corretto ancoraggio meccanico nasce quindi dalla conoscenza della parete e non dalla semplice quantità di tasselli utilizzati.
L’applicazione del cappotto sposta verso l’esterno il piano della facciata e può rendere insufficienti elementi dimensionati sulla muratura originaria.
I davanzali esistenti possono risultare troppo corti e perdere la capacità di allontanare correttamente l’acqua quando il nuovo isolamento arriva vicino al gocciolatoio, rendendo necessario prevedere sostituzioni o prolungamenti compatibili con il progetto.
Il raccordo con serramenti e spallette deve inoltre limitare infiltrazioni d’acqua e discontinuità dell’isolamento, considerando anche eventuali cassonetti, guide delle tapparelle e sistemi oscuranti.
Intorno alle finestre possono essere presenti vecchi rappezzi realizzati durante precedenti sostituzioni, per cui il supporto deve essere controllato prima di installare profili, pannelli e rasatura.
Le cerniere delle persiane e altri elementi fissati alla muratura possono richiedere sistemi di montaggio specifici per il nuovo spessore.
Coordinare il cappotto con un’eventuale sostituzione dei serramenti permette infine di progettare una sola volta spallette e raccordi, evitando successive demolizioni su dettagli appena completati.
Pluviali, tubazioni, cavi, apparecchi di illuminazione, antenne e unità esterne dei climatizzatori interferiscono con il nuovo spessore dell’isolante e non dovrebbero essere semplicemente circondati ritagliando i pannelli.
Rasatura su cappotto termico esterno - RockWool
Prima della posa bisogna definire quali elementi possano essere temporaneamente rimossi, quali debbano essere spostati e attraverso quali sistemi verranno successivamente fissati.
Gli ancoraggi destinati a sostenere carichi rilevanti devono trasferire le sollecitazioni alla struttura o al supporto resistente senza gravare semplicemente sul materiale isolante, limitando contemporaneamente ponti termici e possibili infiltrazioni attraverso la facciata.
Nel caso di unità esterne dei climatizzatori, pensiline, ringhiere o tende da sole può essere necessario predisporre specifici elementi di montaggio prima dell’applicazione della rasatura.
Anche i pluviali devono essere riposizionati assicurando il corretto scarico dell’acqua e senza creare punti vulnerabili dietro il cappotto.
Il rilievo preliminare deve quindi comprendere anche dispositivi apparentemente secondari, perché ogni perforazione successiva può alterare continuità e tenuta del sistema appena realizzato.
Molti problemi osservati sulle facciate hanno origine negli elementi orizzontali che raccolgono acqua, per cui l’intervento non dovrebbe concentrarsi esclusivamente sulla superficie verticale da isolare.
Un balcone con impermeabilizzazione deteriorata può continuare a bagnare frontalino e muratura sottostante anche dopo la posa dei pannelli, mentre un cornicione privo di un corretto gocciolatoio può convogliare ripetutamente acqua sulla nuova finitura.
Il cappotto deve quindi essere coordinato con il risanamento dei balconi, delle copertine e degli altri elementi dai quali possono originarsi infiltrazioni.
Anche nella parte superiore della facciata scossaline, cornici e raccordi con la copertura devono essere adeguati al nuovo spessore, impedendo alla pioggia di penetrare dietro il sistema.
Una macchia di umidità presente all’ultimo piano non può essere considerata estranea all’intervento se deriva da un difetto della copertura o del raccordo superiore.
Prima di chiudere la parete occorre quindi eliminare i punti d’ingresso dell’acqua e progettare correttamente tutti i dettagli che assicurano la continuità superiore del cappotto.
Negli interventi di riqualificazione può capitare che la superficie deteriorata sia costituita da un sistema ETICS esistente anziché da un semplice intonaco tradizionale.
Stratigrafia facciata con cappotto termico - Rockwool
L’eventuale applicazione di un nuovo sistema sopra quello precedente richiede una valutazione specifica, nella quale devono essere considerate tipologia dell’isolante, adesione, fissaggi, condizioni della rasatura e presenza di distacchi.
Una finitura molto degradata non significa automaticamente che l’intero vecchio cappotto debba essere demolito, così come una superficie esteticamente accettabile non garantisce l’assenza di difetti nascosti.
Indagini strumentali come la termografia possono aiutare a individuare anomalie e discontinuità, ma non misurano direttamente l’adesione dell’intonaco o del sistema alla parete.
Anche gli strumenti utilizzati per valutare l’umidità devono essere interpretati in relazione ai materiali e alle condizioni di prova.
Sopralluogo, saggi e verifiche meccaniche restano quindi elementi fondamentali per definire lo stato effettivo dell’involucro, perché non esiste un singolo strumento capace di stabilire autonomamente la compatibilità del supporto con il nuovo intervento.
Un cappotto non è costituito soltanto dal pannello isolante, perché adesivo, fissaggi, rete, rasante, finitura e accessori concorrono insieme alle prestazioni della soluzione.
Quando un ETICS è valutato come sistema, la configurazione prevista dalla relativa documentazione tecnica deve essere rispettata senza sostituire arbitrariamente i componenti sulla base delle sole caratteristiche dichiarate del singolo prodotto.
In questa prospettiva Rockwool propone il sistema REDArt, nel quale i pannelli in lana di roccia vengono integrati con prodotti e accessori destinati alla realizzazione del ciclo a cappotto; tra i pannelli disponibili per questa applicazione rientra, ad esempio, Frontrock Extra, prodotto rigido a doppia densità specificamente destinato agli ETICS.
La scelta del sistema deve comunque essere effettuata in funzione dell’edificio, del supporto e delle prestazioni richieste, considerando anche gli aspetti connessi alla sicurezza antincendio nei casi in cui siano applicabili specifiche disposizioni alla facciata.
Mescolare componenti appartenenti a cicli differenti rende invece più difficile mantenere la coerenza prestazionale prevista dal progetto e dalla relativa documentazione.
La preparazione della facciata non termina necessariamente con il primo sopralluogo, perché durante l’avanzamento del ponteggio possono emergere difetti precedentemente difficili da osservare dal terreno.
Facciata moderna con cappotto termico -
RockWool
Piccole fessure, distacchi sotto i davanzali, rappezzi o fenomeni di corrosione diventano spesso visibili soltanto a distanza ravvicinata e devono essere valutati prima che la zona venga coperta.
Anche le condizioni climatiche incidono sia sui ripristini sia sulla posa, poiché pioggia, gelo, temperature elevate e irraggiamento diretto possono modificare tempi di presa e asciugatura dei prodotti.
I materiali utilizzati per ricostruire il supporto devono raggiungere le condizioni previste prima dell’applicazione dell’isolante e anche un eventuale lavaggio deve essere seguito da un adeguato periodo di asciugatura.
La Direzione Lavori deve verificare che preparazione, incollaggio e tassellatura prevista rimangano coerenti con progetto, sistema e UNI/TR 11715 durante l’esecuzione.
Quando emerge una condizione differente da quella ipotizzata, il dettaglio deve essere rivalutato evitando soluzioni improvvisate direttamente sul ponteggio.
Chi vive nell’edificio non deve sostituirsi al progettista nell’esecuzione delle verifiche tecniche, ma può fornire informazioni importanti sulla storia della facciata e sui fenomeni che si manifestano nel tempo.
Macchie che ricompaiono dopo forti piogge, intonaco caduto, pittura che si sfoglia, pluviali che perdono o crepe che sembrano aumentare sono elementi utili da comunicare durante il sopralluogo.
Anche sapere che una determinata zona è stata riparata più volte dopo un’infiltrazione oppure che una fessura tende a ricomparire può aiutare il tecnico a comprendere fenomeni non immediatamente visibili.
Il proprietario dovrebbe invece evitare prove improvvisate sugli ancoraggi, demolizioni o valutazioni sulla sicurezza delle porzioni deteriorate, soprattutto quando esiste il rischio di caduta di materiali dalla facciata.
Le verifiche fisiche devono essere svolte con attrezzature, accessi e procedure adeguate alle condizioni dell’edificio.
Una buona ricostruzione della storia del degrado, unita alle verifiche tecniche, permette di indirizzare meglio i successivi interventi di preparazione.
Una facciata deteriorata può ricevere un ETICS soltanto dopo che le cause principali del degrado siano state individuate e il supporto sia stato riportato a condizioni compatibili con il sistema previsto.
Le porzioni distaccate devono essere rimosse, i rappezzi devono aver raggiunto la necessaria maturazione, pitture e rivestimenti devono essere verificati e la superficie deve risultare sufficientemente coesa, pulita e asciutta.
Infiltrazioni, fessure significative e degradi del calcestruzzo devono essere affrontati prima che diventino invisibili dietro l’isolamento, mentre geometria della facciata, tasselli, davanzali, zoccolatura e attraversamenti impiantistici devono essere già definiti nel progetto.
Per gli interventi che prevedono lana di roccia, Rockwool mette a disposizione sistemi e pannelli specifici per il cappotto, ma anche una soluzione tecnicamente valida può offrire le prestazioni previste soltanto quando viene applicata su un fondo correttamente preparato e secondo la relativa documentazione.
La preparazione del supporto non rappresenta quindi un lavoro accessorio da ridurre per accelerare il cantiere, ma la condizione necessaria affinché tutti gli strati successivi possano funzionare come previsto nel tempo.
Il Gruppo ROCKWOOL, fondato nel 1937, è leader mondiale nella realizzazione di soluzioni sostenibili in lana di roccia che trovano applicazione in diversi settori, dal real estate ai trasporti, dall'orticoltura alla gestione delle risorse idriche.
La mission è quella di sviluppare prodotti che sfruttano le proprietà naturali della roccia per affrontare le sfide contemporanee: ridurre l'impronta energetica, proteggere persone, beni e ambiente, e creare spazi confortevoli, sicuri e salubri.
Quotato al NASDAQ di Copenaghen, ROCKWOOL conta circa 12.500 dipendenti con 42 stabilimenti produttivi che operano in tutto il mondo.