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Smart working e caro bollette: i Sindacati chiedono il rimborso

Il caro bollette incide anche sul lavoro. Solo il 20% degli smart worker è disposto a continuare col lavoro da casa, divenuto insostenibile per il caro energia
- Burocrazia e utenze
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Luce e gas costano troppo per poter fare smart working


Il Covid19 ha introdotto in Italia lo smart working. Anche dopo il lockdown, in molti hanno continuato a svolgere le proprie mansioni lavorative direttamente da casa.

Molti (ben il 90% degli smart worker) hanno apprezzato il cosiddetto lavoro agile, soprattutto per il risparmio in termini di tempo e costi che questo implica, avendo azzerato gli spostamenti. Senza poi dimenticare la possibilità di migliorare l'equilibrio tra vita privata e lavoro (gradito dall'80% dei lavoratori da remoto).

Attualmente, a utilizzare maggiormente la formula del lavoro a distanza sono le imprese del nord-est (70%), seguite da quelle del centro Italia (57%) e poi quelle del nord-ovest (53%). Solo il 30% al sud.

Con il caro energia di quest'ultimo periodo, però, le cose stanno cambiando.

A causa del caro energia, il lavoro in smart working sta diventando sempre meno sostenibile
Infatti sia nelle aziende pubbliche che in quelle private, sono sempre di più i lavoratori che non gradiscono questa forma operativa in quanto costa troppo.

Restare a casa, infatti, fa salire il costo di luce e gas in maniera notevole. E ora, con l'inverno alle porte e l'ulteriore aumento delle tariffe prospettato, molti dicono no al lavoro a distanza. Nella maggior parte dei contratti, infatti, non sono previsti rimborsi economici a causa dei recenti rincari energetici e i dipendenti, da parte loro, non sono disposti a ottenere guadagni inferiori.

Sulla base dei dati dell'Inapp (Istituto nazionale per l'analisi delle politiche pubbliche) gli aumenti di luce e gas avrebbero ripercussioni pesanti sui circa 700mila statali distanziabili.

Stando poi alle stime elaborate dal Politecnico di Milano, su un totale di 18 milioni di dipendenti, 6-8 milioni potrebbero lavorare da remoto.

Dati alla mano, però, ad oggi soltanto il 20% dei lavoratori dipendenti si dice favorevole all'attività a distanza.

Sul tema, i Sindacati hanno fatto sentire la loro voce. In particolare, hanno chiesto di regolarizzare i contratti per il lavoro da casa introducendo un rimborso adeguato per le bollette. Tale richiesta, seppur ragionevole, pare di difficile attuazione.

Il nuovo contratto per lo smart working in ambito pubblico, infatti, rinvia alla contrattazione integrativa, ma a mancare sono le risorse.

Una ulteriore questione sarebbe poi quella dei buoni pasto che, stando ai Piani per l'Organizzazione del lavoro agile dei Ministeri dell'Interno e dell'Istruzione, non sarebbero previsti per coloro che lavorano a distanza.

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Smart working e caro bollette: i sindacati chiedono rimborsi energia
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  • Paolar
    Paolar
    Giovedì 6 Ottobre 2022, alle ore 11:16
    È vero che lo smart working permette di risparmiare sul costo dei trasporti per recarsi sul luogo di lavoro.
    Ma bisogna tener conto anche dei consumi energetici in casa per luce e pc (e ho citato proprio quelli basilari).
    Estate e inverno richiedono poi anche climatizzatore e riscaldamento, e con il caro energia e le bollette sempre più salate, non so più quanto convenga il risparmio sul trasporto...
    Ogni caso è a sè stante e ognuno dovrebbe fare i propri conti in base alla propria situazione personale.
    Sulla base di questi conti, però, i vari datori dovrebbero dare ai vari dipendente che lavorano da remoto una sorta di rimborso spese o almeno un'integrazione sullo stipendio
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