Tetto a lose

NEWS DI Ristrutturazione09 Febbraio 2012 ore 23:20
Rivestimento tegolare antico, in pietra naturale, tipico dei borghi della catena alpina occidentale, caratterizzato da lastre sovrapposte e integrate nel paesaggio.
tetto , lose , tetti , losa
Arch. Valentina Caiazzo

Chi abita in montagna lo conosce sicuramente. Soprattutto lungo l'arco alpino occidentale. Ma anche chi, tra sciate e weekend fuoriporta, ha avuto la possibilità di farvi un giro, le avrà viste sicuramente. Le coperture in pietra naturale, ovvero i tetti a lose, sono in assoluto i rivestimenti tegolari più antichi. Sono anche i tetti più funzionali, soprattutto in zone dove, per clima, temperature e altitudine, la facilità di estrazione, il minimo trasporto e la resistenza agli agenti atmosferici, diventano elementi fondamentali.

Non meno importante anche l'aspetto estetico ed ecologico, considerati nelle progettazioni architettoniche di ultima generazione, per avere il minimo impatto ambientale, nel contesto paesaggistico in cui il tetto viene inserito.

Il tetto a lose è molto diffuso soprattutto nella zona del Piemonte e della Val d'Aosta, dove addirittura, oltre ad una serie di documenti inerenti i lavori, viene elargito un bonus per il rifacimento delle coperture, usando questa tecnica, per assicurare il mantenimento delle caratteristiche ambientali della regione (L.R. 28 febbraio 1990, n. 10).

Il termine losa deriva dal dialetto Piemontese e indica, per la precisione, proprio una lastra di pietra piana e sottile.

Il buon funzionamento della copertura in pietra naturale a lose in determinati ambienti è affidato soprattutto alla pendenza delle falde, ovvero alla loro inclinazione. Questa deve essere superiore ad un angolo minimo, tale da consentire il deflusso delle acque meteoriche in modo veloce e continuo senza ostacoli o punti di ristagno. Le lose sono un buon compromesso, tra storicità della tecnica e funzionalità tecnica.

Molto utilizzate anche oggi, ci sono molte aziende che ne producono di diversa misura e qualità, oltre che di diversa finitura: a spacco, fiammate, o ancora sagomate in forme diverse.

Le modalità di posa non sono immediate; spesso, se si vuole un lavoro a regola d'arte, è meglio caldeggiare l'intervento di un artigiano o di una squadra di artigiani, abituati a questo genere di interventi, soprattutto se siamo in fase di rifacimento e si vogliono riutilizzare in parte le lose già in opera.

Il lavoro di copertura di un tetto a lose, infatti, avviene in più fasi: il posizionamento, la squadratura e il fissaggio finale.
Il lavoro inizia con la disposizione nella parte bassa delle pietre naturali più grandi, che vanno disposte in senso orizzontale, lungo tutto il bordo del tetto. Si prosegue poi per file, sia in diagonale, che dal basso verso l'alto e da destra a sinistra.

La scelta delle pietra naturali idonee da usare, è a discrezione dell'operatore o dell'artigiano, tenendo presente però che man mano che si sale nella costruzione del tetto, le pietra da posizionare è bene che siano più piccole.

Le lose vengono posizionate in modo sovrapposto, con quella sottostante coperta per almeno 15 cm, senza che si formino dei vuoti tra loro. In questo modo, la sovrapposizione una sull'altra, permette lo sgocciolamento dell'acqua piovana verso i canali di gronda avviene solo nella parte in luce della losa sottostante, senza intaccare il resto.

Una volta posizionata, la losa viene lavorata, ovvero squadrata e smussata in laterale, in modo da avere in linea il piano di lavoro di ognuna in relazione alle altre della stessa fila. La squadratura avviene manualmente, usando un piccola martellina da muratore; lo stesso strumento servirà alla fine dell'operazione, per posizionare, con due chiodi, la losa nella posizione prescelta, fissandola alla listellatura sottostante, previa foratura in più punti con un trapano. Il procedimento, molto laborioso, viene ripetuto per ciascuna losa, mentre il colmo del tetto viene rifinito con le pietre rettangolari più regolari, affiancate una all'altra e fissate alla struttura sottostante.

Qualora il tetto a lose in questione sia un rifacimento, è bene accertarsi delle condizioni della travatura lignea sottostante e procedere con un'adeguata protezione, con guaina bituminata e una in plastica, per la condensa e come rimedio ad eventuali infiltrazioni d'acqua, soprattutto quando le lose sono recuperate e meno performanti, dal punto di vista superficiale. Le lose vengono infine posizionate su un sistema di listelli che viene posizionato sopra la guaina.

In caso di dissesti, la copertura a lose è problematica, in quanto gli interventi devono essere puntuali e possibilmente effettuati da artigiani specializzati. La sovrapposizione delle pietre ed il conseguente comportamento in presenza di acqua meteorica è complicato da ripristinare, senza necessariamente intervenire su buona parte della struttura stessa.
Un altro accorgimento da considerare nel posizionare un tetto a lose, oltre alla pendenza, è la robustezza dell'orditura lignea. Le lose, infatti, sono molto pesanti ed è bene che la struttura sia realizzata con legni grandi e piuttosto resistenti, come rovere o castagno.

La provenienza delle pietre dipende dalla zona in cui ci si trova. Generalmente conviene sfruttare quelle del luogo o comunque proveniente da zone vicine.
In alcuni casi però le pietre naturali arrivano anche dal Nord Europa o addirittura dalla Cina.

Un delle pietre più usate, soprattutto in Piemonte e Val d'Aosta è la pietra di Luserna, posata magari con metodo piuttosto irregolare, ovvero rustica montana, dove i lati a vista delle lose di pietra non sono regolari.

www.votteroriccardo.com
www.loseitalia.com

www.carrusrenato.com


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Tetto a lose: Commenti e opinioni


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  • Sergio Zavka
    Sergio Zavka
    Giovedì 15 Novembre 2012, alle ore 20:46
    Gentile architetto buonasera, sto proponendo un tetto a lose su una copertura ( coverpiù ) della Ondulit Spa, con pendenza del 7% per la quale la tenuta alle acque meteoriche verrebbe assolta anchedalle nostre lastre.
    Potrei avere qualche dato, anche approssimato dei pesi propi e degli spessori (considerando anche regoli e sovrapposizioni) di un simile impianto e se Lei avesse maturato qualche esperienza similare, quali risultati si possano prevedere, ipotizzando 8 metri di falda.
    La ringrazio per l'attenzione che mi ha dedicato ed attendo la Sua valida Opinione.
    Dimenticavo lo spessore del Coverpiù é ipotizzato di 120 mm. più la greca 38mm.
    Di nuovo grazie ed un cordiale saluto Sergio Zavka
    rispondi al commento
  • Carlo Alberto Albrigo
    Carlo Alberto Albrigo
    Domenica 9 Settembre 2012, alle ore 22:57
    Buonasera! Ho trovato in Val d'Aosta una pietra losa color giallo ocra, anziché il tradizionale grigio; ha lastre molto fini, anche in spessore 1 cm.
    Volevo sapere: è sempre un prodotto originale valdostano? Quale ne è normalmente l'uso?
    Grazie! Carlo Alberto
    rispondi al commento
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